Gatti

sui gatti: Dico a te, umano, guarda il mondo con i miei occhi, di Filelfo, in La Repubblica, 3 gennaio 2021. Filelfo è l’autore del libro: L’assemblea degli animali, Einaudi, 2020

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

GIN e NOIRETTE sulla poltrona della lettura

Gatti

MURAKAMI HARUKI, ABBANDONARE UN GATTO. Illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi 2020

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

Abbandonare un gatto di Murakami Haruki (Einaudi). «Nei suoi romanzi e racconti Murakami ha creato un’infinità di mondi, e ne ha svelato ogni segreto ai lettori. Ma c’è una dimensione in cui la sua penna non si è quasi mai avventurata: la sua vita. Con Abbandonare un gatto, Murakami scrive per la prima volta della sua famiglia, e in particolare di suo padre. Ne nasce un ritratto toccante, il racconto sincero del “figlio qualunque di un uomo qualunque”. E forse proprio per questo speciale. A tradurre in immagini questo delicato racconto autobiografico, le invenzioni di uno dei più importanti illustratori contemporanei, Emiliano Ponzi, che con i suoi colori aggiunge poesia alla poesia in un’edizione unica al mondo. Il primo memoir del grande autore giapponese: un racconto inedito per un Murakami inedito» (dalla presentazione).

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

gatta NOIRETTE a 7 mesi e mezzo

Noirette e Gin, Ginger (2020)

le mamme e le prime cure di GIN e NOIRETTE

Noirette e Gin, Ginger (2020)

la sorella di gatto GIN

Noirette e Gin, Ginger (2020)

gatto GIN nella sua fase di esploratore degli scaffali. E la curiosa gatta NOIRETTE

Gatti

Gatti, di Annalena Benini, in Il Foglio, 18 nov 2020

Il problema più grande nella decisione di prendere un gatto è il fatto di avere un cane che odia i gatti. Il problema più grande, insomma, è quello della sopravvivenza del gatto o del cane. Non sarebbe giusto, pensavo, prendere un gatto dalla strada, dove magari stava benissimo e godeva di un certo prestigio, per gettarlo nelle fauci di un cane emotivo con sindrome da abbandono, convinto che i gatti vogliano rubargli l’anima o almeno la famiglia. Mi mancavano molto i gatti, ma non potevo abbandonare il cane, soprattutto perché ormai tutti lo conoscono e non vedendolo mi avrebbero chiesto di lui, e i miei figli non mi avrebbero mai permesso di lasciarlo in un autogrill, ma poi io in autogrill non ci vado mai perché non guido, e comunque so che non si abbandonano i cani all’autogrill e voglio molto bene al mio cane. Anche se mi guarda sempre come per dirmi: vorresti abbandonarmi all’autogrill, vero?, quindi se lo abbandonassi sarebbe perché lui con il suo vittimismo mi ha dato l’idea dell’autogrill. Insomma, niente gatto per colpa del cane.
Ma poi è arrivata questa seconda ondata, o comunque sta arrivando, e per le ondate come ha detto Ilaria Capua bisogna prepararsi bene prima come per gli uragani. Molte scatolette di tonno, un saturimetro funzionante e la convinzione di non uscire più di casa. Ma è una verità universalmente riconosciuta che non ci si può chiudere in casa senza un gatto che fa le fusa e distrugge il divano. E poiché io amo tanto la mia città, Roma, anche quando tutti la odiano, la mia città mi restituisce l’amore attraverso molte cose bellissime, e una di queste è l’esistenza organizzata delle gattare. Le gattare vanno in giro a salvare gatti anche durante le pandemie, e hanno gabbie, cibo, copertine e un giro di veterinari che le temono molto e obbediscono a tutte le richieste di giorno e di notte. Così, mentre io non avevo ancora osato pronunciare la parola: gatto, sul telefono mi è arrivata la foto di un gatto molto piccolo trovato sotto un’automobile in quei giorni di pioggia continua. Un mese di vita al massimo, e le macchie bianche e nere come il mio cane, quindi sicuramente emotivo e con turbamenti da autogrill.
Ho scritto solo: lo prendo io. Ho pensato anche: è stata Roma. Ho detto ai miei figli che c’era una sorpresa, e che non avrei accettato mai più un lamento da qui ai loro trentacinque anni. Mio figlio ha gridato: è un pappagallo?, io ho ringhiato: no. Hanno gridato in coro: allora è un gatto, e io ho ringhiato: no. Perché davvero volevo che fosse una sorpresa, ma la sorpresa l’hanno fatta le gattare a noi. Sono arrivate, eroiche, sicure, aggressive, indagatorie, brusche, ancora bagnate di pioggia, e dal trasportino rattoppato sono usciti due minuscoli gatti ancora malfermi sulle zampe. “Sono fratello e sorella, che volemo fa’?”. E che volemo fa’, ha detto mia figlia sdraiata per terra con gli occhi luccicanti. E che volemo fa’, ha ripetuto mio figlio con un gattino in testa. Il cane ha abbaiato, ma piano, e la gattara gli ha detto: bravo cane tieni un po’, e dalla tasca gli ha lanciato un biscotto, e Fix ha fatto la faccia da autogrill felice. E che volemo fa’. Che domande. Così adesso due gatti molto piccoli inseguono un cane molto grasso che scappa, e in qualche modo si sono convinti che lui sia la madre, o almeno uno zio grasso, e vogliono assolutamente dormire fra le sue zampe.
Per una settimana ho cercato di proteggere i gattini dalla gelosia del cane, e non ho dormito la notte per controllare che fossero tutti ancora vivi. Ho anche pensato di trasferirmi io in un autogrill, da sola. Poi una mattina la femmina è scomparsa per ore, io ho controllato dentro la bocca del cane ma non c’era, ed è stato proprio lui a ritrovarla: dormiva infilata dentro un tappeto arrotolato. Da quel momento, qualcosa è cambiato. Fix ha iniziato ad annusare i gatti, e a sostenere il loro sguardo e le loro micro zampate. Ieri per la prima volta li ha leccati, e mia figlia ha detto: comunque non credo che li stia assaggiando. Non credo nemmeno io, visto che adesso dormono abbracciati. È stata Roma.

Annalena Benini

Noirette e Gin, Ginger (2020)

tratteggio di gatto GIN al personal computer

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