Bernie Krause, che registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, …| da TED.com

Bernie Krause registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, da 45 anni. In tutto questo tempo, ha visto molti ambienti cambiare radicalmente per mano degli uomini, a volte anche a causa di pratiche considerate sicure per l’ambiente. Uno sguardo sorprendente a ciò che si può imparare dalle sinfonie della natura, dal grugnito dell’anemone di mare ai tristi versi del castoro che piange.

tratto da

Bernie Krause: La voce del mondo naturale | TED Talk | TED.com

Tre comete al minuto Le previsioni dicono che lo spettacolo delle stelle cadenti della notte di San Lorenzo, domani, sarà portentoso. Secondo la Nasa, in passato si potevano avvistare in questo periodo dell’anno circa 80 stelle cadenti l’ora. Nelle notti dell’11 e 12 agosto, ne potremo vedere tra 150 e 200, circa tre al minuto – da La Stampa

Tre comete al minuto
Le previsioni dicono che lo spettacolo delle stelle cadenti della notte di San Lorenzo, domani, sarà portentoso. Secondo la Nasa, in passato si potevano avvistare in questo periodo dell’anno circa 80 stelle cadenti l’ora. Nelle notti dell’11 e 12 agosto, ne potremo vedere tra 150 e 200, circa tre al minuto.

Quelle di San Lorenzo si chiamano Perseidi perché sembrano provenire dalla costellazione di Perseo, un ammasso di circa 130 stelle visibili a occhio nudo guardando verso Nord, a sinistra di Andromeda e sotto Cassiopea: è lì che bisogna puntare gli occhi per vedere lo spettacolo. Tutti però sanno che le stelle non cadono. Quelle che vediamo tracciare una scia luminosa nel cielo sono meteore, piccole particelle che la cometa Swift-Truttle lascia dietro di sé nella sua orbita di 133 anni intorno al Sole. Una volta l’anno, la Terra transita attraverso questa scia e i detriti che incontra si vaporizzano al contatto con l’atmosfera.

Sorgente: Le stelle cadenti un assaggio di Universo – La Stampa

RIORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO DELLA VAL DI NESSO, TESI DI Silvio Bonali, RELATORE Darko Pandakovic, Politecnico di Milano Facoltà di Architettura, 1999/2000

Politecnico di Milano

Facoltà di Architettura

RIORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO DELLA VAL DI NESSO

 

Relatore:Prof. Darko Pandakovic

Studente:Silvio Bonali

Anno accademico 1999/2000



INDICE

  1. INDICE pag. 2
  2. ELENCO TAVOLE pag. 3
  3. ABSTRACT pag. 4
  4. INTRODUZIONE pag. 6
  5. CENNI STORICI SUL TRIANGOLO LARIANO pag. 6
  6. VAL DI NESSO pag. 10
  7. NESSO pag. 10
  8. VELESO pag. 13
  9. ZELBIO pag. 13
  10. LA NATURA COME STORIA pag. 16
  11. L’AMBIENTE pag. 23
  12. PIANO SOCIO-ECONOMICO E TERRITORIALE pag. 26
  13. PROBLEMI DELL’ATTIVITA’ TURISTICA pag. 28
  14. TURISMO SOSTENIBILE pag. 30
  15. LA BIODIVERSITA’ pag. 32
  16. STRUTTURA DEL PROGETTO pag. 35
  17. RELAZIONE SUL PROGETTO pag. 36
  18. MODALITA’ DI INTERVENTO SULLE INFRASTRUTTURE pag. 40
  19. NORMATIVE RELATIVE AL PROGETTO pag. 42
  20. BIBLIOGRAFIA pag. 49

La valle di Nesso che interessa il nostro studio ha come livelli massimi il monte S.Primo, il monte Forcoletta e la Colma del Piano, sotto i quali si estendono gli altri cordoni principali che sono:

i monti di Erno, attraversato da frequenti frane, il Pian del Tivano, il Piano di Nesso, gradatamente i cordoni si abbassano formando bellissimi terrazzi morenici.

A circa 750m. abbiamo i terrazzi di Zelbio e di Erno, a 350 300 i ripiani di Scerio e Vico che sono le frazioni più alte di Nesso.

Molto frequenti in tutta regione, quasi totalmente calcarea, sono i fenomeni carsici. Un inghiottitoio che si trova al centro di Pian del Tivano, chiamato Buco della Nicolina, raccoglie tutte le acque del pianoro, numerose sono le grotte tra le quali le più note sono: la Grotta Guglielmo sul versante occidentale del Palanzone, profonda 350m. e la Grotta Masera sopra Careno.

Vario è il territorio riguardo alla vegetazione. Le pendici più elevate sono coperte esclusivamente da pascolo,(S.Primo e la Forcoletta) fino all’altezza di Pian del Tivano 970m. dove si hanno i primi terreni coltivati quasi esclusivamente a patate e cavolfiori di cui si fa grande smercio.

Lungo la striscia più bassa i fianchi dei monti sono coperti da boschetti di ginestre tra i quali si ergono maestose querce e qualche pino, faggi ,betulle, boschi di nocciolo.

Già verso i 1000m. si trova qualche albero da frutta selvatico: ciliegio, melo.

Anche qui , come nella zona del pascolo, la risorsa principale è costituita dall’allevamento del bestiame (soprattutto bovino mentre è poco diffusa la pastorizia) e dall’industria casearia.

L’abitazione salvo qualche caso, non è fissa, le casupole sparse sono abitate solo nella stagione estiva durante la quale si falcia il fieno e si sfrutta il pascolo.

Scendendo verso i centri abitati costantemente la vegetazione si fa più folta, si ha la fascia del castagno che va da circa 900m. fino al lago. Il bosco (costituito da castagni e noci), oltre ad essere una notevole risorsa, per il legname ed i frutti che se ne ricavano, è una delle più belle attrattive della zona e, dandole un aspetto pittoresco, offre con la sua ombra refrigerio ai villeggianti che numerosi vi si ristorano durante l’estate.

I campi disposti a terrazzi e rivolti a mezzogiorno, sono coltivati in massima parte a patate, granoturco ed ortaggi.

Il frumento è coltivato in quantità limitata sulla montagna, mentre si trova abbondante in riva al lago.

Qui campi ed orti sono coperti da pergolati, infatti la vite è una delle piante che meglio di adatta al clima umido e mite del lago, insieme all’ulivo ed alle piante da frutta.

Molto diffusa era, parecchi anni fa, la coltivazione del gelso, per l’allevamento del baco da seta che ora purtroppo si può dire completamente scomparso.

 

 

NESSO

Fino a metà dell’ottocento si presenta come una tipica pieve rurale, anzi lacustre, che unisce i disagi della montagna a quelli del lago, come le lamentele che ricorrono nei documenti continuamente ricordano: povertà economica, strade impervie, insediamenti abitativi sparsi e disagiati.

Quanto alla tradizione che vorrebbe far risalire l’origine della pieve di Nesso addirittura a Ermagora di Aquileia, non è che il riflesso locale di una più ampia ma non più sincera tradizione che individua in Ermagora uno dei possibili fondatori della Chiesa di Como, nella comprensibile e diffusa ambizione di dare alle Chiese locali una fondazione, se non apostolica, quanto meno subapostolica: Ermagora era, infatti, discepolo, se non proprio di un apostolo, di un evangelista, Marco. Il riferimento ad Aquileia è invece un riflesso del fatto, più noto, dell’aggregazione della Chiesa di Como al patriarcato di Aquileia, avvenuto all’inizio del VII secolo – a motivo del permanere di Como, con Aquileia, appunto, nello scisma suscitato in Occidente, e soprattutto nel Nord Italia. Dallo scandalo creato dalla passiva soggezione del papa Vigilio all’imperatore nell’episodio dei Tre Capitoli, mentre Milano si era di nuovo allineata con Roma. Si può ben concludere che l’origine del cristianesimo di Nesso attribuita a Ermagora appare più come legenda che come tradizione.

Nel secolo XI troviamo la prima testimonianza di una struttura plebana, nel senso di un collegio di preti, viventi secondo una regola, addetti alla cura di una “plebs”, ossia ad una popolazione di un territorio periferico, rispetto alla città sede del vescovo.

Quanto alla data precisa di fondazione della pieve, non è possibile individuarla: rispondendo ai quesiti del vescovo durante la visita pastorale, l’arciprete di Nesso, nel 1696, scriverà che la collegiata di Nesso era tale “habitu sed non actu”: per tradizione antica non per un atto giuridico di cui si conservi ancora traccia.

La parola “plebs” significa “popolo”, indica una comunità territoriale che si riconosce come popolo raccolto attorno a una chiesa matrice, fornita di battistero, luogo di aggregazione al popolo di Dio.

Diffondendosi dalla città vescovile verso il territorio circostante, la presenza cristiana si attesta innanzitutto in alcune località geograficamente socialmente già significative e qui organizza il territorio circostante, praticamente come un’unica grande parrocchia.

Particolarmente interessante il documento moltrasino del 1058 con cui Enrico da Vignola ed Enrico detto Forte, consoli di Moltrasio, vietarono di piantare gli alberi sulla costa del monte appena disboscato e destinato alla coltura della vigna. Se la data del documento, pubblicato agli inizi del secolo da Piero Buzzetti, è corretta, si tratta di una precocissima testimonianza della capacità di emanare ordinati da parte di un comune rurale.

La gestione dei boschi e dei pascoli di proprietà pubblica era senza dubbio una delle principali preoccupazioni dei comuni rurali del Lario, come è dimostrato dagli esempi di Torno e Moltrasio. Purtroppo non è sopravvissuta alcuna documentazione di questo tipo attinente a Nesso, ma i beni comuni sono frequentemente ricordati nei documenti come confinanti ai terreni privati: non si può dunque dubitare che essi avessero grande importanza ( ancora nel ‘700 il comune possedeva oltre metà dei terreni del borgo ) e svolsero un ruolo fondamentale in un centro in cui l’allevamento del bestiame aveva una grande importanza.

Non è facile ricostruire come fosse il paesaggio nel territorio nessese nel medioevo. I documenti a nostra disposizione descrivono vari appezzamenti di terreno, illustrandone sinteticamente le colture: campo a cereali (“terra laborativa”), vigna (“terra vineata”), bosco (“silva”), prato (“terra prativa”) o varie combinazione di esse. Molto raramente però è possibile sapere qualcosa di più su di esse, le loro dimensioni, la forma, quali piante vi fossero allevate.

Qualche informazione su come i nessesi del medioevo percepissero il loro territorio può fornirla la microtoponomastica, ossia i nomi forniti dai documenti alle località dove si trovavano i campi, nomi, peraltro, spesso sopravvissuti fino ad oggi.

Quali erano dunque, i punti di riferimento che si offrivano ai Nessesi per ritrovarsi nel loro territorio? Alcuni ovviamente erano costituiti da costruzioni di particolare importanza: ecco dunque alcuni campi ed orti siti sotto la località Vico, campi e viti siti presso la chiesa di S.Maria, campi e prati siti presso il Mulino “Cirixolum” e, nei pressi del borgo, un campo “Alla Porta” e uno presso la “Portezella”, evidentemente posti presso le fortificazioni. Anche le strade i sentieri che attraversano il territorio davano spesso nome ai campi ed ai boschi ( per esempio, un campo con viti situato “subtus stratam de Zelbio”). Spesso i toponimi facevano riferimento ad elementi del paesaggio, quali le piante: l’abbondanza di noci dava nome ad esempio alla “Valle de Noxedum”, ancora oggi “Valle Noséé” sulla strada per Zelbio, dove si trovano i campi, vigne e, ovviamnte, boschi con noci e castagni. I castagni dovevano inoltre prevalere nella zona detta “Castenetam”, dove si trovano alcuni campi, così come i frassini dovevano caratterizzare la località omonima (“Ad frassinum”) sita non lontano da Zelbio. Sul lago prendevano il sopravvento gli ulivi, come attestano i toponimi “Olivala” e “Ad Zocham de Olivala”. Molto interessante è il toponimo “La Taliata”, che denominava alcune selve: si trattava probabilmente di un bosco ceduo, destinato al taglio. Anche i massi erratici, così tipici di queste montagne, davano nome ai campi detti Al Sasso (“Ad sassum”), Alla Pietra Grossa (“Ad pedram grossam”) e Alla Pietra Piatta (“Ad pedran platam”). Sperse qua e là per le campagne dovevano poi trovarsi lacune croci, forse simbolo della pietà popolare e forse, strumenti per delimitare il territorio.

Il territorio nessese venne reso coltivabile grazie alla diffusione dei terrazzamenti, anche oggi caratteristici del paesaggio della zona e che nella documentazione medioevale venivano indicati come campi situati “uno sopra l’altro” (“unum super aliud”).

L’agricoltura nessese pare essere stata destinata essenzialmente all’autoconsumo da parte degli abitanti del borgo, e ciò nonostante non sempre doveva essere sufficiente: almeno nella prima metà del Quattrocento i Nessesi dovevano rivolgersi ai vicini Tornaschi per le forniture di vino. Per quanto riguarda i cereali, dai contratti che prevedevano il pagamento di fitti in natura, si può notare come venissero coltivati soprattutto i grani destinati alla panificazione, quali il frumento, la segale e il miglio, ma non mancavano anche cereali minori, come l’orzo e il panico, utili per le zuppe e le minestre.

La forte vocazione all’autoconsumo dell’agricoltura nessese lasciava poco spazio alle altre colture, in particolare ai frutteti, rei di sottrarre luce ai preziosi cereali. L’unico albero presente con una certa frequenza nei pressi del borgo era l’ulivo, anche se si trattava sempre di presenze sporadiche.

Se nei dintorni del borgo e nelle zone meglio insolate terrazzamenti e spianate erano occupati dai cereali, dalle viti e da qualche olivo, la maggior parte del territorio nessese era occupata dal bosco.

Nell’economia agricola di un paese di montagna come Nesso il bosco ricopriva un’importanza fondamentale: non solo infatti da esso provenivano legna per le costruzioni e legna da ardere, ma vi si portavano al pascolo le capre, pecore e maiali e la raccolta dei frutti costituiva un’importantissima integrazione del vitto delle famiglie.

Prima dell’arrivo della coltivazione del mais dall’America, fu il pasticcio di farina di castagne a ricoprire il ruolo che poi fu della polenta ed ancora nel secolo scorso i mugnai della zona di Faggeto Lario macinavano grandi quantità di farina di castagne. A causa di questa sua grande importanza il castagno era oggetto di particolari cure nei paesi del lago, a Torno, per esempio, era vietato scortecciare i castagni o farvi pascolare gli animali e il Comune promuoveva la diffusione di tali piante cedendo gratuitamente le terre a chi intendesse impiantarvene.

Per scoprire quali bestie erano allevate a Nesso, data la reticenza della documentazione locale, è opportuno rivolgersi alle “soccide” stipulate dai Nessesi con i Tornaschi davanti al notaio di quest’ultima località. La “soccida” era un tipo di contratto molto diffuso nel Medioevo, che associava un finanziatore ed un allevatore. Il finanziatore acquistava del bestiame e poi lo affidava all’allevatore che s’impegnava a versargli la metà di tutti i guadagni che n’avrebbe ricavato oltre che, talvolta, a rifondergliene anche il prezzo. I ricchi mercanti tornaschi fecero molti contratti di questo tipo con gli abitanti dei paesi del Lario e, fra questi anche con i Nessesi, ai quali affidavano pecore, capre, manzi e mucche.

Strettamente connessa con l’allevamento era la presenza sui monti di Nesso delle cascine (“cassine”), piccoli edifici rustici destinati a ricoverare temporaneamente i pastori e i loro atrezzi da lavoro: tali costruzioni, come a Torno, dovevano essere molto semplici, ad un solo piano, con un tetto di paglia o frasche. Col passare del tempo però le “cassine” tendevano a diventare più solide o complesse e nel corso del ‘400 ne compaiono alcune dotate di tetti in lastra di ardesia (o “aplodate”, coperte di pioeude) o con cortili, mentre nel XVI secolo, da un rapido spoglio degli estimi, appare evidente come ormai quasi tutte le cascine fossero costruite in muratura.

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RIORGANIZZAZIONE.

VEDUTE PANORAMICHE LUNGO IL LAGO DI COMO, #COMO2015 Le vedute di Dedalo, a cura di Camera di commercio di Como, Accademia Galli, Conservatorio Verdi, Emotional View

Dalla collaborazione fra Camera di Commercio di Como, Accademia di Belle Arti A.Galli, Conservatorio Verdi di Como e Emotioanal View, un omaggio al territorio.

https://twitter.com/hashtag/COMO2015?src=hash

Il territorio lariano e il suo ambiente naturale, NodoLibri, 1995

Il territorio lariano e il suo ambiente naturale

Il territorio lariano e il suo ambiente naturale
 L’ambiente naturale della provincia di Como: il territorio e la sua evoluzione fisica e geologica, la flora e la fauna che lo popolano alle varie altitudini e condizioni, la presenza o l’abbandono dell’uomo e i problemi che ne derivano.

Rigore scientifico e chiarezza di linguaggio caratterizzano una pubblicazione che colma finalmente una grave lacuna e consente di conoscere le dinamiche e gli equilibri degli ecosistemi che ci circondano più da vicino, condizione indispensabile al loro rispetto e alla loro corretta tutela.

Schemi esplicativi, disegni e fotografie a colori illustrano gli animali più caratteristici e i loro comportamenti, alberi e fiori nel loro habitat, suggestivi scorci di paesaggio naturale e antropizzato.

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Como, 1995
Edizione: NodoLibri
Pp. 270, Illustrazioni: ill., F.to cm. 24×15,5

LARIO709 LARIO710

NodoLibri.

Abusi e reati edilizi: aggiornato con le novità in materia di DIA introdotte dal Decreto Sviluppo – pamalteo@gmail.com – Gmail

Abusi e reati edilizi

Con Cd-Rom contenente:

» Giurisprudenza integrale
» Normativa nazionale
» Normativa regionale

IV edizione

ABUSI E REATI EDILIZI
Manuale operativo commentato con la giurisprudenza

La linea di demarcazione tra opere edilizie legittime e abusive è spesso incerta: errare nel determinare la tipologia o il procedimento provoca gravi conseguenze giuridiche e giudiziarie, anche penali.

Aggiornato con il D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 convertito con modificazioni in L. 4 aprile 2012, n. 35 che ha modificato la materia dei parcheggi pertinenziali, e con il D.L. 83/2012 che ha introdotto novità in materia di Denuncia di Inizio Attività, con nuova Giurisprudenza e arricchito dalla disciplina degli interventi soggetti ad autorizzazione unica, questo nuovo Manuale chiarisce la complessa materia degli abusi edilizi e urbanistici attraverso l’analisi organica e puntuale della disciplina normativa, solidamente impiantata su una articolata e minuziosa casistica pratica.

Integrato da sentenze scelte, intessute organicamente nel contesto della trattazione, affronta in dettaglio opere e procedimenti, sanzioni e contenzioso, condoni e sanatorie, approfondendo gli aspetti tipici dei singoli reati edilizi e urbanistici che enuclea in base alle indicazioni della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato, dei Tribunali di merito.

In 1108 pagine illustra compiutamente le questioni tecnico-legali riguardanti: › le disposizioni legislative applicabili, › i titoli abilitativi occorrenti nelle varie situazioni, › gli abusi sanzionabili, con la giurisprudenza di riferimento evidenziata in appositi riquadri a margine di ciascun argomento.

Fornisce la più efficace disamina pratica di una materia che negli ultimi anni ha subito repentini cambiamenti, da ultimo con l’introduzione della Scia che ha posto delicate questioni circa l’applicabilità o meno di tale istituto in ambito edilizio, con non poche difficoltà interpretative e applicative, chiarite nel corpo del volume.

Efficacissimo nel dare risposte fondate, fruibile e di rapida consultazione, grazie al risalto grafico delle locuzioni chiave ed ai dettagliatissimi indici sistematico ed analitico che rendono immediata ogni ricerca, il volume è così esattamente articolato:

Parte prima – INTRODUZIONE ALLA DISCIPLINA URBANISTICA
Capitolo 1 – La disciplina urbanistica 
1. L’evoluzione della legislazione ed i punti di criticità
2. Edilizia, urbanistica e governo del territorio
3. Le prime leggi urbanistiche
4. Le leggi successive al 1942
5. I primi condoni edilizi
6. Ripartizione di competenze tra Stato e regioni
7. Il Testo Unico 380/2001
8. Il permesso di costruire
9. Denuncia di inizio attività e “superdia”
10. Il certificato di agibilità

Capitolo 2 – La pianificazione urbanistica 
1. Introduzione
2. La pianificazione sovracomunale
3. Il piano regolatore generale comunale
4. La pianificazione attuativa
5. Il regolamento edilizio

Parte seconda – I TITOLI ABILITATIVI
Capitolo 3 – Il permesso di costruire e le nuove autorizzazioni
1. Introduzione
2. Attività subordinate al permesso di costruire
2.1. Interventi di nuova costruzione
2.2. Interventi di ristrutturazione edilizia
2.3. Interventi di ristrutturazione urbanistica
2.4. Mutamento di destinazione d’uso
3. Interventi soggetti ad autorizzazione
3.1. Antenne ripetitori
3.2. L’autorizzazione “unica” per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili

Capitolo 4 – L’attività edilizia libera, la Dia e la Scia, l’attività edilizia della pubblica amministrazione
1. Gli interventi liberi
2. Gli interventi soggetti a Dia
3. Dalla Dia alla Scia
4. L’attività edilizia della pubblica amministrazione
5. La cd. superdia

Parte terza – ABUSI EDILIZI: TIPOLOGIA, VIGILANZA E SANZIONI

Capitolo 5 – I reati urbanistico-edilizi del TU 380/2001 
1. I reati urbanistico-edilizi
2. La successione di leggi nel tempo; art. 20, legge 47/1985 e  art. 44, TU 380/2001
3. Art. 44, lett. a)
4. Art. 44, lett. b)
5. Art. 44, lett. c), seconda parte: interventi abusivi e zone sottoposte a vincolo
6. La natura dei reati edilizi; consumazione e prescrizione
7. L’elemento soggettivo
8. I soggetti attivi del reato
9. Reati edilizi e abuso d’ufficio nel rilascio di permesso illegittimo
10. Le violazioni alla Dia e alla Scia

Capitolo 6 – La lottizzazione abusiva 
1. Art. 44, lett. c): lottizzazione abusiva
2. La lottizzazione abusiva negoziale
3. La lottizzazione abusiva materiale
4. Lottizzazione mista
5. L’interesse protetto
6. La natura giuridica: consumazione e prescrizione
7. I profili soggettivi
8. Condono e lottizzazione
9. La confisca

Capitolo 7 – Reati edilizi e procedimento penale 

1. Introduzione
2. L’attività di vigilanza
3. I mezzi di accertamento; accertamenti tecnici, consulenze e perizie
4. Il sequestro del manufatto abusivo; probatorio e preventivo
5. L’accertamento di conformità e la sospensione dell’azione penale
6. La costituzione di parte civile
7. Consumazione e prescrizione
8. L’ordine di demolizione all’esito del processo
9. L’esecuzione dell’ordine di demolizione
10.La confisca dei terreni abusivamente lottizzati

Capitolo 8 – Le sanzioni amministrative 
1. Introduzione
2. La sospensione dei lavori
3. Le sanzioni
4. I soggetti responsabili
5. Le violazioni del permesso di costruire e le relative sanzioni
6. La lottizzazione abusiva
7. La demolizione delle opere abusive
8. Il pagamento della sanzione
9. Le violazioni al regime della denuncia di inizio attività
10. Omesso o ritardato pagamento del contributo di costruzione
11. La vigilanza su opere di amministrazioni statali
12.Gli accordi integrativi e/o sostitutivi dei provvedimenti sanzionatori

Capitolo 9 – Le sanzioni civili e fiscali
1. Le sanzioni civili
2. Le forniture somministrate da aziende erogatrici di servizi pubblici
3. Le sanzioni fiscali

Capitolo 10 – Le violazioni della normativa sulle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica 
1. Introduzione
2. Disposizioni a carattere generale
3. La normativa sulle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica
4. La vigilanza
5. Schema delle ipotesi contravvenzionali

Capitolo 11 – Le violazioni della normativa antisismica 
1. Introduzione
2. Le zone sismiche
3. Le norme tecniche
4. Obbligo di preavviso e autorizzazione all’inizio dei lavori
5. Le sanzioni penali
6. La vigilanza
7. La demolizione delle opere o le modificazioni necessarie a renderle idonee
8. Costruzioni in corso di realizzazione in zone sismiche di nuova classificazione
9. Le sanzioni fiscali
10. Esenzioni per le opere eseguite dal genio militare

Capitolo 12 – Le violazioni dei vincoli ambientali, dei beni culturali e delle aree naturali protette

1. Introduzione
2. La tutela dei beni culturali
3. La tutela dei beni paesaggistici
4. La tutela ambientale ed il reato di cui all’art. 734 c.p.
5. La tutela penale delle aree naturali protette

Parte quarta – ABUSI EDILIZI E SANATORIE
Capitolo 13 – L’accertamento di conformità
1. Introduzione
2. La sanatoria a seguito di accertamento di conformità
3. Presupposti del rilascio del permesso in sanatoria
4. Effetti del provvedimento di sanatoria
5. La sanatoria degli interventi soggetti a Dia
6. La sanatoria degli interventi intrapresi con la procedura della Scia
7. La sanatoria ex lege delle difformità marginali

Capitolo 14 – Il condono edilizio 
1. Introduzione
2. Dal condono del 1985 a quello del 2003
3. La domanda di condono
4. Le condizioni di applicabilità
5. Le tipologie di abuso sanabile
6. Condono edilizio in zone sottoposte a vincoli
7. Il provvedimento finale; il silenzio-assenso per decorso del termine
8. Condono e lottizzazione abusiva
9. Condono e vicende processuali

» N. D’angelo, Magistrato

Il Lago di Como è malato grave: È impietoso il giudizio della settima edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente

Il Lago di Como è malato grave, povero Lario.

È impietoso il giudizio della settima edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente.

Ieri l’associazione ambientalista ha presentato i risultati del monitoraggio
scientifico effettuato nel corso dell’anno. Altro che …
<http://www.corrierecomo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=41246:il-lago-di-como-e-malato-grave-inquinati-dieci-campioni-su-tredici&catid=14:prima-pagina>

Goletta Verde sul Lago di Como: Sono dieci i punti critici rilevati

Sono dieci i punti critici rilevati dai tecnici, di cui due inquinati e otto «fortemente inquinati». Tra quelli compromessi sulla sponda comasca figurano il lido di Menaggio alla foce del torrente Senagra, mentre sono fortemente inquinati i campioni prelevati a Como, nei pressi del canale depuratore vicino al tempio Voltiano e alla foce del torrente Bagnana di Lezzeno. Sulla sponda lecchese del Lario, risulta inquinata la foce del fiume Adda a Colico. Fortemente inquinati i campioni prelevati alla foce del torrente Inganna sempre a Colico; alla foce del torrente Caldone di Lecco; alla spiaggia di Dorio; alla foce del torrente Pioverna a Bellano; al torrente Esino a Perledo e alla foce del torrente Meira a Mandello Lario.

tutto l’articolo qui: Il lago di Como? Non è limpido – Corriere.it.

Goletta dei Laghi di Legambiente: bandiera nera all’amministrazione comunale di Laglio per aver trasformato la settecentesca Villa Veronese, in località Torriggia, in una colata di cemento

Goletta dei Laghi di Legambiente
blitz degli ambientalisti a Laglio contro il consumo di suolo
 
Assegnata la bandiera nera all’amministrazione comunale
 
Legambiente: “Basta speculazioni sul lago. Fermare il consumo di suolo e salvaguardare il paesaggio, una condizione non più rinviabile per tutelare un patrimonio inestimabile. Approvare subito il piano di settore del demanio lacuale per fermare tutelare il territorio”
 
 
Fermare il consumo di territorio e la distruzione del paesaggio. Questo chiedono gli ambientalisti in occasione del blitz di questa mattina a Laglio, dove hanno srotolato lo striscione “no al cemento”.
L’equipaggio della Goletta dei Laghi ha assegnato una bandiera nera all’amministrazione comunale per aver trasformato la settecentesca Villa Veronese, in località Torriggia, in una colata di cemento.
 
“Molti sarebbero gli esempi da segnalare in tutto il lago dove si susseguono piccoli e grandi scempi all’insegna della speculazione edilizia. L’equilibrio del lago è troppo delicato e questi interventi ne stanno minando la salute – commenta così Federica Barbera, portavoce della Goletta dei Laghi -. Ogni anno, con il passaggio della Goletta dei Laghi, accendiamo i riflettori anche sulle criticità che mettono a repentaglio lo stato di salute dei nostri laghi. Con la consegna delle bandiere nere vogliamo richiamare le istituzioni ad agire per conservare e tutelare questa importante realtà del nostro Paese”.
 
Dal vecchio cantiere Molinari a Villa Veronesi, alla cancellazione delle rive naturali ricche di biodiversità, sono le ultime novità in fatto di consumo di suolo sulla sponde del piccolo comune rivierasco. Un carico di artificializzazione che cancella gli ultimi tratti di naturalità a lago e crea a volte anche problemi di dissesti idrogeologico e assieme ad esso parte del demanio pubblico. Complice anche la mancata approvazione da parte del Consorzio dei laghi del Piano di settore del demanio della navigazione, che così facendo lascia alle singole amministrazioni comunali la possibilità di interventi edilizi sul demanio non coordinati da una programmazione di bacino e senza Valutazione Ambientale Strategica (Vas). Un piano questo che gli ambientalisti chiedono sia approvato in tempi brevi e che rispetti le caratteristiche ambientali, ecologiche e paesaggistiche.
Il problema del consumo di suolo è in particolare concentrato lungo le fasce costiere: il 54% del territorio urbanizzato si trova entro una fascia di un chilometro della sponda lacustre (fascia estesa per il 29% del territorio totale dei 51 comuni del Lario) anche se negli ultimi anni l’urbanizzazione ha riguardato tutto il territorio, anche nell’entroterra: dei 321 ettari di nuova urbanizzazione, ben il 57% si trova a oltre un km di distanza dalla costa. Per farsi un’idea di cosa significhi ciò, il paese di Laglio ricopre, con edifici, strade e piazze, una superficie urbanizzata di 37 ettari: dunque è come se ogni anno, sul Lago di Como, spuntasse una nuova Laglio. Questo significa che gli spazi disponibili per nuove urbanizzazioni nella fascia costiera stanno sparendo sotto il peso del cemento ed è quindi necessario tener d’occhio anche l’entroterra, dove i costi dei terreni sono sicuramente più bassi e favoriscono gli interventi speculativi.
 
“Fra le preoccupazioni per i rischi che corrono i nostri laghi evidenziamo i gravi ritardi nella pianificazione di settore e nella presa in carico della navigazione pubblica sul Lario, pur in presenza di forti entrate da concessioni demaniali – aggiunge Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia -. Particolare attenzione va posta nel contenere ogni intervento sul demanio e sulle coste, anche quando si dovessero prevedere percorsi ciclopedonali, pur da noi richiesti per una mobilità dolce. La fattibilità di ogni opera va esaminata non solo secondo una corretta valutazione paesaggistica rispettosa delle tradizioni lariane, ma soprattutto misurata in rapporto al rispetto dell’ecosistema lacuale e delle sue vitali funzioni per l’uomo e il mondo animale, vegetale e naturale. Non si possono perciò concepire interventi sulle sponde del lago che producano invasioni di alveo, cementificazioni, artificializzazioni magari destinate a parcheggio auto, sacrificando inoltre il diritto di tutti all’accesso e alla godibilità delle spiagge e del lago.”
 
Ufficio stampa Goletta dei Laghi

Goletta dei laghi assegna la ‘bandiera nera’ a Consorzio Lario, Provincia e due comuni Malgrate, Vercurago

Da http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=23906&origine=1

Goletta dei laghi assegna la ‘bandiera nera’ a Consorzio Lario, Provincia e due comuni Malgrate, Vercurago.

Una gestione sostenibile del Lario. Questo chiede Legambiente in occasione del passaggio della Goletta dei Laghi, la campagna nazionale per il monitoraggio scientifico delle acque lacustri e la salvaguardia della biodiversità e delle coste dei laghi italiani. L’equipaggio della Goletta dei Laghi, questa mattina, ha consegnato una bandiera nera a chi, a suo dire, non ama l’ecosistema lariano. Riceve il poco ambito riconoscimento attribuito degli ambientalisti il Consorzio Lario e laghi minori seguito dai comuni di Malgrate e Vercurago a cui è stata assegnata anche una “menzione speciale”.

Il Consorzio viene ammonito per non aver ancora provveduto alla approvazione del Piano di settore del demanio della navigazione. Così facendo, lascia alle singole amministrazioni comunali la possibilità di interventi edilizi sul demanio non coordinati da una programmazione di bacino condivisa e senza Valutazione Ambientale Strategica (Vas). In questo modo, sostiene Legambiente, rimane aperta la strada a pesanti lavori di artificializzazione che potrebbero mettere in seria crisi l’intero l’ecosistema lacustre e il paesaggio lariano. Dividono il premio con il Consorzio Lario e laghi minori le province di Como e Lecco per non aver ancora provveduto a sbloccare la situazione di stallo e a rendere operativo il richiesto Piano di settore al fine di permettere eventuali interventi nel bacino lariano nel rispetto delle caratteristiche ambientali, ecologiche e paesaggistiche.
A causa della mancanza di un quadro di riferimento, il Comune di Malgrate si aggiudica “l’Oscar dello scempio” avendo occupato con quella che viene definita come “una pesante cementificazione” una vasta porzione di alveo lacuale, eliminando l’unica spiaggetta del centro paese, snaturando il tipico aspetto dello storico lungo lago, oltre che artificializzando le sponde senza preoccuparsi di salvaguardare i caratteri di sostenibilità dell’ecosistema lacuale.
Non da meno il Comune di Vercurago con l’occupazione di circa 800 mq di alveo lacuale per tracciare una pista ciclabile che, secondo gli ambientalisti, poteva trovare collocazione nella larga sede stradale esistente, creando così una artificializzazione della sponda data dai massi cementificati fra loro eliminando la spiaggia esistente, con un risultato visivo da bordo canale ben diverso da quello tradizionale del lago di Garlate. Tutto questo è aggravato dal fatto che gli interventi ricadono all’interno del Parco Regionale Adda Nord.
“L’equilibrio del lago è troppo delicato e questi interventi ne stanno minando la salute – commenta così Federica Barbera, portavoce della Goletta dei Laghi – Ogni anno, con il passaggio della Goletta dei Laghi, non solo monitoriamo lo stato di salute delle acque ma accendiamo i riflettori anche sulle criticità che mettono a repentaglio lo stato di salute dei nostri laghi che sono già fortemente compromessi. Con la consegna delle bandiere nere vogliamo richiamare le istituzioni ad agire per conservare e tutelare questa importante realtà del nostro Paese”.
“Fra le preoccupazioni per i rischi che corrono i nostri laghi evidenziamo i gravi ritardi nella pianificazione di settore e nella presa in carico della navigazione pubblica sul Lario, pur in presenza di forti entrate da concessioni demaniali – aggiungono Pierfranco Mastalli, presidente del circolo Legambiente di Lecco e Costanza Panella, presidente del circolo Legambiente di Bellano – Particolare attenzione va posta nel contenere ogni intervento sul demanio e sulle coste, anche quando si dovessero prevedere percorsi ciclopedonali, pur da noi richiesti per una mobilità dolce. La fattibilità di ogni opera va esaminata non solo secondo una corretta valutazione paesaggistica rispettosa delle tradizioni lariane, ma soprattutto misurata in rapporto al rispetto dell’ecosistema lacuale e delle sue vitali funzioni per l’uomo e il mondo animale, vegetale e naturale. Non si possono perciò concepire interventi sulle sponde del lago che producano invasioni di alveo, cementificazioni, artificializzazioni magari destinate a parcheggio auto, sacrificando inoltre il diritto di tutti all’ accesso e alla godibilità delle spiagge e del lago”.
All’incontro hanno preso parte: Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia; Federica Barbera, portavoce della Goletta dei Laghi di Legambiente; Pierfranco Mastalli, presidente del circolo Legambiente di Lecco e Costanza Panella, presidente del circolo Legambiente di Bellano.

Goletta dei Laghi Domenica 1° luglio 2012 si svolgerà a Bellano una manifestazione di Legambiente Lario Sponda Orientale

Goletta dei Laghi Domenica 1° luglio si svolgerà a Bellano una manifestazione di Legambiente Lario Sponda Orientale, nell’ambito dell’iniziativa a carattere nazionale “Goletta dei Laghi”, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su vari temi di attualità e di grande interesse per il nostro lago quali lo spregiudicato consumo di suolo e conseguenti guasti al paesaggio, la gestione del demanio pubblico lacuale, il diritto di accesso e di fruibilità delle rive, la nautica sostenibile, la difesa dell’integrità dell’area protetta del Pian di Spagna, recentemente attaccata da un progetto di costruzioni alla foce dell’Adda. A sostegno di tale manifestazione è prevista una sfilata di barche imbandierate (vela, remi, motore) che si svolgerà dalle 15 alle 16 partendo dalla “poncia” di Bellano per sfilare alcune volte davanti al paese e segnatamente davanti a Piazza Tomaso Grossi (tra l’imbarcadero e il vecchio porto) dove  sarà allestito il banchetto di Legambiente.

Moltrasio: Salviamo Villa Coccini, a cura del Comitato per la difesa del territorio

E’ NATO IL COMITATO “SALVIAMO VILLA COCCINI”

Il compendio immobiliare “Villa La Rotonda” più noto come Villa Coccini sarà demolito, e il suo posto sarà occupato da un condominio di lusso di 5 piani.

Questa è la decisione presa dalla maggioranza che amministra il Comune di Moltrasio nella seduta del 24 giugno. Decisione presa in fretta e furia senza alcuna discussione preventiva con le minoranze nè con la commissione urbanistica e e pervicacemente ribadita in Consiglio nonostante Villa Coccini sia un simbolo del paesaggio di Moltrasio, infatti appare già nelle cartoline di fine 800, è inserita nel Piano Regolatore fra le “Ville e organismi edilizi di impianto storico con relativo compendio” ed è  presente come prima immagine  sul sito ” Ville” del Comune…inoltre è stata proprietà della famiglia Coccini che ha voluto disporre un lascito testamentario cospicuo di cui beneficiano tutt’ora e per sempre i cittadini più deboli del Paese: IL FONDO COCCINI.
Crediamo che Moltrasio non possa rinunciare ad un luogo così carico di testimonianze e di memorie e non ci rassegnamo a vedere sparire in silenzio un tratto storico paesaggistico così importante.
La decisione già presa è di abbattere la villa, cancellando un pezzo della nostra storia; intendiamo fare tutto il possibile per modificare questa decisione.

Chiediamo di aderire al COMITATO “SALVIAMO VILLA COCCINI” che abbiamo costituito per questo scopo e di partecipare alle sue iniziative.

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da Salviamo Villa Coccini: Chi siamo.

IL LAGO DI COMO, L’ANTICO LARIO, devastato dai nuovi ricchi e da comunità locali prive di passione per la memoria, desolato messaggio di Paolo Ferrario, 11 giugno 2012

L’equilibrio dei secoli scorsi fra la natura del Lario e gli uomini è dovuto a due fattori.

Il primo è la geografia: le montagne si tuffano direttamente nel lago, determinando una sottile linea fra terra e acqua come unico e scarso spazio  dove si può costruire e alimentare quella pulsione del “far diventar altro”, che è tipica della cultura dell’Occidente. Così, nonostante la voglia di costruire indotta dal dettato religioso “popolate la terra”, NON E’ SPAZIALMENTE POSSIBILE consumare territorio oltre certi limiti.

Il secondo fattore è l’antica povertà di questi luoghi. Era una economia di autoconsumo che si muoveva fra terrazze di grano, orti, castagne del bosco e pesca. Il popolo del Lario è stato sempre migrante per cercare lavoro.

Questi due caratteri hanno salvaguardato un territorio meraviglioso e DIVERSO da quello degli altri laghi prealpini, dove il maggior digradare della montagna ha favorito l’antropizzazione priva di gusto estetico.

Quasi tutto, però, sta cambiando con l’arrivo dei NUOVI RICCHI degli anni ’80 e seguenti.

Le strette strade del Lario sono quotidianamente occupate da quei grossi camion/betoniera, tipici dei professionisti dei grandi scavi (le cronache parlano di un monopolio della n’drangheta calabrese emigrata al Nord per queste tecniche e questi macchinari).

Il risultato di questo andirivieni è questo.

Sono tante le cose che impressionano.

Impressiona la volgarità della esibizione di quelle terrazze a lago, quasi a mostrare con tracotanza un “dominio di luogo” che si impone a qualunque altro abitatore.

Impressiona il torbido gusto architettonico. Basta guardare con occhi attenti le vecchie case di lago: tutte sono con tetti spioventi (e sotto travi di legno) ricoperte con tegole color mattone o lastre di pietra grigia. L’equilibrio in questo caso è dato dalla amalgama fra il grigio verde dell’acqua, il verde dei monti e, per l’appunto, i tetti di colore arancione o grigio chiaro.

Ecco un esempio di saggio, sapiente, e colto uso del luogo con attenzione alla tradizione (cos’è una innovazione? è una tradizione ben riuscita):

Le nuove case dei nuovi ricchi hanno il tetto piatto e non stabiliscono NESSUNA RELAZIONE con la struttura urbane pre-esistente e con la cultura abitativa che l’ha caratterizzata lungo i secoli.

Questa sezione fa vedere lo stupro ingegneristico ed architettonico:

Sullo sfondo si vedono le linee che ben simboleggiano quel tuffarsi delle montagne nel lago e poi si vede bene che gli edifici occupano la linea dell’acqua. Cioè è un progetto di violazione del “luogo- lago”.

Impressiona, infine, che tutto questo è legale. Ci sono giunte, sindaci e commissioni che hanno approvato.

Ci sono sopraintendenze alla belle arti che non hanno fatto obiezioni.

Ci sono comunità locali che, non solo hanno sostenuto, ma hanno incoraggiato con la speranza di qualche rendita di contesto.

Il risultato è uno STUPRO ALLA BELLEZZA.

Ma c’è di più ed oltre.

Qui viene violata la memoria che le generazioni hanno trasmesso lungo il corso del tempo a quel rapporto fra natura e persone, che – miracolosamente – aveva creato quella bellezza che fa del Lario uno dei luoghi più conosciuto nel mondo.

Inoltre, viene a galla la NEGAZIONE DELLA RESPONSABILITA’ che le attuali generazioni dovrebbero avere per quelle future.

La responsabilità di trasferire un ambiente vivibile, MA ANCHE BELLO,  per loro.

Se la tendenza è quella rappresentata dai due obbrobri segnalati, rimane un unico argine: quello della geografia. Solo in luoghi protetti da un ambiente ostile al cemento (e un ambiente è ostile al cemento se non arrivano automobili) si potrà avere un simulacro del vecchio, antico, eterno paesaggio del Lario, violentato dai nuovi ricchi e della schiera dei loro alleati.

Ma è una magra consolazione perchè sono pochissimi gli angoli che ancora possiedono questi caratteri.

Nonostante ciò, dovrebbe essere nostro dovere e responsabilità agire con l’etica della convinzione affinchè il peggio del peggio non trionfi.
Lancio questo messaggio con pochissima speranza che questa tendenza venga sconfitta
Paolo Ferrario
giugno del 2012

PS Associo a questo post la valutazione, del tutto coincidente con la mia, del professor Salvatore Settis, che analizza il disastroso risultato di queste azioni di edilizia distruttiva :

Salvatore Settis nell’ambito di Parole di Giustizia ha denunciato il ‘sacrificio’ di oltre 244mila ettari di suolo in nome dello sviluppo ed ogni anno ed ogni anno i Comuni rilasciano concessioni edilizie pari a 261 milioni di metri cubi”
Salvatore Settis, professore di archeologia classica ed ex presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, nella sua relazione su “Democrazia e territorio” ha analizzato “i guasti al paesaggio compiuti in Italia negli ultimi 15-20 anni”. Settis ha rimarcato anche come il paesaggio è considerato più una risorsa da sfruttare che un patrimonio da tutelare.
La Liguria e la Calabria, per esempio, sono tra le regioni più scatenate nella distruzione delle loro bellezze”. Settis, ex direttore della Scuola Normale di Pisa, ha quindi denunciato il persistere della politica italiana nel promuovere l’edilizia come principale volano di sviluppo economico. “Una distorsione che ha prodotto 2 milioni di appartamenti invenduti nel Paese di cui 100 mila nella sola Capitale”.

L’abisso umano, etico, culturale che divide chi vorrebbe DARE VALORE AL PAESAGGIO DEL LARIO e chi lo vuole DISTRUGGERE: gli esempi di Lezzeno e di Laglio/Brienno

C’è un abissale e folle  contrasto fra il logo della Associazione Territori Natura Arte Cultura

che racconta una bellezza eterna,

e le distruzioni di paesaggio a Lezzeno:

e le distruzioni di paesaggio nel territorio prospicente sul  lago, al confine fra Laglio e Brienno:

  • anche qui la violenza al paesaggio del Lago di Como, l’antico Lario,  è presentata così dagli stessi costruttori/venditori di prima: http://www.comolakeresort.it/

GLI ARTISTI CI INSEGNANO A GUARDARE IL LAGO, Lezione con immagini a cura di Darko Pandakovic, a Moltrasio 15 giugno 2012, organizzato da Territori Arte Cultura

Venerdì 15 giugno

Moltrasio Cooperativa Moltrasina GLI ARTISTI CI INSEGNANO A GUARDARE IL LAGO

Scarica il programma dell’evento!

da Programma Tracce 2012

Audio della lezione:

1:  https://coatesa.files.wordpress.com/2012/06/dm450396-lite.mp3

2: https://coatesa.files.wordpress.com/2012/06/dm450397-lite.mp3

3: 

4:

la Regina delle Cave: la cava, visibile sul versante Sud del CORNIZZOLO da chilometri di distanza grazie alla potenza dell’impatto visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare, come hanno dimostrato il vano tentativo di inerbire le cenge e l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto scurire la roccia

Cave sul Cornizzolo

E’ bella la consapevolezza di vivere in un territorio famoso per la sua bellezza, per l’equilibrio tra un ambiente superbo e l’opera dell’uomo. Poi, pian piano, si insinua il dubbio che questa simbiosi non sia proprio così felice come ce la descriveva il Manzoni qualche tempo fa, sintetizzando l’amore per la propria terra nello struggente Addio Monti.

L’addio ai monti, o almeno ad una consistente parte di essi, in realtà i lecchesi lo stanno già dando da tempo… Tale è l’armonia della natura che ci circonda, alla  quale siamo abituati da generazioni, che a quanto pare pensiamo di poterci permettere di perdere lungo la strada dei pezzi non particolarmente pregiati, dissipando un patrimonio che, però, non è nostro………..

Una parte di questi monti, infatti, si è polverizzata nelle cave che circondano la città:

-Moregallo: una nuova, enorme ferita, si sta lentamente allargando proprio in questi mesi appena più a Nord della devastazione sopra la vecchia raffineria.

-Magnodeno: vista dall’alto, nei pressi della vetta, la gigantesca cava sembra il regno di Mordor de Il Signore degli Anelli.

-Monte Barro Est: la verticale parete di terra e sassi fa bella mostra di se sopra il Ponte Vecchio.

-Monte Barro Sud-Ovest: un evidente esempio di come per riqualificare una cava bastano dei riporti di terra, la piantumazione di qualche centinaio di alberelli, ed alcune decine di secoli di pazienza affinchè l’erosione spiani definitivamente il monte Barro. Allora sì che non si vedrà più niente; basta avere pazienza.

-Lecco-Maggianico, sulla direttiva per Bergamo: nel buco della cava ci hanno addirittura costruito dentro.

E poi, naturalmente, la Regina delle Cave: LA Cava, visibile sul versante Sud del Cornizzolo da chilometri di distanza grazie alla potenza dell’impatto visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare, come hanno dimostrato il vano tentativo di inerbire le cenge e l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto scurire la roccia.

Anche a queste ferite siamo ormai abituati, e, che lo si voglia o meno, anche loro fanno parte del paesaggio. Non è una consolazione, ma ormai “è fatta”.

E invece no: non è finita… Si parla infatti dell’apertura di un nuovo fronte di scavi sempre sul Conizzolo, sopra la prima cava, nel punto in cui la curva del costone cambia pendenza e, dopo il ripido scivolo del cono sommitale, si adagia in ampi pascoli a circa 1000 metri di quota. Ancora più visibile, ancora più violenta. Chissà che lo scempio annunciato non sveglierà il Drago di San Pietro al Monte.

Come cittadino, ma soprattutto come arrampicatore, sci alpinista ed escursionista mi ribello a vedere la mia terra continuamente massacrata, cementificata, sbudellata. Perché ancora il Cornizzolo? Tanto varrebbe, finito il lavoro lassù, andare a minare la base del Sigaro, del Fungo, del Cinquantenario e di tutti gli altri celebrati “paracarri” della Grignetta, tanto cari a noi lecchesi, per ottenere velocemente ottima materia prima per garages e condomini di lusso. C’è il fastidio di dover tirar fuori tutti i chiodi prima di tritarla, ma non è poi un grosso problema. A quanto pare il “semplice” valore della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio non basta più per difenderci, e passerà sempre in secondo piano di fronte a qualsiasi altra istanza. Ma per me l’ambiente, come la salute, non è un valore contrattabilie

La notte di Natale scendevo da Morterone verso Lecco: nel cielo terso la pianura scintillava di milioni di lampadine e lampioni… Alcune misteriose masse nere emergevano dal mare luccicante: il Monte Barro, il lago, i Corni di Canzo, il Cornizzolo… Più in là, a destra, la Grignetta rischiarata dalla luna. Ma, si sa, il buio nasconde le brutture.

Quindi NO, non accetto che questa terra venga ulteriormente distrutta, e da alpinista voglio difendere le mie montagne, almeno con una manciata di parole scritte con rabbia.

Gennaio 2012

Pietro Corti

(testo segnalato da Marco Ballerini)