Tempesta di grandine in una notte di luglio

Notte del 13 luglio 2013.

Attorno alle quattro  del mattino una fortissima tempesta di grandine si abbatte sull’orto, sugli alberi del giardino, sulla casa.

Tutta la verdura fragile soccombe: insalate, zucchine, cetrioli, fagiolini, basilico, zucche, fusti della patate …  Forse solo qualche sporadico pomodoro resisterà.

Foglie uccise dappertutto.

Non c’è nulla da fare: si può solo guardare la natura ferita (possibilmente in SILENZIO), rimediare a qualche danno e cercare di non pensare alle ore di lavoro dei mesi di aprile, maggio, giugno. Tutta una stagione di sperato raccolto è molto compromessa da questo attacco rapido, feroce, vigliacco.

Occorre “fare resilienza”, come insegna il giovane merlotto che si aggira (lui felice) fra la terra smossa a cercare i vermetti di sopravvivenza.

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Inizio dell’ora legale e lavori nell’orto

In questo fine settimana di inizio dell’ora legale,  siamo andati a Coatesa sia sabato che domenica.

Abbiamo fatto questi lavori:

  • ho finito, finalmente (dopo tre anni), di “costruire” il campetto per le patate, in fondo all’orto verde
  • per farlo ho dovuto portare all’ultimo piano due secchi di pietre per almeno 10 volte
  • ho piantato due chili di patate precoci Sirtema
  • Luciana ha pulito e aggiunto letame a  9 vasi grandi per coste e fagiolini
  • inoltre ha seminato le Zinnie nella piccola aiuola del primo piano (dove abrebbero dovuto esserci Mughetti)
  • io ho spostato tantissimi libri:
    • i francesi dalla stanza degli Impressionisti a quella del Gufo
    • Ken Parker in solaio
    • i grandi libri sul Lario nella stanza del Gufo
    • i fumetti di storia nella stanza del Tiglio

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Connesso al Ciclo delle patate, 2011:

ADDIO ALL’ESTATE

Quando le bacche del cotoneaster diventano rosso cupo vuol dire che l’estate volge al termine. Le calde ore del mezzo del giorno sono in contrasto col fresco mattutino e serale, così come il colore sempre più buio e i raggi più obliqui inesorabilmente annunciano l’ingresso autunnale.

Settembre è il mese che accomuna la tristezza della terminalità del ciclo riproduttivo al gaudio dei frutti maturi. Che pure questa è stata un’estate anomala: luglio molto freddo e piovoso, agosto molto caldo e secco, settembre caldo, afoso e con piogge brevi ma torrenziali.

Il giardino ne è stato sorpreso, ma ha saputo tener testa. Ora, a bilancio avvenuto, un diffuso “mal bianco” (come lo chiamano da queste parti) su molti degli alberi da frutto, soprattutto i meli, una precoce caduta di foglie dei pruni, una concentrazione massima di fruttificazione dei prodotti orticoli con anticipato arresto della produzione e rinsecchimento dei pomodori.

Qualcuno ha goduto, nonostante tutto: zucchine e zucche hanno accolto avidamente l’acqua piovana, gonfiandosi e allungandosi in misure sproporzionate per i nostri ricordi. Forse il godimento può essere generalizzato anche alla maturazione anzitempo dei frutti: mai era accaduto che le susine fossero pronte già ai primi di luglio. Idem per le mele royal gala, subito attaccate dai calabroni, e le pere nashi, che hanno ricevuto la stessa sorte. Ma in  fatto di competizione anche noi umani ce la sappiamo cavare. Un pacifico, anche se imposto, rapporto  60-40 a favore nostro. In fondo siamo sempre in debito verso la natura, essendo l’unica specie vivente che fa di tutto per espropriarla e distruggerla.

E ora che svoltiamo agli ultimi giorni settembrini, camminando per i sentieri guardiamo ai chiari segnali che invitano al riposo. Miciù sceglie le basi dei tronchi più esposti al sole per medicare la vecchiezza incombente; lo stesso dicasi per Silvestro e Luna, che, povera, soffre d’artrosi. Noelle invece preferisce la sedia sotto il cucù: la sua giovinezza le impone di dare ancora retta allo scandire delle ore. Belle, che si credeva scomparsa, ha fatto ritorno, restituendoci la speranza che abbia scelto questo luogo per farne la sua dimora.

Sotto le scarpe capita di schiacciare gusci di noci e nocciole. Anche in questo caso, qualcuno è spesso passato prima di noi, ma dopo l’incontro ravvicinato col musetto del ghiro sul fico, tutto si può perdonare. Anche perché il salvato non è indifferente.

Fervono già i preparativi di nuovi spazi. Paolo ha spiantato un pruno malato nell’orto verde: sarà la nuova casa delle patate, visto che anche quest’anno i sacchi non hanno mantenuto le promesse di blogettari entusiasti. La posa di nuovi cassoni, inoltre, mi permetterà di non fare il muso di fronte agli esili fusti dei fagioli e delle piantine di insalate, troppo impegnati a cercare pertugi fra sassi e radici, a discapito della loro crescita. Chissà che tengano pure lontane limacce e formiche! Al momento le insalate di Chioggia pare siano soddisfatte.

Sotto il pino dell’orto grande Giove sta lavorando alla preparazione della sua tana invernale. La terra smossa è esattamente nella posizione dell’anno scorso. Al piano superiore, fra i gambi dei cardi si aggira Ina (Ino?), mentre sotto il cedro abbiamo avvistato più insonnolita che mai Ucra. Per le  due tartarughe ucraine questo è il primo inverno ad Amaltea e la loro sopravvivenza è per noi ancora un’incognita.

Resistono sui rami alcune mele fuji e piccole golden. Una decina di mele cotogne pazientemente attende il destino di marmellata.

Che dire d’altro? Le brumose e umide mattine da tempo hanno scatenato un po’ di malinconia. Ma l’ancora vigorosa fioritura delle nuove guinea e il terrazzo fiorito di rosso e d’arancio illudono che non è tempo di ritirare le sedie.

E lo sbocciare dei fiori bianchi e rosa delle camelie invernali ingentiliscono il pensiero del freddo che verrà. Insomma, un addio all’estate, ma già col cuore alla primavera.

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Il ciclo delle patate

Siamo perseveranti anche oltre il limite dei risultati.

E’ tornato il tempo di seminare le patate. E’ il terzo anno che proviamo.

Sono gli Einsturzende a fare da sfondo al racconto: musica e voce esprimono la tonalità dell’impegno che ci mettiamo.

Cosimo mi aveva assicurato : “Le patate nell’orto fanno tutto da sole. Non occorre neppure bagnarle“.

Il primo anno abbiamo raccolto l’esatto numero e peso di quelle che avevamo piantato.

L’anno scorso abbiamo tentato il metodo inglese della coltivazione nei sacchi (“Raccoglierete cinque volte più” , dicono loro). Qualcosa di più è cresciuto, ma sempre molto sotto allo standard di sussistenza verso il quale  (in tempi di così impetuoso cambiamento storico e culturale) ansiosamente puntiamo.

Quest’anno ci metteremo qualche astuzia in più: abbiamo appreso dall’esperienza, secondo il paradigma di Wilfred R. Bion !.

Le leggi di mercato non giocano a nostro favore: dieci chili di patate da semina costano sedici euro, mentre si potrebbe girare per mercati e supermercati e comperare quelle belle pronte da tavola a otto euro.

Ma vogliamo mettere la forza epistemica del “far diventar altro” questi tuberi così terrigni?

Giornata del lavoro a Coatesa: patate, pulizie, camino

Giornata nuvolosa, 18 °.
Oggi abbiamo pranzato in tavernetta. Anche per bruciare i rami del pino e depositare sotto il lavello di pietra tutti i vasi di terracotta e di plastica. Effetto visivo ottimo.
Lavori dell’orto:
– portato di nuovo il terzo Ibisco svernato a Como
– abbiamo messo a dimora le patate ormai germogliate nei sacchi della DMail
– Luciana ha pulito il Largo del Tiglio
– raccolte le cimette di ortica e catalogna
– riempito il grande recipiente verde per creare il macerato di ortica
glicini e azalee in fiore

Patate nel bidone: sequenza

Ho infatti scoperto questa alternativa che invece di sfruttare un contenitore già esistente ne costruisce uno man mano che le piante crescono. Quello che serve, oltre a una superficie minima (il mezzo metro quadrato del titolo), è un po’ di legno per costruire un vero e proprio box che salirà in altezza parallelamente alla crescita delle piante. Prendete quattro montanti e piazzateli ai quattro angoli dell’area coltivata, poi fissateci quattro assi formando altrettante pareti; avete appena realizzato la base del contenitore dove piazzerete le vostre patate pronte a germogliare. Quando le piante avranno raggiunto un’altezza sufficiente non farete altro che aggiungere un nuovo anello di assi alzando la struttura e costringendo le patate a sviluppare ancora, ripetendo l’operazione per quattro o cinque volte. Se la mia arzigogolata spiegazione non vi è chiara potete vedere l’ottima e esaustiva sequenza fotografica relativa a ogni fase della lavorazione e in ogni minimo dettaglio su Sinfonian’s Square Foot Garden

Produrre 40 kg di patate in mezzo metro quadrato | FloraBlog – Il Blog dedicato al regno vegetale

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Produrre 40 kg di patate in mezzo metro quadrato | FloraBlog – Il Blog dedicato al regno vegetale

Per chi non ha spazio e vuole comunque provare a coltivare le patate esistono metodi potenzialmente validi per farlo in un’area minima del giardino o addirittura del balcone, il principale dei quali è la cosiddetta coltura della patata nel bidone. Sostanzialmente si tratta di portare alle estreme conseguenze la pratica della rincalzatura delle patate, tecnica quest’ultima che consiste nell’addossare del terreno al colletto della pianta allo scopo di impedire l’inverdimento dei tuberi e stimolarne la crescita di nuovi. In soldoni si fa così: posizionando le patate sul fondo del bidone e ricoprendole con del terriccio si aspetta che sviluppino le giovani piante dopodiché si aggiunge terra (o altri materiali, più leggeri e gestibili) fino a ricoprire un terzo/metà della pianta stessa, ripetendo l’operazione ogniqualvolta la vegetazione è ricresciuta e fino al completo riempimento del bidone. Il risultato finale sarà appunto un bidone riempito di terra e patate grazie all’”inganno” perpetrato ai danni della pianta, spinta a credere di essere ancora sottoterra costringendola così a sviluppare nuovi tuberi.

Produrre 40 kg di patate in mezzo metro quadrato | FloraBlog – Il Blog dedicato al regno vegetale

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Messa a dimora delle patate, Video | FloraBlog – Il Blog dedicato al regno vegetale

Coltivato come annuale in una occupazione del terreno che va, a seconda delle varietà, dai 40 ai 90 giorni, il Solanum tuberosum ama un clima mite e fresco anche se si può definire un ortaggio adattabile a diverse situazioni, grazie soprattutto alle molte cultivar disponibili; preferisce terreni di medio impasto, ricchi di sostanza organica e preventivamente lavorati con buona quantità di letame. Si può riprodurre interrando direttamente i tuberi o una parte di essi: si fanno pregermogliare le patate mantenendole per un mese circa in luogo fresco e ben illuminato e aspettando che producano i germogli dopodiché si possono interrare o intere (da preferire, specialmente per quelle piccole) o tagliate a metà, lasciandogli magari il tempo per riformare una protezione contro gli agenti patogeni (il riunire le parti tagliate accelera la formazione dello strato protettivo). Questo in teoria, in pratica Carlo non ci va molto per il sottile e anzi taglia le patate non acora germogliate anche in tre o addirittura in quattro pezzi e poi le interra immediatamente.

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Sacco per piantare le patate, Dmail – Giardinaggio – Orto

Sacco per piantare le patate
Suggestion Box
Sacco per piantare le patate
Codice 180315
Disponibilità : Immediata € 6,90
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Con questa capiente borsa dalla capacità di 40 l, realizzata in materiale resistente alle intemperie, anche chi non possiede un orto o un giardino potrà coltivare (e poi gustare!) delle buonissime patate! Da usare più volte, a fine stagione potrai piegarla in un attimo e riporla comodamente nel ripostiglio!

Colore: Verde.
Dimensioni: (L x H) 36 x 46 cm

Dmail – Giardinaggio – Orto – Sacco per piantare le patate.