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Gisella Azzi, poetessa, scrittrice e maestra di pianoforte

GISELLA AZZI POETESSA COMASCA

Gisella Azzi

Nel 1977 nasceva a Como il Gruppo Letterario Acàrya e Gisella Azzi,  nota poetessa e scrittrice nonchè maestra di pianoforte,ne fu  la nostra prima presidente. Parecchie erano  le persone che in versi esprimevano le loro emozioni e Gisella le incoraggiava a scrivere e a sottoporle tali scritti ai quali lei dava valutazioni, suggeriva modifiche sempre con molta discrezione e con giudizi severi.  Essa fu innovatrice, con Piero Collina, dell’attuale grafia fonetica. Molti hanno tratto insegnamento dalle sue proficue e stimolanti lezioni nei venerdì sera all’Acàrya . Lei stessa si definiva la nostra “pita” cioè chioccia e godeva dei successi che i suoi “pulcini”  raccoglievano nei vari concorsi di poesia. Durante la festa per i suoi 90 anni il presidente della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli  disse: «Una donna che ha dato molto alla città a livello di poesia, coerenza e buon senso». Ha compiuto 90 anni il 3 aprile 2002 ed è stata festeggiata, senza la sua presenza perchè malata, all’Acàrya con una serata a lei dedicata di poesia, giornalismo e aneddoti . E’ scomparsa alla vigilia di Natale del 2002 ed è per la città di Como una grande perdita. Ha ricevuto l’ “Abbondino d’oro” massima benemerenza cittadina che il comune di Como le assegnò nel 1995.
I libri da lei pubblicati o a lei dedicati :

– Impressioni Comasche (1957)
– Canzunett al ciaar e al scuur (1966)
– il mio fornitore di Brillanti (68)
– Il Bottegone (1968)
– Il fiore nel bicchiere (1969)
– Vita col Duomo (1971)
– Il Furetto del Grattacielo (1973)
– Le indiscrezioni della Marietta (1974)
– I ponti d’oro (1982)
– Primavera in Gennaio (1984).
– L’Arz e la stela (2003)

Le sue poesie sono pubblicate in diverse antologie.

Inventò il personaggio della Marietta, una popolana sgrammaticata che raccontava in chiave comica con strafalcioni, ma con buon senso, fatti e avvenimenti della città, pubblicati sul settimanale “Ul Tivan“.

Ha collaborato con TV e radio locali e con diversi giornali:
L’OrdineLa ProvinciaUl Tivan e la Rivista Como.
E’ stata tra i fondatori sia de “La famiglia Comasca” che l'”Acàrya“.
Da giovane aveva frequentato il conservatorio diplomandosi in pianoforte.
Gisella ha trovato nella musica così come nella scrittura in Italiano e in Dialetto la possibilità di esprimersi, di comunicare e diffondere il suo amore per la città di Como e per il suo Lago.

I TÒ ÖCC

Ma pìaas vardà i tò öcc, perché gh’è dént
tütt ul celèst del laagh, ul ciaar, l’umbrìa,
ul serén, i stralüsc, ul suu scutént.
Öcc de Madòna… e cérti vòlt de strìa.

Ga pasa sutt, alégar ‘mè pesitt,
i tò penséer, (quii béi) che scàpan giò
visìn al cöör, dulz, vìscur, piscinitt:
pròpi ‘mé i alburèi: t’ì ée vist nanmò ?

e inn già luntàn, scundüü chi sà induvé,
forzi adòss ai péss brütt, per casciài via !
Öcc bèi, vardémm quèi volta anmì, perché

insém’ al laagh, al céél, ma piasarìa
ge füdèss dént un puu d’amuur per mi…
perché ta vöri bén, làsatal dì!

I tuoi occhi:  Mi piace guardare i tuoi occhi perchè c’è dentro/ tutto il celeste del lago/ la luce e l’ombra/ il sereno e i lampi il sole bollente/ Occhi di Madonna e certe volte di strega. /Passano sotto allegri come pesci/ i tuoi pensieri, (quelli belli) che scappano giù/ vicino al cuore, dolci, forti, piccoli/ proprio come le alborelle: non li hai ancora visti?/ e sono già lontano, nascosti chissà dove/ forse addosso ai pesci brutti, per cacciarli via!/ Occhi belli, guardate qualche volta anche me  perchè/ insieme al lago, al cielo, mi piacerebbe che ci fosse dentro un po’ d’amore per me/ perchè ti voglio bene, lasciatelo dire!

LA PITA MATA 

Li mai vedü  ‘na pita a fa la röda
cume un paùn lifròcch e süperbiuus?
Quéla sun mi. E sculti tüt’ i vuus
di mè “ex” puresitt. In sü la piöda

sbigni – dent in del niid – vöi bandunaa – …
Minga tropp de luntàn vùlan  üsej
de tüt’ i razz, ma tütt cangiaant e bèi:
lòdul, galédui, rusignöö: basaa

da quèll suu che ‘l sa ciama PUESÌA.
Ul mé cöör stracch a ‘l batt (oh, cume ‘l batt !) :
felicitaa e duluur inn chì a cumbatt

in del griis d’una gran malinconia …
ma in del stèss temp la pita, mai segala
de scultà i so caröö, la sa cunsùla.

La chioccia pazzerella: Non avete mai visto una chioccia fare la ruota come un grullo e superbo pavone? Quella sono io. E ascolto tutte le voci dei miei “ex” pulcini.  Sulla  piòda sbircio nel nido – vuoto abbandonato – …Non troppo lontano volano uccelli di tutte le razze . ma tutti cangianti e belli: allodole, gabbiani usignoli: baciati da quel sole che si chiama POESIA. Il mio cuore stanco batte ( oh, come batte!) felicità e dolore sono qui a combattere nel grigio di una grande malinconia … Ma nello stesso tempo la chioccia, mai stanca di ascoltare i suoi piccoli cari, si consola.

 

HO AVUTO UNA FIGLIA

Ho avuto una figlia: mia madre.
I bellissimi occhi ella sgranava
per cogliere sulla mia bocca
tante parole — dolci — che le dissi

e quelle amare (poche: spine
su cui sanguinerò muovendo i passi
nella discesa verso il buio,
fondo finale di una vita buia).

Nel silenzio e nel buio
ella morì, senza neppur sapere
quali mani (impotenti)
cercassero di esprimerle lo strazio

di un addio fosco, tremendo.
Spero soltanto che nell’altra vita  — beate  — ci rincontreremo.

Io parlerò e tu mi ascolterai
e mi vedrai mentre ti abbraccio stretta.

Ho avuto una figlia: mia madre.

Infine una “lettera” a Gisella scritta da Francesco Gottardi per la sua scomparsa:

“Ora che le tue mani accarezzano le stelle e i tuoi occhi parlano con loro, ora che tu conosci le verità del dopo da tutti i credo diversamente detta, vieni ti prego nelle mie notti insonni a tenermi compagnia. A raccontarmi con la tua voce amica le cose che tu sai come facevi un tempo, il tempo dell’Acàrya che tanti lustri ti ha vista presidente. Maestra di poesia, tu ci hai svelato di Ippocrene la fonte. Con te perdiamo un poco anche di noi che ci sentiamo persi nel cerchio della vita, mentre contiamo con le nostre dita il numero che cresce: Gianni, Gino, Giuliana, Paolo, Giordano e oggi Gisella, voci vibranti colme di sentimenti. ” Vöri sbiavì pian pian…”  e così è stato, scegliendo nel silenzio l’abito della festa e della festa il giorno fissando sui nostri calendari, in tutti i Natali che verranno, il tuo anniversario. Ed ora dimmi, cammini nella luce ? E illumini tu stessa le notti nei pascoli del cielo? E incontri nel camino il Gianni e tutti gli altri ? Vieni, ti aspetto, aspettami anche tu…”

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