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Nesso: storia e passeggiata (via Coatesa, ponte della Civera, Riva di Castello, Castello), da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003

Nesso è un località annidata fra acqua e montagna, a circa metà strada fra Como e Bellagio, sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario. Il nucleo principale sorge allo sbocco della valle di Nesso, proprio nel punto in cui confluiscono spumeggiando i torrenti Tuf e Nosè che, prima di arrivare al lago, formano una gran cascata che precipita in un’alta e stretta forra: l’Orrido di Nesso. La Val Nosè s’incunea fra i monti del Triangolo Lariano, il Monte San Primo a Nord e il Palanzone a Sud. Man mano guadagna quota la valle si apre e si arricchisce di affluenti per giungere nella vasta pianura carsica del Pian del Tivano non dopo aver cambiato nome in Val Giurada. La gola dell’Orrido di Nesso è traversata dalla carrozzabile rivierasca mediante un ponte, ma la forra è talmente stretta che a volte si passa via quasi senza aver potuto scorgere questa bellezza della Natura. Abbiamo deciso così di proporre quattro passi in questi luoghi spesso intravisti solo di sfuggita. Il borgo e la sua storia La Val Nosè è un’importante breccia fra i monti che permette di collegare il lato occidentale del Triangolo Lariano con Erba e la pianura senza passare per Como. Come sempre in casi del genere, l’imbocco fu considerato di strategica importanza e, quindi, presidiato fin dai tempi più antichi. Nel territorio di Nesso, infatti, fu segnalata la presenza di un masso coppellato e fu ritrovata un’ascia di […]

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In giardino non si è mai soli

IN GIARDINO Chi si prodiga tanto là in giardino e ispeziona ogni aiuola? Egli pianta, innaffia, sempre zitto, per quanto tutto risulti così bello! Egli osserva, studia; e non ha requie finché l’idea non matura A un tratto quest uomo capace ha trovato come ottenere il meglio Mai deve riposare la zolla, e meno che mai l’uomo! J.W. Goethe   Paolo Pejrone In giardino non si è mai soli: diario di un giardiniere curioso, Feltrinelli, 2003   “amare le piante è forse una forma di fede: rende certamente più facile e ricco il cammino della vita, e nel suo evolversi fa sì che la maturità sia molto meno amara e triste. Gli alberi possono essere tra gli amici più fedeli, sinceri e generosi …”, pag. 34 Di questo giardiniere riflessivo vedi anche: Paolo Pejrone, Addio tiglio d’America, ti ricordo da 50 anni, in  La Stampa 12 Febbraio 2005 Paolo Peyrone, Guardinghi cipressi, timidi immigrati Giuliana Baldan Zenoni – Politeio, Antonella Pietrogrande, Il giardino e la memoria del mondo, Leo S. Olschi, Città di Castello (Perugia), 2002 ESTATE A NESSO: LA LAGESTRENIA INVERNO A NESSO: Il Calicanto d’inverno   l’albero dei Kaki:   Il Limone:   I Kiwi:   PRIVAVERA A NESSO: IL COTOGNO GIAPPONESE Nel mio eremo in Francia c’è un cespuglio di japonica, il melo cotogno giapponese. Di solito fiorisce in primavera, ma in un inverno dal clima piuttosto tiepido i boccioli erano comparsi in anticipo. Una notte arrivò un’ondata […]

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Nesso e orrido di Nesso: cenni storico-geografici da fonti diverse. In Levrini Enrico (cur.), Lagp di Como: fascino e nobiltà, Macchione editore, 200

NESSO — abit. 1427. Cenno storico: L’egiaco nome di questo paese è la migliore attestazione che quivi si sta­bilì una delle famiglie greche condotte da Giulio Cesare nel Comasco, la quale vi ha fatto rivivere il nome d’una località consimile della patria lontana. Nel medioevo Nesso fu fra i luoghi del lago di maggiore im­portanza, tanto che ne vediamo l’amicizia ricercata dai Milanesi e lo vediamo, nella guerra decennale dal 1118 al 1127, portare le armi contro Como. I Comaschi poi, avuta, nel 1124, la rivincita, castigarono Nesso e gli altri paesi ribelli pella violata fedeltà. Nesso ed i suoi paraggi furono teatro delle gesta più che storiche, romantiche, di Falco della Rupe, l’eroe del romanzo di G.B. Bazzoni , nel quale questi luoghi so­no descritti con grande verità e sentimento della natura. Da “La Patria, geografia dell’Italia (Provincie di Como e Sondrio)” di Gustavo Straffòrello NESSO – abit. 1430. Allo sbocco della valle di Nesso, ai piedi del Piano del Tivano (1286 m), con una ca­scata in una stretta gola. La Cavagnola. Un po’ più in la si vede Bellagio. Da “I Laghi Italiani” Guide Lampugnani NESSO – ab. 1463 – altitudine 360 m s.l.m. Continuando a percorrere la mulattiera che costeggia il lago, due Km dopo Careno, s’incontra la frazione Castello di Nesso (abit. 102). Poco dopo si valica il torrente Nosè, che, cadendo dalla rupe, forma la rinomata cascata dell’orrido di Nesso. Questo villaggio si presenta assai […]

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Presentato un libro su una pagina buia della Resistenza scritto a due mani da Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni,, “GIANNA” E “NERI” FRA SPECULAZIONI E SILENZI

Como – Presentato un libro su una pagina buia della Resistenza scritto a due mani da Cavalleri e Giannantoni La verità sulle morti di “Gianna” e “Neri”  Nessuna suspence e tanto coraggio degli autori e di Carlo Scardeoni che ha pubblicato con la sua casa editrice Arterigere un libro che farà discutere. La verità è tutta nel sotto titolo. “Gianna” e “Neri” fra speculazioni e silenzi – La verità è nella sentenza degli anni ’70: fu il Pci e non la Resistenza a volere la morte dei due partigiani “garibaldini“. Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni, autori del volume sono stati ospiti a Como, insieme con Renato Morandi, per presentare il loro lavoro e spiegare le ragioni di una rilettura dei tragici fatti del ’45, quando i due partigaini vennero fatti uccidere per decisione del Partito comunista. “Un capitolo purtroppo oscuro e assieme una ferita lacerante ancora aperta nel corpo di quella stagione esaltante ed eroica che fu la lotta contro il nazifascismo. Almeno in parte, questa storia atroce e dolorosa è già stata da noi affrontata in precedenti volumi e l’eco drammatica e tragica delle umane vicende delle due vittime è rimbalzata a lungo”. L’amministrazione comunale di Como ha finalmente deciso di titolare una strada, o meglio una scalinata ai due eroi della Resistenza. Un luogo periferico, ma che ha il pregio di essere sulla via di una scuola. Le domande, speriamo, dei ragazzi terranno ancora di più in vita il ricordo di […]

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Darko Pandakovic, Intervista di Giorgio Bardaglio uscita sul Corriere di Como

I personaggi del Corriere Darko Pandakovic Intervista di Giorgio Bardaglio uscita sul Corriere di Como … «Como è una città splendida. Il suo patrimonio culturale è ricchissimo. L’altro settimana, per fare un esempio, ero in Mozambico con vari esperti internazionali, per studiare la tutela di un centro storico dichiarato patrimonio mondiale. Un collega israeliano mi ha chiesto dove abitassi. Dopo aver risposto Como, prima che potessi aggiungere che si trova a nord di Milano, lui mi ha interrotto e ha esclamato estasiato: “Como, non è possibile non conoscere Como. E Plinio, che cosa grande le lettere di Plinio”, cominciando persino a citarle. Straordinario» … Tutto ciò ci comunica che il nostro territorio ha attinenza col bello. Non è un caso che a Como si producano tessuti tanto pregiati. Non è un merito di quattro bravi designer, bensì dell’identità culturale di un’intera collettività» …. …. «Una galleria che attraversi la Spina Verde e porti direttamente in autostrada». E quando gli è venuta questa bella pensata? «Non è una bella pensata, ma frutto della logica. Vent’anni fa, quando seppi che il Comune aveva comprato la Ticosa, mi pareva scontato che facessero un tunnel. Per quale motivo l’hanno acquistata, altrimenti?» Questo evidentemente non lo sanno nemmeno loro. Ci spieghi però meglio questa storia del tunnel. «È essenziale per Como collegarsi con le vie di scorrimento veloce, senza intasare ulteriormente la viabilità cittadina. Che importa raggiungere Milano da Lazzago in mezz’ora, se per arrivare […]

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Giuseppe Pontiggia

«La mia famiglia è di Erba – precisa lo scrittore – ed io sono nato a Como nel 1934. Mio padre era funzionario del Banco Ambrosiano, ma morì giovane. Così, appena terminata la guerra, ci trasferimmo prima a Santa Margherita Ligure, poi a Varese, infine, nel 1948, a Milano. Del bambino che ero ricordo le corse a piedi nudi, i giochi nell’orto, le bombe che devastarono Erba, causando quarantaquattro morti, mentre noi eravamo in campagna per la vendemmia. E poi mi sembra ancora di sentire l’odore degli zoccoli dei cavalli quando venivano ferrati».Che Giuseppe Pontiggia fosse destinato a scrivere libri non era difficile immaginarlo. Intervista a Giuseppe Pontiggia Corriere di Como Blogged with the Flock Browser

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don Bruno Maggioni

È scritto: “Non di solo pane vive l’uomo”. Da che mondo è mondo, una verità per tutti. Non c’è epoca e luogo in cui il senso dell’eterno e dell’infinito non abbia interrogato le coscienze. Del rapporto con le altre religioni, don Bruno si è occupato soprattutto in passato.«In genere si leggono i vari testi sacri per trovare delle similitudini. Io invece ho cercato di analizzare le differenze che esistono proprio nei punti comuni. Sottolineare la propria originalità è la sfida che il cristianesimo è chiamato a compiere per non arrendersi al relativismo. Ciò non toglie che da tutti ci sia da imparare e che i cristiani per primi debbano promuovere la tolleranza e libertà di religione anche verso chi non la concede».Esistono sapienti a cui importa più di ogni altra cosa sezionare, sviscerare, comprendere il testo. Per altri, invece, la stella polare è lo studio dell’uomo moderno. Don Bruno non appartiene né alla prima corrente di pensiero, né alla seconda. Semplicemente, egli le riassume.«Ho imparato a servirmi dell’uno e dell’altro aspetto per cercare una congiunzione tra il testo e la vita. La Scrittura e l’uomo d’oggi devono incontrarsi. Mi sono sempre occupato di questo nodo».Lo ha fatto senza risparmiarsi.Seduto nello scompartimento di un treno («i vagoni delle Ferrovie Nord sono terribili. Qualche volta sono tentato di scrivere a Formigoni per chiedergli di lasciar perdere le stazioni e di cominciare a mettere mano ai treni») oppure dietro la minuta scrivania del […]

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Giorgio Cavalleri, Intervista di Giorgio Bardaglio uscita sul Corriere di Como del 21 marzo 1999

Giorgio Cavalleri Intervista di Giorgio Bardaglio uscita sul Corriere di Comodel 21 marzo 1999 …. A Cavalleri la passione per la storia è venuta presto. Fine degli anni ’50. Una macchina correva sulla strada del lago. Fu una zia, dopo un curva stretta, ad indicargli un punto verde, a picco sul profondo specchio d’acqua. “Quello è il Pizzo di Cernobbio. Da lì buttavano gli uomini nel lago. C’è finita dentro anche la Gianna”. «Quel nome – ricorda ora lo scrittore – nella mia mente di ragazzino di otto o nove anni, è rimasto sempre impresso».Giuseppina Tuissi: per i partigiani della Brigate Garibaldine, semplicemente “Gianna”. Ciò che rimane di lei è una foto lisa, in cui appare con un sorriso di speranza. Fu uccisa dagli stessi amici con i quali aveva condiviso una causa. Era il 23 giugno 1945, il giorno del suo ventiduesimo compleanno. Quarantacinque giorni prima, a qualche chilometro di distanza, con gli stessi metodi era stato giustiziato Luigi Canali, conosciuto con il nome di battaglia di “capitano Neri”. Insieme, in mezzo all’orrore del conflitto, avevano condiviso momenti lieti. Con la medesima, infamante accusa di tradimento furono trucidati… … «Nel 1961, a Cantù, fu inaugurata una scuola intitolata ad Achille Grandi e mi chiesero di accompagnarvi la vedova, che abitava nelle case popolari di via Turati. Erano due stanze. Da quel principio, tra noi nacque una cordiale e sincera amicizia. Achille Grandi, figlio di povera gente, diventato deputato per […]

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don Aldo Fortunato. 4 ottobre 1998

Quando diventò parroco? «Nel 1964 c’erano da costruire tre parrocchie periferiche. La più conciata era Muggiò. Non c’era niente, neanche un pezzo di terreno. Chiesi di andare lì perché era una situazione tanto disperata che nessuno mi avrebbe rotto l’anima. Un’esperienza durissima. Dicevo messa nei garage. Fui sull’orlo di una crisi di nervi». A Muggiò cambiò la sua vita. «Il 4 febbraio 1975 bussò alla mia porta il primo drogato. Trovò l’uscio aperto. Nove mesi dopo erano in ottanta. Imparai a compiere i primi passi. Tutti sbagliati. Mi illudevo di tirarli insieme e migliorarli. Storie. Erano diventati loro i padroni e dovevo chiamare i carabinieri per farmi piantonare. Col tossicodipendente bisogna essere sì disponibili, ma con un polso molto fermo. Contrattare con molta chiarezza, prendere o lasciare». Com’erano i rapporti con la gerarchia ecclesiale? «Non cordiali. Per raccogliere fondi facevo concerti in chiesa, con grave disappunto del vescovo Ferraroni. Mi scrisse che la chiesa era diventata un auditorium. Risposi che siccome serviva ad aiutare gente emarginata, per me era ancora più chiesa. Punto. Mi trovo assai meglio col Vescovo attuale». In che senso? «Maggiolini ha il merito di capire la nostra missione e ci trasmette calore e stima. Il suo primo Natale a Como chiese di celebrar messa in comunità. Un segno di profonda attenzione». Intervisa don Aldo Fortunato Corriere di Como – Approfondimento Blogged with the Flock Browser

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Pia Pullici

La sua lingua taglia almeno quanto il suo braccio costruisce. Senza mai smarrire il sorriso. Forse proprio questo atteggiamento irrita e la rende insopportabile a chi non le è amico. Lei incassa e ricambia con egual moneta.«La maggioranza che ha governato Como negli ultimi quattro anni non conosceva i problemi dell’handicap. Quando ne parlavo, nei rari momenti in cui non si trattava di edilizia privata, davo fastidio. Li importunava anche il fatto di vedermi il sabato pomeriggio mentre accompagnavo uno in carrozzina e alla sera a cena con il Questore e il Prefetto. Eppure, per difendere i più deboli bisogna stare dalla parte dei forti». Intervista a Pia Pullici, Corriere di Como Blogged with the Flock Browser

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Nesso: 900 anni 1095-1995. Ricerche e riflessioni in occasione del nono centenario della consacrazione della antica chiesa parrocchiale, a cura della Biblioteca Comunale di Nesso e della Parrocchia di Nesso

Nesso: 900 anni 1095-1995. Ricerche e riflessioni in occasione del nono centenario della consacrazione della antica chiesa parrocchiale, a cura della Biblioteca Comunale di Nesso e della Parrocchia di Nesso 1996, pag. 120 Scritti di: don Saverio Xeres, Paolo Grillo, Marcella Di Siena, Maurizio Fadone, Ferdinando Viganò, Carlo Casati, don Giuseppe Romanò prefazione del sindaco Sebastiano D’Amico

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Coatesa e Riva di Castello, stampa In Ricordo di Como, edito in occasione dell’Esposizione voltiana del 1899, ripubblicata da Actac, 1995

Borgo de’ più pittoreschi del lago sulla riva destra a 15 chilometri da Como. Si arrampica su dirupi, tra cui si frangono strepitando le acque delle valli del Tufo e di Nosée a formarvi l’Orrido sua principale bellezza. Antichissima ne è l’origine, e il nome Naxus parrebbe giustificare l’opinione di coloro che l’attribuiscono ad una delle famiglie greche condotte a Como da Giulio Cesare. Fu sempre abitato da gente robusta ed audace, amante di libertà e d’indipendenza, cui seppe difendere e colle proprie braccia e col ben munito castello, di cui restò il nome alla parte del borgo più avanzata nel lago. — L’ antica basilica di S. Pietro credesi consacrata da papa Urbano’II nel 1095 e vi fu sepolto Rainaldo vescovo di Como morto nel castello di Nesso, dove riparò per fuggir le ire de’ faziosi cittadini. Ma la vecchia basilica più volte restaurata cedette alla fine il posto al tempio attuale. — Fa celebre Nesso la leggenda di Falco della rupe, gran fautore delle arrischiate imprese di Giangiacomo Medici castellano di Musso, l’intrepido e simpatico eroe del racconto di Giambattista Bazzoni, vero o suppósto che sia. Nesso Un tempo coltivò la manifattura de’ pannilani, ed ora le acque del suo torrente animano opifici serici, frantoi d’olive, macine di mulini, ecc. Chi va su per la valle giunge all’ameno paesello di Zelbio e di là al Pian del Ti vano spaziosissima altura a m. II59 coronata dalle cime de’ […]

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Nesso: scheda storica di Annalisa Borghese, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Editoriale del Drago, 1992, p. 331

Lo chiamavano il “Falco della rupe”. E doveva essere un tipo determinato, deciso, un vero con­dottiero, se Gian Giacomo Medi­ci, detto il Medeghino, se l’era scelto come luogotenente. Siamo ai primi del Cinquecento e tutto il territorio del Lario è in mano a lui, al Medeghino, che dirige le operazioni dalla sua roccaforte di Musso. Il “Falco” è invece di qui, di Nesso, dove è nato e da dove con­trolla il ramo comasco del lago. A Nesso c’è un castello, e dall’alto delle sue torri il “Falco” deve sen­tirsi sicuro e protetto. Il “Falco della rupe” è anche il titolo del romanzo storico di Gian Battista Bazzoni, che nell’Otto­cento consegnerà il “Falco” se non alla gloria almeno alla fanta­sia dei lettori. Del castello poi è ri­masto ben poco. L’avventura del “Falco” non dovette finir bene: i Milanesi smantellarono le fortifi­cazioni nel 1532. E le tre torrette che oggi fanno bella mostra di sé tra i ruderi delle muraglie sono state edificate il secolo scorso. Nesso, a 300 metri d’altezza sulla sponda orientale del ramo comasco, oggi è semmai nota per l’orrido formato dai torrenti Nosé e Tuf, che qui si uniscono in un’u­nica fragorosa massa d’acqua e di­ventano una cascata. Sono così impetuosi i torrenti di Nesso, che in passato la loro forza è stata im­piegata per far funzionare alcune cartiere e due stabilimenti di seta, e poi mulini, magli e torchi per l’olio. Attività poi in gran parte abbandonate. […]

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