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Colori d’Autunno nel Parco…e nell’Anima V edizione 2010 Sabato 09 ottobre ore 16.00 inaugurazione in occasione della VI Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiana V.le Cavriga, 2 Parco di Monza

L’Associazione Chiocciola Blu, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Monza

nella sede di Italia Nostra Consiglio Regionale Lombardo

invita

Colori d’Autunno nel Parco…e nell’Anima

V edizione 2010

Sabato 09 ottobre ore 16.00 inaugurazione

in occasione della VI Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI

Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiana

V.le Cavriga, 2 Parco di Monza

Orari 10.00/12.30 – 14.30/17.00 chiuso il lunedì. La mostra proseguirà fino a sabato 23 ottobre

La mostra Colori d’autunno nel Parco…e nell’Anima, sabato prossimo, si inaugurerà in modo del tutto singolare…

Ai visitatori intervenuti sarà offerta una “Degustazione ad Arte, a cura degli allievi del prestigioso Istituto alberghiero Collegio Ballerini di Seregno. Le opere d’Arte gastronomiche si ispireranno ai colori e ai sapori delle opere in esposizione in mostra: ulteriore occasione per osservare e apprezzare la relazione tra  i colori della natura nell’Arte e nel Cibo.

Ad accompagnare le opere gastronomiche, preziose incisioni artistiche, con il logo dell’Istituto, a cura degli allievi del Liceo Artistico del Collegio Arcivescovile Pio XI di Desio.

Le opereprotagoniste di Colori d’autunno nel Parco…e nell’Anima V Edizione sono di: Alberto Boggio Casero, Marta Bernareggi, Luigia Cuttin, Adamo Pistocchi, Marialuisa Sabato, Chiara Stevanella, Federica Soldati, Marta Valls, Lorenzo Villa.

A conclusione…

Sabato 23 ottobre alle ore 21.00, previa iscrizione, si terrà il finissage con “Una notte da gufi”:uscita notturna nel Parco di Monza.

Un’escursione alla scoperta dei rapaci notturni del nostro Parco. Una breve e facile passeggiata per ascoltare suoni e canti di questi animali, adatta a tutti. Ci condurrà Matteo Barattieri, naturalista, appassionato del Parco ed esperto di fauna.

Iscrizioni 039 2300009  349 6466428 Info@chiocciolablu.it

La mostra proseguirà fino a sabato 23 ottobre, con ingresso gratuito.

Vi aspettiamo!

Lucia Perfetti

Relazioni esterne Associazione Chiocciola Blu

M 349 6466428  email info@chiocciolablu.it

Chiocciola Blu

Associazione Culturale

T 02 91320711 T/F 02 43114818

www.chiocciolablu.it info@chiocciolablu.it
Via S.A. Sauli, 17 – 20127 Milano

* La Chiocciola è il simbolo del lento riappropriarsi della qualità della vita, in contrapposizione alla complessità degli scenari che impattano sul
ritmo frenetico  che caratterizza la nostra epoca.
La @ chiocciola blu è diventato il simbolo della comunicazione elettronica che ci consente lo scambio rapido di notizie. Una guida, la Chiocciola, verso la qualità procedendo con coscienza e consapevolezza, verso una ripresa sia etica che economica.
A nostro avviso il simbolo della Chiocciola potrebbe portarci al benessere, punto di partenza ideale per assaporare al meglio ciò che ci circonda e che, spesso, non conosciamo.

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Castelli, Castelli Medievali, Fortezze, Palazzi, Palazzi Storici e Ville « Quaderno di Appunti

a: da classificare · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa

Callistemon

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Rododendro

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Badanti: lezioni di dialetto per capire gli anziani – Cronaca – La Provincia di Como

Effetti controintuitivi dell’ (irragionevole) elogio delle “badanti”.
Invece che investire in strutture territoriali inserite nei quartieri e nei paesi e al’interno di reti di sevizio controllate nella loro qualità assistenziale si inventano corsi di dialetto. Sebza sapere che la lingua sola, senza la cultura che la sostiene è solo un suono senza cuore e mente.
Paolo Ferrario

«Te, portem scia l’acua e vutem che go de na a lavà i man». Il nonno dà gli ordini, la badante lo guarda e sorride con quell’aria di chi non ha capito un tubo. Il nonno si gira e dice alla nipote: «Te, ma chesta che la capes un tristu?».
L’arrivo di una badante in casa è un sollievo per i parenti ma un trauma per gli anziani che vengono assistiti. Che già devono fare i conti con la vecchiaia, le capacità ridotte e la necessità di farsi accudire come i bambini da un’estranea. Ma, poi, l’estranea in questione è pure straniera, capisce a fatica l’italiano e quando le si rivolgono in dialetto si sente come il nonno quando lei parla al telefono in polacco con i suoi parenti.
Lucia Salin, di Mediadream, la scena l’ha vista in diretta perché suo nonno la badante ce l’ha e mai che riescano a capirsi.
«Siccome stiamo organizzando i corsi per assistenti famigliari – spiega la coordinatrice, che è di Guanzate -, ho pensato che fosse una buona cosa, e anzi necessaria, introdurre anche corsi di dialetto. Del resto molti anziani, parlano solo quello. E anche le badanti parlassero a menadito l’italiano, non si troverebbero lo stesso».
Così è comparso l’annuncio per il Trovalavoro: «Corso di formazione in ambito linguistico. Corso di dialetto brianzolo utile per acquisire una conoscenza approfondita della cultura e della “lingua” popolare brianzola. Il corso ha come obiettivo quello di facilitare la comunicazione con persone anziane che fanno del dialetto brianzolo la loro lingua madre, ed è perciò rivolto soprattutto ad operatori che operano in ambito sociale e sanitario. Si terrà presso Mediadream srl, via Belvedere, 45 – 22100 Como. Il corso è rivolto a, disoccupati, cassaintegrati, occupati, inoccupati-mobilità. Il corso comincerà il 20/9/2010, si concluderà il 20/11/2010 (60 ore).
Gli insegnanti non sono ancora stati trovati. «Ne stiamo selezionando tre – dice ancora la Salin -, che fanno parte di un’associazione che si occupa di portare avanti le tradizioni locali. Ma i nomi non li abbiamo ancora». Per ora non ci sono neanche le iscritte, ma solo perché il corso non è ancora stato pubblicizzato.
Sono previste 60 ore, e non sono poche perché gli anziani hanno mille bisogni e se «la padela» assomiglia alla «padella», altre espressioni dialettali di uso comune quando si è costretti a letto, non sono cosi immediate. Soprattutto considerando il fatto che la maggior parte delle badanti straniere, ma anche delle assistenti socio sanitarie o delle infermiere degli ospedali o delle case di riposo fatica anche a usare il tu o il lei. E basta stare qualche ora a fianco d un malato per assistere a colloqui che a volte hanno del comico ma altre del tragico, visto che la mancanza di comunicazione genera grossi problemi e spesso deprime l’anziano che si sente pure un po’ preso in giro.

Badanti: lezioni di dialetto per capire gli anziani – Cronaca – La Provincia di Como

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Giardinaggio: le regole del trapianto | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

  1. Non trapiantare mai durante la fase di fioritura
  2. Non farlo nemmeno se la terra che avvolge le radici è molto secca
  3. Potare le radici malate e tagliare quelle che sono rovinate, senza danneggiare il resto
  4. Eliminare la terra secca dalla superficie della zolla
  5. Eliminare eventuali grovigli di radici con le dita
  6. Adeguare la dimensione del vaso a quella della pianta. Non esitare a trapiantare un esemplare che non cresce bene o che cresce troppo trapiantandolo, assicurandogli così uno sviluppo sano e vigoroso

da:

Giardinaggio: le regole del trapianto | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

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Cotogno da fiore | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

Cotogno da fiore | Verde Blog : Consigli di giardinaggio:

“Dopo la fioritura �necessaria la potatura: l’operazione �fondamentale per contenere lo sviluppo, per conservare la chioma armoniosa, areggiare all’interno e per favorire la fioritura all’inizio della prossima primavera. Vanno tagliati dalla base i rami secchi; vanno eliminati lasciando per�due gemme dal basso, anche quelli che si intrecciano fra loro all’interno della chioma, per lasciare circolare bene la luce e l’aria. Sfoltire anche i rametti secondari rivolti verso l’interno della chioma, lasciando uno ogni tanto. I rametti verso l’esterno ivece vanno tagliati della met�.”
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Come coltivare il geranio | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

Come coltivare il geranio | Verde Blog : Consigli di giardinaggio

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Vie Romee. Gli itinerari dei pellegrini nel Contado fiorentino-Percorsi di fede, di commercio, di cultura

Autore :
Titolo : Vie Romee. Gli itinerari dei pellegrini nel Contado fiorentino
A cura di : Stopani, R.
Argomento : Guide
ISBN : 8860872693
Anno : 2010
Pagine : 264 con illustrazioni a colori
Segnala ad un amico  Versione stampabile  PREZZO: € 14,00  € 11,90
Sconto online del 15%

Un progetto di Ente Cassa di Risparmio di Firenze
A cura di Renato Stopani
Testi di Renato Stopani, Alessandra Cavallini, Claudio Fagarazzi
Illustrazioni di Massimo Tosi

Questo volume è frutto di un’iniziativa promossa dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, per favorire il turismo “slow”, per riscoprire e valorizzare le principali vie romee della Toscana, riproponendone i percorsi attraverso l’individuazione sul territorio di tracciati pedonali o ciclabili, svolgentisi lungo le direttrici delle strade medievali. Percorsi di fede, di commercio, di cultura tracciati nei secoli dai sandali, dagli zoccoli dei cavalli dei pellegrini tornano ad essere oggi realmente percorribili. La guida storico-artistica, ricca di immagini, avrà un comodo formato. Al suo interno il moderno viaggiatore potrà trovare la descrizione dei percorsi, approfondimenti su storia artistica e naturalistica di ogni itinerario, cartine e indicazioni pratiche per il percorso a piedi, in bicicletta o a cavallo. A disposizione del lettore anche informazioni sui luoghi di maggiore interesse o sui punti di alloggio e ristoro lungo il tragitto. Insieme alla guida è in preparazione il portale www.vieromee.it

Itinerari:
· Via Vecchia Aretina: fino a Montevarchi coinvolge i comuni di Bagno a Ripoli, Rignano sull’Arno, Incisa Valdarno, Figline Valdarno, San Giovanni Valdarno, Montevarchi, Montespertoli, Bucine, Pergine, Laterina, Civitella Val di Chiana, Arezzo.
· Via Senese: fino a Siena coinvolge i comuni di Impruneta, San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa, Greve in Chianti, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Monteriggioni, Siena.
· Via Bolognese: fino a Pietramala coninvolge i comuni di Sesto Fiorentino, Vaglia, Firenzuola, San Piero a Sieve, Scarperia, Borgo San Lorenzo, Barberino del Mugello.
· La strada dei Sette Ponti: fino a Ponte a Buriano e poi Arezzo coinvolge i comuni di Fiesole, Pontassieve, Pelago, Reggello, Pian di Scò, Castelfranco di Sopra, Loro Ciuffenna, Terranova Bracciolini, Castiglion Fibocchi, Arezzo.
· La via Pisana e la via Romea Nova: fino alla via Francigena coinvolge i comuni di Campi Bisenzio, Signa, Lastra a Signa, Montelupo, Empoli, Castefiorentino, Montespertoli, Certaldom Barberino Val d’Elsa, Poggibonsi, Colle Val d’Elsa.
· Il percorso urbano dei pellegrini romei nel centro di Firenze.

Le Lettere-Vie Romee. Gli itinerari dei pellegrini nel Contado fiorentino-Percorsi di fede, di commercio, di cultura tracciati nei secoli dai sandali, dagli zoccoli dei cavalli dei pellegrini tornano ad essere oggi realmente percorribili.

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Come curare i gerani – Istruzioni, consigli e guide per tutto

Istruzioni

  • L’importante è che ricevano sufficiente luce solare, altrimenti la fioritura sarà scarsa, non importa quanto li annaffierete.
  • Non occorrono invece vasi molto grandi: le radici raggiungono dimensioni modeste (altro vantaggio).
  • D’inverno, purtroppo, tendono a morire, soprattutto nei climi più freddi; ma basta qualche piccolo accorgimento, come ripararli dal vento con dell’agritessuto (si trova nei migliori negozi di giardinaggio e nei vivai) e ricordarsi di annaffiarli nelle giornate più tiepide (mai e poi mai alla sera prima di andare a letto: d’inverno la temperatura scende abbastanza da gelare l’acqua nel terreno, mandando in sofferenza le radici).
  • E’ importante togliere foglie morte e fiori ormai secchi: tagliatele con una forbice da giardino (non riciclate quella della carta!) a circa 1 cm dall’attaccatura del fusto, così eviterete di “graffiarlo” esponendolo agli attacchi dei parassiti
  • Durante primavera ed estate, i gerani vanno bagnati spesso, perché il terriccio non deve mai seccare. Non rovesciategli una caraffa d’acqua addosso finirebbe con l’uscire dai buchi di drenaggio dopo aver “annegato” le radici: prendetevi del tempo, lasciate scorrere gentilmente un po’ d’acqua proprio sotto le foglie, e quando vedete che la terra ha assorbito, versatene ancora un po’
  • I gerani vanno reinvasati ogni anno. Utilizzate un terriccio di torba e terra argillosa (o andate al vivaio e specificate “terriccio che vada bene per i geranei”). Per i più esperti: un pizzico di carbonato di calcio alzerà il ph del terreno, a beneficio della pianta
  • Una leggenda metropolitana: molti utilizzano i fondi di caffè di Moka come concime per i gerani. Attenzione, perché correte il rischio di trascinare nel terreno delle muffe. Piuttosto fatelo seccare al sole e solo dopo spargetelo con cura nel vaso.

Come curare i gerani – Istruzioni, consigli e guide per tutto

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quinto Festival nazionale e primo interregionale dei borghi più belli d’Italia, che si terrà dal 3 al 5 settembre 2010 a Sarnano e a San Ginesio (Macerata)

E’ stato presentato il 5 marzo il  programma del quinto Festival nazionale e primo interregionale  dei borghi più belli d’Italia, che si terrà dal 3 al 5  settembre 2010 a Sarnano e a San Ginesio (Macerata). I borghi piu’ belli d’Italia sono 198, diciotto dei quali  marchigiani.
In occasione del festival interverranno le  rappresentanze di 100-120 borghi, mentre hanno gia’ aderito  borghi di Canada, Giappone, Francia, Paesi Bassi e Croazia.  Saranno allestiti 50 stand, gestiti da 250-300 persone. E’  previsto l’arrivo di almeno 35.000-50.000 turisti.
Il programma prevede, tra l’altro, un convegno sul tema ”Il  valore della rete dei piccoli centri per lo sviluppo di un  turismo internazionale”; una mostra di pittura, uno spettacolo  musicale, l’apertura di uno sportello filatelico con annullo  postale, e una maratona fra Sarnano e San Ginesio con la  partecipazione di 4.000 concorrenti.
Alla presentazione sono intervenuti il presidente del club I  borghi piu’ belli d’Italia, Fiorello Primi, il presidente della  Provincia di Macerata Franco Capponi, l’assessore provinciale a turismo Giuseppe Pezzanesi, il presidente della Camera di  commercio Giuliano Bianchi, il presidente del Sistema turistico  locale Monti Sibillini Piergiuseppe Vissani e il direttore artistico di Musicultura Piero Cesanelli.
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DIPAK PANT in tema di ABITARE BENE LA TERRA al ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010, organizzato dal Liceo Scientifico e la Confindustria di Como, il 25 febbraio 2010

Un ottimo esempio di integrazione fra ricerca socio-economica e concrete azioni di politica locale è stata la lezione del professore di antropologia economica
DIPAK PANT
in tema di ABITARE BENE LA TERRA
Al ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010, organizzato dal dipartimento Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como in collaborazione con il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria di Como, il 25 febbraio 2010
L’apprendimento basico tratto da questo formidabile “attore dello sviluppo locale” (anche come relatore) della nascita e radicamento di una nuova economia in sintonia alle sfide del tempo è che
“IL LOCALISMO E’ UN VALORE”
Se lo avesse detto un leghista nordico (anche a causa della loro antipatia personologica e violenza linguistica) ci sarebbe stata qualche resistenza fra quel pubblico, viste alcune presenze ideologizzate. Ma il fatto che a parlarne – con competenza e con i dati di un quarto di secolo di esperienze sul campo – sia stato un professore nato nel Nepal nel 1958 e docente all’Università di Gallarate ha dato credibilità all’analisi ed ha fatto intravedere le formidabili potenzialità di quel pensiero.
Dopo questa premessa vengo alla mia schedatura della lezione, basata sugli appunti presi in aula.
Per chi volesse ascoltare la viva voce di Dipak Panta allegherò anche l’audio, raccolto col mio piccolo e prezioso Olympus.
1. IL PRINCIPIO DELLA SOSTENIBILITA’
Le terre impervie, estreme, marginali sono quelle che stanno al confine fra le zone molto antropizzate ed i luoghi vuoti, non ancora occupati dalla specie umana. Si tratta di territori del Nord America abitati da pochi pellirosse, delle Ande, dell’Amazzonia, del Lago Titicaca, dell’Asia centrale, del Caucaso, dell’Armenia, dell’Himalaya, del deserto dl Gobi. Ma anche delle nostre vicine Alpi.
Queste terre, le terre estreme, hanno molto da insegnare ai viventi dei territori civilizzati, congestionati, occupati dalla produzione e dall’urbanità che la produzione si porta con sé.
Qui l’uomo non è soggetto/padrone, ma deve imparare ad adattarsi alle condizioni fisiche, climatiche, topiche più avverse.
Rispondendo alla domanda “come hanno fatto e come fanno a sopravvivere?” si risponde anche alle possibilità di sopravvivenza futura nelle zone consumate dalla demografia umana.
In questi luoghi si è fatta esperienza di strategia adattiva per la sopravvivenza e la trasmissione culturale.
Da cui la parola-chiave sostenibilità e le azioni di sviluppo locale conseguenti.
“Sostenere” deriva dal latino “sustinere” a sua volta derivato da “tenere” col prefisso sus (variazione di sub, “sotto”).
Dice il Vocabolario della lingua italiana Treccani: “tenere una cosa o una persona in una determinata posizione sopportandone il peso”
Il principio della sostenibilità ha tre implicazioni
  1. la sostenibilità non è naturale. Non è automatica: dove c’è già stato l’intervento umano occorre agire consapevolmente per svolgere la funzione della sostenibilità ambientale e socioeconomica
  2. occorrono sforzi calibrati e conseguenti per fare sostenibilità
  3. la sostenibilità non è ricerca della perfezione, ma ormai è una strategia di prevenzione del collasso del sistema terra
Il principio della sostenibilità (riassunto come pensiero ecologico dei limiti delle risorse) è databile alla seconda metà degli anni ’80. Tuttavia in quel periodo si trattava di agire sugli stock delle risorse: suolo agricolo, riserve idriche, presenza ittica, patrimonio forestale.
Oggi il problema ha cambiato qualità: oggi la questione primaria è lo shock ambientale.
A questo rischio gli ambientalisti massimalisti e retorici rispondono con il linguaggio terroristico della paura. Drammatizzano ed estremizzano e così si mettono nelle condizioni di perdere le sfide, come è avvenuto a Copenhagen, dove l’esito decisionale è stato pari a zero.
Ci sono evidenze storico-metereologiche che i cambiamenti climatici sono stati ciclici: non è la prima volta che aumenta la temperatura, le tendenze al cambiamento non vanno per sempre nella stessa direzione. La terra e la biosfera seguono il ritmo delle pulsazioni, piuttosto che quello delle sirene.
Sulle Alpi le comunità Walzer coltivavano grano e miglio a 1200 metri sul livello del mare. Dunque la temperatura doveva essere più alta. E lì non c’erano solo i ghiacciai, ma terre verdi.
Dunque: l’allarmismo degli ambientalisti massimalisti non solo è scientificamente sbagliato, ma lo è anche agli effetti pratici. Le loro invocazioni alla riduzione globale delle emissioni al fine di ridurre la temperatura non sortiscono effetti.
Insomma Dipak Pant è scettico sulle soluzioni globali e queste visioni così generaliste contrappone progetti locali dentro sagge e ragionevoli proposte di sviluppo e salvaguardia dei valori locali, che già hanno dimostrato le loro virtù.
Certo nell’epoca attuale c’è un sovrappiù di disequilibrio (in primo luogo la bomba demografica dei sei miliardi e mezzo di abitanti umani), c’è un’accelerazione che va affrontata. Anche perché uno sviluppo futuro con i consumi dell’occidente degli stati nazionali è la distruzione della terra stessa.
2. LE STRATEGIE DELLA SOSTENIBILITA’
Questo Grafico va a rappresentare i temi chiave della sostenibilità
La sostenibilità è una mediazione fra tre fattori:
  1. Equità nella distribuzione delle risorse. Equità non vuol dire eguaglianza, bensì spalmare i costi su una pluralità di attori, risparmiando sulle cose inutili (spese di rappresentanza, automobili costose, stipendi eccessivi, privilegi per i boiardi di stato …). Questo evidentemente è un compito dello Stato. Il principio da affermare è che: “la legalità è conveniente” e che senza equità nulla è sostenibile. Sono le leadership culturali che debbono dare l’esempio, come Bill Gates, che ha vincolato ad una fondazione l’80% delle sue risorse economiche di prevecchiaia.
  2. Sicurezza: anche questo è un compito sia dei governi sia dei mercati. Il principio “legge e ordine” non è affatto conservatore o autoritario, bensì mira a offrire con buone condizioni alle persone le risorse per i loro bisogni primari, ad esempio l’accesso all’acqua, al gas, al cibo.
  3. La qualità dell’ambiente: ci si riferisce alla “godibilità del paesaggio” che deve essere bello, ma soprattutto fruibile. La sola bellezza senza la possibilità di utilizzarla non è qualità ambientale. Si può fare l’esempio di città come Copenhagen che, anche se collocate in ambiente molto freddo, sanno mediare con intelligenza e concretezza fra esigenze di mobilità, residenza, produzione, tempo libero. Non si può dire altrettanto purtroppo di un paese come l’Italia, che indubbiamente è molto bella, ma spesso poco fruibile.
3. LE “TERRE ESTREME” COME METAFORA DELLA SOSTENIBILITA’
DipaK Pant ha non solo visitato ma ha realizzato progetti in zone del Nord America, delle Ande,

dell’Amazzonia,
del lago Titicaca,


dell’Asia Centrale, del Caucaso, dell’Armenia, dell’Himalaya,
della Mongolia,

della Taiga siberiana,

della Cina occidentale  e anche delle Alpi europee. Per terre estreme intende zone non ancora distrutte dalla modernizzazione degli Stati nazione. Si tratta di luoghi da preservare in quanto insegnano e trasmettono grandi valori. Tali luoghi che potremmo definire di un “Altro mondo” rischiano sempre di diventare “Terzo mondo” sotto le spinte di una modernizzazione vorace e distruttiva.
Perché sono rilevanti questi luoghi?
Perché insegnano che oggi le azioni “globali” possono e devono partire dalle situazioni territoriali locali: “il locale è globale”. Le terre estreme sono una potente metafora della possibilità di migliorare la nostra geo-economia. Questo perché sono depositari di biodiversità e di comportamenti umani e produttivi necessariamente virtuosi e rispettosi delle condizioni ambientali. Si può fare l’esempio della lana cachemire che arriva dalle steppe della Mongolia. E’ la capra hircus lanigera, il cui sottopelo costituisce la materia prima delle pregiatissime lane cachemire che vengono vendute nei negozi più chic del mondo. E’ evidente che se si indeboliscono le loro condizioni ambientali, se si provoca una moria del loro bestiame, se si mutano drasticamente le loro condizioni di vita, questi popoli che producono un bene unico e pregiato, diventano dei profughi. Altri esempi di ottime produzioni delle terre estreme sono alcune erbe farmaceutiche, pietre preziose, …
Ma quali sono i criteri che ci consentono di definire un luogo estremo?
Sono questi:
  1. la marginalità. Le politiche non si occupano di loro. Il turismo non ne fa un’attrazione. Non creano lobbies e gruppi di pressione.
  2. Si trovano sempre in posizioni di frontiera, cioè fra le zone di anche blanda civilizzazione e quelle ancora oggi totalmente non abitate dall’uomo e dunque totalmente selvagge
  3. difficoltà fisica: qui ogni atto dei viventi è difficile. E’ difficile piantare una tenda, coltivare, costruirsi una casa. E’ persino difficile talvolta respirare.
  4. vulnerabilità: sono zone attualmente “protette” (nel senso che si auto proteggono per la loro impervietà), ma rischiano sempre di essere danneggiate dalla modernizzazione.
Quest’ultimo punto porta a fare una considerazione sulle calamità naturali e loro conseguenze. Il disastro di per se stesso non discrimina fra gruppi sociali, tuttavia un disastro naturale diventa danno rilevante per cause umane. Il disastro è naturale, mentre i suoi esiti negativi sono sociali.
Pensiamo ai due recenti esempi dei terremoti di L’Aquila ed Haiti. Nella città di L’Aquila c’è un’istituzione che ha funzionato (la Protezione Civile). Oggi ci sono polemiche su questa istituzione, ma ha funzionato. C’è stata mobilità sociale, sono intervenuti volontari, gruppi, aiuti economici. Ha funzionato la coesione sociale. I danni sono stati contenuti. Dunque il disastro c’è stato ma le conseguenze sono state affrontate. Ad Haiti è successo esattamente il contrario: c’è stato solo il disastro, senza alcuna progettazione e preventiva e capacità organizzativa di contenimento del danno. L’esempio dimostra che è vero che le calamità sono naturali, ma che le conseguenze complessive sulle persone, gli animali, l’ambiente sono solo causate da una politica irrazionale e che non ha a cuore il bene della terra.
Cosa si impara nelle terre estreme? Sono tanti gli apprendimenti che si possono effettuare in questi luoghi:
  1. la postura interiore (inward posture) ossia la capacità di concentrarsi sulla propria interiorità
  2. la “creazione di una narrativa” (outward vigilance): in questi luoghi si interpretano i segni del mondo perché è tenendo conto di questi segni che si può sopravvivere. Lì ogni essere umano è una sentinella del luogo e quindi il tempo, l’aria, i rumori vengono ascoltati allo scopo di auto correggere i propri comportamenti e prevedere il futuro
  3. minimalismo: questo vuol dire “fare molto con meno”, e “fare bastare poco”
  4. non medicalizzazione dell’invecchiamento (well-aging and well-dying). In questi luoghi l’autunno della vita è un processo graduale. La società diventa gradualmente compensativa della riduzione delle capacità individuali delle persone che invecchiano
  5. solidarietà a tre dimensioni: intendiamo la solidarietà orizzontale, ossia fra contemporanei: ciò che vuol dire aiutarsi l’un con l’altro per sopravvivere in un ambiente tendenzialmente ostile. Ma si manifesta con intensità anche la solidarietà intergenerazionale: l’atteggiamento dei padri è sempre quello di lasciare risorse fruibili ai loro figli e nipoti. E’ molto sviluppata la consapevolezza che l’ambiente deve essere preservato sia per il presente sia per il futuro. E infine si manifesta anche una solidarietà biocosmica, ossia un rapporto intenso con la terra, l’acqua, gli animali.
4. LA NUOVA GEO- ECONOMIA
Siano abituati nella nostra cultura a mettere quasi in una prospettiva piramidale: le zone del benessere, le periferie e le terre estreme. Occorrerebbe invece rovesciare la prospettiva e mettere al centro le terre estreme e sviluppare una politica di preservazione locale  dei valori di questi luoghi. Molto all’esterno di queste limitate terre estreme esistono le periferie antropizzate ed esauste per l’eccesso produttivo. Queste periferie tendono a crescere e alla lunga a danneggiare le condizioni di vita nelle zone di benessere. Anche perché fra le cosiddette terre estreme e le periferie esistono le zone che vengono sfruttate per ricavare risorse energetiche. Noi tendiamo a manomettere anche le zone di sopravvivenza. La geo-economia ci mostra che sono finite le guerre degli Stati Nazione che erano finalizzate al dominio e alla estensione degli Stati. Oggi il problema non è più quello dei confini, bensì quello dello sfruttamento delle risorse energetiche.
Anche i criteri di analisi della economia vengono messi in crisi da questa prospettiva. Ad esempi il PIL prodotto interno lordo è una misura molto grossolana che è capace di misurare solo le quantità e non la qualità della vita. Un esempio è dato dalla sottovalutazione del lavoro di cura fatto da nonne nonni ai loro figli e nipoti, completamente assorbiti dal lavoro e dall’organizzazione della vita quotidiana. Il baby care dei nonni non è misurato dal PIL, non compare neppure come misura economica, eppure è di sicuro un prodotto di valore. Occorre sostituire al grossolano PIL (e non è facile per una scienza economica che comunque continua ad utilizzare queste misure ormai sempre meno efficaci) con altri criteri. Dipak Pant si sforza, nella sua ricerca, di elaborare altri indicatori, come gli “indici del valore di un luogo” basati sulla bellezza, fruibilità, facilità dell’accesso, sobrietà nel consumo ambientale.


5. PROGETTI E PROPOSTE
Due esempi di ricerca-intervento.
Invece che organizzare centri di formazione nelle città (azione che incentiverebbe una mobilità che provoca la fuga) nella steppa hanno sperimentato “scuole – carovana” che seguono i movimenti delle persone e nello stesso tempo trasferiscono saperi e materiali utili per mantenersi in vita e in produzione in queste zone impervie.
Un secondo esempio è un “centro servizi” molto tecnologico e di alta qualità (ma spartana) che sul grande lago Titicaca (fra Bolivia e Perù).
Stanno progettando azioni di “ritorno” sui  monti europei abbandonati per le valli.
Nei primi due casi si tratta di sviluppo locale. Nell’ultimo caso si tratta di rinascita.
Forse la recessione globale sta dando più opportunità per queste scelte di sviluppo: il recupero dei valori delle civiltà contadine “stanno tornando di moda”
Sono scelte che non implicano un’abiura dei valori della cultura europea.
Anzi: prima occorre decidere di investire sui valori resistenti che qui sono nati e cresciuti.
È importante difendere l’ assetto identitario di ogni luogo: innanzitutto decidere che è importante e conseguentemente tutelarlo. In primo luogo il valore della sfera privata.
Dunque sviluppo locale orientato alla sostenibilità e tolleranza zero nei confronti delle lotte identitarie è una strategia applicabile in ogni situazione .
Scheda rielaborata da Paolo Ferrario tratta dagli appunti scritti in aula
Allego anche l’audio della lezione, per ascoltare la viva voce di Dipak Panta, che ringrazio moltissimo per il suo insegnamento e la sua intelligenza progettuale comunicata con verve e in perfetta lingua italiana.
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DIPAK PANT in tema di ABITARE BENE LA TERRA al ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010, organizzato dal Liceo Scientifico e la Confindustria di Como, il 25 febbraio 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete

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