Elegia per Mamma Gatta, 11 aprile 2011

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Elegia per Mamma Gatta

La scorsa settimana, passando davanti alla siepe di lauroceraso, un odore marcio ci ha fatto pensare al cadavere di un topo ucciso. In realtà, dopo accurata osservazione fra l’erba, abbiamo intravisto una schiena pelosa di un gatto.

Ho subito espresso il mio pensiero: “Sarà Mamma Gatta”. Non lo era.

Si trattava di un gatto tigrato che talvolta passava al “Ristogatto di Amaltea”, un maschione col muso schiacciato che probabilmente, oltre al cibo, puntava a qualcuna delle nostre femmine.

E’ Paolo il necroforo della coppia. Non per scelta. Per necessità. Gli animali morti mi fanno una tragica impressione. E così quel maschione senza nome è finito nel cimitero dell’ultimo piano.

C’è un rituale ogni primavera che sopraggiunge. E’ la nostra prima notte dell’anno  sul lago. Sabato sera c’erano 23 gradi in camera da letto. Una temperatura inusuale per il mese di aprile. Le finestre spalancate e il profumo del glicine portato dalla brezza. Il cucù riavviato in soggiorno. Il frigorifero in funzione. Le imposte aperte. I gatti sui davanzali a impietosirci con i loro miagolii. Questa volta un nuovo particolare: attendere il buio sotto il ciliegio. E’ un evento che succede solo nelle sere d’estate.

Mamma Gatta è stata nei pressi della casa per tutta la domenica. Ha mangiato lenta, con cautela.

Poi si è sdraiata al sole sul corridoio davanti alla panca. Più stanca del solito. E’ ormai da un anno che sono pronta per la sua definitiva partenza. Già il rigido inverno dell’anno scorso non mi aveva fatto ben sperare. Ma ce l’ha fatta.

Ha già sedici anni Mamma Gatta. All’inizio il suo nome era Subdolina, dall’ipotesi che il genitore fosse un gatto, Subdolo appunto, che s’intrufolava a nutrirsi sospettoso e poi correva basso basso, come i gatti dei fumetti. Poi col trascorrere degli anni è diventata Mamma Gatta, in onore della figlia Miciù che da quasi 14 anni vive con noi.

Sempre meno agile, sempre più schiva, il passo più incerto, lo scavalcare del cancello sempre più improbabile. Per essere selvatica (l’unica che non si fa avvicinare più di tanto), ha avuto una vita lunga. Tutti gli altri sono morti molto più giovani di lei.

Eppure ieri aveva uno strano sguardo assorto, dolente. Non sono visibili segnali di malattia. E’ semplicemente vecchia. La osservavo: è rimpicciolita, così come succede al corpo di alcuni  anziani, le cui giunture si rattrappiscono e i muscoli si accorciano. Ha il pelo un po’ glabro, che da grigio ha preso alcune sfumature rossastre. Il muso è da vecchia. Puntuto, affilato. Gli occhi sono fissi, nostalgici.

Per lungo tempo – e così l’abbiamo lasciata – è stata sdraiata sul piano inclinato al confine tra il corridoio che porta al ciliegio e il corridoio davanti alla panca. Alla sua destra, alto, il cipresso. Alla sua sinistra, l’estendersi di un ciglio fiorito e la statua di Anima. Davanti a lei, i gradini che salgono all’orto verde. Ripidi, ma che si elevano verso altri spazi.

Chissà che cosa pensano i gatti alla fine della loro vita. Chissà se su quel piano inclinato Mamma Gatta voleva godersi con abbandonata serenità uno sguardo di bellezza. I colori dei fiori, il volo degli insetti, il rumore del carapace di Giove che tenta di salire i gradini e poi cade giù, il va e vieni dei suoi simili che le passano accanto, l’annusano ma non l’attaccano più come accadeva un tempo.

Chissà se sa che questa sarà la sua ultima primavera.

Forse la ritroveremo la prossima settimana, con quel suo trascinarsi affaticato e tardo. Forse non è così imminente il suo trapasso. Ma se così non fosse, quegli occhi resteranno nella mia memoria come il suo ultimo saluto. Un saluto compiuto, che non lascia nulla in sospeso. Semplicemente la consunzione del tempo.

Testo e fotografie di Luciana

Qualche settimana dopo  MammaGatta è uscita dal cerchio dell’apparire

3 comments

  1. Quanta pace e quanta lentezza in questa elegia, quante sfumature di natura amica, quanti dettagli profumati dal candore del sentimento; quanta commozione nello sguardo di mammagatta, quello sguardo che proprio ora incontro nel volto dei miei cari nonni, che sento dentro di me, che mi apparterrà e un po’ mi appartiene ancora ora che sono qua, anche io ad aspettare…quanto i miei amati cari gatti sanno…grazie ed un caro saluto alla vostra famiglia cosmica..
    Simona

  2. eri mamma gatta ci ha ancora preso il cuore. luciana ha scritto di getto questa mattina, prima di uscire per il lavoro , questo ricordo. mi sono commosso molto quando l’ho letto.
    grazie per le tue parole
    vedremo se mamma gatta ha ancora un po’ di tempo che resta.
    di certo abbiamo fato tutto per farle vivere bene il suo tempo. e poi era a coatesa: il luogo più bello dell’universo
    un caro saluto, simona
    paolo

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