BALENE, 17 giu 2020

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Balene
la Repubblica
Il viaggio delle balene dalla sponda sud a quella nord del Mediterraneo è stato un mistero, fino a pochi anni fa. In questo periodo dell’anno, molti esemplari si spingono in un’area marina di 88mila chilometri quadrati, il Santuario dei Cetacei, tra Francia, Liguria, Toscana e Sardegna, attirati da un grande banchetto di primavera perché l’acqua è ricca di krill, il loro principale alimento. Anche Codamozza, la balenottera che ha perso la coda, e sta attirando l’attenzione delle cronache, anche se più lentamente delle altre, sta puntando a nord. Dalla Sicilia alla Liguria. Perché quella è la rotta delle balene, tra la primavera e l’estate: lo hanno scoperto gli studiosi del Santuario Pelagos, utilizzando la telemetria, su un progetto del Ministero dell’Ambiente, commissionato e finanziato all’International Whaling Commission, scoprendo che in autunno i cetacei tornano a sud, percorrendo la stessa strada sotto il mare che sfiora la costa orientale della Corsica, passa ad est della Sardegna, per raggiungere l’altra grande area di alimentazione invernale, tra Lampedusa e Malta.
Codamozza è solo l’ultima ad essere stata avvistata. Qualche tempo fa, è stata fotografata una balenottera di fronte alle coste di Palermo e un gruppo nel Messinese. «Vanno verso nord, nel santuario Pelagos, tra la Liguria e la Corsica. Lì trovano più pesce, in questa stagione», conferma il biologo Carmelo Isgrò, che gira la Sicilia per documentare e salvare capodogli e delfini. Anche in Liguria gli avvistamenti sono frequenti, vicini alla costa. Un anno fa, i biologi dell’Acquario hanno osservato due balenottere appena fuori dal porto di Genova. «La balenottera è uno dei cetacei più grandi ed è anche molto veloce – spiega Guido Gnone, coordinatore scientifico dell’Acquario di Genova – è incredibile che un animale così menomato possa sopravvivere. Ha superato l’emorragia, causata probabilmente dall’elica di una nave. Ed è guarita da una sicura infezione. Grazie a una grande esperienza, riesce a compensare una menomazione che la priva della fondamentale forza propulsiva».
Non è la prima volta che i biologi scoprono cetacei che sopravvivono senza coda, a causa di quelle che il Santuario dei Cetacei mette al primo posto tra le minacce per questi animali: le collisioni. «Le balenottere hanno l’abitudine di fermarsi in superficie: così vengono travolte», spiega Gnone. Aumento del traffico e velocità delle navi sono le principali cause. Due tra le più grandi specie del pianeta, balenottera comune e capodoglio, sono le più minacciate: in un recente report, Pelagos scrive che più del 6% degli esemplari fotoidentificati in mare e il 20% degli animali spiaggiati presentano tracce di collisione. A Codamozza deve essere andata male due volte. L’hanno chiamata così i ricercatori dell’istituto Tethys che nel 2005 la videro per la prima volta con metà pinna caudale. Ma nei giorni scorsi, nel golfo di Catania, nuotava senza coda del tutto. «Le balenottere possono vivere fino a 70 anni: non sappiamo quanto potrà sopravvivere Codamozza – dice Gnone – ma è già eccezionale: è sopravvissuta alla perdita della coda e allo stravolgimento psicologico di dover nuotare senza». E adesso, come ogni primavera, si spinge verso nord.
Michela Bompani
Giorgio Ruta
Balena
Avvenire
È riapparsa nel golfo di Catania, e l’hanno fotografata, la balena con la coda mozza. Dicono che morirà. Perché senza coda non può guidare i suoi tuffi, immergersi in profondità, dove sta il suo cibo, e risalire. Dalle fotografie appare magra, con i fianchi scavati. Non mangia, e deperisce. Fino a qualche mese fa aveva mezza coda, la metà mancante le era stata tagliata da qualche nave, in un urto secco. Adesso le è stata tagliata anche la seconda metà, da chi o da che cosa? Si suppone: un’altra nave, in un altro urto secco. Questa balena con la coda mozza è il simbolo della Natura ferita e malata. Noi pretendiamo di vivere sani in una Natura malata, dice il Papa, ma non è possibile: se la Natura si ammala, noi ci ammaliamo. Mi correggo: se ammaliamo la Natura, ammaliamo noi stessi. Noi siamo persecutori della Natura. E anche delle balene.
Se questa balena ha avuto la coda mozzata due volte, prima metà della metà e poi l’altra mezzametà, da due scontri con altrettante navi, cerchiamo di applicare il codice stradale: è colpa sua o colpa delle navi? Chi doveva evitare lo scontro? Chi poteva evitarlo, lei o le navi? Le navi, evidentemente. Ho il ricordo di una lunga navigazione al seguito delle balene: c’è un periodo dell’anno in cui le balene cambiano mare, per ragioni di clima e di temperatura, e passano al largo di San Francisco a coppie, madre balena con figlio balenottero, e una compagnia turistica ha pensato bene di organizzare gite in mare con vista sulle balene: paghi il biglietto che comprende un pranzo con hamburger, patatine e coca cola e sali sulla nave per alcune ore, la nave prende il largo, ed ecco che da qualche parte, a destra o a sinistra, salta in superficie sbuffando qualche balena, seguita dal figlioletto che anche lui fa uno sbuffino, e tutti i ragazzini a bordo della nave urlano di giubilo: si sentono padroni della Natura, la Natura esiste per divertirli, sono entrati nel mare e il mare manda in superficie il meglio che ha, le balene.
Ho un figlio a Los Angeles, conosco questi giri turistici con vista sulle balene. Con me a bordo, ma non è merito mio, non è mai successo nessun incidente tra nave e balene, nessuno scontro con questi mastodontici animali. Però avevo la coscienza che noi violavamo il loro spazio, non loro il nostro. Noi lo cercavamo e vi entravamo, a pagamento. Non sappiamo convivere, vivere con, noi vogliamo vivere al di sopra, se viviamo noi il resto non importa. Non dovremmo cercare le zone dei mari dove passano le balene, dovremmo evitarle. Dovrebbero essere segnate sulle carte. La Natura come una stazione ferroviaria, dove viaggia un treno non può viaggiarne un altro, itinerari separati, la Natura è di tutti.
Non so come questa balena avvistata ora nel Catanese abbia avuto tranciata la coda, ma qualche nave ha sbagliato strada, se virava di qualche metro non succedeva lo scontro e la balena (un archivio della vita marina) vivrebbe. Come la Natura, anche il cibo è di tutti. Mi torna in mente quella signora del Cadore, che mi aveva invitato a pranzo, preparava uno spezzatino, e poiché faceva freddo teneva la carne all’aperto, dentro una scatola di cartone. Al momento del pranzo la carne non c’era più, era passata una volpe seguita dai suoi volpacchiotti, con i denti aveva fatto un buco nel cartone e aveva risucchiato tutta la carne. Ho raccontato la cosa su un giornale e un lettore mi ha risposto: «Sto con i volpacchiotti, meglio che mangino loro!». Sono d’accordo.
Ferdinando Camon

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