Medio tutissimus ibis, Orazio Metamorfosi, II, 137

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In prossimità di ogni Agosto dell’anno appendiamo, come simbolo orientante, una frase che scegliamo per la sua carica energetica e per la sua forza nel sintetizzare lo stato dell’animo e della mente  nel  tratto di vita che stiamo attraversando.

L’anno scorso ci ha accompagnato questa citazione: Perspicito tecum tacitus quid quisque loquatur.

Quest’anno abbiamo individuato:

 

MEDIO

TUTISSIMUS

IBIS

 

Si tratta di un motto molto adattabile a varie situazioni: le relazioni fra persone, le conversazioni argomentative, la politica …

E’ contro ogni estremismo linguistico od operativo.

E’ a favore della moderazione.

Perché solo le posizioni mediane (in matematica e in psicologia e ancora in altri campi dei saperi) sanno farsi carico anche delle posizioni estreme

 

Infine: “noi”

“Perché noi?” potrai forse chiederti.

Noi di Amaltea.

Noi da un luogo

Scrive Gabriele:

Cari Amaltei,
vi ringrazio per la notizia di questo agosto. La vostra bacheca è messaggio di benvenuto per gli ospiti e viatico per gli amici lontani. Segnala un sentimento del tempo ben saldo: evitare gli eccessi, ogni ‘estremo’, per onorare la vita con una ‘vita buona’.
Tutta la Filosofia morale a noi contemporanea sembra propensa a riconoscere nell’Etica nicomachea di Aristotele il testo chiave per orientarsi nelle questioni morali, di per sé ardue: dalle risposte che diamo ad esse dipende la qualità della nostra vita, il modo in cui ci condurremo nel mondo. E Aristotele è l’uomo del ‘giusto mezzo’.
Quando, esattamente venti anni fa, ho avviato la mia esperienza con i tossicomani, scelsi come motto per il primo Progetto educativo che scrissi le parole del sociologo tedesco Sigfried Kracauer: “La realtà si comprende a partire dai suoi estremi” (egli era impegnato a comprendere gli effetti dell’inflazione sulla Germania del ’29). Per me la ‘droga’ è rimasto uno degli emblemi del nostro tempo. Ogni giorno misuro la distanza tra la mia generazione e quella dei ragazzi che incontro nel Centro di ascolto, registrando tutte le novità, perché mi interessa il contatto continuo con la realtà.
Da quell’estremo che è la droga procedo ogni giorno a ringraziare per i piccoli doni. Ringrazio per la vita, per tutta la vita che ricevo in dono. Oggi ringrazio te e Luciana per le due foto bellissime, per i colori forti che le contraddistinguono: la vita deve essere vissuta così, sotto la luce intensa dello sguardo limpido di chi la onora e la rispetta.
A noi giunga sempre gradito il riflesso di quello sguardo, che illumina le cose con temperanza e moderazione, con sollecitudine e rispetto. Il tempo degli astratti furori è lontano. Non siamo qui a goderci la penombra della sera: la luce piove ancora viva sulle cose. L’amore per la misura e per l’armonia non si è attenuato. Saggezza ed equilibrio sono un risultato, non un dono: provengono dalle nostre fatiche, dai sacrifici e dalle rinunce. Non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo saputo correggere i nostri errori. Ora, forse, come Alce Nero, possiamo comprendere – abbracciare con lo sguardo – il significato della vita dalla collina su cui consumiamo il tempo che resta. La posizione guadagnata non è un ‘posto’: è sempre lo sguardo di Luciana, la semplicità dello sguardo che si posa su tutte le cose con umana ‘pietas’.
Per dirla con le tue parole, sempre belle, vi auguro buone ore e buoni giorni. Che il tempo vi sia sempre propizio.
Gabriele De Ritis, http://www.gabrielederitis.it/

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