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l’ADDIO DEL GLORIOSO ALBICOCCO, visto da Luciana, marzo 2013

E’ sempre stato così: quando l’aria ancora profuma di calicanto e i primi temerari narcisi sbirciano dalla bordura il risveglio dell’incipiente paesaggio primaverile, lui è là, con le braccia protese verso il lago già addolcite dal bianco-rosa dei delicati fiori.

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… Era …

Non farò mai abbattere quest’albero finché non sarà totalmente morto”, è stato per anni il commento di Paolo di fronte agli inevitabili tagli compiuti dal giardiniere durante la potatura invernale.

Addolorati, di anno in anno assistevamo alle amputazioni necessarie per consentire al grande albero di non affaticarsi ulteriormente nel suo lento processo di decadimento.

Cicatrizzante, concimazioni, lozioni ecologiche per riparare le ferite delle malattie … lui gradiva le cure e attraversava ancora una volta la stagione, esortando i sempre più fragili nuovi rametti a vivere gioiosamente l’avventura del tempo che resta.

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Tra i cinquanta e i sessant’anni l’età stimata. Quando siamo arrivati noi, lui era già là, grande albero storico insieme al fico, al caco e a un melo selvatico (quest’ultimo deceduto una quindicina di anni fa) a segnare quei corridoi che in seguito avrebbero accolto le nostre sperimentazioni frutticole, tutt’ora in corso.

Nel nostro giardino abbiamo assistito a tante morti, ma i tre “capostipiti” in qualche modo garantivano una rassicurante continuità.

Non siamo così sprovveduti da confidare nell’immortalità: in particolare l’albicocco dava segnali inequivocabili da almeno dodici anni. I frutti infatti, trascorsa la primavera, nel momento in cui ingrossavano e cambiavano colore, mostravano la malattia che ne impediva la conservazione. Metà arancione e metà marrone. Metà salvata per macedonie e marmellate e metà a consumarsi nel terreno.

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Ma poco importava. Lui ogni anno si svegliava, primo fra tutti, a volte anche seguendo il bizzarro clima più caldo e fiorendo pure in pieno febbraio, rischiando poi le gelate tardive.

Ogni anno le braccia sempre più deboli e malate, ma comunque vive e orgogliose di esserci.

Quest’anno non si è svegliato più. L’aria ancora profuma di calicanto e i primi narcisi ancora sono lì a sbirciare chi si deciderà a seguirli.

Ma lui è già stato rimosso. Residui di tronco sono ad attendere l’incenerimento e trovare pertanto una nuova dimora.

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Di lui ci accompagnerà un vasetto di marmellata gelosamente custodito come cimelio nella dispensa e la scelta di abitare quella buca esposta con lo stesso colore arancione.

Questa volta però non di un albicocco ma di un nuovo virgulto di caco, probabile successore della speriamo lontana fine del  fratello capostipite che impera nel corridoio più in alto.

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Grazie, caro albicocco. Grazie per avere accompagnato le nostre stagioni, per avere risvegliato i giorni invernali con la tua dolcezza, per avere colorato insalate di frutti, per avere rinforzato tartarughe e uccelli, per averci ricordato la caducità della vita.

Paolo Ferrario Mostra tutti

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6 pensieri riguardo “l’ADDIO DEL GLORIOSO ALBICOCCO, visto da Luciana, marzo 2013 Lascia un commento

  1. 11 marzo 2013 – Grazie a Luciana per questo bellissimo omaggio all’Albicocco, giusto riconoscimento a una delle tante forme di vita che accompagnano e arricchiscono quelle umane.
    Lo considero un casuale ma tanto più prezioso regalo di compleanno…
    Isabella

    • buoonasera, isabella
      mia moglie non ha alcuna dimestichezza con i blog ma mi ha detto di ringraziarla per questo suo bel commento
      la morte (certo per vecchiaia) del nostro albicocco ci ha davvero fatto soffrire
      buoni giorni
      paolo ferrario

  2. Peccato, ma forse siete sempre in tempo a prendere una marza e reinnestarla; basta uno dei rametti più esterni. Qualsiasi giardiniere sa di cosa parlo. In questo modo avreste sempre le stesse albicocche.
    Mi raccomando, però, non umanizziamo la natura! C’ erano diversi modi per salvare il vostro vecchio albero ( il piu’ semplice è l’ innesto a ponte ); se l’ aveste saputo…

    • grazie per le informazioni, marco
      viene un giardiniere da noi. evidentemente non ha pensato alle soluzioni da te proposte (è stato lui a tagliarlo). quando lo vedo gli chiedo questa soluzione
      colgo l’ìoccasione per chiederti una cosa: ho aìspazio per due peri. cosa mi consigli perchè si fecondino l’uno con l’altro?
      ciao e grazie
      ps non è un problema di umanizzazione è puro dispiacere per un vivente vegetale che era una specie di “monumento” del luogo

      • INCONFONDIBILE LO STILE DESCRITTIVO DI LUCIANA, PARTICOLARMENTE “ZEN”. CI HAI RESI PARTECIPI DI UN PERCORSO DI VITA
        DI UNA PIANTA CHE CI STA PARTICOLARMENTE A CUORE….. PER QUEL SUO COLORE AMBRATO…… LA NATURA MORTA CON VASO DI MARMELLATA E TOCCO
        DI ALBICOCCA AMBRATA E’ STUPENDA!
        MA, A PROPOSITO DI TRACCE………. LE TUE IMMAGINI E LE TUE DESCRIZIONI DI FIORI E FRUTTA SONO GIA’ UN LIBRO “COATESA SUL LARIO: LE GAMME DEI FIORI E DEI FRUTTI NELLA POESIA DI LUCIANA”.
        GRAZIE
        ANNA

      • grazie, anna. luciana sarà contentissima per il tuo commento. è stato davvero un gran dispiacere. ma voi con il vostro faggio sapete bene quanto può diventare amico un albero

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