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AGAVE, di Primo Levi, in Ad ora incerta, Garzanti, 1984

Non sono utile né bella,

Non ho colori lieti né profumi;

Le mie radici rodono il cemento,

E le mie foglie, marginate di spine,

Mi fanno guardia, acute come spade.

Sono muta. Parlo solo il mio linguaggio di pianta,

Difficile a capire per te uomo.

E’ un linguaggio desueto,

Esotico, poiché vengo di lontano,

Da un paese crudele

Pieno di vento, veleni e vulcani.

Ho aspettato molti anni prima di esprimere

Questo mio fiore altissimo e disperato,

Brutto, legnoso, rigido, ma teso al cielo.

E’ il nostro modo di gridare che

Morrò domani. Mi hai capito adesso?

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