Carlo Ferrario: “Dicono che sul nostro Duomo, opera meravigliosa dei nostri Maestri Comacini, vogliano innalzare un’orribile cupola …”

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“Dicono che sul nostro Duomo, opera meravigliosa dei nostri Maestri Comacini, vogliano innalzare un’orribile cupola, proposta da un forestiero, oltretutto siciliano, che vuole riciclare un suo vecchio modello già proprosto a Mantova, una grande scodella che impedirà la vista di Brunate, del Monte Orfano e del Baradello.

I comaschi, forti della loro tradizione, impediranno lo scempio”

Carlo Ferrario, 2 ottobre 2014

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2 comments

  1. La sottile ironia mi pungola: Indubbiamente il confronto potrebbe esser posto…. Non fosse che la cupola del Duomo, come TUTTI gli altri monumenti cittadini sinora elevati nel corso dei secoli, si trovano tutti all’interno delle sponde!
    I Magistri Cumacini, ma persino i più recenti architetti Sant’Elia e Terragni – radicalissimi innovatori – mai avrebbero pensato di portare a compimento e realizzazione un’opera all’interno del bacino.
    Men che meno, che si elevasse proprio nel centro del medesimo, oltre il livello della diga – oggetto di esclusiva ed indubbia utilità, variato nel corso del tempo esclusivamente secondo concrete necessità di difesa dal moto ondoso. La cui presenza non inficia nè modifica cospicuamente la visuale del panorama.
    Il Faro Voltiano fu costruito sopra il lago, non dentro il lago.
    Si sarebbe potuta coglier l’occasione per avere una lanterna nota come quella genovese, simbolo della città e del porto.
    Ma così, non fu. Si scelse più saggiamente di erigerlo ben distante dal centro del bacino. Il Tempio Voltiano è stato costruito a a fronte lago, non in centro lago,
    Così dicasi del Monumento ai Caduti e della fontana Uslenghi di Villa Geno.
    La diga rimase tale, modificando nei secoli la sua lunghezza e forma, ma non la sua elevazione in altezza. Sino ad oggi.
    Quando l’arroganza di pochi, ha prevalso sull’ indispensabile necessità di approvazione popolare. Forse avrebbe potuto esserci. Forse, no.
    Rischiare si mettere ai voti, avrebbe significato l’eventuale (probabilissima) bocciatura.
    No, molto meglio non rischiare.
    Cinque anni dopo l’elevazione di questa splendida opera (che sarebbe bellissima, edificata altrove: ad esempio in Ticosa, alle porte d’ingresso della città), quando lo sponsor principale e gli amici di Como avranno beneficiato dell’eco della loro scelta, tutti i cittadini saranno chiamati a contribuire per il costoso mantenimento della struttura. E della palificazione. (E dei cedimenti della diga, della quale nel progetto non viene contemplato alcun rinforzo,ma soltanto un semplice superficialissimo rattoppo, ma che verrà sottoposta durante i cinque anni a pesi che sinora non aveva mai dovuto sostenere. Perchè certamente verrà ben utilizzata dalllo sponsor… ma ancora, non sappiamo COME…)
    Comunque, avanti tutta.
    Aldilà, di un’approvazione popolare.
    Esattamente come è stato fatto per le paratie.
    Delle quali, ancora oggi stiamo scontando la brutale, presuntuosa, quanto inadeguata scelta.
    Scusa Paolo, ma amo troppo il mio lago – data l’occasione offertami, non potevo non esprimere il dolore viscerale che mi attanaglia il cuore : ((

    1. grazie per le tue argomentazioni che non condivido. sono invece del tutto d’accordo con quelle (cui i partitini del mercato delle opinioni NON rispondono) di clemente tajana (detto tino) https://coatesa.com/2014/09/22/lopera-di-libeskind-e-loccasione-per-illuminare-tutta-larea-vicina-al-monumento-alla-resistenza-valorizzando-uno-scenario-di-alto-profilo-paesaggistico-e-architettonico-di-clemente-tajana-tin/.
      faccio, piuttosto un’altra riflessione. in città si è innalzato un clima da brigate rosse (non sto parlando di te, ma del clima comunicativo che si è manifestato): amici che mi insultano, associazioni culturali come chiave di volta che diventano partitini bertinottiani, minacce di gambizzazioni alla giunta, mostriciattoli come un consigliere da rapina che insulta appena apre bocca, un ex assessore che è responsabile del muro sul lungolago che fa l’energumeno tascabile come brunetta.
      ho quasi paura di girare per como. peccato: ora che ho più tempo per camminare a como (dopo essere stato lontano per 42 anni) mi trovo in una città che si comporta come nel medioevo quando le due potenti familgie della città gambizzavano e violentavano i nemici da isolato ad isolato. ‘ l’esatto opposto di quello che intendo per “politica”
      peccato: era una occasione per dare ancora più bellezza alla già esistente bellezza
      è andato tutto in vacca come nelle chiacchere da bar
      saluti e buoni giorni

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