Caro Tato, hai sessant’anni
Tu l’avresti mai pensato
quand’eri piccolo e ti chiamavano Tato
e stavi lì a giocare per la strada,
con neppure un’auto che passava,
ad arrivare dopo tanti anni
a contare tutti sti compleanni?
Rispondi il vero, per la testa tua,
non ti sfiorava mai sto pensiero
e ora ti volti e ancor non ti par vero
di vederti così da lontano
e quel bimbo di tenerlo ancora per mano
Si lo so che la memoria tua
ormai fatica a ricordare tutto,
per questo t’incoraggio a pensare
quando il mondo non era così brutto
Ti ricordi con cosa ti divertivi?
Tutti i giorni passava a fischiarti il Luigino
e giù di corsa a giocare a nascondino;
poi v’aspettava un’altra compagnia
e via, un casino di grida e d’allegria
Invece guarda com’è cambiato il mondo…
tutti rinchiusi dentro a quattro mura,
si parlano sì i ragazzini d’oggi,
ma con la tastiera o con un’altra fregatura;
vuoi mettere l’aria che noi si respirava
quando giocavamo per le vie del centro?
Ora, per farlo, non si può neanche al Monumento….
guarda che facce e ti piglia uno spavento.
E caro, sei arrivato a sessant’anni
ebbè dirai, cosa mi frega?
E no, non dire bugie, lo so che un po’ ti rode
ti sei voltato e hai visto com’era il Tato…
Ora guardati allo specchio e ti ritrovi con questa pancia
e vorresti dirmi che c’hai ancora una speranza?
Scopri di più da LUOGHI del Lario e oltre ...
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
