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lettera a G.

grazie, ***
donna speciale e mia cara amica.
quanto tempo …. da quanto tempo ci conosciamo: 1975. ero appena tornato dal servizio militare e la scuola ensiss mi riaccoglieva …
leggo e rileggo le tue parole e mi commuovo
l’immagine dei cerchi che evochi è quella “giusta”. cerchi che si intersecano.
sto, per il momento, registrando tutto quello che è avvenuto in questa settimana. sto riannodando i fili
sta di fatto che mi accorgo di avere sconosciute capacità di adattamento.
mi attende la lentezza.
il non potere fare questo o quello
e tuttavia vedo gli aspetti positivi: vedere, sentire, potermi muovere
Como , poi, è la città perfetta per il camminare lento. qui tutto l’Occidente è concentrato in poco spazio: l’antica roma, il medioevo, il romanico, il rinascimento, il neoclassico, il razionalismo del primo novecento . insomma: si cammina nella storia
Certo la mazzata c’è stata. E in sottofondo la paura che ritorni c’è.
Dalla malattia non si impara nulla. solo i cattolici pensano questo.
la malattia è un problema da affrontare con aiuti di vario tipo ed intensità
e parole come le tue sono un aiuto potente
un abbraccio affettuoso e cari, carissimi saluti

Paolo Ferrario Mostra tutti

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