La fotografia di Mino Di Vita su Coatesa aveva un destino

Questa fotografia aveva un destino, anche se Mino Di Vita al momento dello scatto non poteva immaginarselo.

Da quando avevo sfogliato il libro Alte visuali ero stato subito conquistato da quella immagine che – con un “taglio” irripetibile –  immetteva nel cerchio dell’apparire l’elemento che contraddistingue  la frazione di Coatesa e cioè il gruppo di case che sono state costruite a picco sull’Orrido di Nesso.

In tutta evidenza un artista sa cogliere non solo l’elemento ” paesaggio”, ma anche le dinamiche del “cuore” che lo alimentano.

Gli eventi si sono susseguiti così: prima la sua autorizzazione a pubblicare la fotografia sul blog,  successivamente il suo primo regalo della stampa, poi la Mostra al Broletto di Como e – infine –  il suo dono della gigantografia 100 x 70 che ora occupa uno spazio importante della casa.

Il nostro entusiasmo ha contagiato l’amico di Luogo  Chicco, che – con la perizia tecnica che lo contraddistingue –  ha fabbricato la cornice di legno che accoglie il pannello:

E così ora un oggetto apparentemente inanimato illumina la storia, la geografia, le biografie di coloro che hanno il privilegio di abitare qui o di camminare sui sentieri che portano a Coatesa sul Lario:

Grazie a Mino e a Chicco e  – con loro – agli Abitatori del Tempo che lungo le generazioni hanno creato e fatto “manutenzione”  del Luogo chiamato Coatesa.

Nota:

La fotografia del pannello è tratta da:

Mino Di Vita, Alte visuali: sorvolando le rive del Lago di Como, edizione LAB 63, Milano, maggio 2010

Camminare per 500 passi … | da Tracce e Sentieri, 2007

Dalla casa sul lago al posteggio occorre camminare per circa 500 passi (di cui 77 scalini).
Nel mese di novembre lassù il sole cala già alle 15 e alle 18 è buio pesto.

Quei passi, calcati nel buio, fanno ancor più riflettere sullo scorrere del tempo.

A metà percorso una breccia nel muro 

fa vedere il disegno della baia.


Oggi pomeriggio con Lu abbiamo riflettuto su queste parole di Silvia Montefoschi:

“Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.

Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In “al di là del tabù dell’incesto” dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale”

da Intervista a Silvia Montefoschi, a cura di Tullio Tommasi


Camminare per 500 passi, il buio presto, una breccia sulla baia, il tema dell’intersoggettività, una canzone … sono eventi che stanno assieme solo se gli si dà peso ed importanza. Come quando sulla rena di una spiaggia ciottoli, alghe, legni e barattoli formano una figura che appare dotata di significato.
E’ la relazione fra gli oggetti e il soggetto che si può provare a far agire dentro di sè.

ascoltiamo John Foxx & Harold Budd, Here And Now, in Translucence, 2003