Doriam Battaglia presenta la mostra LIBERO ARBITRIO, TEATRO SOCIALE , COMO, dal 17 al 28 Novembre 2021

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LIBERO ARBITRIO, 14 artisti alla Mostra curata da Luigi Cavadini: Doriam Battaglia, Fabrizio Bellanca, Roberto Bondi, Elena Borghi, Patrizia Cassina, Adriano Caverzasio, Giuliano Collina, Alberto Colombo, Valerio Gaeti, Marzia Mauri, Fabrizio Musa, Carlo Pozzoni, Walter Trecchi, Marco Vido, al TEATRO SOCIALE , COMO, dal 17 al 28 Novembre 2021

Il Museo della Seta ospita la mostra dei ragazzi del Setificio “Un anno in maschera”, Como, 2021

Venerdì 13 agosto 2021 alle 15.00 viene inaugurata la mostra fotografica Un anno in maschera, a cura degli studenti della scuola di Setificio Isis Paolo Carcano in collaborazione con il fotografo comasco Gin Angri.

 
Un anno in maschera è la mostra conclusiva di un progetto molto più ampio e articolato:

Dal mese di febbraio al mese di maggio 2021 alcuni studenti delle classi quinte (5^G2 e 5^G3) dell’indirizzo Grafica e Comunicazione dell’Istituto di Istruzione Superiore di Setificio Paolo Carcano hanno preso parte ad un progetto di fotografia in collaborazione con il fotografo comasco Gin Angri. L’obiettivo principale del progetto è stato quello di rappresentare la scuola nel periodo di pandemia globale causata dal Covid-19.
Il progetto si è sviluppato in più incontri, teorici e pratici, culminati con sessioni di scatto all’edificio scolastico completamente “deserto” durante il periodo di zona rossa e a seguire fotografie della medesima location con metà degli studenti presenti, durante il periodo di zona arancione. In ultimo, è stata effettuata una accurata selezione delle foto da esporre in mostra, rendendo in scala di grigi quelle prescelte, il classico bianco e nero, tanto amato da Gin Angri.
Perché Un anno in maschera approda al Museo della Seta di Como? Il Museo della Seta ha sede in quelli che originariamente erano i locali dismessi e seminterrati dell’Istituto Tecnico Industriale di Setificio, scuola superiore di alta fama che da oltre 150 anni istruisce e forma degli eccellenti addetti al settore tessile. Il legame tra Scuola e Museo, nati dal ventre del medesimo edificio, si mantiene ancora oggi forte e di assoluta reciprocità: quasi fisicamente, le radici culturali della ricerca e del futuro affondano nella storia che il Museo racconta.
 
In cosa consiste la mostra “Un anno in maschera”? Settanta fotografie in bianco e nero scattate dai ragazzi della Scuola di Setificio coordinati dal fotoreporter comasco Gin Angri, accompagnate da allestimenti a cura del Museo della Seta di Como che cercano di alleggerire con ironia e spirito un periodo che leggero, soprattutto per gli adolescenti, non è stato per nulla.
 
La mostra è oggi in Museo grazie al sostegno di Fondazione Setificio ed Associazione Ex Allievi del Setificio.

va a queste schede informative:

https://www.museosetacomo.com/dettaglio.php?lang_id=1&ev_id=1081

https://www.corrieredicomo.it/con-i-giovani-la-pandemia-diventa-una-mostra/

Sotto il ponte, Rigenerazione in divenire di un quartiere di Como, Mostra con 60 immagini di Gin Angri, aperta fino al 30 settembre 2021

Gin Angri ha scattato e mette in mostra una serie di 60 immagini (esposte stampate in bianco e nero su pannelli 50×70 centimetri) che interpretano, con occhio critico e con un punto di vista speciale, la Tintostamperia Val Mulini e le aree limitrofe nelle sue dinamiche di sviluppo recenti.24 lug 2021

vai a questa scheda informativa

https://ecoinformazioni.com/2021/07/26/27-luglio-sotto-il-ponte-con-gin-angri/

CULTURA COMASCA: L’ ARCHIVIO GIANNI ed ENRICO MANTERO, articolo di Davide Fent, 4 mag 2020

 

L’identità storica e politica dell’Italia è fondata su due elementi base: la baruffa e la rimozione. La baruffa, perché la faziosità, il fare la guerra o le pernacchie (o meglio: la guerra e le pernacchie insieme) al vicino è una costante italiana che troviamo praticamente ovunque e da sempre. La rimozione perché, con altrettale regolarità, ogni nuova stagione politica è stata costruita sulla damnatio memoriae di quella precedente.

Ecco in un periodo virtuoso per la cultura comasca, non elenco iniziative per non omettere qualcuno rimane un po’ di amaro in bocca nel constatare che un importante Archivio di documenti e molto altro non ha trovato ancora una “degna dimora”, è l’archivio Mantero.

I primi progetti pubblicati ed esposti al pubblico risalgono alla mostra “Mantero. Cento anni di architettura”, omaggio a Gianni ed Enrico Mantero che si tenne nel 2011 presso la città di Como e alcune zone circostanti (Albate, Rebbio, Lipomo e Olgiate Comasco), curata dall’architetto Davide Mantero, coproprietario dell’archivio di famiglia, e Jessica Anaïs Savoia, presidente dell’Associazione Culturale Erodoto (ente organizzatore) e attuale responsabile dell’archivio per conto della famiglia.

Fu anche la prima mostra dedicata alle figure di Gianni ed Enrico Mantero, padre e figlio, entrambi dediti al servizio del cittadino, della società, dell’urbanistica e della buona architettura “fatta dall’uomo per l’uomo”. “Si è trattato di un lavoro molto complesso che ha visto la partecipazione di numerosi professionisti, sponsor e partner pubblici, nonché di energie intellettuali ed economiche – commenta la curatrice e responsabile dell’archivio -. Ci prefiguravamo fosse l’incipit per un’occasione culturale per la nostra città, l’avvio di una macchina che trovasse la sua naturale collocazione in un luogo fisico, un archivio aperto al pubblico, che ci desse modo di continuare il lavoro di catalogazione e di studio, un polo attrattivo per studiosi e curiosi. Purtroppo negli anni questo interesse da parte delle istituzioni cittadine non si è manifestato, e al silenzio di Como hanno risposto solo istituzioni di altre città, finanche di altri Paesi. Forse dovremmo abbandonare l’idea di lasciare a Como un archivio che parla di Como e della sua storia?”.

L’archivio “Gianni ed Enrico Mantero”, che ad oggi non ha ancora trovato una collocazione adeguata né i fondi per poter avviare un serio progetto di studio e di valorizzazione dei documenti, conserva circa 9.000 tavole da disegno di varie dimensioni e su differenti tipologie di supporti cartacei. I disegni sono conservati in un archivio privato, perlopiù in tubi da disegno, per un totale di quasi 200 progetti architettonici realizzati dagli anni Venti del Novecento sino al Duemila. Non solo disegni di progetto è composto l’archivio ma anche di documenti cartacei afferenti all’attività professionale di Gianni Mantero prima e di Enrico poi, per un totale di circa 700 carteggi, oltre a una decina di plastici originali. Ad arricchire il patrimonio dell’archivio e ad avvalorare i progetti inseriti nel contesto storico e sociale afferente, vi sono circa 300 immagini negative su lastre di vetro riferite a una quarantina di soggetti, nonché 1900 diapositive per una cinquantina di soggetti. Non poteva mancare inoltre la documentazione letteraria che compone la biblioteca dell’archivio, patrimonio immancabile nell’attività di due studiosi e professionisti di tale levatura, che conta quasi 1200 pezzi tra collezioni di riviste d’architettura e libri, un patrimonio che per ragioni di spazio e di conservazione è oggi in parte conservato dalla famiglia.

A rimarcare la relazione personale e professionale di un padre e un figlio al servizio della comunità in un’epoca non troppo lontana dalla nostra, Davide Mantero ricorda “un episodio fondamentale per la vita professionale di mio padre che pochi, se non pochissimi, sanno. Una volta conseguita la laurea e l’abilitazione professionale, per mio padre – l’arch. Enrico Mantero – pareva naturale e anche logico di iniziare la professione affiancando suo padre – l’Ing. Gianni Mantero – nello studio di via Volta. Tuttavia nel momento in cui Enrico ne parlò con Gianni questi fu assolutamente in disaccordo con questa prospettiva, e gli chiarì una serie di motivi, ad oggi ancora assolutamente validi, per cui avrebbe dovuto iniziare a fare il mestiere di architetto da solo o al più con colleghi coetanei. Le ragioni erano soprattutto legate al momento culturale del periodo ma anche alle nuove tecnologie e materiali che si stavano affacciando nel mondo delle costruzioni edili. Mio nonno disse a mio padre che all’interno del suo studio avrebbe visto e respirato un’architettura passata, legata a una cultura e a una società che era già profondamente cambiata nel dopoguerra e che sarebbe mutata ancora. Gli assicurò tutto il suo supporto e la sua esperienza, in modo particolare in materia contabile, di preventivazione, e relativa ai rapporti con la clientela. Non è un caso che gli ultimi incarichi professionali ricevuti da lui fossero poi materialmente svolti da Enrico in assoluta autonomia culturale: i casi della scuola di Albate e delle scuole di Olgiate Comasco sono esempi illuminanti della giusta e coraggiosa scelta che mio nonno fece per mio padre. La chiarezza della visione di un padre sulla strada che il figlio avrebbe seguito dimostra la capacità di Gianni di afferrare coscientemente il periodo storico che la cultura architettonica e la società stavano attraversando in quegli anni, e ne sottolinea l’intelligenza con la quale ha saputo imporsi, con acuta lungimiranza, su ciò che sarebbe accaduto negli anni a venire”.

(Si ringrazia per la collaborazione Jessica Anaïs Savoia)

FOTO  “Sono Gianni padre ed Enrico figlio, quando era da poco nato”:

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selezione di immagini della mostra “Mantero. Cento anni di Architettura” del 2011, realizzata nella ex Chiesa di San Francesco a Como


Post pubblicato in base ad una mail inviata da Davide Fent:

Buongiorno,

 Mi permetto inviarVi per <<FISIONOMIE LARIANE>> mio articolo su Gianni ed Enrico Mantero uscito su CULTURA COMASCA DE LA PROVINCIA,

            ALLEGO FOTO  “Sono Gianni padre ed Enrico figlio, quando era da poco nato” 

Seguono altre foto. Cordiali Saluti con Stima.

 

Davide Fent

@davidefent

davide.fent@gmail.com

“Il visibile e l’invisibile” dell’artista Maria Enrica Ciceri, inaugurazione sabato 7 dicembre alle ore 17.30 a Como, nello spazio di San Pietro in Atrio. Aperta al pubblico fino a domenica 22 dicembre 2019

 

mostra personale “Il visibile e l’invisibile” dell’artista Maria Enrica Ciceri, che sarà inaugurata sabato 7 dicembre alle ore 17.30 a Como, nello spazio di San Pietro in Atrio, e resterà aperta al pubblico fino a domenica 22 dicembre

COMUNICATO STAMPA – 03/12/2019

Il visibile e l’invisibile: la mostra di Maria Enrica Ciceri a Como dal 7
dicembre
La personale sarà visitabile nello spazio di San Pietro in Atrio fino al 22 dicembre

COMO – Dal 7 al 22 dicembre 2019 l’artista Maria Enrica Ciceri esporrà le sue opere in
una mostra personale dal titolo “Il visibile e l’invisibile”, che sarà ospitata nello spazio di
San Pietro in Atrio a Como.

Il vernissage è in programma sabato 7 dicembre alle ore  17.30. La mostra sarà aperta al pubblico dal mercoledì al venerdì negli orari dalle 16.00  alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00.
Al centro dell’opera di Maria Enrica Ciceri c’è la vocazione a rappresentare i paesaggi
urbani delle metropoli occidentali. La sua indagine visiva si focalizza sull’imponenza delle costruzioni architettoniche, sulla vastità degli spazi, sugli elementi distintivi di ogni singola città, da Milano a New York, per cogliere il senso più profondo e invisibile dei grandi agglomerati urbani, nella loro condizione di continuo movimento e trasformazione. In scansioni prospettiche dalle pennellate intense, il forte gesto pittorico evidenzia l’esplorazione esistenziale del paesaggio urbano. L’artista lo fa con i toni inquietanti dei chiaroscuri, negli squarci di luce improvvisi sulle tele dipinte a collage, con tecniche miste o pittura a olio. Tra i soggetti privilegiati delle opere in mostra ci sono gli scorci prospettici delle strade, i palazzi in corsa verso il cielo, le insegne giganti, le luci al neon, simboli e icone come il duomo di Milano e i tram storici, catturati tra intrecci di fili e binari.
Nella presentazione critica della mostra, così Ambrogio Sozzi scrive della pittura di Maria  Enrica Ciceri: «Seguendo la traccia che l’ha portata ad ampliare la propria scelta stilistica,  concentrandosi su temi che parlano il linguaggio del contemporaneo, cercando
nell’antropologia urbana il respiro del metropolitano fatto di un incedere nevrotico, la sua  pittura risponde di rimando, con squarci e lacerazioni d’humus coloristico, rifrangendone le   immagini, dilatandone gli spazi. Espressione pittorica, la sua, che risente dello stato di   cattività entro cui l’uomo contemporaneo si dibatte. Così le sue tele si fanno spazi fisici,   ampliati a supportare le tensioni dinamiche che le animano

E ancora: «Talvolta lo spazio  è costruito partendo da un centro, da una silenziosa luce, frammento bianco della tela   sfuggito volutamente al racconto che gli sta accanto, arrivando ad essere un punto di fuga,  l’inizio di un dialogo con lo spettatore.»
Maria Enrica Ciceri vive e lavora a Uboldo (VA), sua città natale. Nutre un profondo amore  per l’arte, a cui si dedica da tempo con determinazione e tenacia. Nel suo personale   percorso artistico ha cercato sempre nuove modalità di espressione e nuovi linguaggi,   spinta da una insaziabile curiosità e da un’ansia di sperimentazione che la guida  costantemente. Ama rivolgere il proprio sguardo all’arte nelle sue molteplici forme e   discipline: dalla pittura all’incisione, dalla decorazione su ceramica alla resina, fino al   recente approdo alla pittura informale. Si è avvicinata con interesse e impegno anche al   tema dell’arte sacra. Ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali, artistici e  culturali, ottenendo premi e riconoscimenti.
Ufficio stampa: Francesco Mastrorizzi | cell: 347 1241178 | e-mail:
info@francescomastrorizzi.it

 

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mostra “VIVERE ALLA PONTI” . Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare, dalle case agli uffici. Una storia di design “AMARE GIO PONTI “ . Documentario curato da Francesca Molteni dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020 Ridotto del Teatro Sociale di Como

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mostra

“VIVERE ALLA PONTI”

Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare,

dalle case agli uffici. Una storia di design

 

“AMARE GIO PONTI “

Documentario curato da Francesca Molteni

 

dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020

Ridotto del Teatro Sociale di Como

 

 

Ance Como – Associazione dei costruttori edili – e la Società Palchettisti del Teatro Sociale di Como organizzano e promuovono un evento culturale d’eccezione: dal 13 dicembre al 6 gennaio i suggestivi ambienti del Ridotto del Teatro Sociale di Como ospitano la mostra “Vivere alla Ponti” a cura di Molteni&C. con il contributo di Banca Mediolanum e di Arredamenti Peverelli. Questo nuovo e ambizioso progetto culturale sigilla l’attenzione che Ance Como ormai da anni rivolge al design e all’arte facendosi promotrice, al fianco di partner qualificati, di eventi di elevata valenza artistica.

Realizzata in occasione della riedizione di alcuni arredi di Gio Ponti, a cura dell’Ordine degli architetti di Milano e il contributo di Molteni&C e Gio Ponti Archives, l’esposizione “Vivere alla Ponti” rende omaggio al grande Maestro del ‘900, al suo design domestico, alla cura per il dettaglio e a una visione della modernità ancora attuale.

La mostra è un racconto insieme intimo e professionale, dentro le case milanesi della famiglia Ponti ma anche nello Studio Ponti, tra i tecnigrafi, i redattori di Domus e gli amici come Bruno Munari, fino ai primi progetti per l’ambiente di lavoro, tra le scrivanie di Palazzo Montecatini a Milano e nei più noti uffici Pirelli. Tutti luoghi pensati per chi li abita, per la felicità dei figli, per il comfort degli impiegati, per l’efficienza del lavoro. “L’architettura è un’interpretazione della vita”, scriveva Gio Ponti, progettando luoghi in cui architettura, interni e arredi si integrano armoniosamente.

Molteni&C, fondata nel 1934, festeggia la sua storia di qualità, ricerca e innovazione, rinnovando l’attenzione per i maestri dell’architettura e del design con un progetto di riedizione di arredi disegnati da Gio Ponti, il grande maestro del ‘900 ambasciatore dell’Italia nel mondo. Un percorso iniziato nel 2010 che ha permesso di produrre una collezione che di anno in anno si amplia con novità spesso inedite, e che sfocia, nel 2016, in un accordo in esclusiva mondiale con gli eredi Ponti, ad eccezione di alcuni arredi in precedenza già in produzione, per la riedizione dei suoi arredi nel prossimo futuro.

Al grande maestro del ‘900 è stato dedicato anche il documentario “Amare Gio Ponti”, presentato in anteprima al Milano Design Film Festival 2015, che sarà proiettato in occasione della mostra. Il film è curato da Francesca Molteni e prodotto da Muse, in collaborazione con Salvatore Licitra/Gio Ponti Archives e promosso da Molteni&C.

L’esposizione “Vivere alla Ponti” avrà come cornice d’eccezione le storiche Sale del Ridotto del Teatro Sociale di Como. Inaugurato nel 1813, il Teatro è situato nel centro storico della città. A pochi passi dal Duomo e dal gioiello razionalista della Casa del Fascio, il suo Ridotto si affaccia su una piazza-non piazza, capace di restituire in una visione sintetica le sorgenti culturali della città. È dal cuore di questo genius loci che la Società Palchettisti, fondata nel 1764, si adopera da più di due secoli per un luogo di cultura aperto alla città e al suo territorio.

 

La mostra sarà, infine, occasione per presentare la ristampa del volume originale “Gio Ponti. Lettere ai Parisi” curata da Ance Como e dalla Società Palchettisti del Teatro Sociale di Como con l’architetto Paolo Donà e con il contributo di Banca Mediolanum, a prosieguo della ristampa di “Quadrante 35- documentario sulla Casa del Fascio di Como” e “Colori e Forme nella casa d’oggi”.  Il volume pubblicato nel 1994 e conservato presso la Galleria Civica di Modena, contiene il più significativo epistolario che Ponti tenne con la famiglia Parisi: in queste lettere il testo quasi non esiste, il pensiero è disegnato e la parola diventa segno grafico.

 

Per scaricare le immagini https://pressbox.moltenigroup.com/515/729/

 

Informazioni sulla mostra

 

Titolo

“Vivere alla Ponti”.

Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare, dalle case agli uffici.

Una storia di design.

Sede

Ridotto del Teatro Sociale di Como

Via Vincenzo Bellini 1

Date

dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020

Inaugurazione su invito: giovedì 12 dicembre

Orari e ingressi 

Dal lunedì alla domenica

10.00 –13.00 | 14.30 – 19.00

Ufficio Stampa Ance Como

Manzoni 22

Camilla Palma | camilla.palma@manzoni22.it

T: +39 031 303482

mostra VIVERE ALLA PONTI: Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare e per il lavoro / mercoledì 4 dicembre 2019 ore 11, Sale Ridotto Teatro Sociale di Como

Mostra

VIVERE ALLA PONTI

Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare e per il lavoro

mercoledì 4 dicembre

ore 11.00

Sale del Ridotto del Teatro Sociale di Como

Via Vincenzo Bellini 1

Intervengono:

Claudio Bocchietti – Presidente Società Palchettisti del Teatro Sociale di Como

Francesco Molteni – Presidente Ance Como

Peter Hefti – Marketing Manager/Museum Manager, Molteni&C

RSVP

Manzoni22 | Camilla Palma

camilla.palma@manzoni22.it

T: +39 3347 0420386

via INVITO PRESS CONFERENCE / mostra VIVERE ALLA PONTI / mercoledì 4 dicembre ore 11, Sale Ridotto Teatro Sociale di Como

Mostra AMORE E PSICHE, a cura di www.segretaisola.it, 7, 14, 21, 28 settembre 2019, a Villa Mainona, Via Statale Regina 22, loc. Tremezzo (Tremezzina), sul Lago di Como

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MARIO RADICE: IL PITTORE E GLI ARCHITETTI, a cura di Roberta Lietti e Paolo Brambilla, alla Pinacoteca civica di Como fino al 24 novembre 2019

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NESSO E IL SUO LAGO, mostra di quadri di ENNIO DE CARLI (1919-2016), alle Scuole comunali di Nesso, Via Pietro Binda 9, dal 13 al 21 luglio 2019


per gli orari vedi:

https://www.facebook.com/groups/1213015788788749/


Questo è il sito dove si può acquistare il catalogo
Questo invece è il catalogo più completo

 

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NESSO E IL SUO LAGO, mostra di quadri di ENNIO DE CARLI, alla Scuole comunali di Nesso, Via Pietro Binda 9, dal 13 al 21 luglio 2019

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ASCOLTARE IL BAUHAUS CENTO ANNI DOPO, conferenza di chiusura della mostra Venerdì 21 giugno 2019 alle ore 18,00, presso Villa Leoni Via Provinciale 2, a OSSUCCIO. La mostra proseguirà all’ Asilo Sant’Elia di Como. Ideazione e organizzazione a cura di Doriam Battaglia e Albertina Nessi

scrive Doriam Battaglia:

Buongiorno,

ho il piacere di invitarvi alla chiusura della mostra in oggetto Venerdì 21 giugno alle ore 18,00.
Oltre ad una breve presentazione degli artisti tenuta dal critico d’Arte Massimiliano Porro,   Paolo Aquilini, Direttore del Museo della Seta di Como, terrà una conferenza sull’esperienza del Bauhaus e sulla sua influenza nell’arte moderna e contemporanea. Seguirà un aperitivo in musica con il compositore e pianista Luca Pina.
Cordialmente.

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PALANZO IN MOSTRA: esposizione organizzata dagli Amici del Torchio di Palanzo e curata da Stefano Ceresa, in collaborazione con Roberto Borghi, Con opere di Carmen Molteni, Alberto Colombo, Jeannette Muller, OLO Creative Farm, Ornella Piluso Topylabrys, Roberto Biondi | inaugurazione sabato 15 giugno 2019 ore 17.00

The Art Company

Cari amici,

vi segnaliamo questa interessante manifestazione…

Ornella Piluso Topylabrys

Installazione di Ornella Piluso Topylabrys

INAUGURAZIONE

PALANZO IN MOSTRA

sabato 15 giugno – ore 17.00

 

nella piazza antistante la chiesa di Sant’Ambrogio
in contrada Gherb 1 – Palanzo

 

Un’esposizione organizzata dagli Amici del Torchio di Palanzo e curata da Stefano Ceresa in collaborazione con Roberto Borghi

 

Con opere di Carmen MolteniAlberto Colombo,

Jeannette MullerOLO Creative Farm,

Ornella Piluso TopylabrysRoberto Biondi

 

Le opere saranno esposte in diversi luoghi di Palanzo fino al 29 giugno,

il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 19.00

 

Borgo di origine medievale nell’ambito del comune di Faggeto Lario (CO), Palanzo ospiterà dal 15 al 29 giugno una mostra focalizzata sui suoi peculiari edifici, sui luoghi d’incontro dei suoi abitanti, sul felice rapporto tra natura e architettura che lo caratterizza.

Realizzate appositamente per questa esposizione, le opere sono state ideate per i luoghi nei quali sono collocate.

La scultura di Carmen Molteni rievoca l’antico portale, distrutto negli anni del secondo dopoguerra, di un palazzo del borgo. I dipinti di Alberto Colombo indagano lo sguardo sul lago dalla prospettiva di Palanzo. Posta all’interno dell’unico bar del paese, l’installazione fotografica di Jeannette Muller si sofferma sui clienti abituali del locale e sulle loro modalità di relazione. Esposte nella piccola e preziosa biblioteca, le foto di Mattia Amadori, Andrea Corti, Max De Ponti, i fondatori di OLO Creative Farm, ripercorrono tre itinerari visivi tra le vie del borgo. Le sculture di Ornella Piluso Topylabrys mimano la presenza di panni nell’antico lavatoio. Appesa nel portico della chiesa di Santa Maria del Soldo, l’opera sperimentale di Roberto Biondi evidenzia il senso di sacralità della natura che si percepisce tangibilmente a Palanzo.

Durante i tre fine settimana di durata della mostra, il borgo ospiterà una serie di incontri con gli artisti e di eventi musicali e letterari.

via ✎ PALANZO IN MOSTRA | inaugurazione sabato 15 giugno ore 17.00

Archivio ANTONIO SPALLINO, Mostra fotografica, Studio Spallino, via Volta 66, Como , 21/22 giugno 2019

Archivio Antonio Spallino

Mostra fotografica

21/22 giugno 2019

Studio Spallino, via Volta 66, Como

Carissimi,

nella mattinata di venerdì 21 giugno presenteremo alla stampa l’archivio di papà.

Contenendo l’archivio anche numerose immagini, con Enzo Pifferi abbiamo colto l’occasione per organizzare una piccola mostra fotografica che ripercorre il sentiero di vita di Antonio Spallino.

Quale posto migliore per ospitarla dello studio di via Volta, che papà ha costruito e amato?

Sospenderemo quindi l’attità professionale e apriremo lo studio al pubblico dalle ore 15:00 fino alle 18:30 di venerdì 21 giugno e dalle 10:00 alle 12:30 del sabato successivo.

Vi aspettiamo.

P.S.
Se avete foto con papà, portatele. Ne faremo una copia da inserire nell’archivio.

Andrea Marinelli, DIGIT-TO-SILK, curatori Davide Morandi e Luca Pietro Nicoletti. APERTURA MOSTRA venerdì 17 maggio 2019 ore 18.30. A THE ART COMPANY COMO via Borgovico 163 (cortile interno) – Como. La mostra sarà allestita fino al 14 giugno.

CARLO POZZONI FOTOEDITORE

✎ ANDREA MARINELLI /// DIGIT-TO-SILK | venerdi 17 maggio 2019 - ore 18.30 | The Art Company

 

Andrea Marinelli
DIGIT-TO-SILK

curatori Davide Morandi e Luca Pietro Nicoletti

APERTURA MOSTRA
venerdì 17 maggio 2019
ore 18.30

LIVE PERFORMANCE
“SECRETSHOW”
ore 19.00

THE ART COMPANY COMO
via Borgovico 163 (cortile interno) – Como

Ultima tappa della rassegna “P O R T F O L I O” ideata da Roberto Borghi, DIGIT-TO-SILK presenta le opere dell’artista milanese Andrea Marinelli in un’antologica che va dai primi lavori fotografici realizzati in collaborazione con la Fondazione Passaré ospitata presso il MUDEC – Museo delle Culture, fino ai recenti assemblaggi di oggetti provenienti da stamperie tessili.
Una mostra nella quale la ricerca sulle sovrapposizioni e la trasparenza, nuclei fondanti della performance “SECRETSHOW”, si cristallizza in opere di seta e poliestere sui quali vengono stampati volti del cinema e della televisione.
L’interesse per il tessuto stampato, ha portato Marinelli a contatto con il territorio comasco nel quale oggi abbiamo il piacere di presentare i risultati del suo lavoro; fondamentale per l’artista la collaborazione con aziende locali presso cui fa stampare le sue fotografie e dalle quali provengono i quadri da stampa e i vecchi ingranaggi che fanno da supporto alle stampe.In occasione dell’inaugurazione verrà presentata alle ore 19:00 la performance SECRETSHOW in cui lucidi acetati, stoffe e altri oggetti verranno “mixati” dal vivo su lavagne luminose interagendo con gli spazi architettonici del luogo e abbracciando il pubblico in un’opera d’arte immersiva.

Vi aspettiamo!

DIGIT-TO-SILK resterà allestita fino al 14 giugno e sarà visitabile gratuitamente durante gli orari di apertura di The Art Company Como

The Art Company

PER INFORMAZIONI

+39 031 576103 | +39 335 8095646  | info@theartcompanycomo.it

ALBERTINA NESSI E CARLO POZZONI ANNUNCIANO LA TERZA EDIZIONE DI “SEGRETA ISOLA” – in ETV/ANGOLI 30/4/2019

in

(265) ANGOLI 30/4/2019: ALBERTINA NESSI E CARLO POZZONI ANNUNCIANO LA TERZA EDIZIONE DI “SEGRETA ISOLA” – YouTube

Mostra “ASCOLTARE IL BAUHAUS CENTO ANNI DOPO”, a Villa Leoni – Monumento del Razionalismo Lariano, a OSSUCCIO (Como), Strada Provinciale, 2. Inaugurazione Sabato 4 Maggio alle ore 18,00

Doriam Battaglia:
Ho il piacere di invitarvi alla
Mostra “ASCOLTARE IL BAUHAUS CENTO ANNI DOPO”
che di terrà a Villa Leoni (Ossuccio -CO- Strada Provinciale, 2) Monumento del Razionalismo.
Inaugurazione Sabato 4 Maggio alle ore 18,00 
con presentazione del Critico d’Arte Massimiliano Porro
Esporranno gli artisti:
Claudia Beulke
Tommaso Dognazzi
Giovanna Lentini
Marzia Mauri
Elisabetta Meneghello
Peter Seelig
concerto di Roberto Bottini e Roberto Bertolin
seguirà cocktail di benvenuto
Chiusura Mostra Venerdì 21 Giugno
con Conferenza di Paolo Aquilini Direttore del Museo della Seta
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GIOVANI CREAZIONE EUROPEA, biennale d’arte contemporanea. Pinacoteca Civica, S. Pietro in Atrio, Istituti scolastici superiori, COMO, 16 febbraio – 31 marzo 2019

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le seguenti pagine sono tratte da:

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MAX G. RUSCA, L’ironia dell’inessenziale. La mostra, a cura di Roberto Borghi, sede: The Art Company Como, in via Borgovico 163 a Como. Proseguirà sino al 28 febbraio con apertura dal lunedi al venerdì dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00

MAX G. RUSCA

L’ironia dell’inessenziale

La mostra, a cura di Roberto Borghi, proseguirà sino al 28 febbraio con apertura dal lunedi al venerdì dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00.

In occasione della mostra Carlo Pozzoni Fotoeditore realizzerà una pubblicazione con testi di Franco Cerofolini e Roberto Borghi.

Nato a Legnano nel 1925, Max G. Rusca si è spento a Milano nel 2002. Nel 1952, dopo aver conosciuto Enrico Baj, ha aderito al Movimento Nucleare. La prima esposizione di Rusca con i Nucleari risale al settembre del 1953 in occasione della Mostra del Movimento Nucleare alla Galleria B24 di Milano. Lascia il gruppo l’anno successivo dopo la rassegna Arte Nucleare tenutasi nella Sala degli Specchi di Ca’ Giustinian a Venezia.

Dagli anni Sessanta in poi tiene numerose personali nella Galleria Montenapoleone di Milano. Il suo lavoro viene inoltre presentato in parecchie collettive, ma anche in alcune personali, a Hong Kong e in Giappone. Nel 1984 allestisce una personale alla Doctor Dog Gallery di San Francisco intitolata Frammenti di ricordi del luogo perduto.

Le sue opere del periodo nucleare sono state esposte successivamente nelle mostre Arte Nucleare 1951-1957 a cura di Giovanni Anzani e Il Movimento Nucleare, a cura di Martina Corgnati tenutesi rispettivamente nel 1980 e nel 1998 presso la Galleria San Fedele di Milano.

La pittura di Rusca, già durante il periodo nucleare, si distingue per la raffinatezza formale, per la capacità di effigiare paesaggi visionari, per alcuni stilemi che sembrano essere stati attinti dalla tradizione artistica dell’estremo Oriente.

Dagli anni Sessanta in poi, l’artista compie un personale “ritorno alle origini” dell’arte nucleare approfondendo e citando il Surrealismo. Le sue opere divengono sempre più oniriche e ironiche allo stesso tempo: nascono così alcuni dei cicli documentati dalla mostra, come le ‘Città volanti‘, gli ‘Ex voto‘, le ‘Anticone‘.

Parallelamente alla pittura inoltre Rusca si dedica alla scrittura di testi caratterizzati da un umorismo grottesco che vengono poi raccolti pubblicati in libri d’artista tirati in un unico esemplare. Una selezione di questi singolari volumi sarà esposta presso The Art Company.

L’esposizione si chiuderà il 28 febbraio con una lettura dei racconti surreali scritti dallo stesso Rusca da parte della compagnia teatrale Fare Teatro di Como


Città volante – Progettazione, 1988

paesaggio post nucleare 1973 (FILEminimizer)

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ENZA CORATOLO RIVA, SINFONIA DI COLORI, Opere 1958/82. Mostra di pittura, a Casnate con Bernate (Como), 20 febbraio – 3 Marzo 2019. Con un articolo di Katia Trinca Colonel, in Corriere di Como, 1 marzo 2019

LA PRIMA “PERSONALE” A 92 ANNI:
LA SUA PITTURA ACCOMPAGNAVA CON DISCREZIONE L’ARTE DEL MARITO

ENZA CORATOLO RIVA: SINFONIA DI COLORI – OPERE 1958-1982”

Enza Coratolo (classe 1927) ha vissuto d’arte insieme al marito scultore, il comasco Eli Riva, accompagnandolo nella vita ma anche come coscienza critica della sua carriera artistica.
Ha dipinto per 30 anni, ma non ha mai realizzato una mostra personale, proprio “
per non disturbarlo, perché in casa l’artista era lui…”. In occasione del suo 92simo compleanno, il Comune di Casnate con Bernate (CO) organizza la prima esposizione antologica della sua pittura: con il titolo “ENZA CORATOLO RIVA: SINFONIA DI COLORI – opere 1958-1982” la mostra si terrà al Salone Cà di Fraà dal 20 febbraio al 3 marzo.

Ha chiuso la cassetta dei colori per l’ultima volta nel 1990. E non ha lavato i pennelli, dicendo : “Non dipingo più. Mi fermo qui. Il mio percorso l’ho fatto. Non riesco più ad andare avanti”.
Si fermò alle soglie dell’astrattismo, dicendo che non apparteneva alla sua identità di pittrice. E da casa è scomparso quel pungente odore di acquaragia che ha accompagnato la mia giovinezza.

Il suo viaggio personale nella pittura ad olio Enza l’aveva svolto fianco a fianco a quello scultore che lei stessa aveva scoperto e premiato nel 1950, quando insieme all’architetto Francesco Castiglioni e a Mario Radice organizzò la prima – e storica – mostra collettiva comasca del dopoguerra nell’atrio di Palazzo Terragni. Enza Coratolo è stata per più di 50 anni la moglie di Eli Riva, e lo ha accompagnato come specchio critico della sua ricerca scultorea, che si è addentrata in gran parte nei sentieri della pura immaginazione astratta.

Se il pensiero di Enza seguiva le avanzate evoluzioni stilistiche della scultura di suo marito, distaccate dalla realtà figurativa, la sua pittura invece apparteneva al mondo reale, alle cose e alle persone che componevano il mondo della sua vita concreta. Anche se il suo approccio al reale risulta poi nei quadri quasi onirico, come nella serie delle “Antenne” o in quei “paesi che volano”, le numerose versioni che Enza realizzò del borgo di Careno (Lago di Como), che ogni volta letteralmente reinventano il soggetto: variazioni sul tema poiché “la memoria è ridondante, ripete i segni perché la città cominci ad esistere” (Calvino).
Una leggerezza onirica, nei suoi dipinti, che si concentra sulla ricerca della qualità del colore, e vuole quest’ultima come forza che agisca sempre in primo piano.

Enza pensa di avere avuto una sensibilità particolare per il ritratto, e in mostra troviamo una nutrita galleria di personaggi, che vanno anche a ricostruire uno spaccato della storia della vita culturale della città di Como, dal pittore Aldo Galli, all’architetto Francesco Castiglioni, a Giovanna Mantero Terragni…

Enza Coratolo negli anni della guerra studia a Brera ( fra i suoi docenti c’era Guido Ballo ) dove si diploma nel 1947. Ha poi insegnato Educazione Artistica alle scuole medie per 37 anni , e in classe, seduta in un banco, dipingeva insieme ai suoi allievi, affrontando, come loro, lo stesso soggetto pittorico che proponeva come tema della lezione. Oppure leggeva loro una poesia, spesso brani dall’Inferno dantesco, e chiedeva di disegnare quello che il testo suggeriva alla loro immaginazione: una modalità didattica sicuramente non ortodossa, per quei tempi, ma molto efficace per stimolare creatività e fantasia.

Ricordiamo infine la laurea in Farmacia (non utilizzata professionalmente), gli studi universitari di filosofia – intrapresi poco prima dei 50 anni – e la sua attività nella critica d’arte, che dice di aver imparato da Guido Ballo: negli anni ’40 scrive per la rivista Sentimento diretta dal professor Sfardini, successivamente per il settimanale Corriere del lunedì di Pino Tocchetti, e infine per La Tribuna di Como diretta da Angelo Curtoni.

L’esposizione di Casnate con Bernate si tiene in questo 2019 per metterla in connessione con la ricorrenza del 50simo della costruzione della chiesa di S.Agata (Como), realizzata appunto dal marito, lo scultore Eli Riva. In questa occasione l’Associazione Eli Riva organizzerà anche una mostra dedicata al percorso di progettazione delle vetrate di S.Agata, una delle prime chiese in Italia costruite secondo i dettami strutturali imposti dal Concilio Vaticano II.
Enza Coratolo ricorda che il marito, per progettare la chiesa, viaggiò in Europa in “Topolino” con Monsignor Giovanni Valassina per aggiornarsi e studiare le chiese europee contemporanee. E il risultato fu una delle più interessanti chiese italiane post-conciliari, come risulta da uno studio del critico d’arte Gianluca Bertani, pubblicato nella “Rivista Internazionale di Arte Sacra e Liturgica” nel 1984  con il titolo “Interventi di scultori contemporanei in edifici sacri” (
www.elirivascultore.it ).

Giovanna Riva

Enza Coratolo Riva – Sinfonia di colori
Opere 1958-1982
20 febbraio – 3 marzo 2019

CASNATE CON BERNATE (COMO)
Salone CA’ DI FRAA’

Inaugurazione 20 febbraio ore 18
Orari: SAB-DOM 11 – 20 / LUN-VEN 14 – 19

INFO: associazione.eli.riva@virgilio.it
+39 393 751 3380


INSEGUENDO UN’ILLUMINAZIONE INTERIORE

Non è facile scrivere di un’artista che ha scelto, sin dall’inizio, di spendere la sua avventura formale, come una sorta di ossimoro vivente, da professionista/dilettante. Una dilettante che ha praticato l’arte della pittura per il proprio piacere e non ha mai venduto le sue opere (al più le ha regalate), considerandole quasi una parte di sé da cui è difficile separarsi. Al tempo stesso, però, una professionista, una pittrice finita come può essere chi, in tempi non sospetti, abbia compiuto il percorso formativo di Brera, sempre operando dentro le problematiche culturali del suo tempo, con sicurezza e talento naturale nella consuetudine con gli strumenti del mestiere. Pochissimi, fino ad oggi, hanno avuto la gioia di ammirare le sue tele, ad eccezione dei familiari, degli amici e dei visitatori dell’unica mostra (una collettiva tutta al femminile allestita nel 1983 nel salone del Broletto di Como) in cui ne fu esposta una piccola selezione.

La qualità più evidente della pittura di Enza Coratolo è la freschezza, risultante da una tavolozza chiara e pulita, ma più ancora dalla rapidità di esecuzione dei dipinti, senza pause, senza ripensamenti o pentimenti, come può fare solo chi abbia raggiunto una considerevole maturità espressiva. Ciò nonostante, niente a spartire con la pittura en plein-air degli Impressionisti, tutta vibrazioni e tremolii, alla ricerca dell’ora che fugge. Qui la luce che modella gli incarnati, le superfici degli oggetti o gli elementi di un paesaggio è sempre corposa, quasi solida, atemporale, e fa manifesta l’avvenuta e completa metabolizzazione delle esperienze artistiche della modernità, dal Postimpressionismo fino alla metà avanzata del secolo scorso e all’intuizione di alcune tematiche della Pop-art.

Risalgono alla seconda metà degli anni ’50 le prime prove di pittura on the road, paesaggi e ritratti di bambini, fermati sulla tela alla brava, tutti d’un fiato, nelle soste delle scorribande per la penisola: Ravenna, Venezia, la Riviera ligure, Tarquinia, Roma, oltre alle rive del nostro lago. Da una visione naturalistica si passa in breve tempo a una trascrizione interiore: più che dalla verosimiglianza delle forme e dal fermento della luce fisica, la mano della pittrice è attratta dall’urgenza di cogliere l’attimo dell’illuminazione profonda. Quando il colore si posa sulla tela, l’immagine colta dalla rètina si fa epifania formale.

Mi affacciavo alla finestra del mio appartamento, all’ultimo piano del Palazzo Pedraglio in via Mentana, e vedevo i tetti delle case, i comignoli e le antenne della televisione, quasi fossero colline e alberi”. Si era agli inizi degli anni ’60. Nacque così una serie di paesaggi urbani oscillanti tra la terra e il cielo, nei quali il segno di Enza, con il cuore all’amato Licini e l’occhio alla profonda icasticità di Paul Klee, si fa simile a una scrittura crittografica in cui l’osservatore scopre celata una realtà diversa e sconosciuta che improvvisamente si svela nella sua poeticità per mezzo della percezione dell’artista, come avevano teorizzato i Surrealisti. In effetti, ci sono state lungo il suo percorso artistico, alcune incursioni in campo surrealista, ritratti in cui la natura umana è ibridata con altre realtà tra loro incongrue, tendoni da spiaggia che non esistono ma lasciano l’ombra sulla sabbia. Sondaggi, tentativi di chi cerchi la propria direzione con l’allegria di un gioco. La serie delle antenne fu il ponte d’aria verso la concretezza della forma pienamente riconquistata al di fuori delle sue apparenze.

Da questo momento scompaiono dalle immagini che Enza costruisce sulla tela il chiaroscuro e le ombre portate. Se in qualche rara occasione modulano la superficie cromatica, le ombre chiare sono funzionali alle dinamiche interne al dipinto e non alla percezione oggettiva. Gli anni ’70, con i numerosissimi ritratti e le nature morte di frutta sul piatto bianco portano a una sorta di smaterializzazione delle geometrie cezanniane che invece di solidificare l’immagine, la rende quasi trasparente, nel rifiuto delle simmetrie e con il gusto per gli equilibri leggermente squilibrati, affidati alle diagonali così da portare movimento in figure e composizioni apparentemente statiche. La nutrita serie di ritratti, prende avvio da reminiscenze Novecentiste per approdare a una resa di estrema semplificazione della sintassi pittorica che, lasciata dietro di sé ogni liquidità modiglianesca, persegue una ricerca fisiognomica tanto immediata quanto precisa nella sua definizione psicologica.

La ricerca dell’equilibrio instabile raggiunge il suo apice nelle numerose vedute di Careno e nella serie di tele dedicate ai casalinghi da cucina. Le casette abbarbicate al ripido declivio della montagna, le chiese con i loro campanili, i pontili, i muretti, non più elementi di geografia antropica, finiscono per disfarsi in un’entità defisicizzata sospesa tra le acque di sotto e le acque di sopra, una sorta di scala di Giacobbe che ci porta con gli angeli nelle sfere celesti. Il peso della montagna incombente non è mai avvertito perché in queste visioni la montagna non esiste e, come in un albero magico, la parte aerea non è che il riflesso di quella sottostante.

L’ultima stagione dell’attività della nostra pittrice si giocò su un’intuizione di grande attualità per quegli anni, tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80. Era arrivata d’Oltreoceano la novità del linguaggio Pop, con la sua attrazione verso gli oggetti d’uso e gli aspetti consumistici della realtà contemporanea, mentre la vita pubblica e culturale era scossa dai movimenti femminili e femministi che se da una parte rivendicavano diritti e autonomia per le donne, dall’altra erano ben consapevoli della complessità e della varietà di conoscenze e di saperi di cui il mondo femminile era depositario e che non potevano andare dispersi. È con una buona dose d’ironia che Enza impigna sul lavandino della sua piccola cucina torri di pentole e casseruole, raduna montagne di scodelle, ordina rastrelliere di coperchi, sciorina mestoli, si dedica ai tubi di scarico dell’acquaio e della lavastoviglie. L’armamentario classico della casalinga di Voghera diviene una fonte inesauribile d’ispirazione. Sulle superfici curve dei coperchi e dei tegami, edificati in equilibri precari – come le torri dei Sette palazzi celesti che Anselm Kiefer alzerà molti decenni più tardi alla Bicocca – gli sprazzi di luce si inseguono con un’ironia pari solo all’amore accumulato con l’uso quotidiano: che sia davvero quella la strada per ascendere al divino?

La domanda rimarrà senza risposta, perché la pittrice finita decide qui di chiudere la sua cassetta dei colori, di riporre i pennelli, di dimenticare l’ebbrezza dell’acquaragia e di dedicare suoi talenti a obiettivi di maggior momento. Chiedere a lei per saperne di più.

Rossano Nistri


 

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vedi anche

L’ artista della porta accanto: una giornata con Enza Riva. Sulla pittura di ENZA CORATOLO RIVA, audio a cura di Roberto Antonini e la collaborazione di Giovanna Riva, Rete due della Radio Svizzera, programma Laser, 19 e 20 febbraio 2019

MOSTRA personale di ROBERTO BIONDI. Inaugurazione il 21 dicembre 2018, ore 18,30 a San Pietro in Atrio, Via Odescalchi. Aperta dal 22 dicembre 2018 al 13 gennaio 2019

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Il dono di Diotima, il carteggio privato di Amelia Della Pergola. La storia della nostra vita. Il Fondo Della Pergola – Bontempelli della Biblioteca comunale di COMO, 16 NOVEMBRE 2018 – 25 MAGGIO 2019

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VAI A

Il dono di Diotima. Il carteggio privato di Amelia Della Pergola | Como Italia

L’arte del dono. Viaggio alla scoperta delle opere donate alla Pinacoteca di COMO: OMAGGIO A GIULIANO COLLINA, inaugurazione: 9 dicembre 2018, ore 11

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I NOMI E LE FORME SONO GUSCI VUOTI Mostra personale di Doriam Battaglia presso la Galleria d’arte IL SALOTTO via Carloni 5/c, Como. Dal 16 novembre al 15 dicembre 2018. www.caldarelli.it

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Doriam Battaglia

Lettera a Doriam Battaglia

Caro Doriam,

Bellezza è verità, verità è bellezza, – questo solo

Sulla Terra sapete, ed è quanto basta

saremmo tentati di considerare anche solo questo verso di Keats per sottolineare le tue intenzioni in pittura, senonché la tua concreta volontà di indagine epistemologica impone una seconda deriva all’esame dei tuoi dipinti. Tutto ciò che è bello è anche vero… e buono, era convincimento anche di Platone ma, sebbene il bello possegga indiscusse proprietà etiche, non possiamo limitarci all’ideale romantico, nell’individuare quale fonte di ispirazione e di vita stia a monte della tua ricerca della verità. Lasciamoci dunque alle spalle Keats e Platone e tuffiamoci nella modernità, o quasi, e convinciamoci che la reiterazione senza fine del tuo “tema espressivo” di una presunta asserzione estetica del “questo è e tanto basta” non deve trarci in inganno. Dobbiamo spingere la nostra osservazione più in là…

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I 60 anni di formazione infermieristica all’Ospedale Sant’Anna di Como | dal  23 novembre 2018  al  20 dicembre 2018

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da  ✎ INAUGURAZIONE mostra Sfumature di Jeannette Muller e Walter Ladislao | Venerdì 23 novembre | The Art Company

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domenica 8 luglio ospita la mostra

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La mostra è a cura di Alberto Longatti

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NATURA e LOGOS, Mostra personale di Franca D’Alfonso, presentazione di Doriam Battaglia, 30 giugno 2018, allo spazio espositivo del Broletto, ore 17. La mostra rimarrà aperta dal 30 giugno al 22 luglio 2018

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GIOVANNI GASTEL. L’ETERNO ISTANTE. LA MOSTRA. Incontri pubblici il 4 e 6 giugno 2018 al Palazzo del Broletto. La mostra è aperta fino al 17 giugno

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