Crociera sul lago
Tutto, dunque, indistinto, trasognato.
Ci avvolge una sola luce
e il fischio dell’approdo. Scendiamo,
(la città ci viene incontro sull’onde)
ognuno col suo bagaglio.
Il giro è finito. Domani lo stesso viaggio.
Un veliero ora parte carico di gente;
un altro ritorna incrociando al porto.
Solo contrasto le onde che s’infrangono
annullandosi. La gente dalla tolda
saluta la gente che resta.
Il sole indifferente
è sdraiato sulle colline.
Solo un po’ di vento al largo.
Ora un velo nasconde le montagne
e il lago assente sopporta, tace.
I pensieri come vele bianche
gonfi di nulla. Lo stridore del gabbiano
unico segno rimasto di vita:
anche noi indistinti, finalmente, in sonnolenza.
Finalmente e uomini e cose
e lucertole rovesciati nel sole.
Forse non uno pensa. Qualcuno
come un automa sorseggia una bevanda gelida.
Si parla in un angolo piano
ma forse nessuno attende alle parole.
Dalla spiaggia i villani guardano da secoli;
quante volte videro l’avvio e l’approdo!
E dalla nave anche noi guardiamo
la gente che ci guarda. E così
chissà per quanto tempo ancora,
forse per sempre.
(Da: David Turoldo “Udii una voce” in “O sensi miei… “)








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