primo giorno d’Autunno e ultimo viaggio di L. a Como in battello

Passeggiata di Luciana nel giardino con: Nottola, Gin, Noirette, 5 settembre 2021

Sguardo sulla “Baia di Coatesa” e fotografia/ricordo di Luciana e Paolo a cura di J. Z., ore 18 del 30 agosto 2021

Attimi insieme

il calendario 2021: UN ASINO PER AMICO, anche in ricordo della mula Nana

Orto/Giardino in Inverno, dopo 32 anni dal nostro arrivo, ricordo del 15 gennaio 2021

per ricordare: Paolo e Luciana il 12 giugno 2006

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Un ricordo per me prezioso perché è il ricordo di un Testimone, SANDRO LUKACS, scrittore di origine ebraica vissuto a Como, recentemente scomparso …, memoria di Vincenzo Guarracino, 2020

Evento forte e commovente, lo ha definito così il mio amico Agnello Ogliaroso, autore della foto: si riferiva a un incontro a Villa Olmo, a Como, il 26 gennaio del 2019, in occasione della Giornata della Memoria.
Un ricordo per me prezioso perché è il ricordo di un Testimone, Sandro Lukàcs, scrittore di origine ebraica vissuto a Como, recentemente scomparso, alla fine di dicembre 2019, lasciandoci un preciso e forte messaggio:
 
“Ebrei sono tutti quelli che soffrono, umiliati della storia, esuli”

È morto alla vigilia del nuovo anno 2020 e alle soglie del suo 98° compleanno, Alessandro Sandor Lukàcs, medico e scrittore, lasciandoci in eredità ben quattro libri, scritti in età ragguardevole, Via Mala (2001), Un’agente segreta a Mauthausen (2002),  Il Talmudista (Libri Bianchi Editore, 2009) e per ultimo un’antologia, traduzioni con testo a fronte, Liriche del primo Novecento ungherese (2019), che ripercorre la poesia magiara novecentesca attraverso 9 autori (Ady Endre e Attila Jozsef, su tutti), a testimonianza di un tenace radicamento nella cultura ebraica e ungherese e in omaggio alla purezza di un passato non rimovibile, neppure nei suoi aspetti più tragici.
Nato nel 1922 a Ujpest, in Ungheria, Sandòr Lukàcs, per colpa delle leggi in vigore nel suo paese che gli avevano impedito di continuare gli studi, era stato costretto a svolgere i più diversi mestieri, compreso il calzolaio. Deportato nel 1943 prima in Romania e, dopo una fuga fallita, in un sottocampo di Mauthausen, in Austria, si era trasferito dopo la fine della guerra in Italia e con l’aiuto del fratello medico si era laureato in medicina e chirurgia a Pavia.
Ottenuto la cittadinanza italiana nel 1962, fino al 1971 aveva lavorato presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università di Milano, per poi approdare all’Ospedale Sant’Anna di Como in qualità di primario, fino al pensionamento.

Dei tre romanzi, usciti i primi presso un editore comasco (Ibis) e il terzo presso un editore milanese (Libri Bianchi),  a rivestire la più grande importanza, sia per la materia che per i motivi ideologici e morali che lo tramano, è soprattutto Il Talmudista, una storia di grande forza e verità, posta all’insegna del perdono, simboleggiato dal Kol Nidré, la preghiera recitata in sinagoga prima dell’Espiazione, collocata proprio in apertura quale emblema della riconciliazione dell’autore col proprio passato.
Una tessera ulteriore al mosaico della grande letteratura sulla Shoà, che pone molti interrogativi, posto com’è al termine di una vera e propria trilogia della memoria: come per liberarsi da un peso insopportabile, nella convinzione che “tutti i dolori sono sopportabili, se li metti dentro una storia”, giusto l’esergo della Blixen.
Un libro di dolorosa sostanza autobiografica, dunque, ancorché dissimulata sotto vesti romanzesche, in cui si mette il dito su una ferita ancora aperta e cui ci si sforza di dare faticosamente e coraggiosamente un volto e un nome. “Si impiegano decenni per ricordare quello che si voleva dimenticare”, ammette l’autore che dall’alto delle sue, all’epoca, 88 primavere può ben consentirsi di guardare al suo passato, costellato da non pochi lutti e sofferenze (ben nove membri della sua famiglia deportati a Guskirchen e due soltanto, lui e un fratello, sopravvissuti), dopo averne elaborato e assimilato i fantasmi.
Il libro racconta il dramma di Josif, uno “impegnato da una vita nello studio dei testi sacri” e che cerca Dio non “come espressione etica della religione rivelata”, ma “solo come compagno di strada durante le lunghe marce da un Campo all’altro” (come si dice nel risvolto), consapevole che solo nel colloquio con Lui può annegare l’orrore per la ferocia di cui lui è vittima in quanto espressione di un popolo perseguitato.
Sfuggito al campo di Mauthausen e disperato, al punto da essere tentato di di porre termine alle sofferenze con la morte, viene salvato da una donna, una nazista, che lo accoglie nella sua casa e insieme vivono un’esperienza d’amore, che si tramuta per entrambi in un’occasione di riscatto. Tutto avviene in una notte, che cambia il corso dell’esistenza ad entrambi. È grazie a Judith, si chiama così la donna, che Josif ricupera il senso della vita e un nuovo sguardo sul mondo al termine di uno stringente e drammatico colloquio, un vero e proprio psicodramma, che chiama in causa il suo stesso essere ebreo. “Chi è un ebreo? Lei che lo è, può dirmelo”, gli chiede Judith, e lui: “Ebrei sono tutti quelli che soffrono, umiliati della storia, esuli. È questo l’ebreo e prima poi tutta l’umanità potrebbe esserlo”. Ma lui stesso è per la donna l’occasione di un riscatto dal delirio dell’ideologia che l’ha condizionata per una vita. “Se si può diventare nazisti durante un’esperienza di vita, allora si può ridiventare uomo in una sola notte”, è questo, dice l’autore, il filo conduttore così di questa storia, come di tutte le storie.
L’alba li troverà entrambi, l’ebreo e la nazista, accomunati da due cose: dalla consapevolezza di essere stati toccati dalla misericordia del Signore (per “ricordare che l’umanità merita di sopravvivere”) e dalla responsabilità, dal dovere morale di testimoniare la conquista di una nuova umanità, attraverso l’amore che da quel momento li legherà indissolubilmente, per sempre, su quegli stessi campi in cui sono sepolte e custodite per sempre le ceneri di vittime e carnefici.

Oris e il gatto parlante – In ricordo di ANTONIO ROSSETTO, articolo di Vincenzo Guarracino | in LimesLettere

Antologia del TEMPO che resta

Eminentemente pedagogista e scrittore per ragazzi, Antonio Rossetto riconferma questa sua peculiarità di uomo di scuola anche in questo romanzo “serio”, in cui, come in una sorta di apologo, vengono messe in scena problematiche molto complesse e impegnative, che coinvolgono molti piani, da quello esistenziale a quello affettivo a quello sociale, in un registro solo apparentemente differente dagli altri suoi libri, quelli in chiave propriamente favolistica (altro discorso merita la sua attività di saggista e polemista, tra Povera scuola, 2000, Il contropotere dell’educazione, 2002, e i recentissimi Critica della formazione, 2007, e Il contropotere dell’educazione, 2008).

per l’intero articolo vai a

Oris e il gatto parlante – In ricordo di ANTONIO ROSSETTO | LimesLettere

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METAMORFOSI, video concerto dedicato a PRIMO LEVI nel centenario della nascita, venerdì 20 dicembre allo SPAZIO GLORIA, Via Varesina 72

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il ricordare è importante: il GATTO NERO di Stefania, 27 agosto 2018

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Andrea disegna Luciana che raccoglie i prodotti dell’orto: “vengo, Pollo!”, 1990. Dal diario cartaceo

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la caduta di Luciana nell’agosto 1989. Dal diario cartaceo di quegli anni

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metodi di scrittura di Luciana: dal caos, alla scaletta argomentativa, all’indice e ai libri. Inverno 2018/2019

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il chiosco MAZZA DOMENICO IL SEME, di Porta Torre non ci sarà più, gennaio 2018

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GRAZIE a Luigina per avermi fatto conoscere questo libro prezioso: POLLINI LUCA, Immortali. Storia e gloria di oggetti leggendari, Fotografie di Barbara Lei; prefazione di Tommaso Labranca, Morellini editore, 2016, p. 136

“Ci vediamo al bar DA GINO?”. In pensione Biagio de Biasi, detto Gino. Una vita al Como Bar Internet di Via Volta, angolo Via Cinque Giornate, da La Provincia, 18 dicembre 2017

STELLA CORRADI AIDS1974

Torno (Lago di Como): ricordi d’infanzia, 1948-1954. Da “piazza del bar pianta”, passando per la mulattiera di Piazzaga e arrivando alla casa di allora, 24 ottobre 2017

Gianfranco. Il ricordo di un vero”militante”, amico di una vita politica

TRACCE e SENTIERI: biografie fra Tempo, Luogo, Eros, Polis e Destino

Ci sono persone indimenticabili.
L’ho conosciuto nel 1973. Alla federazione del Pci, impegnato nella commissione fabbriche.
Poi nei comitati federali negli anni ’70 e ’80.
Poi nella sua militanza associativa: sindacato e volontariato.
Poi, ancora, come animatore della Biblioteca di Nesso dove ha promosso una eccezionale collana di libri di storia.locale.
Ricordo infinite occasioni di incontro con lui.
In lui ho conosciuto il vero “militante”.
Mi mancheranno le costruttive “parlate” (“parlare”, non “chiacchierare”)
Molto affetto per Albertina e un ricordo indelebile di Gianfranco Garganigo.
Ed è il “ricordare” che rende eterna una vita:
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mi ricordo la HYUNDAI ATOS, 1998-2017. Como-Nesso/Coatesa; Nesso/Coatesa-Como

ENZO PIFFERI, Notte di luna piena che splende sulla città di Como e il primo bacino del lago, 15 novembre 2016

Notte di luna piena che splende sulla città di Como e il primo bacino del lago.

Questa immagine avrà fatto sognare migliaia di persone che qui vivono ed altri che da queste parti sono transitati.

A tutti voi dedico questa mia fotografia a ricordo di questa luna piena che rivedremo, anzi che rivedrete fra qualche decennio.

Il fascio di luce che vedete sono i vostri desideri che volano in alto.

Ciao a tutti i miei amici con gli auguri di ogni bene.

Dal vostro Enzo Pifferi

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MEMORIA. COMO NON DIMENTICA. Poche parole su una lapide ricordano la famiglia Mauri Bosio: vittime della Strage di Bologna. Il Sindaco di Como Mario Lucini invita la cittadinanza alla Cerimonia di intitolazione del PIAZZALE FAMIGLIA MAURI Carlo, Anna Maria Bosio e il piccolo Luca vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 Venerdì 11 novembre 2016 ore 10.30

MEMORIA. COMO NON DIMENTICA

Poche parole su una lapide ricordano la famiglia Mauri Bosio: vittime della Strage di Bologna.

Il Sindaco di Como Mario Lucini invita la cittadinanza alla Cerimonia di intitolazione del

PIAZZALE FAMIGLIA MAURI
Carlo, Anna Maria Bosio e il piccolo Luca
vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980

Venerdì 11 novembre 2016 ore 10.30
all’area antistante l’Unione Sportiva di Tavernola tra le vie Brennero ed Adamello in Como.

[Indicazioni navigatore: Centro Sportivo Tavernola, Como]

Il nostro ricordo: 2 agosto 1980

2 Agosto 1980. Bologna Como. Diario doloroso (NodoLibri)

L’inizio di una sedia, da Cos’era, di Mark Strand, tradotta da Damiano Abeni, Donzelli Poesia, 1999


QUI LETTA IN MODO MAGISTRALE DA DOMENICO PELINI

Cos’era

da “Blizzard of one”

I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…

II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)


qui letta con ben altra bravura ed intensità da DOMENICO PELINI

Ico Parisi nel ricordo di Patrizia

“Un ricordo prezioso per me.

Una foto del Pa’ (Ico Parisi) fatta da me con la sua Polaroid”

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