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lettera a M.

cara ***
grazie per il messaggio
la sto prendendo per il verso giusto. nei tre giorni di terapia intensiva sul letto monitorato e poi nel reparto di degenza ho imparato molto ad adattarmi, a “ridurre”, a tenermi sull’essenziale, ad essere frugale. apprezzavo perfino il cibo della dieta cardiologica, che non è proprio il massimo
dunque, se non torna la mazzata (cioè un secondo infarto) ce la faccio bene ai nuovi ritmi lenti.
ho la vista, ho l’udito, mi muovo. sono infinitamente più fortunato di coloro che hanno subito danni ben più gravi e soprattutto per essere ancora vivo.
riguardo a quanto dici sull’automobile la sequenza biografica è stata un’altra: il non credere di avere in atto un infarto che mi faceva rifiutare di chiamare l’autoambulanza di nesso (che pure so funzionare come un orologio svizzero).
credevo fossero forti dolori provenienti da una infezione da tetano (associata ad una precedente infezione curata con antibiotici e fermenti lattici), visto che i sintomi sono analoghi.
a como , poi, non volevo neppure andare al pronto soccorso. ho ceduto alle insistenze di luciana e al dolore che ricominciava
il sistema sanitario del valduce ha funzionato al suo meglio: gli operatori si sono adattati alla situazione che gli arrivava (comportamento lodevole, tenendo conto che non erano tenuti a questo tipo di urgenza, ma semmai a trasferirmi al lontano sant’anna, perdendo tempo prezioso) e  alle 17 hanno organizzato velocemente una situazione adatta ad intervenire subito.
una volta ricoverato io ero accudito e controllato (certo avvolto da cavi e bip bip) e il principale carico relazionale si è concentrato su luciana
il mio punto di vista sulla malattia è questo: è un problema individuale (lo stato di sofferenza della persona) ed è un problema di organizzazione sanitaria (i saperi e le prassi operative dei professionisti cui, per temperamento e per atteggiamento analitico, tendo sempre a vedere le ragioni. ben sapendo in quali condizioni operano).
Il mio comportamento in situazione grave è stato di concentrarmi sulle cure che mi venivano prestate e a vedere il più possibile luciana, trascorrendo con lei tutto il tempo assegnato dalla organizzazione del reparto
E’ per questo che anche dopo ho chiesto a luciana di eliminare totalmente le visite di qualsiasi persona , sostituendole con analitici bollettini informativi.  e lei si è perfino adattata a imparare facebook, che è la mia finestra sul mondo
Non voglia di relazioni sociali in questi momenti e, per come sono fatto io, gradisco molto di più i vari messaggi che mi danno comunque l’idea di aver vicino tante persone, senza dovermi affaticare di dover ridire a ogni persona la stessa cosa.
e devo dire che le centinaia di messaggi ricevuti sono stati un ottimo contributo al mio “stare meglio”
ora faccio i piccoli passi della lentezza
correggo piano piano le bozze del libro.
sto al pc “quanto basta”
ogni giorno un passo in più
e vivo la speranza che la mazzata non ritorni
un caro saluto e un ringraziamento sentito per la tua attenzione
buoni giorni e buon futuro a me e a voi

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Marzia

Paolo Ferrario Mostra tutti

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