Bernie Krause, che registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, …| da TED.com

Bernie Krause registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, da 45 anni. In tutto questo tempo, ha visto molti ambienti cambiare radicalmente per mano degli uomini, a volte anche a causa di pratiche considerate sicure per l’ambiente. Uno sguardo sorprendente a ciò che si può imparare dalle sinfonie della natura, dal grugnito dell’anemone di mare ai tristi versi del castoro che piange.

tratto da

Bernie Krause: La voce del mondo naturale | TED Talk | TED.com

L’ecologia del paesaggio» (il Mulino, pp. 144), di Carlo Ferrari e Giovanna Pezzi

Il paesaggio sta nel cuore dell’arte (e degli artisti) da secoli, ma è diventato oggetto di scienza soltanto da qualche decennio, e precisamente dagli anni Cinquanta del Novecento. Ce lo racconta con dovizia «L’ecologia del paesaggio» (il Mulino, pp. 144, euro 13), un libro di Carlo Ferrari e Giovanna Pezzi, docenti di Botanica ambientale e applicata all’Università di Bologna, che ricostruisce le interessanti peripezie di questa nozione, fino al suo ingresso, a pieno titolo (e che titolo…) nel novero degli oggetti di indagine delle scienze ecologiche

La Stampa – L’ecologia del paesaggio.

Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani | Greenews.info

Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani

novembre 22, 2012 EventiIdee

Ha preso il via ieri, al Castello del Valentino di Torino, la quarta edizione del ciclo di seminari “Incontri con il paesaggio“, organizzati con il patrocinio di UNISCAPE nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale interateneo in Progettazione delle Aree Verdi e del Paesaggio,che vede coinvolti quattro atenei: l’Università di Milano, quella di Genova e l’Università e il Politecnico di Torino, la città che ospiterà, nel 2016, la 53esima edizione del Congresso Mondiale degli Architetti Paesaggisti.

Ma la tematica del paesaggio e della sua salvaguardia è molto attuale in tutta Italia: il grido di Salvatore Settis in seguito al D. Lgs. sulle nuove disposizioni in materia di aree agricoledenuncia una situazione sempre più critica. “Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi”, afferma lapidario il noto storico dell’arte e archeologo, in un recente articolo.

Ne abbiamo parlato, in occasione del convegno, con Domenico Luciani, architetto paesaggista e presidente dell’Associazione Accademia di Paesaggioche lavora per la costruzione, aTreviso, di una vera e propria “Università del Paesaggio“.

D) Luciani, l’architetto Uta Zorzi Muhlmann definisce il paesaggista come un acrobata che, con difficili salti, tenta di consegnare il neonato ‒ il progetto ‒ a destinazione. Si riconosce in questa descrizione?

R) La figura del paesaggista ancora non esiste in Italia ed ancora poco in Europa, al di qua della Scandinavia: quello che vogliamo fare è formare figure professionali che siano adeguate a rapportarsi con il patrimonio naturale ed antropico. Purtroppo sono ancora poche le personalità che, con convinzione, hanno promosso il dialogo tra le discipline all’interno di ordinamenti formativi già esistenti: per tale ragione, ritengo necessario formare un curriculum nuovo per coloro che si occuperanno di paesaggio. Un nuovo tipo di formazione non deve far parte di una filiazione della facoltà già esistente, come accadeva negli anni ’20 all’architettura, figlia di ingegneria civile e delle belle arti: ma deve nascere a sé stante. Il paesaggista non è un tecnico specializzato, ma si occupa di luoghi nella condizione di crisi della modernità, nella nuova importanza assunta dai margini e dalle periferie, dando forma e vita al paesaggio come da una nebulosa senza forma si giunge ad una struttura delineata…

D) Da tempo l’architettura fa fatica a immaginare e progettare la città e il suo contesto: vista la facilità con cui la società moderna costruisce e decostruisce, in che modo l’architetto paesaggista si deve relazionare?

R) Si può dire che oggi si sia formata una koinè scientifica che indica una terza via tra l’idea di territorio e di spazio da un lato come una lavagna pulita, libera da ogni segno, e dall’altra come un elemento puramente da contemplare. Bisogna però rendersi conto che la natura non è fatta né per essere contemplata, né abusata, ma studiata attraverso elementi storicizzati. La questione fondamentale è però il dialogo con la comunità esistente nel luogo, in quanto il sapere è diffuso nella società ma ha la stessa forza statutaria di un sapere esperto. Il paesaggista è colui che contribuisce a fornire saperi esperti a coloro che realmente hanno davvero la responsabilità della governanceterritoriale: per tale ragione, egli deve stare al servizio della comunità e può influire in modo positivo con le sue conoscenze con un processo maieutico verso un concetto più alto di erudizione. Molto spesso la percezione di coloro che vivono direttamente i luoghi è differente rispetto a chi li studia:migliorare il gusto della comunità locale sin dai primi passi, quindi a partire dal coinvolgimento in un processo virtuoso già alle scuole elementari, assume un ruolo determinante nei processi poi di trasformazione del paesaggio.

D) Come giudica l’arte del paesaggio oggi in Italia, dove, da tempo, la rassicurante rappresentazione di un ideale equilibrio tra uomo e natura si è sostituito ad un quadro di paesaggio sempre più discontinuo?

R) Considerando che il paesaggio si compone di un patrimonio materiale ed immateriale, dobbiamo considerare la presenza di un terzo elemento accanto a memoria e natura: così come suggeriva Heiddeger, tutto ciò che si è radunato nei secoli, nei grovigli del tempo, costituisce la componente antropologica del luogo. Nella Convenzione Europea del Paesaggio si dà una chiara responsabilità individuale e collettiva: ci dobbiamo occupare dei nostri luoghi perché c’è di mezzo la condizione umana. Nella storia dell’idea antropologica di paesaggio si possono individuare almeno sei fasi di un processo culturale europeo: la prima fase fa riferimento al contesto austriaco, in cuiRiegl affermava che ogni cosa che ci viene tramandato dalle generazioni precedenti, diventa una nostra responsabilità. Si sviluppa a seguire negli anni Venti, in Italia, l’idea di tutela del luogo come protezione della patria. Si arriva poi alla dichiarazione, all’interno della Costituzione, che la Repubblica è la prima a dover valorizzare la cultura e la tutela dei paesaggi; gli Anni Sessanta sono poi quelli dei grandi movimenti ecologisti,e da questi si giunge ad una quinta fase in cui vi è l’inizio di un interesse sul paesaggio e sui giardini storici. Ultima fase, la più recente e quella ancora in atto, inizia con la CEP di Firenze, nel 2000, grazie alla quale nasce una vera e propria filosofia del paesaggio. Credo che in questo momento storico dobbiamo prenderci maggiormente cura dei nostri territori, considerando in questi anche l’eredità dei segni e delle presenze che con il tempo si sono accumulate. Dobbiamo fare ordine nel rapporto tra gli elementi costitutivi del nostro ambiente: per dirlo in termini di proporzioni, il paesaggio sta al Paese come il giardinaggio sta al giardino. Se il giardinaggio è conoscenza, cura e disegno del giardino, il paesaggio è conoscenza, cura e disegno del Paese.

D) Tornando alle denunce di Settis: come si prospetta oggi l’idea di paesaggio, visti gli scempi al Belpaese?

R) Oggi non si pone più soltanto la questione della cementificazione: la superficie agraria ad esempio è diminuita, rispetto agli anni ’20, di circa un terzo del suo totale iniziale e sono molte le superfici che abbiamo perduto in ragione dell’insediamento e dell’abbandono. Dato sconcertante, mapossiamo affermare che in Italia è maggiore la quantità di suolo degradata che non quella occupata dal processo di cementificazione. Viviamo gli strascichi di una politica di territorio che esaltava il gigantismo macchinistico e agevolava la speculazione edilizia: dobbiamo ritrovare il senso del limite. Est modus in rebus, dicevano gli antichi latini: si deve interagire con il paesaggio introducendo con misura la trasformazione. Oggi dobbiamo avere la consapevolezza della limitatezza delle alterazioni dell’ambiente, oltre le quali viene messo in crisi il sistema stesso. Il territorio subisce continui cambiamenti, processo inarrestabile e naturale (oltre che una deformazione dell’aspetto dei luoghi irreversibile) che non deve essere interpretato come a lungo si è fatto con il restauro dei monumenti: il dov’era e com’era. Al paesaggio va donata una terza vita: la prima è come si presentava all’inizio, la seconda è come è stato cambiato dall’uomo e la terza è la vita che necessita per continuare a dialogare con l’uomo e la sua continuità esistenziale in qualità di bene comune. Un paesaggio viene riconosciuto come bene comune quando, al di là del suo statuto comunitario, una comunità lo assume come elemento costitutivo della propria identità. La vera salvaguardia del territorio non nasce dalla ferita alla maestà di un monumento, ma dalla consapevolezza del degrado della condizione umana nei paesaggi.

Valentina Burgassi

da   Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani | Greenews.info.

Audio Lettura da: Raffaele Milani, IL PAESAGGIO E’ UN’AVVENTURA. invito al piacere di viaggiare e di guardare

Leggo da Raffaele Milani, IL PAESAGGIO E’ UN’AVVENTURA. invito al piacere di viaggiare e di guardare, Feltrinelli, 20015, pagg. 164, 165

dove parla del provare a “leggere la città cercando i luoghi segreti, rimasti intoccati perchè trascurati e abbandonati”

Paesaggio malato e coscienza cittadinaIntervista all’architetto Franco Zagari, da Televideo

Oggi l’opinione pubblica dimostra sempre più interesse nei confronti di temi come il paesaggio, il territorio, l’ambiente. Non è un caso che il presidente Napolitano, nel suo discorso di investitura ha parlato del paesaggio come di una “questione di assoluta emergenza”, dimostrandosi in sintonia con le aspettative dei cittadini. Eppure i protocolli legislativi non sono ancora in grado di sanare una situazione delicatissima. Gran parte dell’edilizia italiana sorge infatti su aree ad ad alto rischio. Come la crescente consapevolezza dei cittadini può essere incisiva nelle scelte sul territorio?

“Ho lungamente trattato questi argomenti in due volumi entrambi per la casa editrice Librìa, Paesaggi di città non città. Franco Zagari. Quattro progetti di ricerca, a cura di Giovanni Laganà, appena uscito, e Paesaggio anno zero, che uscirà nel mese di maggio. ANNO ZERO propone un reset, smontare e rimontare gli argomenti che ruotano attorno a diverse cause della condizione deteriore del nostro paesaggio, ripartendo da una ricerca faticosa e paziente. Nel paesaggio, anche in quello brutto, sporco e cattivo, vivono migliaia di persone e per quanto la televisione abbia potuto corrompere il senso comune della morale di un intero paese, la gente ha sempre risorse imprevedibili spesso piene di sorprese. E’ il momento che noi si impari a trattare con cura il nostro paesaggio malato. Chi veramente vuole “che le cose cambino” con una evoluzione positiva sa che ci vuole lavoro, lavoro di tutti, con dedizione e pazienza, sa che questo è possibile solo attraverso un coinvolgimento di chiunque da vicino o da lontano senta a giusto titolo un vincolo significativo di appartenenza. Il che pone l’individuo come la comunità in una condizione potenzialmente più capace di rinnovare il senso di un patto di civitas, cioè una delle molecole fondamentali dell’esercizio di diritti e doveri in un consesso democratico. La questione è quindi non solo molto rilevante da un punto di vista economico e sociale, lo è da un punto di vista politico, e con una assoluta priorità. 

tutta l’intervista qui: Televideo – Paesaggio malato e coscienza cittadina.

Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto, da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO di Gabriele De Ritis

Un grazie fortissimo al mio amico Gabriele De Ritis che, il 14 agosto, mi ha dedicato questo post sul suo sito CAMMINARSI DENTRO

PAOLO FERRARIO, Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

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Presentazione del volume Angelicamente. Il significato dell’Angelo nella cultura del nostro tempo (edito da Zephyro Edizioni nel 2010) – Paolo Ferrario qui illustra il senso del suo saggioIl Genius Loci come angelo del luogo, pp.45-57 

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Via della Vite, Via delle Barche, Via all’Orto 

Via del Caco, Largo del Noce, Via del pollaio 

Largo della Pergola, Orto Verde, Terrazza, Largo del Tiglio 

da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (226): Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto : Ai confini dello sguardo.

sul rapporto fra la persona e il paesaggio

sul rappporto fra la persona e il paesaggio: Dall’infanzia alla vecchiaia percepiamo che il paesaggio è parte integrante della nostra esperienza soggettiva e che noi facciamo parte di esso, poiché vi intrecciamo le nostre relazioni e i nostri destini. Attraverso le emozioni ogni persona connette “l’io” che percepisce a un oggetto che viene percepito. In tal modo il paesaggio non è più … segue qui:

www.muoversinsieme.it

Il periodo delle vacanze estive mostra con forza un aspetto importante della nostra personalità: abbiamo bisogno di paesaggio

Di mestiere faccio il paesologo, Franco Arminio accetta di farsi interrogare dal sociologo del nuovo meridionalismo mediterraneo sui “paesi con il buco in mezzo”

Inventore di una curiosa e sensoriale disciplina, Franco Arminio accetta di farsi interrogare dal sociologo del nuovo meridionalismo mediterraneo sui “paesi con il buco in mezzo”.

 

ArminioFranco Arminio si divide tra insegnamento, scrittura, documentari, battaglie civili e collaborazioni a varie testate. Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle è la sua più recente opera in versi, pubblicata quest’anno.
Tra le sue ultime prose: Circo dell’ipocondriaVento forte tra Lacedonia e CandelaNevica e ho le proveCartoline dai mortiOratorio Bizantino.
È animatore del blog Comunità Provvisoria.

CassanoFranco Cassano insegna Sociologia dei processi culturali all’Università di Bari. Ha pubblicato, tra l’altro: Il Pensiero meridianoMal di Levante,PaeninsulaModernizzare stancaOltre il nullaHomo civicus;L’alternativa mediterranea, con Danilo Zolo; Tre modi vedere il Sud e da ultimo L’umiltà del male. Scrive su varie testate italiane e straniere.  

da Di mestiere faccio il paesologo.

Agnoletti, M. (a cura di) Paesaggi rurali storici. Per un catalogo nazionale, Editori Laterza :: Paesaggi rurali storici

Agnoletti, M. (a cura di)
Paesaggi rurali storici
Per un catalogo nazionale
Argomento: Architettura e urbanistica

L’Italia presenta un incomparabile patrimonio di paesaggi forgiati dall’uomo nel corso dei secoli, rappresentativi della molteplicità e della stratificazione delle impronte che tante civiltà hanno impresso nelle forme del territorio. Essi costituiscono un’eccezionale ricchezza, espressiva dell’identità culturale e dell’immagine del nostro paese nel mondo, sottoposta a molteplici minacce, ma oggetto di un crescente interesse.
La ricerca d’identità e senso dei luoghi, espressa dalla domanda di paesaggio, esprime infatti un malessere più profondo, che ha certamente a che vedere con i processi di globalizzazione e coi loro effetti di omologazione e modernizzazione da un lato, di squilibri e diseguaglianze dall’altro: a quella domanda è necessario dare risposte. Affrontare il problema del paesaggio in tutta la sua complessità implica quindi una critica ai modelli di sviluppo consolidati, senza nessuna concessione a nostalgiche condizioni pre-moderne, o a una illusoria ricerca di una idea di un ambiente o di una natura sottratti ad ogni influenza antropica. Per questo la moderna concezione del paesaggio non lo interpreta più come fenomeno esclusivamente culturale, ma piuttosto come il risultato dell’integrazione di fattori sociali, economici ed ambientali nel tempo e nello spazio, le cui migliori espressioni possono costituire un punto di riferiment o importante per un diverso modello di sviluppo.

Giorgio Morandi, Alba riscopre la poesia dei suoi paesaggi | tiscali.notizie

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Celeberrimo autore di nature morte, Morandi è conosciuto come “il pittore delle bottiglie”. L’immagine – icona di lui più diffusa è quella dell’artista che, nel chiuso del suo atelier, ha sottratto alla stolida insignificanza una banalissima messinscena di bicchieri, tazze, bricchi, caraffe, vasi di fiori e barattoli ordinati su tavoli, ripiani, sportelli e davanzali, con grazia e precisione maniacale. Sembrerebbe impossibile affermare il contrario, eppure, anche se soltanto per poco più di un quinto della sua produzione, Morandi fu anche incantevole pittore di paesaggi.Basterebbe visitare l’esposizione “Morandi, l’essenza del paesaggio” aperta alla Fondazione Ferrero di Alba fino al 16 gennaio, per intuire come amorevole si posasse l’occhio del pittore bolognese sul cortile di via Fondazza, che vedeva dalla finestra del suo studio, e sulle case e i vicoli di Grizzana, il paese dell’appennino dove era sfollato con la sua famiglia, diventato poi luogo di vacanza e di lunghi ozi letterari. Basterebbero i settanta paesaggi, “Paesi” come li chiamava il maestro, raccolti da Maria Cristina Bandiera, per sentirsi d’accordo con Federico Zeri quando non esitò a inserire Morandi tra i più grandi paesaggisti d’ogni tempo.

Morandi dipinge case e cose plasmati dalla memoria, dove la materia, fatta di luci e ombre leggere, prende la forma di una composizione astratta, rarefatta come una natura morta, “Un paesaggio con casa rosa”, un “Cortile di via Fondazza”, “La strada bianca” vengono dipinte allo stesso modo di un gruppo di bottiglie. Morandi gira intorno e guarda, poi si sposta e guarda, lo fa da posizioni differenti e in orari diversi. Monet fece trenta ‘riprese’ della Cattedrale di Rouen, dipingendola al trascorrere delle ore nel corso del giorno

segue qui:

Paesaggio svizzero sotto pressione

BERNA – Gli aumenti di popolazione, la domanda di abitazioni e il traffico nonché lo sviluppo in parte incontrollato delle città mettono sotto pressione il paesaggio svizzero. È quanto rileva il primo rapporto dell genere dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).

Secondo gli indicatori finora considerati dal programma «Landschaftsbeobachtung Schweiz» (LABES) dell’UFAM, presentato oggi, negli ultimi decenni vi è stato un calo continuo delle qualità paesaggistiche. Tra il 1980 e il 2002 l’urbanizzazione del paesaggio è cresciuta di quasi il 15%. Tra il 1983 e il 2007, la percentuale degli insediamenti è salita da uno scarso 6% a quasi l’8% della superficie complessiva della Svizzera. Il grado di impermeabilizzazione del suolo è salito tra il 1983 e il 2007 dal 4,7% al 6%.

LABES ha però rilevato anche indicatori che mostrano miglioramenti per singoli aspetti del paesaggio. Il 78% delle rive dei corsi e degli specchi d’acqua è ancora allo stato naturale o ha subito poche modifiche. Tra il 1989 e il 2003 sono stati rinaturati ogni anno 150 km di corsi d’acqua; nel contempo, ne sono tuttavia stati incanalati oltre 120 km l’anno. Le superfici forestali sfruttate in modo estensivo e poco influenzate dalle attività antropiche sono aumentate quasi ovunque in Svizzera, uno sviluppo che promuove una diversità delle specie ricca e specializzata.

 

da: CdT.ch – Paesaggio svizzero sotto pressione.

Morandi. L’essenza del paesaggio

Morandi. L’essenza del paesaggio

“Dipingo e incido paesi e nature morte”. Poche parole, pronunciate con la severa misura di sempre, bastavano a Giorgio Morandi (1890 – 1964)  per riassumere la propria arte, quintessenza di rigore ascetico e riflessione puntigliosa su pochi temi (nature morte e paesaggi appunto) instancabilmente scandagliati. Di nature morte – austere e vibranti composizioni di bottiglie e vasetti, bricchi e vecchi lumi – ne dipinse così tante da divenire noto ovunque come “pittore di bottiglie”, finendo per riservare ai paesi (come preferiva chiamare i suoi paesaggi) una posizione gregaria, ancorché cospicua, all’interno della sua produzione. “E dire che i paesaggi li amavo di più” – avrebbe dichiarato in seguito – confessando anche “ma bisognava viaggiare e soffermarsi in un posto o nell’altro e ritornarvi per completare il lavoro”. E forse proprio in questa attenzione amorosa e puntigliosissima per i paesaggi, individuati attraverso una ricerca meticolosa e dipinti dopo aver stabilito l’inquadratura più opportuna e prolungate introspezioni, sono da cercare le ragioni della loro minor quantità. Uomo di solitudine e di tradizione, Morandi aveva attraversato i maggiori movimenti artistici italiani, dal futurismo alla metafisica, da Valori Plastici a Novecento, senza farsene frastornare, sottraendosi alla schiavitù delle regole altrui cui, in arte come nella vita, si finisce sempre per sottostare quando non si sia in grado di darsene di proprie. Il canone morandiano comprendeva due norme fondamentali – “ritengo che esprimere la natura, cioè il mondo visibile, sia la cosa che maggiormente m’interessa” e “lavoro costantemente dal vero” – che il maestro bolognese, uomo schivo come pochi, declinava facendo coincidere i confini del proprio mondo e della propria arte con lo studio bolognese di via Fondazza e con la casa di campagna di Grizzana. Era questo frammento di mondo che Morandi trasformava nelle immagini intime e vibranti di caste bottiglie e vasetti feriali, e di paesaggi assorti, soprattutto i calanchi aridi degli Appennini appena fuori Bologna, intorno a Grizzana, dove il pittore passò le sue estati e gli anni della guerra, ma anche il modesto cortile della casa bolognese. Una pittura tonale, severa ed equilibrata, difficile e segreta, dove le povere cose sono pretesti per esprimere sentimenti. Vasetti consunti, ciotole vuote e bottiglie polverose ricoperte di colori opachi, rifiutando la seduzione delle trasparenze, e attoniti paesaggi, ridotti a liriche geometrie, quasi sul limitare dell’astrazione che sfuggono alle trappole dell’entropia, riescendo sorprendntemente a ricreare la vita, a restituirne l’essenza.
Tuttavia, come ricordava Federico Zeri, “mentre tutti lo conoscono come autore di nature morte, pochi sono a conoscenza dell’altra sua attività, quella di pittore di paesaggio.[…] Io considero questi dipinti fra i più alti capolavori del paesaggismo di tutti i tempi. In essi si sente un’affettuosa attenzione verso l’opera giovanile di Corot; talvolta si percepiscono riflessi molto mediati e trasfigurati di Cézanne” . Per questo, tanto più preziosa è l’esemplare rassegna allestita nelle sale della Fondazione Ferrero di Alba che esplora l’essenza del paesaggio nell’arte del maestro bolognese attraverso una settantina di opere, in prevalenza dipinti e una rigorosa selezione di acquerelli. Un ulteriore elemento di appeal della rassegna nasce dalla provenienza delle opere, quasi tutti destinate da Morandi ai suoi compagni di strada più fedeli, artisti e intellettuali, da Malaparte a Casella, da Soffici a Campana e Ungaretti, nonché ai suoi primi collezionisti ed estimatori, mecenati, critici e storici dell’arte, Longhi e Vitali, Brandi e Magnani, Ragghianti, Venturi e Arcangeli, intrecciando la storia dell’arte morandiana a quella della cultura del tempo.
La mostra prende avvio da un prezioso nucleo di lavori giovanili degli anni Dieci, partendo dal seminale “Nevicata” del 1910 – muto di voci e di presenze umane come lo saranno tutti i suoi paesaggi futuri, a cui sono affiancate opere di pochi anni successive, come il “Paesaggio Vitali” del 1911, memori del cubismo e della lezione di Cezanne, cui si aggiungono gli echi del Doganiere Rousseau, riprova dell’incessante ricerca di un’autonoma espressività e di un affinamento dello stile del solitario di via Fondazza. Un momento nodale nella poetica di Morandi sono i paesi dipinti nel decennio successivo che declinano la linea della tradizione italiana – Giotto, Masaccio, Piero della Francesca –  innervandola con il sentimento della contemporaneità, in modo tanto più estremo quanto più dissimulato: le geometrie cezanniane accolgono le leggerissime velature di colore, memori delle scialbature degli affreschi quattrocenteschi. Sono paesaggi severi, assoluti e dalla struttura decisa, lontani da ogni naturalismo, in cui poche case, compatte come solidi geometrici si stagliano, nella tarda luce mattinale, contro cieli smaltati d’azzurro di purezza pierfrancescana. E’ negli anni Trenta che Morandi raggiunge una grandezza autonoma ed esiti altissimi. L’armonia meditata della forma si specchia  nella raggiunta perfezione della materia tonale: i paesaggi inameni, “inutili” come le bottiglie e le ciotole che abitano le sue nature morte, rivelano definitivamente la loro essenza di “puri” pretesti espressivi. E questo accade soprattutto nei paesaggi di Grizzana, dipinti da Morandi negli anni più tragici della guerra ulteriore snodo essenziale nell’opera dell’artista bolognese, e uno dei vertici della pittura italiana del Novecento. Decantando la stesura più densa del decennio precedente, quando il colore ancora modellava la presenza degli oggetti, coagulando la luce per stacchi più nitidi e drammatici, Morandi sottrae corpo e consistenza alla materia, sino a lasciare sulla tela poco più di una velatura appena modulata in cui le colline e le valli dell’Appennino emiliano appaiono come dilavate dal tempo, sindoni di solitudine e di desolazione. E sullo stato di contemplazione assorta suscitato dalla serie dei “cortili di via Fondazza” degli anni Cinquanta, accostati ai paesaggi di Grizzana dei suoi ultimi anni, si chiude la rassegna albese. Si assiste a un progressivo smaterializzarsi della realtà nella luce, a un rarefarsi della pittura che disgrega il confine tra paesaggio e natura morta esemplificato in mostra dall’accostamento di un “Paesaggio” del 1962 e una “Natura morta”  del 1963. Entrambi danno vita, incarnano e realizzano le parole dell’assunto per cui è diventato famoso: “Non vi è nulla di più astratto del reale”.

da: Italica – Morandi Giorgio: Morandi. L’essenza del paesaggio.

George Clooney scende in campo per salvare l’antica filanda sul lago di Como che il banchiere di Putin, Igor Kogan, ha deciso di radere al suolo per farne tre piscine e un colonnato stile impero

Una nuova battaglia ambientalista per George Clooney. L’attore americano scende in campo per salvare l’antica filanda sul lago di Como che il banchiere di Putin, Igor Kogan, ha deciso di radere al suolo per farne tre piscine e un colonnato stile impero. Il tutto contro il parere della Soprintendenza e del ministero per i Beni culturali e proprio a due passi da quella Villa Oleandra che George deve ora difendere dal cemento oltre che dai soliti paparazzi e dai fan invadenti. Non è la prima volta.

Appena giunto a Laglio, Clooney è diventato uno strenuo difensore del paesaggio. Come testimonial ambientalista è riuscito a scongiurare che andasse in porto un altro piano di cementificazione delle sponde. Ma ora il magnate russo, dopo un ricorso contro il blocco decretato dalla Soprintendenza e dal ministero, ha ricevuto dal Tar lombardo il nullaosta ad abbattere l’edificio così come previsto nel piano di riqualificazione della sua villa La Punta.


Da parte del Comune, nessuna resistenza. Clooney invece tiene duro: “Resterò in prima fila a difendere la quiete di questo territorio al fianco del comitato Rive di Laglio”, assicura l’attore a “L’espresso”. Ma fino a quando? Sono in molti nella comunità lariana a temere che la goccia russa possa far traboccare il vaso, e magari spingere Clooney a scappar via dall’amato lago. T. Ma.

da l’Espresso 11 novembre 2010

 

L’essenza del paesaggio nelle opere di Giorgio Morandi

L’essenza del paesaggio nelle opere di Giorgio Morandi

di Rino Tacchella

Alla Fondazione Ferrero di Alba sono più di settanta le opere esposte, tra dipinti su tela, tempere ed acquarelli, mediante le quali è possibile ripercorrere l’interpretazione del paesaggio e come questa è variata nel tempo, nella pittura del grande artista bolognese Giorgio Morandi(1890 – 1964).

Ha dipinto soprattutto paesaggi, nel periodo compreso tra le due guerre, e in queste opere dalla struttura compositiva di graduale semplificazione formale, è possibile riconoscere la lezione di Paul Cezanne.
I colori impiegati sono i colori dell’Appennino colto in tutte le ore del giorno o in tutte le fasi stagionali, tra le brume, gli umori e le nebbie che ovattano e rendono irreali le visioni, tra i bagliori accecanti delle giornate di sole pieno in cui evidenti e forti sono i contrasti tra le luci e le ombre.
In questo modo dava sfogo al suo credo artistico, esternato esplicitamente in una delle poche interviste rilasciate: “Ritengo che esprimere la natura, cioè il mondo visibile, sia la cosa che maggiormente m’interessa”.

E questo è ciò che si evince dalla selezione di opere del percorso espositivo, in cui Morandi ha interpretato e poeticamente riprodotto a modo suo la natura e il paese diGrizzana dove era solito trascorrere i mesi caldi.

Il percorso espositivo, curato da Maria Cristina Bandera, evidenzia l’evoluzione espressiva dell’artista e dimostra la sua fedeltà al paesaggio e l’elevata qualità della sua pittura che secondo lo studioso Roberto Longhiottiene proprio in questo genere “il culmine […] forse il più alto da lui raggiunto”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 16 Gennaio 2011 con i seguenti orari: feriali 15 – 19, sabato e festivi 10 – 19, lunedì chiuso.
FONDAZIONE FERRERO, Strada di Mezzo, 44 – Alba (CN).
Ingresso gratuito

 

21/10/2010

da: Quotidiano indipendente di informazione online della provincia di Alessandria – L’essenza del paesaggio nelle opere di Giorgio Morandi.

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI, a cura Associazione Culturale Erodoto, Como

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI
Chiostrino di Sant’Eufemia, Piazzolo Terragni – Como

Dal 26 settembre al 24 ottobre 2010, dalle 11 alle 18, orario continuato; giorni: dal martedì alla domenica, lunedì chiuso; Ingresso libero

Catalogo Vanilla Edizioni in mostra (7 €)

A cura di: Associazione Culturale Erodoto
Direzione artistica: Jessica Anais Savoia
Artisti: Jalisco Pineda, Nicoletta Brenna
Contributo artistico: OLO creative farm, per il montaggio video; Diego Casartelli per le fotografie sulla Valle del Cosia

Genius Loci è un ambiente in cui l’arte contemporanea, attraverso una video installazione, sculture in creta, bassorilievi, incisioni, fotografia, suoni, odori e installazioni spaziali, diventa mezzo di connessione tra lo spettatore e il suo io più intimo legato al ricordo e al contatto con la natura e il suo Genius Loci.
Ognuno di noi conserva dentro sé il segreto di un incontro intimo e personale con i luoghi che ci circondano, che ci appartengono o a cui siamo appartenuti. In questa mostra possiamo ritrovare quel ricordo, quella sensazione, quel momento.
Basta guardare, annusare, ascoltare e sentire, attraverso i tre piani espositivi, rapiti dalla magia di questo splendido Chiostrino nascosto nel centro storico di Como. Possiamo vivere in prima persona questa rassegna, vivere le opere, le piante, il verde che fa parte imprescindibile dell’allestimento, o ascoltare le testimonianze raccolte tra professionisti e professori che nel catalogo e durante le due conferenze (9 e 23 ottobre), ci parleranno del Genius Loci della Provincia di Como, del suo lago, ma anche dell’aspetto filosofico di questa figura, della simbologia del bosco e dell’albero

da: Associazione Culturale Erodoto

 

Non solo ville e giardini, ecco il Lario dei comaschi, di Laura d’Incalci in La Provincia di Como

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Bruno Bianchi, noto architetto che ha espresso la sua professione soprattutto a Lecco, a Como e nel continente africano, non a caso ha intitolato il suo recente libro semplicemente «Il lago», tradendo così la certezza di un resoconto che non trae certo originalità dall’argomento messo a fuoco, ma piuttosto dallo sguardo personale, da un surplus di vissuto e di anima, investiti su paesaggi, contesti e storie del Lario.
Sarà presentato il 13 ottobre – alle ore 17,30 nell’aula magna dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli – il volume (NodoLibri)  che racchiude il segreto di una vicenda che inizia nella notte dei tempi e si solidifica attraverso l’operosità umana, le fatiche e la durezza di una quotidianità  attraversata da contraddizione e dolore. «È un’opera che sembra scolpita nella roccia del lago» commenta Clemente Taiana direttore dell’Accademia Galli che questo pomeriggio introdurrà l’incontro realizzato in collaborazione con le delegazioni del Fai di Como e di Lecco – rispettivamente rappresentate da Silvio D’Errico e Gianfranco Scotti che parteciperanno all’evento – che prevede gli interventi dello stesso autore e dell’editore Fabio Cani.

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Non solo ville e giardini, ecco il Lario dei comaschi – Cultura e Spettacoli – La Provincia di Como.

PAOLO FERRARIO, Il Genius Loci come angelo del luogo, Pubblicato in: Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, pagg. 45-57

PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

pubblicato in : angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010

INDICE DEL SAGGIO:
1. L’evento
2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
3. Il Genius loci
4. I luoghi concreti
5. Gli elementi dei luoghi
6. Ritorno a casa

Bibliografia:

Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008

Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994

Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988

Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969

Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000

Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005

Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009

Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006

Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974

Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001

Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004

Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009

Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009

Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997

Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010

Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992

Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000

Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988

Paolo Ferrario è sociologo e formatore in tema di politica dei servizi sociali. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica. Tiene un “diario reticolare”  sul Blog  Segni di Paolo del 1948. Pubblica articoli sul BlogZine Muoversi Insieme di Stannah.   In Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.

Festival del Paesaggio Agrario 2010

Dal 24 al 26 settembre 2010 i comuni  di Rocchetta Tanaro – che festeggia nel 2010 il trentennale della fondazione del Parco Naturale di Rocchetta Tanaro – e di Vinchio, in provincia di Asti, ospiteranno la seconda edizione del Festival del paesaggio agrario con mostre, video, convegni, incontri con le scuole nonché degustazioni di prodotti e vini tipici della zona.

Al Festival saranno presenti studiosi, docenti universitari, presidenti di associazioni ambientaliste, responsabili di parchi naturali.

Perché un festival dedicato al Paesaggio Agrario? Perchè il paesaggio è un patrimonio economico, ma anche sociale e ambientale e come tale deve essere valorizzato e salvaguardato. Il primo strumento di tutela è l’agricoltura, che oggi per competere ha bisogno di cambiamenti sostenuti da processi di ricerca e di innovazione rispettosi dell’ambiente e della biodiversità, per poter dare valore al reddito del lavoro agricolo e dei prodotti.

E non solo: l’agricoltura deve svolgere una funzione essenziale nella tutela delle risorse ambientali, toccando altri settori come la produzione di energia e la promozione di nuove identità culturali. Soltanto una agricoltura innovativa e in grado di fornire un reddito sicuro potrà infatti impedire l’invasione di cemento o di stabilimenti non congrui con il territorio.

Il Festival nasce quindi con il preciso obiettivo di informare ma anche di mettere a confronto diverse realtà e professionalità in una ampia riflessione che possa essere foriera di uno sviluppo economico, sociale e culturale.

Dall’agricoltura ai prodotti: sarà infatti presentata il 26 settembre una ricerca promossa da Vignaioli Piemontesi sulla “rintracciabilità e certificazione dei prodotti”.

Uno spazio durante il Festival è dedicato alla musica con l’undicesima edizine diCanté Bergera – Cantare al femminile, unico festival di musica popolare al femminile, che propone incontri con i canti di cultura popolare – tra cui il 2 ottobre al Teatro Alfieri di Asti il Coro delle Mondine di Novi, un gruppo di donne già protagoniste del bel documentario Di madre in figlia di Andrea Zambelli e prodotto da Davide Ferrario.

Tutto il materiale relativo alla prima edizione, nel 2009,  del Festival del Paesaggio Agrariosono raccolte  nel volume Gli uomini e la terra. Il patrimonio economico, sociale e culturale del paesaggio agrario, a cura di Laurana Lajolo (Daniela Piazza Editore, Torino, info@danielapiazzaeditore.com).

Festival del Paesaggio Agrario 2010 – Eventi & fiere – Club Internazionale dei Diritti del Turista.

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO – OLIVIERO TOSCANI INVITA A DIVENTARE FOTOGRAFI UTILI

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO è un progetto, una ricerca, che con il  contributo di tutti, diventa un archivio multimediale, un sito internet, un’esposizione collettiva in costante aggiornamento.

Assediati dal brutto, tanto vale  armarsi i di qualsiasi altra tecnologia a nostra disposizione – il cellulare, ad esempio –  e cominciare a documentarlo,  per migliorare l’ambiente in cui viviamo. In questo modo la fotografia diventerà “vera arte” non da appendere ai muri, ma memoria storica dell’umanità. Oliviero Toscani , ieri ospite a Pordenonelegge, ha affermato: “Mi è bastato lanciare l’idea che già mi arrivano centinaia di foto al giorno, alcune delle quali con l’avvertenza di non mettere il nome dell’autore perché si teme il vicino di casa o il sindaco del paese.”

Il progetto sarà ospitato alla Biennale di Venezia. Per partecipare basta registrarsi e carica le immagini e i video all’indirizzo www.nuovopaesaggioitaliano.it

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO – OLIVIERO TOSCANI INVITA A DIVENTARE FOTOGRAFI UTILI.

Abitare la natura » Landscape Design – Blog – Repubblica.it

Sabato 18 e domenica 19 settembre si terrà a Gardone Riviera la prima edizione dellaRassegna Internazionale del Paesaggio e del Giardino che segue il percorso iniziato lo scorso anno con i Protagonisti del Paesaggio. La cornice di questa manifestazione sarà il Vittoriale degli Italiani sul lago di Garda, connubio fantastico tra la storia e il paesaggio.
Saranno due giornate dove la cultura del paesaggio sarà la protagonista assoluta e avrà come rappresentanti alcuni tra i più noti paesaggisti, provenienti da tutto il mondo. Si confronteranno su lavori, idee, tendenze di una disciplina sempre più di interesse comune, tra Progetto e Cultura, Storia e Innovazione, Arte e Tecnica.
Patrizia Pozzi, architetto paesaggista tra gli invitati, terrà la sua relazione domenica e il tema trattato sarà:
Abitare la natura
Dalla natura al design, stimoli, progetti…

Da molti anni l’architetto  si occupa della relazione tra architettura e natura e nei suoi lavori mette in discussione l’idea stessa di paesaggio tradizionale, costituito dalla relazione gerarchica tra edifico e natura, perché ogni elemento che entra a far parte del nostro mondo esterno è paesaggio. Codificare e tradurre le suggestioni in linguaggio progettuale è parte del lavoro del landscape designer: l’osservazione della realtà è fondamentale, poiché solo osservando attentamente il contesto, stando a lungo sul posto, si riesce a cogliere l’anima del luogo.

L’architetto, quindi, parlerà di alcuni dei suoi recenti progetti, particolarmente interessanti dal punto di vista paesaggistico.
Verrà illustrato il Nuovo porto (nella foto in basso) per lo stoccaggio dei prodotti petroliferi e l’area residenziale annessa, situato a Valona, in Albania. Sorto sulle aree bonificate di una vecchia fabbrica di soda, il progetto trae ispirazione dalle forme della natura marina del sito e si inserisce armoniosamente nel contesto esistente, dove preponderanti sono le presenze naturali: sabbia, acqua, vegetazione spontanea.
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Lo spunto per la progettazione dell’area residenziale sono state le conchiglie trovate sul posto: i “mini alloggi” si ispirano alle conchiglie a chiocciola, mentre la “torre faro”, edificio la  cui presenza era richiesta di necessità come riferimento visivo per le navi ed è godibile da tutti i punti di vista, si ispira alle conchiglie a cono.
La paesaggista parlerà inoltre dell’interessante progetto di mitigazione ambientale di unanuova area industriale ad Arcore (nella foto in basso). Si tratta dell’inserimento ad impatto zero di sito di produzione di betonaggio ed asfalti: una vela in cemento, con una forma dinamica che si sviluppa fino a 15 metri d’altezza e 200 di lunghezza, accoglie l’impianto industriale, filtra il territorio e ne definisce i connotati più salienti. Terre armate, gabbioni in pietra sono gli elementi utilizzati per comporre le architetture e gli spazi aperti.

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Verranno infine illustrati gli oggetti di design creati dallo studio di cui l’architetto Pozzi è titolare: la panca corallo presentata durante l’allestimento del Giardino Marino (Fuori Salone del Mobile 2006) e i divani e le poltrone (Gastone e Olivia) in erba artificiale, sue ultime creazioni.
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Libro Landscape Design
Paesaggi naturali, di pietra, di vetro, sintetici. Giardini in diciotto centimetri di terra e spazi pubblici, paesaggi da riforestare e fantasiosi giardini marini come acquari per umani. I lavori di Patrizia Pozzi raccontano cosa accade oggi nel panorama dell’architettura del paesaggio, dal micro al marco, dal singolo arredo per esterni fino all’intervento paesaggistico su larga scala. Attraverso il lavoro della Pozzi, selezionato con attenzione e organizzato da un’autrice che ben conosce la materia, questo libro fa da guida nello scenario poetico e funzionale del landscape design, e rivela un iter creativo trasversale, interdisciplinare, che prende spunti da mondi differenti: dall’arte e dall’architettura, dal gioco dei bambini e dalle infinite forme che offre la natura, dai sogni e dalle più concrete esigenze funzionali. E dal genius loci, l’anima che ogni luogo possiede.

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Il libro di Lucia Valerio è anche un racconto “verde” del made in Italy, che a partire dalla sapiente ricetta del giardino classico formale all’italiana ha influenzato i paesaggi realizzati in diverse parti del mondo. Un universo ricco di suggestioni per comprendere come si fa a mettere ordine (e disordine) nella natura.

Abitare la natura » Landscape Design – Blog – Repubblica.it.

Gli esseri umani? Fatti di carne, ossa e… paesaggio! | Muoversi Insieme


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Dall’infanzia alla vecchiaia percepiamo che il paesaggio è parte integrante della nostra esperienza soggettiva e che noi facciamo parte di esso, poiché vi intrecciamo le nostre relazioni e i nostri destini. Attraverso le emozioni ogni persona connette “l’io” che percepisce a un oggetto che viene percepito. In tal modo il paesaggio non è più un insieme di oggetti materiali della natura, ma diviene una costruzione culturale.
Lo spiega bene lo storico delle sensibilità, Alain Corbin: “Il paesaggio è il modo di leggere e analizzare lo spazio, di rappresentarselo in rapporto al sapere sensoriale, di schematizzarlo per offrirlo all’apprezzamento estetico, di caricarlo di significati ed emozioni. In breve, il paesaggio è una lettura indissociabile dalla persona che contempla uno spazio”.
Prendiamo un gesto semplice come quello di affacciarci a una finestra
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