Il presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha chiesto, anzi implorato, Giorgio Napolitano di far sì che la manovra promessa dal governo italiano venga passata il prima possibile. I mercati non possono più attendere, bisogna dargli qualcosa, anche se sono misure pasticciate, raffazzonate come quelle promesse da questo governo distratto e confuso.
Il Presidente, collegato via satellite su uno schermo in cima al podio dell’Ambrosetti, è sembrato quasi una figura messianica: ci siamo messi tutti col naso in su a guardarlo, sperando che dicesse la cosa giusta. E Napolitano il garante l’ha fatto, tentando di rassicurare il banchiere francese che non ci saranno più sotterfugi, mezze promesse e bocciature: l’Italia si rimboccherà le maniche e stringerà la cinghia anche perché, ormai, non c’è alternativa.
Con i tassi d’interesse dei buoni del Tesoro alle stelle – lo sberleffo dei mercati al principio di un’unione monetaria che prometteva tassi uniformi da Atene a Helsinki, gli investitori stanno votando con i soldi: l’asse dell’euro è sotto pressione estrema e potrebbe rompersi da un momento all’altro.
Purtroppo, le professioni di austerità provenienti dai Paesi a rischio – i poveri Piigs, i porcelli europei di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna – non sembrano aver convinto gli imprenditori e investitori che ho accostato nelle hall di Cernobbio.
da La situazione è semplice e disperata – LASTAMPA.it.
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