OBIETTIVO VACANZE: Espansione TV-Nessun Dorma 03/06/2016 e LUCIANA QUAIA , Vacanze, alla ricerca del tempo perduto, in Muoversi Insieme di Stannah

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LUCIANA QUAIA , Vacanze, alla ricerca del tempo perduto in Muoversi Insieme di Stannah

Tempo d’estate, tempo per sé. Ma cos’è davvero il tempo, ora che possiamo percepirlo fuori dalle fatiche del lavoro? Sta diventando sempre più complicato distinguere fra il tempo personale, misurato sul nostro vissuto, e quello dell’impegno, in genere lavorativo, inesorabilmente misurato da orologio, agenda e calendario.
A fare chiarezza ci vengono in aiuto gli antichi greci che offrivano alcune chiavi di comprensione valide anche oggi.
Infatti, proponevano due parole per distinguere queste diverse percezioni del tempo: Chronos, che interpretava il tempo nel suo aspetto quantitativo e, quindi, legato allo scorrere delle ore e Kairos, che ne coglieva il suo aspetto qualitativo, ovvero il tempo come il momento propizio o la buona occasione per dare senso alla storia vissuta, un tempo cioè dove succede sempre qualcosa di speciale e non solo finalizzato al risultato di una certa azione.
Per recuperare Kairos diventa essenziale abbracciare la lentezza, strumento indispensabile per riconquistare il rapporto con il pensiero e l’immaginazione ed essere disposti a creare il giusto vuoto dentro per poterlo riempire con quell’abbondanza di vita da gustare che i nostri sensi non sono più abituati a cogliere.

segue qui:

http://www.muoversinsieme.it/magazine/tempo-libero/viaggi/vacanze-alla-ricerca-del-tempo-perduto/


LUCIANA QUAIA , Psicologia del viaggiatore, in Muoversi Insieme di Stannah

E’ estiva l’abitudine di partire alla ricerca di luoghi che consentano  di scoprire nuove realtà lontane dalla consuetudine del vivere quotidiano e dei suoi ritmi doveristici. Un modo per “dimenticarsi” chi si è, dove si abita, chi ti vive accanto e, per un misurato lasso di tempo, poter respirare aria diversa, sperimentare altri spazi, culture, costumi.
Il viaggio condotto nell’epoca moderna, diventato ormai routine, ha radicalmente mutato la figura storico-sociale del viaggiatore, così come lo si può riscontrare nelle diverse etimologie che nel corso del tempo hanno sottolineato le ristrutturazioni di tale termine.
E’ interessante, per esempio, soffermarsi sul latino viaticum, col quale si intendeva la raccolta di provviste necessarie ad affrontare un trasferimento piuttosto lungo da un territorio all’altro, o la parola inglese travel, così vicina al nostro italiano travaglio, che mette in risalto come nel passato i viaggi rivestissero impegno, gravosità e sofferenza. d’altro canto anche il tedesco reise nella sua originarietà enunciava l’abbandono di uno stato di quiete, così come l’inglese to rise significa alzarsi.

In definitiva viene da immaginare che ciò che oggi è vissuto come evasione e praticamente fenomeno di massa, anticamente costituiva difficoltà nello spostamento, disagio nel percorso, avventure alla ricerca di terre sconosciute che comportavano rischi anche elevati per la sopravvivenza.
Ma perché si viaggia e, soprattutto, il viaggio deve avere sempre una meta?

segue qui:

http://www.muoversinsieme.it/magazine/salute-benessere/psicologia-del-viaggiatore/

 

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