Don Aldo Fortunato. Lui, storico fondatore e animatore della comunità Arca, non ha bisogno di presentazione. La sua è stata una vita condotta da sempre in trincea, in prima linea nell’affrontare a viso aperto il buco nero in cui molti giovani si trascinano – La Provincia di Como, 2011

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«Non si riesce a trovare lavoro. Ho 14 ragazzi che hanno concluso il loro ciclo di riabilitazione dalla tossicodipendenza, cui occorre ora trovare una occupazione che gli permetta di condurre una vita autonoma e gli consenta, in alcuni casi, di pagare l’affitto del pensionato che gli mettiamo a disposizione». E’ un appello accorato a tutti gli imprenditori quello che lancia Don Aldo Fortunato. Lui, storico fondatore e animatore della comunità Arca, non ha bisogno di presentazione. La sua è stata una vita condotta da sempre in trincea, in prima linea nell’affrontare a viso aperto il buco nero in cui molti giovani si trascinano, ma per combattere questo male che colpisce direttamente o indirettamente tutti, c’è bisogno che la comunità si muova e tenda la mano verso chi è desideroso di reinserirsi nella società. Non basta l’articolo 1 della Costituzione italiana, servono posti di lavoro nell’immediato per 14 ragazzi e, in prospettiva, ne serviranno altri per chi riuscirà a liberarsi dalla dipendenza dalla droga. «Attualmente abbiamo in carico 70 uomini e 30 donne, oltre ad alcuni figli di queste persone. Il percorso di recupero può arrivare a durare tre anni. Scendere sotto l’anno e mezzo non ha senso, perché difficilmente chi esce riesce poi a stare in piedi». Don Aldo indica il nucleo fondamentale per evitare di infilarsi nel tunnel della tossicodipendenza: «La famiglia è l’elemento che fa la differenza. Quasi tutti i ragazzi che cascano nella droga hanno una famiglia sfasciata. Senza un supporto educativo si cade in basso». E come fanno, anche le famiglie che invece ci sono, ad accorgersi che il proprio figlio o la propria figlia hanno imboccato la strada sbagliata? «Non esiste una regola generale, anche se ci sono dei tratti comuni. I ragazzi smettono di avere interesse per la vita, per la scuola, interrompono la pratica sportiva. Nel caso di assunzione di eroina cala l’appetenza e hanno meno fame. La cocaina è invece causa di sbalzi di umore e di difficoltà a livello respiratorio». Ma cosa inseguono i ragazzi? «Assumere droga significa avere un deficit nella propria personalità. Significa stare male con sé stessi e usare lo stupefacente per dimenticarsi temporaneamente di questa situazione». Ma non ci sono solo ragazzi, molte volte i modelli negativi vengono proposti dal mondo dello spettacolo o dello sport: «Certo, anche i divi ricorrono qualche volta alla droga: anche loro non sono appagati dai loro successi e sono disamorati della vita». E che Como non sia un’isola felice ce lo dice uno studio condotto da Asl e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano: per avere dati sui consumi stati misurati i metaboliti delle principali droghe d’abuso nelle acque in ingresso al depuratore di Como. La ricerca del 2008 ha permesso di rilevare una situazione di consumo superiore a Milano per cannabis, eroina ed amfetamine riscontrando anche che le sostanze più usate sono in ordine la cannabis seguita da cocaina, eroina ed amfetamine e che i consumi sono costanti in tutti i giorni della settimana con aumenti durante il week-end di cocaina.

da: Como, salvati dalla droga ma ora nessuno li vuole – Cronaca – La Provincia di Como.

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