IL TEMPO, da Oral di Jorge Luis Borges

[…] Nella nostra esperienza, il tempo corrisponde sempre al fiume di Eraclito, è sempre valida questa parabola. E’ come se in tanti secoli non si avesse progredito. Siamo sempre Eraclito che si vede riflesso nel fiume, e che pensa che il fiume non è il fiume perché ha mutato le acque, e che pensa che lui non è Eraclito perché è stato altre persone fra l’ultima volta che ha visto il fiume e questa. Siamo, cioè, qualcosa di mutevole e permanente. Siamo qualcosa di essenzialmente misterioso. Che sarebbe ognuno di noi senza la sua memoria? E’ una memoria che in buona parte è fatta di risonanza ma che è essenziale. Non è necessario che io ricordi, ad esempio, per sapere chi sono, che ho vissuto a Buenos Aires, a Ginevra, in Spagna. Allo stesso tempo, io devo sentire che non sono chi sono stato in quei luoghi, che sono un altro. Questo è il problema che non potremo mai risolvere: il problema dell’identità mutevole. E forse la stessa parola cambiamento è sufficiente. Perché se parliamo del cambiamento di qualcosa, non diciamo che qualcosa viene sostituito da qualcos’altro. Diciamo: <La pianta cresce>. Non vogliamo dire con questo che una pianta piccola debba venir sostituita da un’altra più grande. Vogliamo dire che questa pianta si trasforma in qualcos’altro. Ossia, l’idea del permanere nella fugacità.L’idea del futuro giustificherebbe quell’antica idea di Platone, secondo cui il tempo è immagine mobile dell’eternità, movimento dell’anima verso l’avvenire. […]

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Georges Perec (2011), Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, Libri Piccoli Voland, A cura di Alberto Lecaldano

TartaRugosa ha letto e scritto di: Georges Perec (2011) TENTATIVI DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO, editore Libri piccoli Voland) a cura di Alberto Lecaldano Il progetto avrebbe dovuto durare dodici anni, ma non si concluse. L’idea, secondo Perec, era di osservare piazza Saint-Sulpice in diversi momenti della giornata e di prendere nota di tutto quello che vedeva. O meglio “…quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole”. Il tentativo dura tre giorni. Questa idea è entusiasmante. Finalmente un punto di connessione tra uomo e rettile. Anch’io passo lunghe ore ad osservare ciò che accade, ma, a differenza di Perec, il tentativo non si esaurisce in tre giorni. Per me dura almeno sei mesi all’anno. Alterno le visioni di Georges con le mie. Place Saint-Sulpice 6° Arrondissement, Parigi 18, 19, 20 ottobre 1974 Largo del Ciliegio Alla sommità della prima proda dell’orto La prima settimana di primavera 2012 18 ottobre Patate all’ingrosso Da un pullman di turisti un giapponese sembra che mi faccia una fotografia. Un anziano signore con la sua mezza baguette, una signora con un pacchetto di dolci a forma di piccola piramide L’86 va a Saint-Mandé (non gira in Rue Bonaparte, ma prende Rue di Vieux-Colombier) Il 63 va a Porte dela Muette 21 marzo Foglie secche Formiche indaffarate raccolgono […]

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i terremoti nelle cosiddette “zone sicure”: analisi storica A CURA DI MASSIMO PARRINI PER IL FOGLIO DEI FOGLI

  Primo “sciame sismico” tra la notte di martedì a Verona (mezzanotte e 54 minuti, magnitudo 4,2, epicentro fra i comuni di Negrar, Marano di Valpolicella, Grezzano e San Pietro in Cariano, ipocentro a 10,3 km di profondità) e la mattina di mercoledì in provincia di Reggio Emilia (9.06, magnitudo 4,9, epicentro nel reggiano fra i comuni di Poviglio, Brescello e Castelnovo di Sotto, ipocentro a 33,2 km di profondità), alle 15.53 dì venerdì la terra ha tremato per quindici secondi in tutto il Nord Italia: magnitudo 5,4 che ne fa il terremoto più violento dopo quello dell’Aquila (6,4, 6 aprile 2009), epicentro sull’Appennino parmense tra i comuni di Corniglio e Berceto, «stavolta l’urlo del sisma è salito dalle viscere della terra: a 60.8 chilometri di profondità, e meno male, perché, spiegano gli esperti, “se fosse stato più in superficie, gli effetti sarebbero stati ben peggiori”». [1] Le «scosse registrate a distanza di pochi giorni non hanno relazione tra loro, originano da aree sismiche distinte», ha spiegato Demetrio Egidi, responsabile della Protezione civile dell’Emilia-Romagna. [2] Giampaolo Cavinato, ricercatore all’istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr: «Sono sicuramente simili, ma probabilmente non esiste un collegamento fra di loro: è difficile che si sia attivata la medesima struttura geologica, dato che in Italia non sono conosciute faglie della lunghezza di 80-90 chilometri, come per esempio in Giappone». [3] Domenico Giardini, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv): «È dall’estate scorsa […]

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ADDIO ALL’ESTATE

Quando le bacche del cotoneaster diventano rosso cupo vuol dire che l’estate volge al termine. Le calde ore del mezzo del giorno sono in contrasto col fresco mattutino e serale, così come il colore sempre più buio e i raggi più obliqui inesorabilmente annunciano l’ingresso autunnale. Settembre è il mese che accomuna la tristezza della terminalità del ciclo riproduttivo al […]

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Ricordo dell’agosto 2011: AGRITURISMO MADONNA DEI CEPPI, Lezzeno, frazione Cendraro, Lago di Como, 4 e 10 agosto 2011

Progettiamo un pranzo conviviale all’ AGRITURISMO MADONNA DEI CEPPI, Lezzeno, frazione Cendraro, Lago di Como 349.3785204, 347,8622416 Il 4 agosto andiamo a fare un sopralluogo : AGRITURISMO MADONNA DEI CEPPI, Lezzeno, frazion…, posted with vodpod Poi andiamo a pranzo con Chicco, Luigina, Zari e Betty e, di primo pomeriggio, visita alla stalla delle capre e dei capretti:

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“GENIUS LOCI”, per rappresentare l’essenza, l’anima, la forza di un luogo, in Paolo Ferrario, Il Genius Loci come angelo del luogo, in Angelicamente, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro Edizioni, 2010, p. 45-57

Lo spazio ed il tempo sono le categorie essenziali per la stessa nozione di esistenza: ogni percezione di sé e del mondo si realizza nello spazio ed anche le rappresentazione mentali e culturali si realizzano in uno spazio. Il tempo è la curva inesorabile che struttura ogni gesto della nostra vita, ma noi lo viviamo in uno spazio. E’ il nostro linguaggio a rivelarci che sempre  pensiamo noi stessi collocandoci in un luogo. Infatti diciamo “sentirsi a casa” o “sentirsi spaesati” o ancora “sentirsi in trincea” o “stare a casa di Dio”. Dunque la spazialità permea il pensiero e il linguaggio. Per cominciare a costellare il tema del luogo ricorro alla  energia del pensiero di James Hillman (2001), quando ci avvisa che: “se è vero che l’anima ha a che fare con l’approfondirsi degli eventi, questi eventi non sono solo dentro di noi ma possono essere dentro il mondo. Questa è l’anima mundi, l’anima nel mondo, o del mondo”. E’ davvero forte questa suggestione che orienta a cercare l’anima nei luoghi. Non è la Psiche ad essere in noi, noi siamo nella Psiche. Mettere in relazione il proprio sé con il  mondo esterno è come un “fare anima” anche con il gesto semplice di stare in un posto, alla ricerca lieve, curiosa ed interessata di quel qualcosa di difficilmente afferrabile (se non vi si presta amorosa attenzione) che va a costituire il nucleo essenziale di in luogo. Lo si cattura […]

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Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

RACCONTI POETICI DI LUOGHI INTERIORI SEMINARIO DI AUTOBIOGRAFIA POETICA Questo laboratorio parte dal presupposto che, scrivendo di sé, non sia importante soltanto che cosa si racconta, ma anche come. Nell’infanzia, scrive Walter Benjamin, “le parole sono vive, piene, ricche, perché portano tutte traccia delle percezioni sensoriali forti del bambino, portano traccia del tatto, del colore, dell’odorato, del suono, di tutte le esperienze; la lingua del bambino è una lingua della domenica, cioè una festa”. Crescendo, la parola perde l’aderenza alle cose, al mondo, all’esperienza, e diventa più arida, perché slegata da quel piacere fisico di creare nominando: allora si opacizza, si logora, diventa automatica e vuota. Non c’è più una lingua della domenica, ma spesso una grigia lingua del lunedì mattina. Il pensiero diventa astratto e totalmente distaccato dalla fisicità che ci costituisce. Per raccontare se stessi in modo completo e non scisso, è necessario fare pratica d’una forma espressiva che permetta di recuperare quel piacere originario di gustare le parole con tutto il corpo. Questa forma è la poesia, che ha la capacità di alimentarsi di parole vive perché nate dal ritmo del respiro, del battito del cuore, del passo, parole profondamente radicate nel corpo, che conservano le preziose qualità sensoriali della lingua allo stato nascente, capace di esprimere la totalità dell’esperienza senza scissioni; essa è uno strumento autobiografico completo, perché non separa il significato dalla forma-suono e dalla originaria matrice ritmica della parola, e permette di riunire in […]

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Paolo Ferrario, Agosto, lunario dei giorni di quiete, in Muoversi Insieme di Stannah

  A metà agosto ci sono già i segni dell’estate che sta finendo: la rottura del caldo e le prime piogge, la luce calante, le temperature più fresche, le foglie che cominciano ad ingiallire.E’ in questo periodo dell’anno che il tempo ci appare in tutte le sue varie dimensioni e aspetti: forse è proprio ora il momento in cui ne abbiamo una più acuta percezione e, quindi, possiamo farne oggetto di riflessione condivisa.Le società moderne del mondo occidentale hanno cicli temporali molto definiti, tali da influenzare potentemente la vita quotidiana. Se mettiamo sotto osservazione la singola giornata, possiamo scandire il tempo del lavoro, quello del trasporto e quello della casa (vitto, relax, sonno). Se invece assumiamo come riferimento l’intero anno, allora vediamo nitidamente che la più forte linea di frattura è fra gli undici mesi di attività produttiva e questo agosto di “ferie”, “vacanze”, “ozio”, “pigrizia”.   segue qui:   Agosto, lunario dei giorni di quiete | Muoversi Insieme

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Fabio Cani, Nesso. Una scuola per i figli del popolo, NodoLibri, 11 ottobre 2009

Domenica 11 ottobre 2009 a Nesso si ricorda la storia centenaria dell’Asilo infantile, fondato nel 1909 per iniziativa del parroco don Anselmo Vanini. Dopo il pranzo organizzato per raccogliere fondi a sostegno dell’iniziativa, alle ore 15, presso il salone dell’oratorio, si presenta il volume Nesso. Una scuola per i figli del popolo che racconta, attraverso i documenti, i 100 anni di vita dell’Asilo. Scritto da Fabio Cani, il volume si inserisce nell’ormai corposa serie dedicata a vari aspetti della storia di Nesso. Proprio l’anno scorso era stato pubblicato il volume dedicato ai 110 anni della Cooperativa di Nesso: assieme, i due volumi contribuiscono a delineare un quadro della vita sociale di Nesso nel corso del Novecento attraverso le vicende per certi versi complementari e per altri alternative delle due istituzioni, una di iniziativa parrocchiale e l’altra socialista. La ricerca dedicata all’Asilo mette in luce il lavoro di preparazione svolto dall’arciprete Vanini per oltre quindici anni, ma recupera anche numerosi squarci di un paese del lago alle prese con le ristrettezze della vita quotidiana ma aperto alle sfide della modernità. I documenti dell’Asilo consentono interessanti aperture su altri argomenti (per esempio vi si conservano i contratti di appalto per la costruzione dell’edificio nel 1901). Come per gli altri volumi della serie, il testo è accompagnato da una ricca selezione di immagini provenienti dall’archivio dell’Asilo ma anche da collezioni private. Nesso. I nomi dei luoghi, 2003 Nesso. Il lavoro dell’acqua, 2005 Falco […]

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Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa

Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa: Valle Intelvi Sotto il monte Gringo: Valletta del Perello Valletta Costa Valletta Sass Vidaa Valletta di Sciogn Sotto il monte Comana Valletta Nizzola Valletta Ronco La mappa e tratta da: Torri e castelli del triangolo lariano, a cura della Comunità montana Triangolo Lariano, Fondazione provinciale Comunità Comasca, Associazione Appuntamenti Musicali, Società archelogica Comense In questa mappa si trova anche questa scheda su NESSO: La località si trova a circa metà della sponda orientale del primo bacino del lago di Como, in direzione di Bellagio e all’imbocco della strada che sale al Pian del Tivano che dà l’accesso alla Vallassina. Il paese si sviluppa in senso verticale, partendo dalla riva del lago. Diverse sono le costruzioni che ci inducono a riflettere sulla possibilità che il luogo fosse interamente organizzato dentro un sistema difensivo e all’interno di un circuito integrato di più ampie dimensioni, se prendiamo in considerazione anche il fatto che al Pian del Tivano esistette un accampamento o un punto ricettivo militare d’epoca romana. L’unico manufatto di tipo militare oggi esistente, è costituito da ciò che rimane delle mura del Castello rinascimentale a cui si accede mediante la via omonima. Tuttavia, ripercorrendo le strade del paese, abbiamo rilevato alcuni caseggiati strutturati a mo’ di torre una, in particolare, la si può scorgere nella parte alta del nucleo antico che fiancheg­gia l’orrido. A lago sorge la chiesa plebana di S […]

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Lo sguardo e l’obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità Lariane di Ignazio Vigoni, edito dalla Società Archeologica Comense e da Villa Vigoni Centro Italo-Tedesco

Lo sguardo e l’obiettivo: presentazione a Villa Vigoni Sabato 11 luglio alle ore 17 presso Villa Vigoni a Loveno di Menaggio viene presentato il volume Lo sguardo e l’obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità Lariane di Ignazio Vigoni, edito dalla Società Archeologica Comense e da Villa Vigoni Centro Italo-Tedesco. – Interventi: Giancarlo Frigerio (presidente della Società Archeologica Comense), Gregor Vogt-Spira (segretario generale Villa Vigoni)– Aperitivo Il volume si inserisce in un più ampio progetto (realizzato con il contributo della Fondazione provinciale della Comunità Comasca e della BCC Alta Brianza di Alzate Brianza e seguito da un gruppo di lavoro formato da Renato Bianchi, Giancarlo Frigerio, Franco Prada, Franco Romanelli, Dario Tagliabue) che comprende la digitalizzazione dell’intero corpus fotografico-documentario di Ignazio Vigoni, legato alla sua morte alla Società Archeologica. Di queste oltre 2000 immagini il volume, curato da Fabio Cani, propone un’ampia scelta utile ad approfondire non solo il patrimonio culturale dell’area lariana, ma anche il ruolo di capitale importanza svolto dalla fotografia nella documentazione e nella comunicazione del territorio, le cui vicende sono state indagate in modo più generale nel volume Costruzione di un’immagine edito da NodoLibri nel 1993.Ignazio Vigoni (1905 – 1983) nei decenni del secondo dopoguerra si dedica a una pioneristica opera di indagine del territorio lariano, che raccoglie in una serie di album intitolati Antichità lariane, in cui archivia stampe fotografiche (2193), negativi (1528 fotogrammi 35 mm, 249 6×6 cm, 31 4×4 cm) e schede di […]

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Il clima lacustre, 7 agosto 2009

Entrando in Italia dall’Europa centrale, dopo aver superate le Alpi e percorse le valli che conducono alla pianura si presenta all’improvviso alla vista di chi viaggia un paesaggio ed una vege­tazione che si distaccano nettamente dall’ambiente circostante che ha, o le caratteristiche di alta montagna della catena alpina, o quelle decisamente continentali e di pianura della regione padana. Il paesaggio è assai vario e ridente, la vegetazione appare lussu­reggiante e molto ricca di colori vivaci per la presenza di numerose varietà di alberi, di erbe e di fiori che di solito crescono in regioni molto più meridionali. E’ questa la regione insubrica o lacustre prealpina che si estende senza soluzione di continuità dal lago d’Orta al lago di Garda con caratteri fondamentalmente mediterra­nei pur non facendo parte di questa regione, in quanto si inter­pongono ad essa la pianura padana e gli Appennini. Soprattutto la vegetazione dà questa netta impronta meridiona­le alla regione. Qui crescono rigogliose, accanto ai tipici esemplari della flora mediterranea, anche piante e fiori di origine sub­tropicale. Nei lussureggianti giardini, nei prati, sui pendii, sulle rocce cre­scono spontanei o vi sono coltivati i cipressi, gli ulivi, i lauri, i laurocerasi, i rododendri, le palme, gli oleandri, le magnolie, i limoni, gli aranci, i cedri, le camelie, le azalee, le agavi, il rosma­rino, la valeriana   I vigneti si estendono lungo i pendii esposti a mezzogiorno fino ad una altitudine di m 700-800. Questa flora così varia e ricca […]

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NESSO: 100 ANNI DI VITA DELL’ASILO

Si inaugura domenica 2 agosto alle ore 20,30 a Nesso, presso la vecchia Biblioteca (nel palazzo comunale in frazione Lissogno) la mostra sulla storia dell’Asilo infantile di Nesso, che celebra quest’anno il proprio centenario, avendo aperto i battenti nel maggio 1909. La piccola mostra è un’anteprima del volume sulla storia dell’asilo che verrà edito nel prossimo mese di ottobre e che andrà a costituire un altro tassello della storia di Nesso, che già vede ben sei volumi pubblicati di cui quattro realizzati da NodoLibri (Fabio Cani, Nesso. I nomi dei luoghi, 2003; Fabio Cani – Rodolfo Vaccarella, Nesso. Il lavoro dell’acqua, 2005; Pietro Guzzetti – Claudio Pestuggia – Silvia Vaccani, Falco della Rupe Nesso, 2006; e Fabio Cani, Nesso. I consumi e il ritrovo, 2008). Il nuovo volume, pubblicato da NodoLibri, si intitolerà Nesso. Una scuola per i figli del popolo. 100 anni di vita dell’Asilo e ripercorrerà attraverso una nutrita serie di documenti la storia di questa scuola, voluta dal parroco don Anselmo Vanini alla fine dell’Ottocento e inaugurata nel 1909 dopo più di dodici anni di testardo lavoro di organizzazione e promozione. Oltre a costituire un approfondito spaccato della vita sociale di Nesso per tutto il Novecento, i documenti dell’Asilo consentono anche interessanti aperture su altri argomenti (per esempio vi si conservano i contratti di appalto per la costruzione dell’edificio nel 1901). La mostra resterà aperta fino al 20 agosto 2009, e si inserisce nel quadro delle attività […]

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Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo 110 anni di vita della Cooperativa

Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo110 anni di vita della Cooperativa La Cooperativa di Nesso è una delle più antiche delle provincia e quesi sicuramente la più antica tra quelle che – senza soluzione di continuità – continuano a operare tuttora. Per questo, nel momento in cui gran parte dello stabile della Cooperativa è stato ristrutturato e trova una rinnovata funzionalità a servizio della cittadinanza, il suo percorso ultracentenario meritava un approfondimento storico. Il suo atto ufficiale di fondazione risale al 9 gennaio 1898 (e già questo sarebbe sufficiente a dirne la sua importanza) ma ha anche un prologo, di qualche tempo antecendente, ambientato in terra straniera: nel 1897, a Zurigo, un gruppo di emigranti di Nesso si riunisce per sancire la loro ferma volontà di dar vita, una volta rientrati in patria a un cooperativa di consumo che possa contribuire, con la sua opera, ad alleviare la fatica di arrivare alla fine del mese. A partire da quella data le vicende della Cooperativa si fondono intimamente con uno dei più caratteristici paesi del lago. Il volume ripercorre queste vicende raccontandole “dall’interno” attraverso i molti documenti sopravvissuti e le testimonianze di protagonisti dei decenni passati: una sorta di “autobiografia” di questa benemerita istituzione. Il volume è anche arricchito da un “album” di immagini che mette in evidenza le persone e le attività al centro di questa storia. Como, 2008 Collana: Territorio storia e arte Edizione: NodoLibri Pp. 128, […]

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Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella Nesso. Il lavoro dell’acqua L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica

Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella Nesso. Il lavoro dell’acquaL’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica Como, 2004 Collana: Territorio storia e arte Edizione: NodoLibri Pp. 128, Illustrazioni: 37il, F.to cm. 24×17 Confezione: Brossura filo refe ISBN: 88-7185-106 Euro: 12.0 NodoLibri Pubblicato con Flock

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