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Innaffiare non è gettare dell’acqua sulla terra: vuol dire somministrare con giudizio l’acqua necessaria

Giorni caldi questi, giorni addirittura bollenti in giardino. E necessari: si lavora il mattino presto e la sera tardi. Le persone non addette «ai lavori» non capiscono: perché così presto perché così tardi? È semplice: i miracoli in giardino si fanno a quelle ore. Tutto lì. L’acqua si dà nelle controre: durante le ore calde bollenti del mezzogiorno e del pomeriggio il giardino dorme. Si riposa, sonnecchia, sembra quasi in coma.
Innaffiare non è gettare dell’acqua sulla terra: vuol dire somministrare con giudizio l’acqua necessaria. Senza esagera­zioni né sprechi. Le piante «parlano», chiedono e consigliano con il linguaggio delle foglie, la loro brillantezza, il loro colore e soprattutto il loro portamento. L’appassimento non fa male, ma deve essere breve: durante l’estate qualche piccola crisi di sete e di asciutto è addirit­tura salutare. Troppa acqua per troppo tempo fa malissi­mo alle piante, al loro appa­rato radicale: le marcescen­ze con le loro conseguenze letali ed epidemiche sono sempre dietro l’angolo. Del­le due (troppa o troppo poca) è meglio, lo dicono gli esper­ti e i veri giardinieri, indulgere nell’avarizia piuttosto che nell’abbondanza: è meglio essere un po’ avari che scialacquato­ri. Questi secchi nei giardini d’estate sono l’unica arma valida ed efficace contro i funghi maligni e assassini (i funghi non sopravvivono, non si propagano, non attaccano se fa troppo asciutto).L’estate è fatta, come la natura, anche di asprezze e ruvidezze: per avere delle buone pesche e delle profumate albicocche c’è bisogno del caldo afoso e canicolare di luglio: un giardino tutto rugiadoso, umido e innaffiato è certamente attraente e gradevole, far diventare un lembo di terra un angolo di Scozia o d’Irlanda può essere una giusta speranza, un obiettivo… ma con il caldo delle nostre regioni i prati vellutati e morbidi si portano dietro un bel po’ di malattie.
La natura è equilibrio e armonia e se ha deciso che in estate le giornate debbano essere lunghe e calde, il bravo giardiniere (quello che non ha paura d’avere il giardino un po’ secco e un po’ giallo nei periodi più secchi) deve accettarle, non negarle: innaffia, non inonda, irriga, non esonda.

Paolo Pejrone in  La Stampa – Tutto Libri, 23 giugno 2006

Orto/Giardino | Tracce e Sentieri.

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