… e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude …


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

GIACOMO LEOPARDI (1798-1837)


mi scrive Vincenzo:

E’ bello in siffatte giornate iniziare il giorno con prospettive lariare così belle accompagnate dai versi infiniti dell’Infinito leopardiano. Grazie Paolo!

Rispondo

ieri ero nel giardino di Coatesa e ho “colto l’attimo” di quel paesaggio. e mi è venuto in mente di collegarlo alla “siepe” di Leopardi. Avevo qualche dubbio di oltraggiare la memoria di un classico. Ma tu che sei un grandissimo studioso di Leopardi mi sostieni in questa mia connessione. TI RINGRAZIO TANTISSIMO. Ciao Vincenzo !!!

Autunno: il fuggevole FOLIAGE del Central Park di New York

Solo l’amore per i giardini ci fa comprendere davvero il paesaggio, di Paolo D’Angelo, in Domani, 24 ottobre 2021

letto in edizione cartacea

cerca in:

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/giardini-paesaggio-natura-ambiente-lmsm49kb

  • Spesso si pensa che il giardino rappresenti l’ideale del paesaggio, il paesaggio nella sua forma più perfetta. Un noto paesaggista francese, Gilles Clément, ama definirsi «giardiniere» anziché paesaggista.

  • Tuttavia giardino e paesaggio, al di là dei punti di contatto, presentano anche parecchie differenze: il giardino è recintato, il paesaggio tendenzialmente illimitato; il paesaggio è inappropriabile, il giardino è sempre una proprietà, privata o pubblica.

  • Almeno dal Romanticismo in poi, la natura esteticamente bella è stata identificata con la natura selvaggia; l’amore per il giardino può insegnarci ad apprezzare anche la natura coltivata e trasformata dall’uomo in modo rispettoso. 

alcuni libri di FRANCO ARMINIO

*  ARMINIO Franco, (2021),  Lettera a chi non c’era. Parole dalle terre mosse,

Bompiani

*  ARMINIO Franco, (2020), La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica,

Bompiani

*  ARMINIO Franco, L, (2019), L’ infinito senza farci caso. Poesie d’amore,

Bompiani

*  ARMINIO FRANCO, (2018),  Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di

paesologia, Laterza

*  ARMINIO FRANCO, (2017),  Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di

terra, Chiarelettere

*  ARMINIO FRANCO, (2011),  TERRACARNE viaggio nei paesi invisibili e nei paesi

giganti del Sud Italia, MONDADORI

Sul Lario rivive l’arte antica dei muretti a secco, articolo di Katia Trinca Colonel in Corriere d Como 28 agosto 2021

letto in edizione cartacea

cerca in

https://www.corrieredicomo.it/sul-lario-rivive-larte-antica-dei-muretti-a-secco/

L’iniziativa è promossa in collaborazione con il Comune di Brunate e una rete di realtà del terzo settore locali (Cooperativa Sociale Tikvà, Cooperativa Sociale Azalea, Associazione Sentiero dei Sogni, Progetto di rete “Il Futuro è oggi”, Casa dei Tigli, associazione per la Promozione della Cipolla di Brunate, Como Accoglie, Auser Como e il Circolo Ambiente Ilaria Alpi).

Darko Pandakovic, Angelo Del Sasso, Saper vedere il paesaggio, CittàStudi edizioni, 2009

Vittorio LINGIARDI, Mindscapes. Psiche nel paesaggio, Raffaello Cortina, 2017 – in Tracce e Sentieri

Vittorio LINGIARDI, Mindscapes. Psiche nel paesaggio, Raffaello Cortina, 2017

vai a:

Vittorio LINGIARDI, Mindscapes. Psiche nel paesaggio, Raffaello Cortina, 2017 – Tracce e Sentieri

Lingiardi Vittorio, Mindscapes. Psiche nel paesaggio, Raffaello Cortina, 2017. Indice del libro

Mary Shelley a zonzo sul Lago di Como , tre puntate tratte dal canale Youtube di Sentiero dei Sogni. Gli audio sono in italiano ed in inglese

Mary Shelley a zonzo sul Lago di Como
“Mary Shelley a zonzo sul lago di Como” è un progetto dell’associazione Sentiero dei Sogni, realizzato in sinergia con il liceo “Teresa Ciceri”, l’istituto tecnico economico “Caio Plinio” e la rete di associazioni di “Como futuribile”, programma sostenuto da Regione Lombardia.
Prevede la traduzione integrale del primo dei tre tomi, inedito in Italia, del libro di viaggio di Mary Shelley “Rambles in Germany and Italy” e la rivisitazione dei luoghi che descrive e degli aneddoti che racconta l’autrice, per trarne dei percorsi fruibili dai visitatori di oggi.
Durante l’emergenza per il coronavirus, chiuse in casa come Mary Shelley a Villa Diodati nell’anno senza estate 1816, quando scrisse “Frankenstein”, alcune ragazze del liceo “Ciceri”, hanno realizzato dei brevi video con il testo di Mary da loro tradotto e le immagini delle località del Lario da lei descritte, per permettere a tutti di viaggiare almeno con la mente.
Ideazione e coordinamento progetto: Pietro Berra
Coordinamento traduzione: Claudia Cantaluppi e Antonella Grignola
Coordinamento grafico: Mirna Ortiz

 

 

 

 

IN INGLESE:

 

 

MENDUNI Enrico, Treni e stazioni, Corriere della Sera/Il Mulino, 2020. Indice del libro

ESCH Arnold, Viaggio nei paesaggi storici italiani, Leg edizioni, 2020. Indice del libro

Lago di Como: sguardo sulla ISOLA COMACINA, PUNTA DI LAVEDO, BELLAGIO

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l’Alto Lario, crocevia dei primi “grand tour”, articolo di Pietro Berra in La Provincia 27 gennaio 2020

vai agli articoli di Pietro Berra su la Provincia di Como:

https://www.laprovinciadicomo.it/ricerca/?q=pietro+berra

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Rigenerare il PAESAGGIO, attrarre l’economia, a cura della Commissione paesaggio, Consiglio dell’Ordine degli architetti di Como, 2018

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Daniela MANILI PESSINA, VISIOLARIO del Lago di Como. Guida turistica inedita per creativi, Gwmax editore, 2019. Indice del libro

Davvero molto bella, molto originale e molto utile questa “guida visionaria” dell’architetto Daniela Manili Pessina
L’autrice ci aiuta a percorrere luoghi di Como città e del Lario con occhio fotografico. Ottime le schede sui singoli monumenti o edifici. Ho imparato, per la prima volta a decifrare i due “pagani” Plinii che sono sulla facciata del Duomo e a “vedere “Ugo Foscolo a Villa Olmo . Ma i suggerimenti ad intensificare lo sguardo sono tanti !
Daniela sofferma il suo occhio immaginifico sui dettagli e fotografa in modo unico i particolari, talvolta insegnando a come utilizzare la macchina fotografica o il cellulare. 
Il libro è in vendita, in questi giorni, alla Fiera del Libro di Piazza Cavour (zona verso il lago)

sguardo sui terrazzamenti di BRIENNO, da COATESA, agosto 2019

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gratitudine per le generazioni passate che hanno costruito i MURI A SECCO che sostengono i terrazzamenti del giardino di Coatesa, agosto 2019

PERCORSO FOTOGRAFICO

CLICCA SULLA PRIMA FOTOGRAFIE PER VEDERLE IN SEQUENZA

ESCURSIONISMO CONSAPEVOLE ATTORNO AL LAGO DI COMO, di Guido Caironi, Idea Montagna/editoria di alpinismo, 2019

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VENTURI FERRIOLO Massimo, Oltre il giardino . Filosofia di paesaggio, Einaudi, 2019. Indice del libro

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il CASTAGNO nel paesaggio e nella economia locale delle Prealpi ed attorno ai LAGHI, di Eugenio Turri in Capire l’Italia: I PAESAGGI UMANI, Touring Club Italiano, 1977

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in https://coatesa.com/2019/06/22/capire-litalia-i-paesaggi-umani-touring-club-italiano-1977/

il paesaggio alpino attorno ai LAGHI, di Eugenio Turri in Capire l’Italia: I PAESAGGI UMANI, Touring Club Italiano, 1977

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in https://coatesa.com/2019/06/22/capire-litalia-i-paesaggi-umani-touring-club-italiano-1977/

i TERRAZZAMENTI delle PREALPI, di Eugenio Turri in Capire l’Italia: I PAESAGGI UMANI, Touring Club Italiano, 1977

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in

https://coatesa.com/2019/06/22/capire-litalia-i-paesaggi-umani-touring-club-italiano-1977/

Capire l’Italia: I PAESAGGI UMANI, Touring Club Italiano, 1977

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Territorio lombardo: l’ AREA PREALPINA, di Eugenio Turri, in Capire l’Italia: I PAESAGGI UMANI, Touring Club Italiano, 1977

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IN:

Capire l’Italia: I PAESAGGI UMANI, Touring Club Italiano, 1977

Emilio Sereni, STORIA DEL PAESAGGIO AGRARIO ITALIANO, Laterza,1974. Indice del libro

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terrazzamenti dei pendii, estensione degli orti, mantenimento dei boschi: è il lavoro della comunità, degli abitanti tradizionali del lago – in Percorsi tematici – Lombardia Beni Culturali

paesi adagiati sulla riva o a mezza costa, nelle costruzioni di maggenghi o “monti”, ma anche nei terrazzamenti dei pendii, nella estensione degli orti, nel mantenimento dei boschi: è il lavoro della comunità, degli abitanti tradizionali del lago.

La vita collettiva definiva le forme del paese: strade strette, vicoli erti, cortili e spazi comuni, affacci e viste verso il lago che si accostavano, si incrociavano, si sovrapponevano; costruzioni in pietra, tetti tradizionalmente in piode, aperture di finestre e porte non grandi, androni ombrosi, vani piccoli. Tutto questo è ancora oggi percepibile a chi allontana lo sguardo dalle rive – che hanno subito trasformazioni più consistenti e nel dopoguerra interventi di adeguamento alle mutate economie – per dirigerlo verso le località montane rimaste come ferme nel tempo, nei loro antichi nuclei.

via Ville storiche sul lago di Como – Percorsi tematici – Lombardia Beni Culturali

TERRAZZAMENTI: il luogo di PALANZO sul LAGO DI COMO| in Ordine Architetti di Como

I terrazzamenti furono in agricoltura la soluzione all’esigenza di rendere coltivabili territori in pendenza quali le sponde del lago. Permettevano una maggiore superficie coltivabile, un buon orientamento al sole e un ottimo assorbimento dell’acqua piovana. I terrazzamenti di Palanzo erano orientati fronte lago. Tra la fine di un terrazzamento e l’inizio dell’altro crescevano filari di viti d’uva. Tutto il terrazzamento era a disposizione per la coltivazione di frumento, verdura e alberi da frutto. I muri di contenimento erano costruiti a secco in pietra moltrasina.

VAI A

Fisionomie lariane – Terrazzamenti di Palanzo | Ordine Architetti di Como

PAESAGGI LARIANI, di Silvia Raitè, Eleonora Spreafico

vai a:

paesaggi lariani1

TESTI DI LETTERATURA:

http://www.paesaggilariani.it/Paesaggi_Lariani/paes_lar_testi1.html

i terrazzamenti: paesaggio ed economia, da un articolo di Andrea Veronese Vittorio Fantin, in Un paesaggio verticale

Al contrario dei grandi parchi e giardini, non di rado opera di architetti ed artisti più o meno famosi, sapientemente ispirati dai loro prìncipi e condizionati o guidati dalle mode artistiche o dalle “visioni” tipiche del loro tempo, i paesaggi a gradoni non hanno un autore, né in senso concettuale, né in senso materiale; essi sono opera di generazioni di uomini ignoti che, operando con secolare continuità nell’alveo di una tradizione a lungo tramandata, hanno compiuto un’opera immane, in grado appunto, come ancora si vede, di dare forma a rive e montagne, modellando in definitiva gran parte del paesaggio lariano. 

    L’immane opera di conformazione a terrazzi delle rive del lago, che certamente prese inizio dalla colonizzazione romana, oggi è la sedimentazione di un lavoro plurisecolare, ed anzi bi-millenario, che non ha dunque autore e che può apparire a molti come un dato “naturale” e quindi di alcun valore culturale: qualcosa di dato, non come un’opera fatta dall’arte.

….

Se per l’ignoto contadino dei secoli passati il pezzetto di terra pianeggiante ricavato a fatica sui pendii del monte scavandone il sasso era il luogo dei foraggi, degli orti, degli alberi da frutto e da foglia, dell’ulivo e della vite, oggi che questa agricoltura di sostanziale sussistenza è un ricordo, queste terre sono il luogo ideale per farci su una casa. Terre pianeggianti dove il piano non esiste, se non quello acqueo del lago; terre ben esposte al sole e riparate dai venti più freddi; terre libere vicine alle case degli antichi nuclei abitati, spesso servite da buone strade che le collegano ai centri vicini. Il costruttore di oggi capisce in fretta il mistero di ogni giardino, a partire da quello dell’Eden: dove stanno bene le piante stanno bene anche gli uomini. In definitiva: le sponde del Lario non offrono aree fabbricabili migliori degli antichi terrazzamenti.

vai a

Un paesaggio verticale

I TERRAZZAMENTI sulle sponde del lago di Como – in Ciao Como

Cos’è un terrazzamento se non l’uso razionale di un declivio? Un uso per rendere un digradante territorio produttivo e transitabile. Il terrazzamento altro non è che la premessa tecnica necessaria a questo scopo, trasforma la pietra incoerente in manufatto coerente, di contenimento. Trasforma un digradare in strette lame piane per accogliere i frutti della terra e del lavoro. Opera di trasformazione discreta e lenta nei secoli per plasmare terreni non facili, comunque resi fecondi da un clima temperato e favorevole. Un terrazzamento è segno nel paesaggio: docile, perché asseconda le curve dei livelli, rincorre i promontori, scompare nelle anse; forte, perché lo segna, anzi, lo disegna

vai a:

I terrazzamenti sulle spode del lago, un convegno sul paessaggio e l’economia – Ciao Como

il “paesaggio di villa” sul Lago di Como, in DAL SASSO Angelo, Villa Olmo: guida al parco e all’orto botanico, NodoLibri, 2018

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vai all’indice del libro:

https://coatesa.com/2018/12/18/dal-sasso-angelo-villa-olmo-guida-al-parco-e-allorto-botanico-nodolibri-2018-indice-del-libro/

I MURETTI A SECCO per l’UNESCO sono Patrimonio dell’Umanità: l’artificio umano sulla natura (contro il dissesto idrogeologico, e per l’agricoltura) crea mirabili paesaggi, dal blog Geograficamente

Geograficamente

A seguito delle atrocità commesse nella seconda Guerra Mondiale le Nazioni Unite hanno voluto istituire (nel novembre 1946) L’UNESCO (UNITED NATIONS EDUCATIONAL, SCIENTIFIC AND CULTURAL ORGANIZATION) come segno di pace tra le nazioni, basandosi sul voler garantire la protezione e la salvaguardia dei siti di grande valore. Pertanto l’UNESCO è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione. – Il riconoscimento specifico dei PATRIMONI ORALI E IMMATERIALI DELL’UMANITÀ (“IMMATERIALI”: così sono stati designati i MURETTI A SECCO, sottolineandone la diffusione che essi hanno in tante visioni di paesaggi in così tante parti del pianeta), sono espressioni della cultura immateriale del mondo che l’UNESCO ha inserito in un apposito elenco, per sottolineare l’importanza che essi hanno secondo tale organizzazione. I CAPOLAVORI IMMATERIALI SI AFFIANCANO AI SITI PATRIMONIO DELL’UMANITÀ: mentre questi…

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Andrea Di Gregorio, Qual è il ruolo del paesaggio in una narrazione? – video su YouTube

Qual è il ruolo del paesaggio in una narrazione? Può essere un semplice “fondale”, oppure un elemento importante del racconto. In questa prima parte della lezione, presento l’incipit dei “Promessi sposi” del Manzoni, come esempio di paesaggio-fondale.

DA (446) Il paesaggio come personaggio 1a parte – YouTube

La parola di oggi è: PAESAGGIO, da: lo Zingarelli 2018, Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Zanichelli editore

La parola di oggi è: paesaggio

SILLABAZIONE: pa–e–sàg–gio
[da paese, sul modello del fr. paysage  1552]
s. m.
1 area territoriale caratterizzata da un determinato complesso di elementi fisici, biologici e antropici: paesaggio alpino, lacustre, fluviale
2 parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo: restammo ad ammirare quell’incantevole paesaggio SIN. panorama | (est.) aspetto tipico di una regione ricca di bellezze naturali: la difesa del paesaggio costiero amalfitano
3 pittura, foto e sim. che ritrae un paesaggio
|| paeṣaggétto, dim. | paeṣaggìno, dim.
SFUMATURE panorama
DEFINIZIONI D’AUTORE
Paesaggio è l’equilibrio fra natura e cultura. Fra spiagge, monti, colline, pianure come furono un tempo e come sono, popolati di città, di villaggi, di cascine. Ogni paesaggio ha la sua storia: fatta di creatività e di distruzioni (guerre, terremoti, barbarie); di meraviglie e di errori. Questa diversità rispecchia quel che siamo (come il volto di ciascuno è “lo specchio dell’anima”): perciò ognuno ha il paesaggio che si merita. L’Italia fu il “giardino d’Europa”, dove l’architettura è una seconda natura, indirizzata a fini civili (Goethe). Prima al mondo, ha posto la tutela del paesaggiotra i suoi principi fondamentali (Costituzione, art. 9). Ma a questi valori siamo sempre meno fedeli. Quale paesaggio lasceremo in eredità alle generazioni future?
Salvatore Settis

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2018
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

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Sul Lago di Como: orti, ulivi e alpeggi…, Fondazione Cariplo, i progetti di Cernobbio, Laglio, Tremezzina

Recupero di alpeggi e terrazzamenti a Cernobbio, Laglio e Tremezzina. Il progetto sui Beni Comuni selezionato dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca ha l’obiettivo di educare i cittadini allavalorizzazione del territorio recuperando la tradizione agricola della zona.

L’abbandono graduale da parte degli abitanti ha portato al rimboschimento dell’area del Lario Intelvese e al crollo delle strutture di supporto alle attività agricole, come i terrazzamenti. Questa iniziativa fa rete coinvolgendo le associazioni del territorio e le scuole.

 

 

Bernie Krause, che registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, …| da TED.com

Bernie Krause registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, da 45 anni. In tutto questo tempo, ha visto molti ambienti cambiare radicalmente per mano degli uomini, a volte anche a causa di pratiche considerate sicure per l’ambiente. Uno sguardo sorprendente a ciò che si può imparare dalle sinfonie della natura, dal grugnito dell’anemone di mare ai tristi versi del castoro che piange.

tratto da

Bernie Krause: La voce del mondo naturale | TED Talk | TED.com

Da Tremezzo Sala Comacina lungo la Greenway, domenica 19 ottobre 2014

Domenica 19 ottobre abbiamo imparato che i luoghi assumono una intensità diversa se vengono visitati con l’intenzione di “leggerli” dal punto di vista storico oltre che paesaggistico.

A rendere possibile questo obiettivo è l’accompagnamento dello storico Fabio Cani, il cui lavoro di analitico studio documentale gli permette di fornirci informazioni a cavallo di diversi secoli di storia locale ed europea.

Partenza da Piazza Cavour attorno alle 9 in aliscafo all’interno di un gruppo che, pur nella sua eterogeneità, condivide interesse e voglia di conoscere. L’utilizzo dell’aliscafo consente inoltre una vista complessiva delle sponde del lago, poiché i diversi “passaggi acquei” vengono attraversati velocemente.

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Arriviamo allo scalo di Tremezzo attorno alle 10 e 30 e, prima dell’inizio della camminata, ci viene sottolineata la riflessione che è solo da pochi decenni che le rive del nostro lago vengono  percorse con l’automobile.

Per lungo tempo infatti la vera “autostrada” è stata il lago stesso e gli abitanti lacustri erano ben abituati a percorrenze “ad U”, con partenza da un punto del lago, penetrazione dell’entroterra e ritorno da un diverso punto d’approdo. Questo permetteva di fare esperienza della straordinaria doppiezza dei nostri luoghi, costituita dalla profonda integrazione fra la linea dell’acqua e la ripida pendenza dei monti.

La giornata è bellissima. Sole, caldo e cielo terso costituiscono uno scenario abbastanza insolito per essere a ottobre avanzato. Il percorso inizia con una ripida erta lungo i tipici sentieri acciottolati che talvolta dividono in due giardini e orti delle case. Lungo la salita sono distribuiti qua e là archi di pietra che collegano i vari appezzamenti.

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L’arrampicata è impervia, ma il risultato ne vale la pena: al cospetto della torre medievale di Rogaro è possibile rimirare una stupenda visione del lago.

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Giunti a mezza costa il cammino è più rilassato e tranquillo e ci porta abbastanza rapidamente alla frazione di Bonzanigo, dove di fronte al palazzo Rosati apprendiamo che questi luoghi sono stati tutt’altro che isolati e chiusi, visto che i loro abitatori intrattenevano intensi collegamenti commerciali e artistici con le regioni del Nord Europa.

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Attraversiamo questo straordinario borgo che alterna agglomerati di case addossate l’un l’altra ad archi di pietra affacciati sul panorama delle montagne che contornano il lago. Visita della chiesa di Sant’Abbondio con breve relazione di Fabio Cani sugli aspetti storici e artistici e rapida escursione nel vicino cimitero.

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L’incantevole caratteristica di questo luogo è il paesaggio dolcemente digradante in cui spiccano ampi terrazzamenti di centinaia di ulivi e cipressi.

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Attorno alle 13 giungiamo all’imbarcadero di Lenno.

Qui è il lungolago ad imporsi grazie alla spaziosa curvatura verso il promontorio di Villa Balbianello.

Nella piazza ascoltiamo la descrizione dell’architettura romanica del Battistero e, con un notevole balzo in avanti del tempo, la storia più recente rappresentata dal monumento di caduti che si erge a pochi metri dalla chiesa di Santo Stefano.

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E’ davvero bella la possibilità di camminare in viottoli paralleli al percorso delle automobili. Appare alla nostra vista la villa Balbiano, stupenda anche nella veduta retrostante, il cui giardino nulla ha da invidiare a quello ben più famoso di Versailles.

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Breve sosta davanti alla chiesa di Sant’Eufemia e poi imbocchiamo il sentiero che passando davanti a Villa Monastero ci porterà verso Ossuccio, la cui principale attrattiva è la chiesa di Santa Maria Maddalena, dove ci viene ricordata la sua collocazione vicino a un antico “hospitium”. Il luogo è di profonda suggestione dovuta anche alla prospettiva sull’isola Comacina. Da qui l’ultimo tratto di strada previsto dalla gita ci conduce a Spurano dove, a strapiombo sul lago sorge la chiesa di San Giacomo e Filippo.

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Termina qui il nostro “cammino nella conoscenza”.

Alcuni torneranno a Como in corriera e altri in aliscafo, con la netta percezione di avere trascorso una giornata indimenticabile.

i “terrazzamenti” del territorio di Nesso, da RIORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO DELLA VAL DI NESSO, TESI DI Silvio Bonali, RELATORE Darko Pandakovic, Politecnico di Milano Facoltà di Architettura, 1999/2000 | COATESA SUL LARIO … e dintorni

Il territorio nessese venne reso coltivabile grazie alla diffusione dei terrazzamenti, anche oggi caratteristici del paesaggio della zona e che nella documentazione medioevale venivano indicati come campi situati “uno sopra l’altro” (“unum super aliud”)

RIORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO DELLA VAL DI NESSO, TESI DI Silvio Bonali, RELATORE Darko Pandakovic, Politecnico di Milano Facoltà di Architettura, 1999/2000 | COATESA SUL LARIO … e dintorni.

RIORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO DELLA VAL DI NESSO, TESI DI Silvio Bonali, RELATORE Darko Pandakovic, Politecnico di Milano Facoltà di Architettura, 1999/2000

Politecnico di Milano

Facoltà di Architettura

RIORGANIZZAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO DELLA VAL DI NESSO

 

Relatore:Prof. Darko Pandakovic

Studente:Silvio Bonali

Anno accademico 1999/2000



INDICE

  1. INDICE pag. 2
  2. ELENCO TAVOLE pag. 3
  3. ABSTRACT pag. 4
  4. INTRODUZIONE pag. 6
  5. CENNI STORICI SUL TRIANGOLO LARIANO pag. 6
  6. VAL DI NESSO pag. 10
  7. NESSO pag. 10
  8. VELESO pag. 13
  9. ZELBIO pag. 13
  10. LA NATURA COME STORIA pag. 16
  11. L’AMBIENTE pag. 23
  12. PIANO SOCIO-ECONOMICO E TERRITORIALE pag. 26
  13. PROBLEMI DELL’ATTIVITA’ TURISTICA pag. 28
  14. TURISMO SOSTENIBILE pag. 30
  15. LA BIODIVERSITA’ pag. 32
  16. STRUTTURA DEL PROGETTO pag. 35
  17. RELAZIONE SUL PROGETTO pag. 36
  18. MODALITA’ DI INTERVENTO SULLE INFRASTRUTTURE pag. 40
  19. NORMATIVE RELATIVE AL PROGETTO pag. 42
  20. BIBLIOGRAFIA pag. 49

La valle di Nesso che interessa il nostro studio ha come livelli massimi il monte S.Primo, il monte Forcoletta e la Colma del Piano, sotto i quali si estendono gli altri cordoni principali che sono:

i monti di Erno, attraversato da frequenti frane, il Pian del Tivano, il Piano di Nesso, gradatamente i cordoni si abbassano formando bellissimi terrazzi morenici.

A circa 750m. abbiamo i terrazzi di Zelbio e di Erno, a 350 300 i ripiani di Scerio e Vico che sono le frazioni più alte di Nesso.

Molto frequenti in tutta regione, quasi totalmente calcarea, sono i fenomeni carsici. Un inghiottitoio che si trova al centro di Pian del Tivano, chiamato Buco della Nicolina, raccoglie tutte le acque del pianoro, numerose sono le grotte tra le quali le più note sono: la Grotta Guglielmo sul versante occidentale del Palanzone, profonda 350m. e la Grotta Masera sopra Careno.

Vario è il territorio riguardo alla vegetazione. Le pendici più elevate sono coperte esclusivamente da pascolo,(S.Primo e la Forcoletta) fino all’altezza di Pian del Tivano 970m. dove si hanno i primi terreni coltivati quasi esclusivamente a patate e cavolfiori di cui si fa grande smercio.

Lungo la striscia più bassa i fianchi dei monti sono coperti da boschetti di ginestre tra i quali si ergono maestose querce e qualche pino, faggi ,betulle, boschi di nocciolo.

Già verso i 1000m. si trova qualche albero da frutta selvatico: ciliegio, melo.

Anche qui , come nella zona del pascolo, la risorsa principale è costituita dall’allevamento del bestiame (soprattutto bovino mentre è poco diffusa la pastorizia) e dall’industria casearia.

L’abitazione salvo qualche caso, non è fissa, le casupole sparse sono abitate solo nella stagione estiva durante la quale si falcia il fieno e si sfrutta il pascolo.

Scendendo verso i centri abitati costantemente la vegetazione si fa più folta, si ha la fascia del castagno che va da circa 900m. fino al lago. Il bosco (costituito da castagni e noci), oltre ad essere una notevole risorsa, per il legname ed i frutti che se ne ricavano, è una delle più belle attrattive della zona e, dandole un aspetto pittoresco, offre con la sua ombra refrigerio ai villeggianti che numerosi vi si ristorano durante l’estate.

I campi disposti a terrazzi e rivolti a mezzogiorno, sono coltivati in massima parte a patate, granoturco ed ortaggi.

Il frumento è coltivato in quantità limitata sulla montagna, mentre si trova abbondante in riva al lago.

Qui campi ed orti sono coperti da pergolati, infatti la vite è una delle piante che meglio di adatta al clima umido e mite del lago, insieme all’ulivo ed alle piante da frutta.

Molto diffusa era, parecchi anni fa, la coltivazione del gelso, per l’allevamento del baco da seta che ora purtroppo si può dire completamente scomparso.

 

 

NESSO

Fino a metà dell’ottocento si presenta come una tipica pieve rurale, anzi lacustre, che unisce i disagi della montagna a quelli del lago, come le lamentele che ricorrono nei documenti continuamente ricordano: povertà economica, strade impervie, insediamenti abitativi sparsi e disagiati.

Quanto alla tradizione che vorrebbe far risalire l’origine della pieve di Nesso addirittura a Ermagora di Aquileia, non è che il riflesso locale di una più ampia ma non più sincera tradizione che individua in Ermagora uno dei possibili fondatori della Chiesa di Como, nella comprensibile e diffusa ambizione di dare alle Chiese locali una fondazione, se non apostolica, quanto meno subapostolica: Ermagora era, infatti, discepolo, se non proprio di un apostolo, di un evangelista, Marco. Il riferimento ad Aquileia è invece un riflesso del fatto, più noto, dell’aggregazione della Chiesa di Como al patriarcato di Aquileia, avvenuto all’inizio del VII secolo – a motivo del permanere di Como, con Aquileia, appunto, nello scisma suscitato in Occidente, e soprattutto nel Nord Italia. Dallo scandalo creato dalla passiva soggezione del papa Vigilio all’imperatore nell’episodio dei Tre Capitoli, mentre Milano si era di nuovo allineata con Roma. Si può ben concludere che l’origine del cristianesimo di Nesso attribuita a Ermagora appare più come legenda che come tradizione.

Nel secolo XI troviamo la prima testimonianza di una struttura plebana, nel senso di un collegio di preti, viventi secondo una regola, addetti alla cura di una “plebs”, ossia ad una popolazione di un territorio periferico, rispetto alla città sede del vescovo.

Quanto alla data precisa di fondazione della pieve, non è possibile individuarla: rispondendo ai quesiti del vescovo durante la visita pastorale, l’arciprete di Nesso, nel 1696, scriverà che la collegiata di Nesso era tale “habitu sed non actu”: per tradizione antica non per un atto giuridico di cui si conservi ancora traccia.

La parola “plebs” significa “popolo”, indica una comunità territoriale che si riconosce come popolo raccolto attorno a una chiesa matrice, fornita di battistero, luogo di aggregazione al popolo di Dio.

Diffondendosi dalla città vescovile verso il territorio circostante, la presenza cristiana si attesta innanzitutto in alcune località geograficamente socialmente già significative e qui organizza il territorio circostante, praticamente come un’unica grande parrocchia.

Particolarmente interessante il documento moltrasino del 1058 con cui Enrico da Vignola ed Enrico detto Forte, consoli di Moltrasio, vietarono di piantare gli alberi sulla costa del monte appena disboscato e destinato alla coltura della vigna. Se la data del documento, pubblicato agli inizi del secolo da Piero Buzzetti, è corretta, si tratta di una precocissima testimonianza della capacità di emanare ordinati da parte di un comune rurale.

La gestione dei boschi e dei pascoli di proprietà pubblica era senza dubbio una delle principali preoccupazioni dei comuni rurali del Lario, come è dimostrato dagli esempi di Torno e Moltrasio. Purtroppo non è sopravvissuta alcuna documentazione di questo tipo attinente a Nesso, ma i beni comuni sono frequentemente ricordati nei documenti come confinanti ai terreni privati: non si può dunque dubitare che essi avessero grande importanza ( ancora nel ‘700 il comune possedeva oltre metà dei terreni del borgo ) e svolsero un ruolo fondamentale in un centro in cui l’allevamento del bestiame aveva una grande importanza.

Non è facile ricostruire come fosse il paesaggio nel territorio nessese nel medioevo. I documenti a nostra disposizione descrivono vari appezzamenti di terreno, illustrandone sinteticamente le colture: campo a cereali (“terra laborativa”), vigna (“terra vineata”), bosco (“silva”), prato (“terra prativa”) o varie combinazione di esse. Molto raramente però è possibile sapere qualcosa di più su di esse, le loro dimensioni, la forma, quali piante vi fossero allevate.

Qualche informazione su come i nessesi del medioevo percepissero il loro territorio può fornirla la microtoponomastica, ossia i nomi forniti dai documenti alle località dove si trovavano i campi, nomi, peraltro, spesso sopravvissuti fino ad oggi.

Quali erano dunque, i punti di riferimento che si offrivano ai Nessesi per ritrovarsi nel loro territorio? Alcuni ovviamente erano costituiti da costruzioni di particolare importanza: ecco dunque alcuni campi ed orti siti sotto la località Vico, campi e viti siti presso la chiesa di S.Maria, campi e prati siti presso il Mulino “Cirixolum” e, nei pressi del borgo, un campo “Alla Porta” e uno presso la “Portezella”, evidentemente posti presso le fortificazioni. Anche le strade i sentieri che attraversano il territorio davano spesso nome ai campi ed ai boschi ( per esempio, un campo con viti situato “subtus stratam de Zelbio”). Spesso i toponimi facevano riferimento ad elementi del paesaggio, quali le piante: l’abbondanza di noci dava nome ad esempio alla “Valle de Noxedum”, ancora oggi “Valle Noséé” sulla strada per Zelbio, dove si trovano i campi, vigne e, ovviamnte, boschi con noci e castagni. I castagni dovevano inoltre prevalere nella zona detta “Castenetam”, dove si trovano alcuni campi, così come i frassini dovevano caratterizzare la località omonima (“Ad frassinum”) sita non lontano da Zelbio. Sul lago prendevano il sopravvento gli ulivi, come attestano i toponimi “Olivala” e “Ad Zocham de Olivala”. Molto interessante è il toponimo “La Taliata”, che denominava alcune selve: si trattava probabilmente di un bosco ceduo, destinato al taglio. Anche i massi erratici, così tipici di queste montagne, davano nome ai campi detti Al Sasso (“Ad sassum”), Alla Pietra Grossa (“Ad pedram grossam”) e Alla Pietra Piatta (“Ad pedran platam”). Sperse qua e là per le campagne dovevano poi trovarsi lacune croci, forse simbolo della pietà popolare e forse, strumenti per delimitare il territorio.

Il territorio nessese venne reso coltivabile grazie alla diffusione dei terrazzamenti, anche oggi caratteristici del paesaggio della zona e che nella documentazione medioevale venivano indicati come campi situati “uno sopra l’altro” (“unum super aliud”).

L’agricoltura nessese pare essere stata destinata essenzialmente all’autoconsumo da parte degli abitanti del borgo, e ciò nonostante non sempre doveva essere sufficiente: almeno nella prima metà del Quattrocento i Nessesi dovevano rivolgersi ai vicini Tornaschi per le forniture di vino. Per quanto riguarda i cereali, dai contratti che prevedevano il pagamento di fitti in natura, si può notare come venissero coltivati soprattutto i grani destinati alla panificazione, quali il frumento, la segale e il miglio, ma non mancavano anche cereali minori, come l’orzo e il panico, utili per le zuppe e le minestre.

La forte vocazione all’autoconsumo dell’agricoltura nessese lasciava poco spazio alle altre colture, in particolare ai frutteti, rei di sottrarre luce ai preziosi cereali. L’unico albero presente con una certa frequenza nei pressi del borgo era l’ulivo, anche se si trattava sempre di presenze sporadiche.

Se nei dintorni del borgo e nelle zone meglio insolate terrazzamenti e spianate erano occupati dai cereali, dalle viti e da qualche olivo, la maggior parte del territorio nessese era occupata dal bosco.

Nell’economia agricola di un paese di montagna come Nesso il bosco ricopriva un’importanza fondamentale: non solo infatti da esso provenivano legna per le costruzioni e legna da ardere, ma vi si portavano al pascolo le capre, pecore e maiali e la raccolta dei frutti costituiva un’importantissima integrazione del vitto delle famiglie.

Prima dell’arrivo della coltivazione del mais dall’America, fu il pasticcio di farina di castagne a ricoprire il ruolo che poi fu della polenta ed ancora nel secolo scorso i mugnai della zona di Faggeto Lario macinavano grandi quantità di farina di castagne. A causa di questa sua grande importanza il castagno era oggetto di particolari cure nei paesi del lago, a Torno, per esempio, era vietato scortecciare i castagni o farvi pascolare gli animali e il Comune promuoveva la diffusione di tali piante cedendo gratuitamente le terre a chi intendesse impiantarvene.

Per scoprire quali bestie erano allevate a Nesso, data la reticenza della documentazione locale, è opportuno rivolgersi alle “soccide” stipulate dai Nessesi con i Tornaschi davanti al notaio di quest’ultima località. La “soccida” era un tipo di contratto molto diffuso nel Medioevo, che associava un finanziatore ed un allevatore. Il finanziatore acquistava del bestiame e poi lo affidava all’allevatore che s’impegnava a versargli la metà di tutti i guadagni che n’avrebbe ricavato oltre che, talvolta, a rifondergliene anche il prezzo. I ricchi mercanti tornaschi fecero molti contratti di questo tipo con gli abitanti dei paesi del Lario e, fra questi anche con i Nessesi, ai quali affidavano pecore, capre, manzi e mucche.

Strettamente connessa con l’allevamento era la presenza sui monti di Nesso delle cascine (“cassine”), piccoli edifici rustici destinati a ricoverare temporaneamente i pastori e i loro atrezzi da lavoro: tali costruzioni, come a Torno, dovevano essere molto semplici, ad un solo piano, con un tetto di paglia o frasche. Col passare del tempo però le “cassine” tendevano a diventare più solide o complesse e nel corso del ‘400 ne compaiono alcune dotate di tetti in lastra di ardesia (o “aplodate”, coperte di pioeude) o con cortili, mentre nel XVI secolo, da un rapido spoglio degli estimi, appare evidente come ormai quasi tutte le cascine fossero costruite in muratura.

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RIORGANIZZAZIONE.

Michael Jacob, SULLA PANCHINA, percorsi dello sguardo nei giardini e nell’arte, Einaudi, 2014

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