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Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo 110 anni di vita della Cooperativa

Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo110 anni di vita della Cooperativa La Cooperativa di Nesso è una delle più antiche delle provincia e quesi sicuramente la più antica tra quelle che – senza soluzione di continuità – continuano a operare tuttora. Per questo, nel momento in cui gran parte dello stabile della Cooperativa è stato ristrutturato e trova una rinnovata funzionalità a servizio della cittadinanza, il suo percorso ultracentenario meritava un approfondimento storico. Il suo atto ufficiale di fondazione risale al 9 gennaio 1898 (e già questo sarebbe sufficiente a dirne la sua importanza) ma ha anche un prologo, di qualche tempo antecendente, ambientato in terra straniera: nel 1897, a Zurigo, un gruppo di emigranti di Nesso si riunisce per sancire la loro ferma volontà di dar vita, una volta rientrati in patria a un cooperativa di consumo che possa contribuire, con la sua opera, ad alleviare la fatica di arrivare alla fine del mese. A partire da quella data le vicende della Cooperativa si fondono intimamente con uno dei più caratteristici paesi del lago. Il volume ripercorre queste vicende raccontandole “dall’interno” attraverso i molti documenti sopravvissuti e le testimonianze di protagonisti dei decenni passati: una sorta di “autobiografia” di questa benemerita istituzione. Il volume è anche arricchito da un “album” di immagini che mette in evidenza le persone e le attività al centro di questa storia. Como, 2008 Collana: Territorio storia e arte Edizione: NodoLibri Pp. 128, […]

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Latinorum: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur, 18 luglio 2008

Caro Gabriele De Ritis ho bisogno di una tua glossa. Ogni estate scegliamo per la casa/orto/giardino una frase di ispirazione che copiamo su una lavagna esposta all’esterno. Come tutte le citazioni ha un valore energetico. Per l’estate 2007 era: Si hortum  in biblioteca habes  deerit nihil   Quest’anno la scelta è andata verso qualche operazione di silenzio, quale medicina omeopatica in mezzo a tanto gridare: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur Il fatto è che sul Dizionario delle sentenze latine e greche a cura di Renzo Tosi, Rizzoli Bur editore (p. 71) la trascrizione è: Perspicito cuncta tacitus quid quisque loquatur Disticha Catonis (4.20) La domanda è: quale delle due è la glossa giusta? Amalteo ringrazia Dopo nutriente conversazione la versione sia:

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Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur

Quest’anno la scelta è andata verso qualche operazione di silenzio, quale medicina omeopatica in mezzo a tanto gridare: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur Il fatto è che sul Dizionario delle sentenze latine e greche a cura di Renzo Tosi, Rizzoli Bur editore (p. 71) la trascrizione è: Perspicito cuncta tacitus quid quisque loquatur Disticha Catonis (4.20) La domanda è: quale delle due è la glossa giusta? Amalteo ringrazia Dopo nutriente conversazione la versione sia:

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Latinorum: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur

  Caro Gabriele De Ritis ho bisogno di una tua glossa. Ogni estate scegliamo per la casa/orto/giardino una frase di ispirazione che copiamo su una lavagna esposta all’esterno. Come tutte le citazioni ha un valore energetico. Per l’estate 2007 era: Si hortum  in biblioteca habes  deerit nihil Quest’anno la scelta è andata verso qualche operazione di silenzio, quale medicina omeopatica in mezzo a tanto gridare: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur Il fatto è che sul Dizionario delle sentenze latine e greche a cura di Renzo Tosi, Rizzoli Bur editore (p. 71) la trascrizione è: Perspicito cuncta tacitus quid quisque loquatur Disticha Catonis (4.20) La domanda è: quale delle due è la glossa giusta? Amalteo ringrazia Dopo nutriente conversazione la versione sia:

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Fragranze, 5 luglio 2008

    … correvamo a testa bassa senza perdere il controllo col terreno aiutandoci con le mani e col naso a trovare la strada, e tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi, il mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia sono per prima cosa odori che si staccano dagli altri odori, il cibo il non cibo il nostro il nemico la caverna il pericolo, tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso, il mondo è il naso …   Il nome, il naso in: Italo Calvino,1986, Sotto il sole giaguaro, Garzanti     Lungo il margine del sentiero che conduce all’orto, quello stesso dove la primavera si annuncia col colore giallo , ora che i bulbi nel buio tepore della terra riposano in silenziosa attesa, tutto, ora, è nel naso, quasi prima che negli occhi. L’umido della terra che evapora sotto i raggi del sole trascina con sé zefiri profumati, distillati di fragranze densi e robusti. In quello stretto lembo di terra hanno infatti trovato collocazione, senza una precisa intenzionalità, gli unici tipi di arbusto che prediligono lo sviluppo ricadente, piuttosto che l’allargamento a cespuglio. L’esposizione solare, inoltre, lo ha designato come luogo propizio per la crescita delle rose, quelle ad alberello, scelte affinchè l’ingombro non fosse d’intralcio al passante. Nella stagione estiva, dunque, lì nei dintorni, le nari si impregnano di intensi aromi e gli occhi si riempiono dei variegati colori. […]

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Fragranze

… correvamo a testa bassa senza perdere il controllo col terreno aiutandoci con le mani e col naso a trovare la strada, e tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi, il mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia sono per prima cosa odori che si staccano dagli altri odori, il cibo il non cibo il nostro il nemico la caverna il pericolo, tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso, il mondo è il naso … Il nome, il naso in: Italo Calvino,1986, Sotto il sole giaguaro, Garzanti Lungo il margine del sentiero che conduce all’orto, quello stesso dove la primavera si annuncia col colore giallo , ora che i bulbi nel buio tepore della terra riposano in silenziosa attesa, tutto, ora, è nel naso, quasi prima che negli occhi. L’umido della terra che evapora sotto i raggi del sole trascina con sé zefiri profumati, distillati di fragranze densi e robusti. In quello stretto lembo di terra hanno infatti trovato collocazione, senza una precisa intenzionalità, gli unici tipi di arbusto che prediligono lo sviluppo ricadente, piuttosto che l’allargamento a cespuglio. L’esposizione solare, inoltre, lo ha designato come luogo propizio per la crescita delle rose, quelle ad alberello, scelte affinchè l’ingombro non fosse d’intralcio al passante. Nella stagione estiva, dunque, lì nei dintorni, le nari si impregnano di intensi aromi e gli occhi si riempiono dei variegati colori. Salvie, rosmarini, lavande […]

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Il COLORE BIANCO, racconto di Luciana

    C’è un negozio nel centro della mia città che non manca mai di provocare una sosta. Si tratta di due vetrine arredate con straordinaria eleganza: madie, credenze, vecchi tavoli in legno massello, bagnafiori e secchi di ghisa in svariate fogge, trasparenti vasi globosi. Appoggiati con casualità studiata spiccano ovunque composizioni e mazzi di fiori. Ogni volta, dopo silenziosi attimi di sguardo, mi dico: “Ecco … vorrei portarlo via tutto così com’è”. Poi un giorno ho compreso la magia del mio incantamento. L’arredo floreale è monocromatico. Bianco, rigorosamente bianco. Immaginate le fioriture tipiche di ogni stagione (tulipani, glicini, rose, ortensie, gerani, dalie, gladioli, crisantemi) nell’unica, candida tonalità. Lattei fiori intrecciati in nastri di rafia se essiccati, o immersi in recipienti oramai in disuso, avvolti in un’atmosfera che sa di antico, di tempi passati. Nel vano centrale del negozio, su un massiccio tavolo fa bella mostra di sé una grande gabbia di legno dove cinguettano cinque canarini, bianchi anch’essi. Amo i colori, ma per me il bianco, riferito ad animali e fiori, rasenta l’estasi. Per questo, anno dopo anno, nel nostro giardino abbiamo inserito cespugli, arbusti, bulbi e piante dalla nivea fioritura, ma, a parte gli alberi da frutto, abbiamo scoperto che il bianco è un colore delicato, facilmente aggredibile da fattori climatici avversi e, ancor più, da famiglie di insetti “biancofagi”. Nonostante tutto, in vent’anni qualche risultato l’abbiamo ottenuto. Sono angoli “dedicati”, da ricercare in anfratti al riparo della […]

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LaboratorioComo – Home Page

La Camera di Commercio di Como propone la seconda edizione della manifestazione “Laboratorio Como”, che si svolge a Villa del Grumello dal 10 al 19 giugno 2008, dalle ore 17.30 alle ore 19.30.L’iniziativa, affidata ad Univercomo per la sua realizzazione, si dispiega in sei serate tematiche ed è incentrata sulla relazione tra la Bellezza e il Territorio, nelle sue molteplici e vitali connessioni, dall’etica alle prospettive dello sviluppo economico esaltato dal bello nel prodotto e del paesaggio, fino al riconoscimento dell’unicità del lago di Como, luogo magico di ispirazione musicale, pittorica e letteraria.I prestigiosi relatori che, con il pubblico, saranno i protagonisti delle serate, avranno un ruolo eminentemente di stimolo alla comprensione e alla padronanza di temi dialettici, la cui configurazione qualifica la cultura di una popolazione e di un territorio.La Camera di Commercio di Como, attraverso questa manifestazione, intende dare il suo contributo affinché il tema della Bellezza, in tutte le sue espressioni, assuma sempre di più i tratti di una consapevole attenzione condivisa, operosa e proiettata verso il futuro. LaboratorioComo – Home Page

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Vita da ciliegio

Maggio è stato particolarmente generoso con la pioggia quest’anno. Il maestoso ciliegio che si leva in prossimità dell’orto ogni anno ci mette sempre in apprensione, perché è un albero particolarmente sensibile e delicato. Se durante la fioritura si abbassa la temperatura, i frutti non si sviluppano a sufficienza e cadono assai prima della maturazione. E se in quel periodo piove […]

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La terra è bassa: preparazione dell’orto

Dalle auree Lezioni del professor Cristianini è passato un anno.Un altro anno.Tempus fugit.Si ritorna a lavorare con le braccia e con la testa, perchè non esistono buone pratiche senza buone teorie.“La terra è bassa” e deve essere preparata alle sue benefiche funzioni: Al suono di:No Blue Thing di Ray Lynch, 1989 Connessioni: “Noi oggi tendiamo a dimenticare che l’anima non è solo dentro di noi, ma anche fuori di noi. E quando siamo in un giardino, che si tratti di un giardino asiatico o di un giardino alla francese o di qualunque altro tipo di giardino,si manifesta qualcosa dell’”anima mundi”. L’Anima del Mondo si rende visibile e, anzi, si mette in mostra.”da: James Hillman, Conversazione con Silvia Ronchey, Il piacere di pensare, Rizzoli, 2001 “Non direbbe piuttosto che l’anima mundi si mostra nella natura, in tutta la natura? Perché scegliere il giardino come esempio della visibilità dell’anima?Perché il giardino è una metafora della nostra psiche – spiega Hillman -, con questo delicato e sapiente intreccio di selvatico e di controllato, di spontaneo e di modellato. Perché la sua ricchezza e complessità, data dall’intreccio dei sentieri, dall’alternarsi di prati fioriti e alberi verdeggianti, dalla vitalità di cespugli colorati, rispecchia la nostra natura interiore.Ciò che accade nel giardino, nell’arco delle stagioni, accade anche nella psiche:La caduta delle foglie, la paralisi della vita durante l’inverno, lo schiudersi dei germogli, il movimento dell’acqua tra le rocce. Sono tutte esperienze che anche l’individuo fa, solo […]

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Il COLORE VIOLA, racconto di Luciana

  Ho appreso nei miei primi rudimenti dell’arte della pittura che il rosso carminio unito al blu ciano origina il viola. Utilizzare solo i 5 colori di base è l’esortazione indispensabile allo sprovveduto principiante per prendere confidenza con i cromatismi delle tonalità e delle sfumature dei colori derivati. Ma  poter rendere omaggio in prima persona alle macchie di colore che nel mio giardino esplodono è obiettivo ben presto fallito. Sì, perché per quanto sprema tubetti e mi dia da fare nel mescolamento delle molli paste, nulla è vicino a ciò che la natura spontaneamente mi offre. E così ammiro beata, spostando lo sguardo dalla mia tavolozza di plastica a quella genuina della mia vegetazione. E’ il momento delle gradazioni dal rosa al viola. Per essere sinceri, già quando ero immerso nella sinfonia del giallo, SASSIFRAGHE e COTOGNO GIAPPONESE davano mostra di sé. Ma erano una cosiddetta minoranza relativa. Ora che il giallo si è spento, con maggior audacia, di settimana in settimana puntuali si presentano all’appello le varie generazioni del rosso-blu. Per la prima volta il giovane LILLA’ espone le sue infiorescenze, dimostrando energia e vitalità nonostante la sua ancora bassa statura. Non manca mai di impressionarmi la lotta delle CAMELIE screziate e delle giganti PEONIE contro lo scorrere del tempo. Sono entrambi fiori grandi, gonfi, turgidi. Forse la natura si è un po’ presa gioco di loro, affidandoli ad un sostegno troppo esile per la loro pezzatura. Il fatto è […]

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Il colore verde

  Se confronto la verde distesa del prato all’inglese con i selvatici prati dei corridoi del mio giardino, sorrido. Di me stessa, ovviamente. Non che io rincorra la speranza di ottenere, prima o poi, la lussureggiante erbetta verde dagli steli allineati alla stessa altezza. Per dire la verità, ogni anno, almeno vicino alla panca in cui si ama soggiornare, Paolo distribuisco generosamente duecentocinquanta chili di terra e spargo, a mo’ di seminatore dalla larga bracciata, qualcosa come due pacchi da 1000 grammi ciascuno di semenza.   Non succede mai nulla, se non l’arrivo di colonne di formiche e panciuti uccelli che probabilmente si rifanno le scorte dopo la penuria invernale.   Il mio prato è di buon temperamento. Accogliente e tollerante. Non fa distinzioni di generi e razze. Tutti sono benvenuti. E così si presenta con un manto assai variegato, dove in pacifico adattamento convivono erbe infestanti, erbe urticanti, erbe aromatiche. Tutte con al seguito il proprio corredo colorato che rallegra la vista e l’umore.   Solletica i sensi, il mio prato. La vista. Il suo verde disordinato racchiude gioielli e colori infiniti. PRATOLINE, TARASSACO e VIOLE sono quelli che so distinguere.     Anche il TRIFOGLIO conosco, nelle sue due versioni bianco e violetto. E pure i cespugli di ORTICHE, che non necessitano certo delle infiorescenze viola per esprimere, attraverso il tatto, la loro presenza.     E carezzevoli ancora al tatto risultano le vellutate foglie della MALVA, con il loro fiore il cui […]

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Il colore giallo

  Nello scendere e salire i gradini, ti è dato di constatare l’assoluta contiguità tra terra e aria. Dalla concretezza della pietra che salda il tuo contatto col suolo,  alla luce che rischiara il passo, rendendolo meno incerto e precario. E’ da gennaio che le tenebre maggiormente faticano ad inghiottire quel che resta del giorno. Prima ancora di me, esoso di quegli eroici minuti che regalano l’allungamento del crepuscolo, se ne accorge la silente natura, pronta a salutare la dissolvenza dell’oscuramento invernale. E’ il momento del giallo. Dapprima fioco, si posa sugli spogli rami del Calicanto, catturando più l’olfatto che la vista.I fiori paglierini sfidano la temperatura ancora fredda, esalando un intenso profumo che non può lasciare indifferente chiunque si trovi di lì a passare, obbligando pertanto ad accostarsi alle gialle corolle, così effimere ma caparbiamente decise ad affermare il loro dominio   Timidamente anche l’Amamelide non resta insensibile alla voluttà di quella fragranza. Non riuscendo a competere in misura di essenza, sferra la sua rivincita acuendo la tonalità del suo giallo. E’ commovente l’Amamelide, con quei fiori a raggiera che discordano col grigio del muro di pietra, pronta a ricevere la luce che la solletica dai tralci delle viti stesi sopra di lei, ancora completamente nudi.   Dal piano superiore un altro prodigio accade. Allineati come tanti soldatini curiosi, irrompono nelle loro gialle livree i Narcisi. Mossi dalla leggera brezza, si inchinano con un movimento grazioso ora lateralmente, ora abbassandosi a sbirciare […]

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GRADINI per arrivare a Coatesa da Borgovecchio, passare per il giardino e risalire allo stradone. In tema: “mi piace contare i gradini”

  Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili. 76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera di Via Coatesa che scende a lago. Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima. Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano. Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6 Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le 3 Lagerstroemie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi […]

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GRADINI

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili. 76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago. Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima. Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano. Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6 Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le lagestremie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta  dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi immettono allo studiolo del gufo). Ma se decido di attardarmi nella zona […]

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Gradini

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili. 76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago. Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima. Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano. Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6 Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le lagestremie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta  dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi immettono allo studiolo del gufo). Ma se decido di attardarmi nella zona […]

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