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II Lago di Como o Lario

II Lago di Como o Lario é per superficie (kmq 146) il terzo dei laghi italiani, dopo il lago di Garda (370) e il Verbano (212); misura, in linea retta, una lunghezza di km 46 (tra Como e Gera); la sua larghezza massima (di fronte a Fiumelatte) è di km 4.3. quella minima di m 650 (tra Careno e Torriggia); il livello medio è a 199 m sul mare; tra Argegno e Nesso raggiunge la maggiore profondità (m 410, massima fra tutti i laghi italiani):



Il lago, con la sua caratteristica forma a Y rovesciato, si compone dei tre bacini di Colico a N, di Como a SO, di Lecco a SE



Tale aspetto sinuoso comporta un notevole sviluppo delle coste, che si allungano per oltre 170 km, superando il perimetro dei laghi di Garda e Maggiore. Il ramo di Co­lico, largo, con lo sfondo di alte montagne, è il più grandioso; il triangolo montuoso al cui vertice è situato Bellagio e che culmina nel M. San Primo, separa il ramo di Como, stretto, ma con sponde ridenti, fitte di paesi e di ville, dal ramo di Lecco, più severo, dominato dal massiccio delle Grigne.

L’incontro dei tre rami, di fronte a Bellagio, forma il cosiddetto Centro lago che, con la vicina Tremezzina, è la zona più frequentata per l’ottima attrezzatura turistica, per la mitezza del clima e soprattutto per la bellezza, la varietà e l’ampiezza delle vedute.



Il regime del lago è in rapporto con quello dei suoi affluenti, tutti di carattere alpino; le acque si elevano ta­lora di qualche metro sopra il livello medio, durante la stagione più piovosa (ott.-nov.) e in primavera all’epoca della fusione delle nevi. Sono 37 i corsi d’acqua tributari del Lario: superano di gran lunga tutti gli altri, l’Adda, a N, che discende dalla Valtellina, o la Mera, che sfocia nel lago a poca distanza dall’Adda„ dopo aver formato il lago di Mezzola. Unico emissario è l’Adda, che esce dall’estremità meridionale del ramo di Lecco, e si allarga dopo poco nei piccoli laghi di Garlate e di Olginate. Alcuni dei minori im­missari, scendendo dalle piccole valli laterali incidono profondamente le pa­reti montuose del lago, formando gole incassate e scoscese chiamate Orridi (di Bellano, di Nesso).

All’opera dei corsi d’acqua si devono anche le forma­zioni deltizìe e i piani alluvionali, sui quali sono sorti i più notevoli centri abitati. L’unica isola è l’Isola Comacina o di San Giovanni, , di fronte a Sala Comacina.



Delle montagne, che s’innalzano per lo più ripide, la più alta è il Monte Legnone m 2609, sopra Colico; anche la sponda occidentale è dominata da monti elevati e severi, mentre nella parte meridionale si hanno cime più modeste. Supera tutte le altre montagne, per la sua aspra bellezza, il gruppo dolomitico delle Grigne, frequentatissimo dagli alpinisti.

ORIGINE GEOLOGICA. – Anche il Lago di Como, come gli altri subalpini, sembra di origine glaciale, occupando la cavità scavata dall’imponente ghiacciaio abduano il quale, nell’epoca quaternaria, avanzava per i due attuali rami meridionali del lago, sino a sboccare nella regione briantea, ove diede origine alle colline moreniche e ai laghetti della Brianza. A testimo­niare il passaggio del ghiacciaio rimangono un po’ dovunque, soprattutto nel triangolo montuoso tra i due rami di Lecco e di Conio, fino a un’altitu­dine di m 1200 i numerosi massi erratici o trovanti.

CLIMA E VENTI. Il bacino lariano costituisce una zona a clima privile­giato (in gennaio, le acque hanno una temperatura di 6-8 gc) alcuni punti più riparati e soleggiati, come la Tremezzina, si prestano ottimamente per soggiorni invernali. Nella stagione estiva, il caldo è mitigato dalla notevole ventilazione: gli abitanti del lago chiamano Breva la brezza che, da marzo a settembre, spira da S, generalmente dopo mezzogiorno e fino a sera; Tivano il vento notturno che spira in senso opposto tutto l’anno, e general­mente si attenua e cade nelle prime ore della mattina; Montivi i venti che soffiano giù dalle valli laterali dopo il tramonto.

FLORA. Le felici condizioni climatiche consentono lo sviluppo di una ricca vegetazione di tipo mediterraneo: lungo le rive prosperano l’ulivo, il cipresso, il pino da pinoli; sulle rupi cresce spontaneo l’alloro, mentre la vite copre i pendii più dolci e soleggiati. Parchi e giardini delle ville si ornano di piante esotiche e rare. In qualche punto crescono il limone, la palma dat­tifera e altre piante tropicali. La flora anfibia lacustre c invece limitata per­chè le ripide rive del Lario difettano di stagni marginali, di lagune e di can­neti, tranne che per brevi tratti, come il Pian di Spagna, alla foce dell’Adda, dove si estendono arenili facilmente inondatili. Sui monti circostanti si ammira una bella flora alpina, particolarmente in primavera, con la fioritura di narcisi e mughetti sui pascoli di montagna.

PESCA E FAUNA. La pesca ha notevole importanza ed è alimentata da diverse specie ittiche, soprattutto agoni, coregoni, trote lacustri, vora­cissimi lucci, che raggiungono notevoli proporzioni; abbondante anche il Leuciscus Pigus, noto con l’antichissimo nome di encobia, l’alborella, l’anguil­la diffusasi per immissioni artificiali. Le carpe, un tempo frequentissime in tutte le zone rivierasche, sono ora, limitate al bacino di Colico e al laghetto di Piona.

Tratto da: Milano e i Laghi, Touring Club Italiano, 1967, p. 424-425

Paolo Ferrario Mostra tutti

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