Gatti

Frida parla della gatta Frida: “Irradia un senso di maestosa quiete e di abbandono. Senza mai una sbavatura, un’esagerazione. Trasuda bellezza questa micia intraprendente, intrepida e impertinente che ha sfiorato le fauci della morte senza lasciarsi inghiottire..”

oggi sono 4 anni che Frida è con me.
E’ lì, sullo schienale del divano, quell’angelo nero dalle ali di velluto, tutta avvolta su se stessa.
Ogni tanto l’oscurità di quel gomitolo è trafitta dal verde smeraldo che trapela dalle fessure degli occhi.
Sonnecchia, a tratti socchiude quelle fatali asole per sbirciare, rispondere a un rumore insolito, che irrompe ovattato nel silenzio di questo grigio pomeriggio festivo a turbare il suo meritato torpore.

Scruta severa e indolente senza spalancare gli occhi, controlla il suo piccolo universo con l’austerità regale di una pantera. A volte ammicca apprendo una due volte le palpebre e quando posa su di me i suoi luminosi dardi è dolce, complice, affettuosa. Li
richiude appagata; si riassesta con lievi, misurati quasi voluttuosi movimenti.
Irradia un senso di maestosa quiete e di abbandono. Senza mai una sbavatura, un’esagerazione.
Trasuda bellezza questa micia intraprendente, intrepida e impertinente che ha sfiorato le fauci della morte senza lasciarsi inghiottire.
Non è mai scomposta, mai perde la sua eleganza: quel senso etereo di chi, senza alcuna fatica, sfugge all’ordinaria forza della gravità.
Quando si stira in tutta la sua agile lunghezza, è una ballerina graziosa, leggera e composta che si estende sino a sfiorare l’infinito come un sogno.
Quanti ricordi! Ancora non so perché la scelsi, perché proprio lei.
La vedo ancora piccina nelle foto del sito che gioca con qualcosa.
Il primo incontro: appena ci lasciasti sole iniziò a fusare rannicchiata in un
cassetto di un enorme tavolo.
L’incontro con Pablo: la metamorfosi di un’ostilità che diventa gioco, amicizia, corse domestiche, groviglio di corpi, zampe e code.
Frida, la mia “Soul Gatta”. La mia gatta dell’anima: sconosciuta ai più, solo a me si rivela e mi concede la grazia di viverci assieme.
Gagliarda non si arrende. Un “No” le passa indenne tra i baffi, con la coda incalza il suo proibito proposito e lo porta a compimento.
Adora ispezionare il lavandino e poi lasciare le sue impronte bagnate ovunque, farsi le unghie sul divano e chissà cos’altro ancora!
Saluta il risveglio con mille giravolte e mugolii, già carica di energia. Sa essere una trottola che piroetta per casa o un batuffolo tutto fusa e morbidezza.
Nelle notti che si rigirano su se stesse, guidata da un misterioso intuito felino, viene ad appollaiarsi su di me: il peso della presenza. Chiamo così questo suo gesto amico, che scaccia le mie malinconie e mi ricorda che non sono
sola.
Mi perdo nel suo sguardo, nel suo lucente scuro mantello. Mi incanta la sinuosità che accompagna ogni sua movenza. Il suo tepore mi riscalda l’anima.
Con la coda mi saluta e mi accarezza e con il muso viene a scrutare il mio umore.
Non so perché l’ho fatto. Perché la presi. Tornassi in dietro, però, lo rifarei miliardi di volte, senza alcuna esitazione. Ad occhi chiusi, anche nel mezzo della nebbia o della tempesta, saprei quale direzione prendere.

Categorie:Gatti

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