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Giorgio Cavalleri mi presta da leggere: Adriano Bianchi, Ritorno al Ponte di Falmenta (1944-2007) editore Tarara

Giorgio Cavalleri mi presta da leggere:

Adriano Bianchi, Ritorno al Ponte  di Falmenta (1944-2007) editore Tarara

Il libro è arricchito da splendide fotografie in bianco e nero di Carlo Meazza.

Si tratta di un libro di memorie e biografia personale sulla storia della resistenza partigiana in Val d’Ossola, Val Vigezzo, Val Cannobina. La fine di quel periodo duro  e pericoloso è così descritta:

“Le strade erano polverose e l’Italia appariva dissestata, disordinata, bellissima.

L’acqua azzurra e limpida del Ticino, che scendeva con me dalla Svizzera, scorreva nella campagna verde e tutta coltivata come un orto.

La pianura finalmente, ampia e soffice senza più barriere e orizzonti chiusi, mi accoglieva eterna nella calura.

La discesa alla riva del Po fu lenta, si sprofondava nella polvere impalpabile che penetrava ovunque, tingeva di giallo il cielo, copriva i volti sudati di belletto grigio.

I ponti erano abbattuti, rovesciati nell’acqua e una lunga coda era in attesa per il passaggio sulle barche.

Autocarri, vetture, carretti trainati da cavalli, tricicli, biciclette amano e centinaio di persone a piedi.

La folla variopinta, allegra, semivestita pareva, a distanza, un addensamento di indigeni a guado di un fiume africano.

La conferma della continuità, la sicurezza della ripresa venne dalle risaie, intatte nei riquadri verdastri, tra gli arginelli di terra nuda, con l’acqua limacciosa che si indovina, scura, fra gli steli e le dense file delle pianticelle.

La conferma veniva dai campi d granoturco, pettinati, con le pannocchie piene, coronate da tenere pelurie; delle marcite sapienti, che avevano resistito ai secoli, col velo d’acqua continua, che dai canaletti tracciati al colmo del dosso scorre giù nell’erba rasata, per le prode inclinate fino ai fossi di raccolta.

Al guado del Po, lungo le strade, nei paesi, passava la folla sorprendente di adolescenti, di donne giovani.

Le ragazze mi parvero di bellezza consolante, riconoscevo la dimenticata finezza dei visi, esaltata dalla esplosione della gioia, dall’ansia di cominciare a vivere. Poco vestite, disinibite, come non le ricordavo, i capelli sciolti, i visi abbronzati, senza trucco, agili e scattanti per il molto lavoro e il moto, a piedi e in bicicletta, snelle per la dieta involontaria.

(p.108)

Adriano Bianchi è nato nel 1922 a Tortona. E’ stato comandante di compagnia del Brigata partigiana Generale Perotti. Fu gravemente ferito a Bagni di Craveggia il 18 ottobre 1944 ed è medaglia d’argento al valor militare.

E’ stato consigliere regionale del Piemonte e impegnato nella formazione dello Statuto e degli atti di fonazione della regione

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