Il Graptopetalum è un genere di piante succulente perenni appartenente alla famiglia delle Crassulaceae, originario principalmente del Messico e dell’Arizona. Queste piante sono molto apprezzate per le loro rosette geometriche e carnose, i colori cangianti e l’estrema facilità di coltivazione. [1, 2, 3, 4, 5]
Principali Caratteristiche
Le Rosette: Ricordano la forma della rosa e si sviluppano su fusti che, crescendo, tendono a diventare striscianti o ricadenti.
I Colori: Le foglie cambiano colore in base all’esposizione solare, sfumando dal grigio-azzurro al rosa, viola o bronzo.
La Fioritura: In primavera producono piccoli fiori a forma di stella, spesso bianchi o gialli con macchie rossastre. [6, 7, 8, 9, 10]
Specie Popolari
Graptopetalum paraguayense (conosciuto anche come Pianta Fantasma o Madreperla): La specie più comune, celebre per la sua incredibile resistenza al freddo (fino a -5°C se asciutta) e la facilità di propagazione.
Graptopetalum amethystinum: Caratterizzato da foglie spesse, sferiche e paffute che ricordano dei ciottoli color lavanda o rosa.
Graptopetalum bellum: Famoso per produrre fiori rosa acceso molto grandi e spettacolari rispetto alle dimensioni della rosetta. [11, 12, 13, 14, 15]
Guida alla Coltivazione
Luce: Richiede pieno sole o una luminosità molto intensa per mantenere la forma compatta e i colori vivaci.
Annaffiature: Moderata in primavera ed estate, solo quando il terreno è completamente asciutto. Sospendere quasi del tutto in inverno.
Terreno: Miscela specifica per cactus o succulente, altamente drenante con l’aggiunta di sabbia, pomice o lapillo.
Riproduzione: Estremamente semplice; basta staccare una singola foglia e appoggiarla sul terreno per veder nascere una nuova piantina in poche settimane. [16, 17, 18, 19, 20]
cactus del genere Echinopsis (spesso classificato come un ibrido di Chamaecereus o Chamaelobivia), noto per la sua tendenza a produrre una grande quantità di polloni (i piccoli cactus “figli” tondeggianti che crescono ammassati sulla pianta madre). [1, 2, 3]
La pianta è sana e sta crescendo in modo naturale, ma la forte densità di germogli potrebbe presto esaurire lo spazio e i nutrienti nel vaso attuale.
Cosa fare con i polloni: Le tue opzioni
Lasciarli dove sono (Effetto Cespuglio): Se ti piace una pianta densa e selvatica, puoi lasciarli attaccati. In questo caso, dovrai semplicemente trapiantare l’intera famiglia in un vaso leggermente più grande la prossima primavera per dare spazio alle radici.
Separarli (Propagazione): Rimuovere una parte dei polloni alleggerirà la pianta madre e ti permetterà di ottenere tantissime nuove piantine indipendenti a costo zero.
Come staccare e piantare i polloni (Passo dopo passo)
Se decidi di propagarli, il procedimento è molto semplice ma richiede precisione per evitare marciumi:
Stacco: Indossa guanti spessi. Afferra delicatamente un pollone (scegli quelli più grandi, grandi almeno come una biglia) e ruotalo delicatamente su se stesso finché non si stacca con un leggero “pop”. Evita di tirare con forza.
Il periodo di asciugatura (Fondamentale): Non piantare subito il pollone. Lascialo su un foglio di carta assorbente all’ombra per 3-5 giorni. La ferita alla base deve asciugarsi e formare un callo protettivo chiaro. Se lo pianti umido, marcirà a causa dei funghi del terreno.
Radicazione: Appoggia il pollone sopra un vasetto riempito con terriccio specifico per cactus (molto sabbioso e drenante). Non interrarlo troppo, basta che la base tocchi il suolo. [2]
Acqua: Non bagnare per la prima settimana. Successivamente, inumidisci il terreno solo con un nebulizzatore quando è completamente asciutto. Le radici spunteranno nel giro di poche settimane.
il Platycodon grandiflorus, comunemente noto in Italia come Campanula cinese. [1, 2]
Caratteristiche principali
Questa pianta erbacea perenne appartiene alla famiglia delle Campanulaceae. È particolarmente famosa per la forma dei suoi boccioli: prima di aprirsi si gonfiano fino a sembrare dei piccoli palloncini. Nei paesi anglosassoni, infatti, viene chiamata balloon flower. I fiori maturi si aprono in una spettacolare forma a stella con cinque petali appuntiti di colore blu-lavanda o lilla-viola. [1, 2, 3, 4, 5]
Guida rapida alla cura e coltivazione
Esposizione: Predilige una posizione in pieno sole o mezz’ombra. Nelle regioni molto calde è preferibile ripararla dal sole diretto durante le ore centrali della giornata. [5, 6, 7]
Terreno: Richiede un substrato leggero, fertile e ben drenato. Teme fortemente i ristagni idrici, che possono far marcire le radici carnose. [5, 6]
Irrigazione: Annaffiare regolarmente durante la primavera e l’estate, mantenendo il terreno umido ma mai inzuppato. In inverno ridurle drasticamente poiché la pianta entra in riposo vegetativo. [6, 8, 9]
Resistenza: È una pianta molto rustica, capace di sopportare temperature rigide anche fino a -20°C. Durante l’inverno la parte aerea si dissecca completamente per poi rispuntare vigorosa
La Valbasca si trova nella zona sud-est di Como, precisamente al confine tra il quartiere comasco di Albate (località Lora) e il comune limitrofo di Lipomo. Geograficamente, è una gola pianeggiante protetta situata tra il Monte Goi e le colline che separano Como da Montorfano, e fa parte del Parco Regionale della Spina Verde. [1, 2, 3, 4]
Come accedere alla Valbasca
Il percorso principale, noto anche come Sentiero 6 o “Percorso Vita”, attraversa il fondo della valle lungo il torrente ed è accessibile da due ingressi principali: [1, 4]
Dall’accesso di Albate (Como): Puoi lasciare l’auto nell’ampio parcheggio gratuito di Piazza IV Novembre. Da lì si prosegue a piedi imboccando Via Giacomo Della Porta, che conduce direttamente all’inizio del sentiero sterrato nel bosco. [1, 5]
Dall’accesso di Lipomo: Si può parcheggiare comodamente nei pressi del cimitero di Lipomo. L’ingresso della passeggiata si trova a pochi metri, superando la Roggia Segrada e passando vicino al canile municipale prima di immettersi nella valle. [6, 7, 8, 9]
Caratteristiche del percorso
Il sentiero è lungo circa 2 chilometri (circa 4 km tra andata e ritorno), è quasi interamente pianeggiante e immerso in un fitto bosco di latifoglie. È una meta molto frequentata dai locali per passeggiate, corsa, picnic e trail running. A metà percorso si incontrano anche i resti storici della Ex Polveriera della Seconda Guerra Mondiale, in parte ristrutturata e adibita a spazio di aggregazione e ristoro. [1, 3, 7, 10, 11]
L’articolo di Dino Messina sul blog La Nostra Storia del Corriere della Sera analizza la figura di Carla Porta Musa, celebrandone la longevità letteraria e la capacità di attraversare il Novecento dalla provincia comasca.
il testo tratteggia il ritratto di un’intellettuale operosa, nota anche per il suo impegno giornalistico e per aver raccontato i costumi del secolo breve attraverso le relazioni con figure chiave come Piero Chiara e Margherita Sarfatti.