SCARBOROUGH FAIR. Una prova d’amore impossibile, I.C. MAGISTRI INTELVESI, a cura di Andrea Spinelli. Presentazione 7 giugno 2017 h 18,00 a Pellio, in Val d’Intelvi

NOVITÁ EDITORIALE

Il libro è la raccolta di tutte le prove d’amore impossibili, da rivolgere al proprio Amore, che gli allievi della Scuola secondaria di primo grado dell’I.C. Magistri Comacini di S. Fedele Intelvi hanno pensato, scritto, e in alcuni casi anche disegnato, ispirandosi all’antica ballata inglese Scarborough Fair, durante un laboratoriointerdisciplinare coordinato dal Professore Andrea Spinelli.
DALLA PREFAZIONE DI ANDREA SPINELLILa prova d’amore è da sempre uno degli ingredienti fondamentali delle fiabe. Perché?

È l’umanissima esigenza di dare dell’Amore una prova tangibile.

E allora perché pretendere l’impossibile? Forse perché il sogno è uno dei cibi preferiti dell’Amore.

Così un giorno, in un mattino di neve, lasciando vagare la nostra immaginazione fra le parole di un’antica ballata popolare, abbiamo sognato tutti insieme qualcosa che non c’è.

Ad ogni allievo della nostra scuola è stato chiesto di immaginare una prova impossibile da rivolgere al proprio Amore. In questo dolcissimo azzardo della fantasia ogni pensiero scritto è diventato emozione, dolore, sogno, speranza, risata. Tutti i messaggi e tutti gli stili sono stati liberati.

Questo libro è dunque un corpo spirituale, il distillato della fantasia di più di duecento ragazzi. Ciascuno di loro ha riversato in queste pagine una goccia purissima della propria immaginazione.

A ciascuno la sua prova impossibile, che resterà tale solo fino a quando non si sarà avverata.

Scopri di più e leggi l’estratto

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

MERCOLEDÌ 07 GIUGNO – h 18,00

Chiesa di S. Giorgio – Pellio Intelvi

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Alessandro Dominioni Libreria – Editore
via Dottesio, 5 – 22100 – Como
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AUDIO della presentazione del libro: L’AZZURRO OLTRE LE FOGLIE. Racconti e poesie di vita attraverso le fatiche, Alessandro Dominioni editore, per la 1° edizione del Premio Letterario ASSOCIAZIONE ANTONIO e LUIGI PALMA. 18 maggio 2017, alla Fondazione Ca’ d’Industria, COMO. Voce narrante di Giorgio Masciocchi; accompagnamento musicale di Jordan Corda. Interventi di: Palma Angelo, Castelli Maria, Paolo Ferrario, Paola Giussani e Chiara Magatti

ascolta l’AUDIO:

qui in formato mp3 scaricabile:

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DUCCIO DEMETRIO, INGRATITUDINE, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016. Presentazione con Paolo Ferrario e Luciana Quaia alla LIBRERIA UBIK, Como, 28 Marzo 2017. Tutto l’AUDIO dell’incontro

AUDIO dell’incontro del 28 Marzo 2017

 

  1. qui il
    file audio in formato mp3:

https://coatesa.files.wordpress.com/2017/03/demetrio-ubik-28mar17.mp3


  1.  Qui il link della
    lettura del libro da parte di Luciana Quaia:

https://tartarugosa.com/2017/03/27/tartarugosa-ha-letto-e-scritto-di-duccio-demetrio-2016-ingratitudine-la-memoria-breve-della-riconoscenza-raffaello-cortina-editore/

  1. Qui le
    schede della presentazione di Paolo Ferrario:

https://mappeser.com/2017/03/29/paolo-ferrario-schede-per-la-presentazione-del-libro-duccio-demetrio-ingratitudine-la-memoria-breve-della-riconoscenza-raffaello-cortina-editore-2016-libreria-ubik-como-28-3-2017/?preview_id=74740&preview_nonce=cc44f7ad8b


DUCCIO DEMETRIO, Ingratitudine, La memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina Editore, 2016

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Paola Saporiti, OLTRESOFIA . L’umanità dietro le sbarre. Presentazione del libro: a Como, lunedì 27 marzo, ore 20.45 presso lo Spazio 12, via Sirtori 12. Coordinerà l’incontro il sociologo Alberto Terzi

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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Presentazione del libro: a Como, lunedì 27 marzo, ore 20.45 presso lo Spazio 12, via Sirtori 12. Coordinerà l’incontro il sociologo Alberto Terzi e verrà trattato sia il tema del perdono che la possibilità di vivere la libertà all’interno di una struttura di detenzione.   Il libro illustra l’esperienza concreta dei Caffè Philo, incontri di filosofia pratica realizzati con alcuni detenuti del carcere di Bollate


Oltresofia L’umanità dietro le sbarre.  In copertina opera di Antonio Pizzolante Paola Saporiti – Oltresofia

Il libro si trova nelle migliori librerie della rete di distribuzione Unicopli, oppure può essere acquistato online su Amazon, Ibs, Feltrinelli. Sarà venduto nel corso dei dibattiti e delle presentazioni. Aggiornamenti continui su presentazioni e altro alla pagina Facebook Oltresofia.

Oltresofia è un piccolo libro che nelle sue pagine mescola pensieri filosofici e opere d’arte. È la narrazione di un’esperienza di vita e d’incontro compiuta lungo un’idea forte. L’idea, del…

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Libri su NESSO pubblicati da NodoLibri editore, Como. #lagodicomo

Il Palio delle Frazioni di Nesso – 34 edizioni in 40 anni di storia dal 1974 al 2014

Il Palio delle Frazioni di Nesso

Autori vari

formato: Libro
In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza.
€ 20,00
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Nesso – Una scuola per i figli del popolo. 100 anni di vita dell’asilo infantile

Nesso

Fabio Cani

formato: Libro
L’Asilo di Nesso entrò ufficialmente in funzione nel maggio 1909, ma la sua storia comincia circa quindici anni prima, quando in paese si costituì un comitato per dare vita a una scuola per l’infanzia che venisse incontro alle esigenze delle molte famiglie di lavoratori impossibilitati a seguire i figli piccoli durante la giornata.
€ 12,00
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Nesso. L’economia della terra – Le molte forme dell’economia in un paese del lago

Nesso. L'economia della terra

Fabio Cani

formato: Libro
La vita economica (ma anche, ovviamente, quella culturale) di un paese del lago nelle fasi che precedono la piena affermazione della modernità è tutt’altro che semplice e appiattita su un solo modello di sviluppo.
€ 12,00
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Nesso. I consumi e il ritrovo – 110 anni di vita della Cooperativa

Nesso. I consumi e il ritrovo

Fabio Cani

formato: Libro
La Cooperativa di Nesso è una delle più antiche delle provincia e quasi sicuramente la più antica tra quelle che – senza soluzione di continuità – continuano a operare tuttora.
€ 15,00
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Nesso. Il lavoro dell’acqua – L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica

Nesso. Il lavoro dell’acqua

Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella

formato: Libro
Promosso dalla Biblioteca Comunale di Nesso, il volume, grazie a una approfondita ricerca d’archivio, ricostruisce la storia degli opifici dalla fine del XV alla metà del XX secolo.
€ 12,00

Sorgente: Risultati della ricerca

Alessio Brunialti sul libro: FEDERICO RONCORONI, Ingiurie & insulti. Un manuale di pronto impiego, Mondadori Scuola, in BiBazz | Mercoledì 1 marzo

Buongiorno,
di tutti gli epiteti ingiuriosi da usarsi più per divertire che per insultare, il mio preferito è, probabilmente, pisquano. Evoca in me ricordi di una Milano lontana nel tempo e ne andavo fiero perché nessun altro lo utilizzava. E poi c’era bamba, forse la peggior ingiuria concepibile da mia nonna. Di quest’ultima avevo sempre pensato che fosse una contrazione di rimbambito e, invece, apprendo ora che trattasi del contrario: è il bamba che ha generato il rimbambito e non viceversa. Pisquano, invece, è meneghino come il sanguis: deriva dall’inglese pipsqueak che, letto così, pare un verso che può emettere Paperino quando viene punto da uno spiedo. Il dizionario ora me lo traduce con mezzacartuccia che è, invece, una variante di mezzacalzetta, che preferisco. Dove trovo tutto questo? Ma sul delizioso manuale di pronto impiego Ingiurie & insulti stilato da Federico Roncoroni per compilare un agile volumetto che si può tenere in tasca, magari all’altezza del cuore così, quando qualcuno la spara grossa, il libro potrà servire a fermare il proiettile verbale prorompendo in un imbesuito tanto più efficace perché di certo inatteso. Ancora più prezioso perché tirato in sole mille copie (stampate su carta avoriata, ché poi l’argomento di un libro è poi anche solo il pretesto per far nascere un altro libro), è da avere, da regalare, da utilizzare per riempirsi la bocca con le più belle male parole.

Sorgente: BiBazz | Mercoledì 1 marzo

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presentazione di: L’ARCHITETTURA DEL XX SECOLO IN PROVINCIA DI COMO 1900-1945, Martedì 28 febbraio alle 18, presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Como (Novocomum, viale Sinigaglia 1). Dialogano Lorenza Ceruti e Fabio Cani

Martedì 28 febbraio alle 18, presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Como (Novocomum, viale Sinigaglia 1), presentazione del volume

XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como – 1900-1945

Dialogano Lorenza Ceruti e Fabio Cani


Il doppio volume illustrato ripercorre l’intero Novecento architettonico comasco attraverso un percorso ragionato, e innovativo, costituito da 366 dettagliate schede di edifici pubblici, religiosi, residenze private, ville scenografiche, stabilimenti produttivi, impianti sportivi, infrastrutture… dai più noti ai più discosti. Un viaggio affascinante tra architettura, paesaggi, storia e società, moda e modi di vivere, per riflettere su un secolo tanto breve quanto intenso.

Nello specifico: l’eclettismo e il revivalismo di inizio secolo, gli esperimenti modernisti, l’affermazione dello stile razionalista coi capolavori della metà degli anni Trenta, la lunga durata di modelli più moderati, la seconda generazione del Movimento Moderno, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla rinascita della Liberazione.
Un percorso per leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

600 ILLUSTRAZIONI

SCHEDA COMPLETA

***
€ 20 (INVECE DI € 25) SOLO PER ACQUISTI PRESSO LA SEDE DI VIA BORSIERI 16 A COMO

Fabio Cani, I nomi della città. Guida alla TOPONOMASTICA ANTICA  della CITTA’ MURATA di COMO, NodoLibri

Fabio Cani, I nomi della città. Guida alla toponomastica antica della città murata di Como

Edito per iniziativa dell’Associazione Amici dei Musei, il volume ripercorre l’evoluzione dei toponimi dalla fine del Medioevo all’inizio dell’Ottocento: un articolato racconto fatto non solo di curiosità ma anche di indicazioni sulle antiche funzioni del centro urbano. Il volume è completato da immagini d’epoca e da un completo indice analitico.

€̶ ̶1̶3̶ > € 10 (presso la nostra sede)

http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/fabio-cani/i-nomi-della-citta-9788871850863-156108.html

Sorgente: Newsletter NodoLibri 31/01  – pamalteo@gmail.com – Gmail

Bibliografia di VINCENZO GUARRACINO

GUARRACINO VINCENZO (a cura di)

Lago d’arte e di poesia. In gita sul Lario in compagnia di artisti e scrittori

Carlo Pozzoni Fotoeditore, 2016, p. 192

GUARRACINO VINCENZO

L’ amore dalla A alla Z. I poeti contemporanei e il sentimento amoroso

PuntoAcapo, 2014, p. 200

GUARRACINO VINCENZO

ANTONIO SPALLINO. Uomo, amministratore, sportivo, intellettuale

GIAMPIERO CASAGRANDE EDITORE, 2013, p. 348

GUARRACINO VINCENZO

Un nome venerato e caro. La vera storia di Antonio Ranieri oltre il Mito del sodalizio con Leopardi

Fondazione Zanetti, 2010, p.

GUARRACINO VINCENZO

LARIO D’ARTE E POESIA. In gita al lago di Como in compagnia di artisti e scrittori

GUIDA, 2010, p. 126

GUARRACINO VINCENZO

Giacomo Leopardi. L’infinito e altri canti

Edizioni LietoColle, 2009, p.

GUARRACINO VINCENZO

Il Teatro tra passione e missione. Bernardo Malacrida

NodoLibri, 2008, p. 160

GUARRACINO VINCENZO (a cura di)

PARLIAMO DEI FIORI. CON I POETI NEI GIARDINI DELL’ANIMA

Zanetto, 2005, p.

GUARRACINO VINCENZO (cur.)

POETI A COMO

DIALOGOLIBRI, 2002, p.

GUARRACINO VINCENZO e altri (a cura di)

GIORNI E SOGNI LATINI

EDI – ERMES SCUOLA, 1995, p. 630

LEOPARDI GIACOMO (cur. GUARRACINO Vincenzo)

GUIDA ALLA LETTURA DI LEOPARDI

MONDADORI, 1988, p.

GUARRACINO Vincenzo (a cura di)

GUIDA ALLA LETTURA DI VERGA

MONDADORI, 1986, p.


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TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie – scritto da TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Pia Pera (2016)

Al giardino ancora non l’ho detto

Ponte alle Grazie

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E’ alle parole di Emily Dickinson che si ispira il titolo di questo libro, l’ultimo di Pia Pera.

” Al giardino ancora non l’ho detto – / non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / di confessarlo all’ape. / Non ne farò parola per strada – / le vetrine mi guarderebbero fisso – / che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire. / Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – / né va detto alle foreste amanti – / il giorno che me ne andrò – /e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’Ignoto. ”

La scrittrice, maggiormente conosciuta per i suoi testi sui giardini, in queste pagine prende congedo dalla sua tenuta, nella campagna di Lucca.

Una sorta di diario non-diario: che il tempo scorre lo capisci dalla descrizione delle fioriture, delle messe a dimora di bulbi, rose e cespugli, dalle operazioni dettate dal susseguirsi delle stagioni.

E dai cambiamenti corporei che Pia descrive sia fisicamente, sia attraversando biografie di altre persone che si sono trovate in analoga situazione.

In questo soliloquio a flusso continuo emergono intrecci di varia natura: filosofici, poetici, letterari, autobiografici, tutti improntati alla presa di coscienza della propria finitudine, ma con un’apertura di orizzonte verso lo spazio più amato, il proprio giardino.

“Vale sempre la pena di piantare un giardino, poco importa se di tempo ne resta poco, se tutto vacilla e la morte avanza. Vale sempre la pena di trasformare uno spazio di terra in un posto accogliente, un luogo dove ci sia più vita”.

E’ un monologo denso, che non risparmia al lettore la partecipazione alle perdite narrate, talvolta con lucida razionalità, altre con nostalgia, altre con misto di speranza e investimento nei diversi tipi di cure.

“E’ cresciuta l’empatia. La consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire, perdere pezzi, e soprattutto non muovermi come vorrei.

Mi trovo io stessa in balia. Questo ispira un sentimento di fratellanza col giardino, acuisce la sensazione di farne parte. Altrettanto indifesa, altrettanto mortale.

Forse non è così terribile che le forze lentamente scemino. Andarsene bisogna pure in qualche modo. Chi come me vive in solitudine fatica a rendersi conto che arriva il momento di cedere il passo, che la vita è fatta di fasi e non si resta identici fino alla fine”.

Il giardino è vita. Il giardino ha bisogno di cure. Le forze che si assottigliano sono per Pia fonte di preoccupazione, perché dove non c’è più dialogo tra uomo e paesaggio, la natura irrompe e se ne appropria. L’apprensione per il proprio futuro comprende anche la consapevolezza che ci sarà un inevitabile abbandono della manutenzione necessaria e questo tradimento il giardino ancora non lo conosce.

Pure esiste al tempo stesso un rispecchiamento, un desiderio di reciprocità:

“Non sono più il giardiniere. Sono pianta tra le piante, anche di me bisogna prendersi cura. Cosa è cambiato rispetto a prima? Innaffiavo, scavavo, pacciamavo, seminavo, coglievo, rastrellavo, potavo, bruciavo, concimavo, ramavo,tagliavo l’erba. Ora nulla di tutto questo. Passeggio, guardo, valuto, dico cosa fare, ma soprattutto: mi viene preparato da mangiare, mi viene servito a tavola, vengono lavate e stirate le mie cose, vengo accompagnata in auto. Comincio a somigliare sempre più a una pianta di cui bisogna prendersi cura, divento sorella di tutto quanto vive nel giardino, parte di questa sconfinata materia di cui ignoro confini e profondità”.

Lentamente mutano le prospettive:

“La malattia si distingue in questo: impone un’accelerazione a un processo di perdita che, semplicemente invecchiando, resterebbe impercettibile.

Forse questo bisogna fare nel tempo che resta. Non disperderlo in tentativi vani, ma concentrarsi e sfrondare. Più che mai sfrondare. Accettare serenamente la fine”.

Insieme a Pia viviamo momenti bui, le altalene delle remissioni e delle riacutizzazioni, il travaglio della scelta di eterogenei approcci di cura: i farmaci sperimentali, il Qi Gong, l’agopuntura, l’ayurveda, il bombardamento dei vari consigli forniti dalle testimonianze di altri malati sui poteri di improbabili guaritori, la ricerca delle energie elettromagnetiche nocive nel luogo domestico, il tentativo della terapia chelante. Tutto ciò a sua volta associato all’irrompere del sospetto di essere in mano a ciarlatani imbroglioni e alle decisioni prese all’ultimo minuto di sottrarsi o offrirsi a proposte terapeutiche non convenzionali.

Non solo le trasformazioni del corpo, ma della casa, degli spostamenti degli oggetti, dei libri da eliminare, della gioia per l’arrivo della carrozzina.

“Siamo noi a scegliere, di volta in volta, come vivere quanto ci viene dato. Questo imprevisto: a me la scelta tra farne un momento di frustrazione, o uno spiraglio di libera contemplazione nell’ora forse più bella del giorno, sospesa com’è tra il buio e la luce”.

Pur avendo scelto di vivere da sola, Pia riceve spesso visite e confidenze di amici lontani e vicini con cui condividere ricordi di viaggi, riflessioni sul pensiero buddhista, spostamenti verso studi medici, racconti di altre persone che come lei, hanno amato un giardino e a esso hanno dovuto dire addio.

Filosofi, poeti e scrittori lasciano le loro tracce in questo accompagnamento di sé.

Gradualmente, nella sua casa e nella sua terra, fanno comparsa figure di aiuto:“Quanto mi piace dire agli altri cosa devono fare. Ci voleva da ammalarsi, per scoprire quanto dare disposizioni sia in fondo più gratificante di una faticosa autosufficienza”.

Non è un percorso facile. Pia non pensava di morire a sessant’anni e spesso le piaceva immaginarsi vecchia, con le rughe e i capelli bianchi. Quando la malattia irrompe, però, bisogna fare appello a ciò che rimane e a come è possibile sfruttarlo al massimo e quando anche queste ultime capacità si dissolvono, la meditazione aiuta a tenere sotto controllo paura e terrore nel momento più cupo, quello della notte.

La revisione del proprio esistere si ancora alla similitudine delle stagioni:“Sul finire dell’inverno è sempre il mandorlo il primo a fiorire, adesso è il momento del susino. I meli non ancora, i ciliegi non ancora. Non sboccia tutto insieme, così ciascuno si gode il suo momento di gloria,ognuno a turno può esercitare la sua attrattiva ..Mi piacerebbe facessero così anche gli umani, che si accontentassero di primeggiare nel momento del loro massimo fulgore e accettassero poi di restarsene discretamente in disparte”.

Man mano che le possibilità del corpo si restringono, una nuova dimensione si apre:

“Adesso il giardino è il grembo in cui passo questo tempo fisicamente poco attivo in un senso di pace, serenità. E’ quello che vedo dalla finestra, quando sono sdraiata sul divano a leggere.  .. Il giardiniere e la morte si configura allora così: il rifugiarsi in un luogo ove morire non sia aspro.

E’ tutto di una bellezza, una grazia, un’armonia, che mi sorprendo a desiderare di vedere un’altra primavera ancora, e a pensare: che strano che adesso che ne dubito, che non lo do per scontato, il mondo mi appaia incredibilmente ricco di meraviglie”.

Il 26 luglio 2016 Pia se ne va.

TartaRugosa, nel suo giardino, aveva da poco finito di leggere quelle che sono diventate le sue memorie.

Sorgente: TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie – TartaRugosa

Fabio Cani, L’ARCHITETTURA DEL XX SECOLO IN PROVINCIA DI COMO, 1. 1900-1945, NodoLibri, 2016. AUDIO della presentazione, sabato 17 dicembre 2016, ore 17

AUDIO

  • introduzione di Gerardo Monizza
  • presentazione degli obiettivi della ricerca e del libro di Fabio Cani

vai ai libri di Fabio Cani pubblicati da NodoLibri:

http://www.nodolibri.it/autore.php?aid=17


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