Noirette e Gin, Ginger (2020)

NOIRETTE e i libri di MUSICA

Noirette e Gin, Ginger (2020)

GIN e NOIRETTE sulla poltrona della lettura

Gatti

MURAKAMI HARUKI, ABBANDONARE UN GATTO. Illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi 2020

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

Abbandonare un gatto di Murakami Haruki (Einaudi). «Nei suoi romanzi e racconti Murakami ha creato un’infinità di mondi, e ne ha svelato ogni segreto ai lettori. Ma c’è una dimensione in cui la sua penna non si è quasi mai avventurata: la sua vita. Con Abbandonare un gatto, Murakami scrive per la prima volta della sua famiglia, e in particolare di suo padre. Ne nasce un ritratto toccante, il racconto sincero del “figlio qualunque di un uomo qualunque”. E forse proprio per questo speciale. A tradurre in immagini questo delicato racconto autobiografico, le invenzioni di uno dei più importanti illustratori contemporanei, Emiliano Ponzi, che con i suoi colori aggiunge poesia alla poesia in un’edizione unica al mondo. Il primo memoir del grande autore giapponese: un racconto inedito per un Murakami inedito» (dalla presentazione).

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

gatta NOIRETTE a 7 mesi e mezzo

Noirette e Gin, Ginger (2020)

le mamme e le prime cure di GIN e NOIRETTE

Noirette e Gin, Ginger (2020)

la sorella di gatto GIN

Noirette e Gin, Ginger (2020)

gatto GIN nella sua fase di esploratore degli scaffali. E la curiosa gatta NOIRETTE

ANIMALI · Asini · Monica Cam

Un asino per amico, calendario 2021 ,a cura della fondazione Le Vele, Milano

Gatti

Gatti, di Annalena Benini, in Il Foglio, 18 nov 2020

Il problema più grande nella decisione di prendere un gatto è il fatto di avere un cane che odia i gatti. Il problema più grande, insomma, è quello della sopravvivenza del gatto o del cane. Non sarebbe giusto, pensavo, prendere un gatto dalla strada, dove magari stava benissimo e godeva di un certo prestigio, per gettarlo nelle fauci di un cane emotivo con sindrome da abbandono, convinto che i gatti vogliano rubargli l’anima o almeno la famiglia. Mi mancavano molto i gatti, ma non potevo abbandonare il cane, soprattutto perché ormai tutti lo conoscono e non vedendolo mi avrebbero chiesto di lui, e i miei figli non mi avrebbero mai permesso di lasciarlo in un autogrill, ma poi io in autogrill non ci vado mai perché non guido, e comunque so che non si abbandonano i cani all’autogrill e voglio molto bene al mio cane. Anche se mi guarda sempre come per dirmi: vorresti abbandonarmi all’autogrill, vero?, quindi se lo abbandonassi sarebbe perché lui con il suo vittimismo mi ha dato l’idea dell’autogrill. Insomma, niente gatto per colpa del cane.
Ma poi è arrivata questa seconda ondata, o comunque sta arrivando, e per le ondate come ha detto Ilaria Capua bisogna prepararsi bene prima come per gli uragani. Molte scatolette di tonno, un saturimetro funzionante e la convinzione di non uscire più di casa. Ma è una verità universalmente riconosciuta che non ci si può chiudere in casa senza un gatto che fa le fusa e distrugge il divano. E poiché io amo tanto la mia città, Roma, anche quando tutti la odiano, la mia città mi restituisce l’amore attraverso molte cose bellissime, e una di queste è l’esistenza organizzata delle gattare. Le gattare vanno in giro a salvare gatti anche durante le pandemie, e hanno gabbie, cibo, copertine e un giro di veterinari che le temono molto e obbediscono a tutte le richieste di giorno e di notte. Così, mentre io non avevo ancora osato pronunciare la parola: gatto, sul telefono mi è arrivata la foto di un gatto molto piccolo trovato sotto un’automobile in quei giorni di pioggia continua. Un mese di vita al massimo, e le macchie bianche e nere come il mio cane, quindi sicuramente emotivo e con turbamenti da autogrill.
Ho scritto solo: lo prendo io. Ho pensato anche: è stata Roma. Ho detto ai miei figli che c’era una sorpresa, e che non avrei accettato mai più un lamento da qui ai loro trentacinque anni. Mio figlio ha gridato: è un pappagallo?, io ho ringhiato: no. Hanno gridato in coro: allora è un gatto, e io ho ringhiato: no. Perché davvero volevo che fosse una sorpresa, ma la sorpresa l’hanno fatta le gattare a noi. Sono arrivate, eroiche, sicure, aggressive, indagatorie, brusche, ancora bagnate di pioggia, e dal trasportino rattoppato sono usciti due minuscoli gatti ancora malfermi sulle zampe. “Sono fratello e sorella, che volemo fa’?”. E che volemo fa’, ha detto mia figlia sdraiata per terra con gli occhi luccicanti. E che volemo fa’, ha ripetuto mio figlio con un gattino in testa. Il cane ha abbaiato, ma piano, e la gattara gli ha detto: bravo cane tieni un po’, e dalla tasca gli ha lanciato un biscotto, e Fix ha fatto la faccia da autogrill felice. E che volemo fa’. Che domande. Così adesso due gatti molto piccoli inseguono un cane molto grasso che scappa, e in qualche modo si sono convinti che lui sia la madre, o almeno uno zio grasso, e vogliono assolutamente dormire fra le sue zampe.
Per una settimana ho cercato di proteggere i gattini dalla gelosia del cane, e non ho dormito la notte per controllare che fossero tutti ancora vivi. Ho anche pensato di trasferirmi io in un autogrill, da sola. Poi una mattina la femmina è scomparsa per ore, io ho controllato dentro la bocca del cane ma non c’era, ed è stato proprio lui a ritrovarla: dormiva infilata dentro un tappeto arrotolato. Da quel momento, qualcosa è cambiato. Fix ha iniziato ad annusare i gatti, e a sostenere il loro sguardo e le loro micro zampate. Ieri per la prima volta li ha leccati, e mia figlia ha detto: comunque non credo che li stia assaggiando. Non credo nemmeno io, visto che adesso dormono abbracciati. È stata Roma.

Annalena Benini

Uccelli

Al mio Verzellino

Avatar di loulescritteriate

Quanto può mancare 
una presenza silenziosa e leggera?
Quanto vuoto crea la sua assenza?
Quiete intorno, eppure
manca quel nulla:
quei 10 grammi 
di alucce svolazzanti.

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Noirette e Gin, Ginger (2020)

tratteggio di gatto GIN al personal computer

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