COATESA: frazione di Nesso · Mostre · Pittura · Ponte della Civera

STORIE DI LUCE tra lago e mare, mostra di pittura di VIRGILIO VAIRO, a San Pietro in Atrio, Via Odescalchi, dal 16 marzo al 15 aprile 2018

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a: da classificare · Ponte della Civera · ponti

TEDxLakeComo 2018: il PONTE, come realtà socio-economica e come simbolo culturale, a Cernobbio (COMO), 10 novembre 2018

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https://www.tedxlakecomo.com

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14 Protagonisti del fare e del pensare raccontano come collegano natura e tecnologia, noi e l’universo, sentimento e benessere, uomo e robot, scuola e innovazione e molto altro. Un nuovo sabato non consueto, una giornata articolata in due spazi, uno al mattino e uno al pomeriggio, momenti per uno spuntino, per conversare, discutere e condividere.

9:15 – 10:30 // Registrazione
10:45 – 13:00
Olivia Caramello // Matematica
Lars-Henrik Lau Heckmann // Technology Manager
Carola Carazzone // Changemaker
TEDTalk // video
Carlo Maria Paulesu // Violoncellista
Sarah Cosentino // Esperta Relazione Uomo-Robot
Guy Standing // Economista e Innovatore Sociale
Alex Bellini // Esploratore della Performance
13:00 – 14:15 // Intervallo, packed lunch & conversazioni
Alessandro Cescatti // Ecologo Forestale
Luigi Zoja // Psicoanalista e Saggista
Valentino Gantz // Biologo Molecolare
TEDTalk // video
Laura Canali // Artista e Cartografa
Adriano Girotto // Innovatore e Inventore
Martina Ferracane // Consulente per le Politiche Digitali
Gianfranco Bertone // Fisico Teorico
16:30 // Saluti dolci & salati

 

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OLIVIA CARAMELLO
The idea of ‘bridge’ and its unifying role

 

LARS-HENRIK LAU HECKMANN
Insects: food of the past and food of the future

 

CAROLA CARAZZONE
The third sector has to change the world

 

CARLO MARIA PAULESU
A singular cello duet

 

SARAH COSENTINO
Do robots feel emotions?

 

GUY STANDING
Basic income: utopia or solution?

 

ALEX BELLINI
Superhuman challenges to save our planet

 

ALESSANDRO CESCATTI
The importance of our forests

 

LUIGI ZOJA
How can we fight paranoia?

 

VALENTINO GANTZ
Fighting malaria with genetic engineering

 

LAURA CANALI
Between geography and poetry

 

MARTINA FERRACANE
A recipe for a generation of creators

 

GIANFRANCO BERTONE
A journey between infinitely small and infinitely big

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COATESA: frazione di Nesso · Ponte della Civera

Frazione di Coatesa e Ponte della Civera

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Orrido di Nesso · Ponte della Civera

Siamo a Nesso sul Lago di Como negli anni ’30. La fotografia ritrae l’antico ponte della Civera, dal quale è possibile ammirare la cascata all’interno dell’Orrido di Nesso – Foto Vasconi

nesso-g-lago-di_como-fotografia-collezione-vasconi-piero-cernobbio-anni-30 Siamo a Nesso sul Lago di Como negli anni ’30. La fotografia ritrae l’antico ponte della Civera, dal quale è possibile ammirare la cascata all’interno dell’Orrido di Nesso (una profonda gola naturale che divide in due il paese e si tuffa direttamente nel lago di Como). Situato sulla strada che porta a Bellagio, Nesso merita una visita al suo incantevole borgo.
Scansione da originale – Collezione Piero Vasconi – Archivo storico fotografico Vasconi – Cernobbio – Lago di Como

via Nesso – Lago di Como – anni ’30 – Foto Vasconi

COATESA: frazione di Nesso · Ponte della Civera

la frazione di Coatesa e il suo Ponte della Civera alle ore 18 di una sera di fine ottobre 2017

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Ponte della Civera

Un pomeriggio d’autunno a Coatesa, fotografia di Francesco Santelli

Un pomeriggio d’autunno a Coatesa

a: da classificare · Orrido di Nesso · Ponte della Civera

il Ponte della Civera, visto dall’Orrido di Nesso

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Ponte della Civera · ponti

I PONTI, di Ivo Andric, in Racconti di Bosnia, Newton Compton, 1955

Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le altre costruzioni, mai asserviti al segreto o al malvagio.

I grandi ponti di pietra, grigi ed erosi dal vento e dalle piogge, spesso sgretolati nei loro angoli acuminati, testimoni delle epoche passate, in cui si viveva, si pensava e si costruiva in modo differente: nelle loro giunture e nelle loro invisibili fessure cresce l’erba sottile e gli uccelli fanno il nido.

I sottili ponti di ferro, tesi come filo da una sponda all’altra, che vibrano ed echeggiano con ogni treno che li percorre, come se aspettassero ancora la loro forma e perfezione finale. La bellezza delle loro linee si svelerà del tutto solo agli occhi dei nostri nipoti.

I ponti di legno all’entrata delle cittadine bosniache le cui travi traballano e risuonano sotto gli zoccoli dei cavalli, come le lamine di uno xilofono.

E infine, quei minuscoli ponti sulle montagne, spesso solo un unico grande tronco ovale, massimo due, inchiodati uno accanto all’altro, gettati sopra qualche ruscello montano che senza di loro sarebbe invalicabile. Due volte all’anno il torrente impetuoso ingrossandosi li trascina via e i contadini, con l’ostinazione cieca delle formiche, tagliano e segano e ne rimettono nuovi. Per questo, vicino ai ruscelli di montagna, nelle anse fra le pietre dilavate, spesso si vedono questi “ponti” precedenti: stanno lì abbandonati a marcire insieme all’altra legna arrivata per caso. Ma questi tronchi di alberi lavorati, condannati a bruciare o a marcire, si differenziano comunque dal resto e ricordano sempre l’obiettivo per il quale sono serviti.

Diventano tutti uno solo e tutti degni della nostra attenzione, perché indicano il posto in cui l’uomo ha incontrato l’ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto, secondo le sue concezioni, il suo gusto e le condizioni circostanti.

Quando penso ai ponti, mi vengono in mente non quelli che ho traversato più spesso, ma quelli su cui mi sono soffermato più a lungo, che hanno attirato la mia attenzione e fatto spiccare il volo alla mia fantasia.

I ponti di Sarajevo, prima di tutto. Sul fiume Milijacka, il cui letto è una sorta di sua spina dorsale,. rappresentano vertebre di pietra. Li vedo e li posso contare uno a uno. Conosco le loro arcate, ricordo i loro parapetti. Fra di loro ce n’è anche uno che porta il nome fatale di un ragazzo*, un ponte minuscolo ma eterno che sembra ritiratosi in se stesso, una piccola e accogliente fortezza che non conosce né resa né tradimento.

Poi i ponti visti nei viaggi, di notte, dai finestrini dei treni, sottili e bianchi come fantasmi. I ponti di pietra in Spagna, ricoperti dall’edera e come impensieriti della propria immagine riflessa nell’acqua scura. I ponti di legno in Svizzera, ricoperti da un tetto che li difende dalle abbondanti nevicate, assomigliano a lunghi silos e sono ornati all’interno da immagini di santi o di avvenimenti miracolosi come fossero cappelle. I ponti fantastici della Turchia, poggiati lì per caso, custoditi e protetti dal destino. I ponti di Roma, dell’Italia meridionale, fatti di pietra candida, da cui Il tempo ha preso tutto quello che ha potuto e accanto ai quali da cent’anni ne vengono costruiti di nuovi, ma che restano come sentinelle ossificate.

Così, ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada e si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare e unire insieme tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, perché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi…

Così anche nei sogni e nel libero gioco della fantasia, ascoltando la musica più bella e più amara che abbia mai sentito, mi appare all’improvviso davanti il ponte di pietra tagliato a metà, mentre le parti spezzate dell’arco interrotto dolorosamente si protendono l’una verso l’altra e con un ultimo sforzo fanno vedere l’unica linea possibile dell’arcata scomparsa. È la fedeltà e l’estrema ostinazione della bellezza, che permette accanto a sé un unica possibilità: la non esistenza.

E infine, tutto ciò che questa nostra vita esprime – pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri – tutto tende verso l’altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Tutto ci porta a superare qualcosa, a oltrepassare: il disordine, la morte o l’assurdo. Poiché tutto è passaggio, è un ponte le cui estremità si perdono nell’infinito e al cui confronto tutti i ponti di questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza è su quell’altra sponda. 

Sorgente: www.segnalo.it – POLITICHE DEI SERVIZI SOCIALI – ricerche bilbiografiche, www.segnalo.it

Ponte della Civera

Il ponte della Civera, a Nesso, frazione Coatesa, sul lago di Como

Il ponte della Civera, a Nesso Coatesa

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
«Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?» chiede Kublai Kan.
«Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra - risponde Marco - ma dalla linea dell'arco che esse formano.»
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: «Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa».
Polo risponde: «Senza pietre non c'è arco».
Italo Calvino, Le città invisibili

 

 



 

 

 

Non riesco a trovare notizie storiche sul Ponte della Civera, se non l’annotazione che è di “probabile costruzione romana”.

Su segnalazione di un artigiano delle cornici trovo, però, il Ponte di Bobbio (provincia di Piacenza. Vedi Bobbio, in Wikipedia) il cui profilo assomiglia a quello della Civera: la tecnica ed il disegno erano quelli.

Sorgente: NESSO – COATESA, LAGO DI COMO

COATESA: frazione di Nesso · Mino Di Vita · Orrido di Nesso · Ponte della Civera

Coatesa sul Lario, l’Orrido di Nesso e il Ponte della Civera: lo straordinario scatto del fotografo Mino Di Vita

dal libro: Mino di Vita, Alte visuali

Alte Visuali
Un modo inusuale e sorprendente di visitare le località che si affacciano sul lago di Como è quello di sorvolarle a bordo di un idrovolante.
Dall’alto l’insolito punto di vista propone visuali inesplorate di architetture e paesaggi, esaltandone la complessità e fornendo una chiave di lettura più profonda del rapporto magico esistente fra il costruito e la natura circostante.
Il libro contiene una sintesi delle immagini più significative realizzate durante il sorvolo della costa lariana, un perimetro di circa centocinquanta chilometri.
Da Bellagio a Como, su poi fino a Colico, per ridiscendere l’altra riva e terminare a Lecco; un vero e proprio giro del lago condensato in un centinaio di scatti.

Vai ai ai post dedicati a:  Mino Di Vita

a: da classificare · Peron Ettore e Dell'Acqua Davide · Ponte della Civera

“eccola la superstar di Nesso, uno degli angoli più incredibili del lago … il PONTE DELLA CIVERA”, nella frazione Coatesa (Comune di Nesso), da ETTORE MARIA PERON, DAVIDE DELL’ACQUA, PATRIZIA AZIMONTI, Nesso e dintorni, ItineLario editore, collana Cosmo Lago/Quaderni di viaggio nei territori lariani, 2015. #lagodicomo

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tratto da:

COSMOLAGO2406COSMOLAGO2407COSMOLAGO2408

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a: da classificare · baia di coatesa · COATESA: frazione di Nesso · Ponte della Civera

il PONTE della CIVERA, nella frazione di COATESA, Comune di Nesso e lago di Como

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Fotografia tratta da  Consiglio regionale della Lombardia.