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Nesso: 900 anni 1095-1995. Ricerche e riflessioni in occasione del nono centenario della consacrazione della antica chiesa parrocchiale, a cura della Biblioteca Comunale di Nesso e della Parrocchia di Nesso

Nesso: 900 anni 1095-1995. Ricerche e riflessioni in occasione del nono centenario della consacrazione della antica chiesa parrocchiale, a cura della Biblioteca Comunale di Nesso e della Parrocchia di Nesso 1996, pag. 120 Scritti di: don Saverio Xeres, Paolo Grillo, Marcella Di Siena, Maurizio Fadone, Ferdinando Viganò, Carlo Casati, don Giuseppe Romanò prefazione del sindaco Sebastiano D’Amico

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Coatesa e Riva di Castello, stampa In Ricordo di Como, edito in occasione dell’Esposizione voltiana del 1899, ripubblicata da Actac, 1995

Borgo de’ più pittoreschi del lago sulla riva destra a 15 chilometri da Como. Si arrampica su dirupi, tra cui si frangono strepitando le acque delle valli del Tufo e di Nosée a formarvi l’Orrido sua principale bellezza. Antichissima ne è l’origine, e il nome Naxus parrebbe giustificare l’opinione di coloro che l’attribuiscono ad una delle famiglie greche condotte a Como da Giulio Cesare. Fu sempre abitato da gente robusta ed audace, amante di libertà e d’indipendenza, cui seppe difendere e colle proprie braccia e col ben munito castello, di cui restò il nome alla parte del borgo più avanzata nel lago. — L’ antica basilica di S. Pietro credesi consacrata da papa Urbano’II nel 1095 e vi fu sepolto Rainaldo vescovo di Como morto nel castello di Nesso, dove riparò per fuggir le ire de’ faziosi cittadini. Ma la vecchia basilica più volte restaurata cedette alla fine il posto al tempio attuale. — Fa celebre Nesso la leggenda di Falco della rupe, gran fautore delle arrischiate imprese di Giangiacomo Medici castellano di Musso, l’intrepido e simpatico eroe del racconto di Giambattista Bazzoni, vero o suppósto che sia. Nesso Un tempo coltivò la manifattura de’ pannilani, ed ora le acque del suo torrente animano opifici serici, frantoi d’olive, macine di mulini, ecc. Chi va su per la valle giunge all’ameno paesello di Zelbio e di là al Pian del Ti vano spaziosissima altura a m. II59 coronata dalle cime de’ […]

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Nesso: scheda storica di Annalisa Borghese, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Editoriale del Drago, 1992, p. 331

Lo chiamavano il “Falco della rupe”. E doveva essere un tipo determinato, deciso, un vero con­dottiero, se Gian Giacomo Medi­ci, detto il Medeghino, se l’era scelto come luogotenente. Siamo ai primi del Cinquecento e tutto il territorio del Lario è in mano a lui, al Medeghino, che dirige le operazioni dalla sua roccaforte di Musso. Il “Falco” è invece di qui, di Nesso, dove è nato e da dove con­trolla il ramo comasco del lago. A Nesso c’è un castello, e dall’alto delle sue torri il “Falco” deve sen­tirsi sicuro e protetto. Il “Falco della rupe” è anche il titolo del romanzo storico di Gian Battista Bazzoni, che nell’Otto­cento consegnerà il “Falco” se non alla gloria almeno alla fanta­sia dei lettori. Del castello poi è ri­masto ben poco. L’avventura del “Falco” non dovette finir bene: i Milanesi smantellarono le fortifi­cazioni nel 1532. E le tre torrette che oggi fanno bella mostra di sé tra i ruderi delle muraglie sono state edificate il secolo scorso. Nesso, a 300 metri d’altezza sulla sponda orientale del ramo comasco, oggi è semmai nota per l’orrido formato dai torrenti Nosé e Tuf, che qui si uniscono in un’u­nica fragorosa massa d’acqua e di­ventano una cascata. Sono così impetuosi i torrenti di Nesso, che in passato la loro forza è stata im­piegata per far funzionare alcune cartiere e due stabilimenti di seta, e poi mulini, magli e torchi per l’olio. Attività poi in gran parte abbandonate. […]

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Lario interiore. #lagodicomo

Al ritorno da ogni viaggio che mi abbia portato in luoghi meravigliosi e felici, sento il bisogno di fare una capatina sulle nostre rive: una specie di affettuosa ricognizione per controllare se il lago di Co­mo regga ancora il confronto con gli scenari famosi e i grandi panorami. Col Corno d’Oro, l’isola di Patmos o Venezia negli occhi, neanche l’amore per le patrie sponde potrebbe indurmi a stravedere, ma il verdetto è ogni volta gioiosamente positivo… Ricordo un consigliere pro­vinciale di Gravedona che, andato in Croazia per una battuta di caccia, liquidò quella pur amena re­gione con una battuta che mi è rimasta in mente: « Sì, bell… ma che passa i nost sit… ». Io non sono così campanilista, ma sono lieto che i nost sit siano qui a portata di vista, e penso con un certo sgomento a due brutte ipotesi: quella, per for­tuna assai remota, di un diverso comportamento del ghiacciaio abduano, dal cui progressivo ritiro si for­mò il Lario (bastava che lo sperone di Bellagio avesse un fronte pia ampio, e il lago si sarebbe formato più a Nord…) … Carlo Ferrario, Alfabeto comasco, Nodo Libri, Como 1989, p. 61

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citazione di Gianfranco Miglio, in Il mito del Lario, Larius, 1959

Non è facile – come sanno i più – stabilire quando appros­simativamente l’uomo si sia affacciato per la prima volta sulle rive del Lario; venne quasi certamente dal Sud, e pro­babilmente non prima del terzo (e forse neppure del secondo) millennio avanti Cristo. Ma chiunque esso fosse – ligu­re-mediterraneo, o d’altra stirpe oggi ignota – non possiamo pensare senza emozione a questo nomade dell’età neolitica che – cacciando il cervo, il cinghiale ed il lupo nelle nostre fore­ste, e la lontra sulle ripe selvagge delle nostre acque – primo ascoltò il ritmico pulsare delle onde del Lario, il fragore lontano dei torrenti, i richiami delle fiere in libertà, il rombo del tuono ri­percosso dall’eco delle valli ancora in­violate e misteriose: negli occhi di que­st’uomo si specchiarono per la prima volta, striati dagli stormi lamentosi dei lamentosi uccelli acquatici, gli stessi placidi tramonti che decine e decine di secoli più tardi avrebbero commosso i grandi poeti dell’età romantica. (…) Fra gli ultimi letterati e viaggiatori dell’Ottocento, (…) il lettore ne troverà alcuni che si pongono esplicitamente la domanda: d’onde nascono la fama e l’innegabile incanto del Lario? Fra le diverse risposte una sembra oggi ri­scuotere maggior credito: è quella che indica nella melanconìa l’attrattiva più patetica ed efficace esercitata dal Lago di Corno sugli spiriti di ogni tem­po. Ma è una spiegazione che non reg­ge. La sottile tristezza è appannaggio di ogni paesaggio lacustre; rivelata specialmente dai gusti letterari dell’età romantica, […]

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genius loci – definition of genius loci by the Free Online Dictionary, Thesaurus and Encyclopedia.

1. genius loci – the special atmosphere of a place  ambiance, ambience, atmosphere – a particular environment or surrounding influence; “there was an atmosphere of excitement” 2. genius loci – the guardian spirit of a place  guardian angel, guardian spirit – an angel believed to have special affection for a particular individual Based on WordNet 3.0, Farlex clipart collection. © 2003-2008 Princeton University, Farlex Inc.   Da: genius loci – definition of genius loci by the Free Online Dictionary, Thesaurus and Encyclopedia..

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Nesso, frazione Coatesa. Il luogo, nel 1989

Qualunque sia il luogo nel quale ci proponiamo di trascorrere l’esistenza, due sono le condizioni imprescindibili: la solitudine e la presenza vivificante dell’acqua. Sulla faccia della terra ci sono molti posti che offrono la necessaria combinazione di una certa selvatichezza e di un’aggraziata varietà. Sarebbe desiderabile una vista imponente, ma si può supplire ad essa in altro modo; e dal momento che gli occhi e la mente hanno un sistema di misurazione diverso, si può trovare la grandezza anche in scala ridotta. in Tullio Pericoli, La casa ideale di Roberti Stevenson, Adelphi edizioni, 2004

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Nesso: scheda informativa del 1985

NESSOFrazioni e località: Careno C.A.P.: 22020 – Prefisso Telefonico: 031 – Posizione: D-4 Superficie: Kmq. 15,03-Altitudine: m. 300- Distanza da Como: Km. 16 Zona altimetrica: Montagna Regione agraria: Montagna del Lario Occidentale Popolazione: 1.403 abitanti (densità: 93,3 per Kmq.) Rai-Tv: 465 abbonamenti (diffusione: 83,78 per 100 famiglie) Telefoni: 512 abbonamenti (diffusione: 36,5 per 100 abitanti) Attività industriali: 32 unità locali con 60 addetti Attività commerciali: 29 unità locali con 50 addetti Altre attività: 26 unità locali con 52 addetti Aziende artigiane iscritte all’albo: 44, di cui 37 di produzione Punti di vendita: all’ingrosso 1 alimentarial dettaglio 10 alimentari e 7 non alimentari Ambulanti: 1 alimentari e 1 non alimentariTurismo: 3 esercizi alberghieri con 47 posti letto 10 fra ristoranti, trattorie, pizzerie Pro Loco Istruzione e cultura: Scuole materne private – Scuole elementari pubbliche – Scuole medie inferiori pubbliche – Biblioteca comu¬nale Sanità: Farmacia, Ambulatorio medico Spettacolo e ricreativi: Cineteatro Vari: Ufficio postale Distributore di carburanti, Riparazione auto Fa parte:* della Comunità Montana n. 17 “Triangolo Lariano” con sede in Canzo* dell’Unità Socio Sanitaria Locale e del Distretto Scolastico n. 11 con sede in Como È sede:* della Stazione dei Carabinieri* dell’Ufficio di Collocamento Rientra nella giurisdizione:* del Tribunale e della Pretura di Como‘dell’Ufficio Distrettuale II. DD. e dell’Ufficio del Registrodi Como* della Conservatoria dei Registri Imm. e delle Ipoteche di Como* della Compagnia della Guardia di Finanza di Como* della Diocesi di Como, Zona Pastorale del Lario È Consorziato per […]

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Da Bellagio a Como, in Gite in provincia: cosa c’è da vedere, come arrivarci, in Reporter di Como e Provincia, luglio/agosto 1982

Bellagio (punto d’imbarco sui traghetti diretti sulle sponde Orientale e Occidentale del lago), situata al vertice del promontorio che divide il Lario nei due rami di Como e Lecco, questa cittadina vanta ville famose con lus¬sureggianti giardini. Sul lungo la¬go, a portici, si trovano eleganti caffè e negozi. Dal lago si sale attraverso strette stradine a gradini lungo il vecchio nucleo, sino alla chiesa di San Giacomo del XII se¬colo.Lasciata Bellagio si prosegue verso Como costeggiando il lago lungo la sponda Orientale del ramo di Como su una strada stretta e tortuosa con magnifici panorami: sulla riva opposta i centri della Tremezzina. Poco prima di Lezzeno si incontra la Grotta dei Bulberi (o delle carpe), visitabile solo in barca (si affittano però a Bellagio). La strada prosegue a picco sul lago sino a Nesso. All’entrata del paese, sulla sinistra si stacca la strada per il Pian del Tivano e Sormano in Valassina. Si sale a tornanti con una vista sempre più ampia sul lago, lungo le pendici del monte San Primo. Nesso è situata alla sbocco delle valli di Tuf e di Nosè che scendono dal pian del Tivano formando un pittoresco orrido nel punto dove le acque precipitano tra le rocce con una bella cascata, visibile dalla strada. Nell’orrido si può entrare anche in barca, dal lago, passando sotto un antico ponte. In alto, sopra il paese, i resti di un antico castello del XIV sec. distrutto da Francesco […]

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neanche le muse sarebbero capaci di trovare altrove una bevanda più fresca dell’acqua di Nesso

…. La bellezza del podere di Nesso e della vicina sorgente, a cui rimane ancora oggi inalterato il soprannome di Fonte delle Muse. Certamente bisogna che le fonti Castalia ed Aganippe cedano di fronte a questa, poiché neanche le muse sarebbero capaci di trovare altrove una bevanda più fresca dell’acqua di Nesso. Infatti la fonte delle Muse ha in sè tanta freschezza che se si immerge nella sorgente per rinfrescarla acqua conte­nuta in un vetro, la bottiglia non resiste più di un quar­to d’ora e lo stesso succede alle altre bevande, che. spaccando il vaso con un forte scoppio, fanno cambiar colore alla sorgente: come io stesso ho osservato facen­done esperienza nel porto di Nesso, dove la fonte si getta nel lago. Il giureconsulto … cer­ca di adattare a diversi usi le acque di questa sorgente e quelle delle vicinanze e rimugina e ripensa che esse servano e a grotte adattate a conservare i vini e a mu­lini e a filatoi e per far ciò ha iniziato vasti lavori: queste opere supereranno, se l’iniziativa avrà successo, la cartiera dei Caproni (,259). Questa, ammirevole per una cascata di acqua bianchissima, offre al navigante un bellissimo spettacolo. Anche questo è un freschissi­mo torrentello, e sopra di esso ponti di pietra uniscono le due frazioni. Le zone in basso, tra soffi di brezza sono spruzzate da un continuo pulviscolo di gocce polverizzate che si spandono qua e là. Estratto da: Anton Gioseffo della […]

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Il paesaggio prealpino: fascia collinare subalpina, insubria, alta collina. Testo di Eugenio Turri, La fascia prealpina, in Paesaggi umani, Touring Club italiano, 1977

Ci sono motivazioni diverse che indu­cono a parlare di Prealpi e a riconoscere un “paesaggio prealpino” Le prime e più immediate sono quelle – d’ordine percettivo – che si impongono a chi le guarda dal basso, dalla pianura o dal pedemonte, così come felicemente le colse lo Stoppani, che proprio alle Prealpi, lui prealpino, dedicò le più af­fettuose descrizioni : “Le Prealpi, prin­cipalmente le calcaree, raggiungono di rado i limiti delle nevi perpetue… Non sono per conseguenza nemmeno ca­ratterizzate dalla vegetazione alpina che dà alle Alpi quell’aspetto loro partico­lare di durezza e severità. Mancano per­ciò alle Prealpi i due tratti principali che improntano il paesaggio alpino così sublime e pittoresco. Per compenso sono ricche di altre bellezze tutte particolari. Si nota anzitutto in esse il contrasto, di effetto meraviglioso davvero, fra quelle creste dentate, ignude e bianche come scheletri… e il verde perenne, di cui la perenne ubertà copre i fianchi e i piedi delle montagne… “. Ma le motivazioni più fondate sono quelle suggerite dai geologi, per i quali la fascia prealpina che va dalla zona del lago Maggiore all’Isonzo costituisce il lembo marginale, verso sud, della catena alpina: una sorta di grande am­manto, formato in prevalenza da rocce sedimentarie, che durante la formazione delle Alpi ha subito fratture, dislocazioni, scorrimenti e piegamenti, oggi testimo­niati dalla stessa frammentazione oro­grafica della regione e dalla varia con­formazione del rilievo a seconda delle sue grandi divisioni regionali. Questo si presenta infatti assai vario […]

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Nesso, descritto dal sacerdote Santo Monti, 1895

Nesso (ab. 1450) è disposto come ad ordini o piani sopra un dirupo. Una cascata divide in mezzo il paese, con effetto stupendo. L’Orrido di Nesso è bellissimo guar­dato di fianco, di mezzo, dal basso, dal­l’alto, ed ha esercitato il pennello di centinaia di paesisti. Aveva un forte castello (il quale ha lasciato il nome a una parte del paese), che il Ballarmi (Stor. pag. 306) vuole edificato dai Romani, restaurato dai Longobardi e distrutto da France­sco Sforza duca di Milano. Nel 1124 i Comaschi assalirono il paese, uccisero molti abitanti e conquistarono la ròcca. La somma dell’amministrazione di Nes­so e sue pertinenze era affidata ad un podestà, che durò in ufficio sin quasi ai nostri tempi ; e nel borgo v’era anche un palazzo pretorio ove si amministra­va la giustizia-, e di cui si scorgono an­cora gli avanzi presso la collegiata. — La Chiesa è una delle più antiche della diocesi di Como ed è plebana e ma­trice di molte altre tanto sulla riva orientale, quanto su quella occiden­tale del lago di Como; fu però quasi interamente riedificata nel secolo XVII. Nel presbiterio si vedono due tele grandiose fermate nelle pareti me­diante cornici di stucco, dal lato dell’evangelo è rappresentato Gesù che consegna le Chiavi a S. Pietro, sim­bolo della concessagli facoltà di scio­gliere e di legare; dal lato dell’epistola S. Paolo, che predica nell’areopago di Atene il Dio ignoto, sotto di questo ultimo quadro si legge : Andina […]

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Nesso (Nesso, CO) pieve di Nesso (1757 – 1797)

Nesso (Nesso, CO) pieve di Nesso (1757 – 1797) profilo riferimenti relazioni Con la “Riforma al governo della città e contado di Como” (editto 19 giugno 1756) l’organizzazione del territorio della pieve subì alcuni mutamenti: l’editto infatti prevedeva che “le Comunità di Maslianico e Blevio si separeranno dalla pieve di Nesso, e dall’Amministrazione del Contado di Como, e si riuniranno con le cinque terre di Torno, Urio, Moltrasio, Piazza e Rovenna, e con le comunità di Cernobio e di Brunate, le quali nove comunità dovranno comporre in avvenire una pieve distinta, che si nominerà la pieve di Zesio superiore”. Nel compartimento territoriale dello stato di Milano (editto 10 giugno 1757) la pieve di Nesso, inserita nel contado di Como, risulta formata dai 11 comuni seguenti: Brienno, Carate, Careno, Laglio, Lemna, Molina, Nesso, Palanzo, Pognana con Quarzano e Canzaga, Veleso con Erno, Zelbio. Nel 1771 la pieve contava 4.526 abitanti (Statistica anime Lombardia, 1771). Con il successivo compartimento territoriale della Lombardia austriaca (editto 26 settembre 1786 c) la pieve di Nesso venne inclusa nella provincia di Como; i comuni che la componevano rimasero gli stessi. Nel 1787, a seguito della morte senza eredi maschi del marchese Giambattista Casnedi, la pieve costituente l’intero feudo di Nesso tornò nelle disponibilità del regio Demanio. Nel nuovo compartimento territoriale per l’anno 1791 la pieve di Nesso risulta ancora inserita nella provincia di Como, della quale, con la pieve di Bellagio ed una parte della pieve […]

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