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Giorgio Cavalleri, Intervista di Giorgio Bardaglio uscita sul Corriere di Como del 21 marzo 1999

Giorgio Cavalleri

Intervista di Giorgio Bardaglio uscita sul Corriere di Como
del 21 marzo 1999

…. A Cavalleri la passione per la storia è venuta presto. Fine degli anni ’50. Una macchina correva sulla strada del lago. Fu una zia, dopo un curva stretta, ad indicargli un punto verde, a picco sul profondo specchio d’acqua. “Quello è il Pizzo di Cernobbio. Da lì buttavano gli uomini nel lago. C’è finita dentro anche la Gianna”. «Quel nome – ricorda ora lo scrittore – nella mia mente di ragazzino di otto o nove anni, è rimasto sempre impresso».
Giuseppina Tuissi: per i partigiani della Brigate Garibaldine, semplicemente “Gianna”. Ciò che rimane di lei è una foto lisa, in cui appare con un sorriso di speranza. Fu uccisa dagli stessi amici con i quali aveva condiviso una causa. Era il 23 giugno 1945, il giorno del suo ventiduesimo compleanno. Quarantacinque giorni prima, a qualche chilometro di distanza, con gli stessi metodi era stato giustiziato Luigi Canali, conosciuto con il nome di battaglia di “capitano Neri”. Insieme, in mezzo all’orrore del conflitto, avevano condiviso momenti lieti. Con la medesima, infamante accusa di tradimento furono trucidati…

«Nel 1961, a Cantù, fu inaugurata una scuola intitolata ad Achille Grandi e mi chiesero di accompagnarvi la vedova, che abitava nelle case popolari di via Turati. Erano due stanze. Da quel principio, tra noi nacque una cordiale e sincera amicizia. Achille Grandi, figlio di povera gente, diventato deputato per quattro legislature prima del fascismo, segretario generale della Cgil con Di Vittorio, quando ancora c’era il sindacato unico, morì alla fine del ’46 dopo aver dedicato una vita per gli altri, senza aver messo da parte una lira. È sempre stato un mio punto di riferimento. Nonostante fosse un cattolico convinto, metteva avanti a tutto il primato della coscienza».
Un insegnamento che Cavalleri non lesina a mettere in pratica. Così buono da sfiorare la mansuetudine, egli non sopporta che sul piano etico non soltanto si sollevino su di lui sospetti, ma persino che si evochino ombre. Basta un aggettivo di troppo per farlo trasalire e per indurlo prontamente a replicare, con quella precisione che appare pignoleria agli occhi degli estranei, ma che è preziosa come acqua di fonte per chi si nutre ogni giorno di carte e documenti …


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