la forza dei legami di vicinato di luogo: RITROVATO IL TARTARUGO GIOVE, scomparso dal luglio 2014 (10 mesi fa!), 23 aprile 2015

gentile *** , siamo appena tornati da nesso, dove con squisita cortesia il geom. *** ci ha portati nella casetta dei francesi.
ora il tartarugo giove è qui a como in appartamento. ci sembra piuttosto malconcio e domani, se il veterinario potrà riceverci, lo porteremo a una visita di controllo. E’ da luglio che era scomparso, per cui se si è sempre trovato là sotto, non c’è erba o altre cose a lui adatte. temiamo quindi che sia denutrito e disidratato.
volevamo ancora ringraziare lei e *** per la straordinaria tempestività con cui ci avete avvertito. qualunque sia il destino del tartarugo, per lo meno, se è destinato a morire, lo potrà fare con tutto il nostro amore e non abbandonato in quella casa, (era ulteriormente  scivolato nell’interno e quindi non più in grado di salire i gradini).
e’ il dono più bello che potevamo ricevere e ve ne siamo davvero grati. vi teniamo informati sugli sviluppi.
ancora grazie grazie grazie grazie
luciana e paolo

IL GIORNO DOPO

Portato Giove dal veterinario Seneca, esperto anche in questi animali:
  • trovato in buona salute
  • se aveva un po’ d’erba era sufficiente per sopravvivere
  • ieri sera era più intontito perchè di notte si assopiscono
  • fatta (per mia sicurezza) una iniezione d’acqua nello stomaco per reidratarlo
  • continuare con i bagnetti tiepidi, pulendo carapace e zampe
  • domani può già andare in giardino
  • gocce omeopatiche sulla giuntura del collo (una volta al giorno)

Per Giove!

Il tardo pomeriggio di venerdì 4 maggio doveva essere occasione di vacanzina.

Una vacanzina molto locale, che solo io e TartaRugoso possiamo definire tale.

Si trattava infatti di esplorare un nuovo Consorzio Agrario vicino al mio luogo di lavoro. E che sarà mai un consorzio! potrebbe obiettare chiunque.

Bene. Per me e TartaRugoso serre, vivai, consorzi agricoli corrispondono al Paese delle Meraviglie di Alice e in quanto tale suscita sempre grande entusiasmo nella sua scoperta e perlustrazione.

E così attendevo con estremo piacere il finire della settimana lavorativa.

Uscendo dalla porta scorrevole, incrocio subito il viso terreo di TartaRugoso che annuncia il cambiamento di programma per una bella notizia. Bella era la parola usata, ma disconfermata dalla sua mimica facciale, che però ho subito afferrato a conclusione della frase.

“Stavo aprendo la porta per venire a prenderti e il telefono ha squillato. Era Enrico che dal nostro giardino lieto mi annunciava di avere appena rimesso a dimora Giove, trovato da Lorenzo alla Cappelletta”.

Il colore del mio muso non doveva essere molto diverso da quello del consorte.

Certo che era una splendida notizia, ma per Bacco, anzi per Giove!, come cavolo aveva fatto il disgraziato fratello ad arrivare alla miracolosa cappella, distante sette minuti di passo umano dal giardino?

C’è bisogno di fare memoria.

Tre anni fa un abitante del luogo, ora passato ad altra vita, ci aveva gentilmente avvertito di aver visto una tartaruga salire i gradini che sempre verso la cappelletta vanno (che Giove abbia periodicamente una crisi mistica?).

Impietriti dalla notizia, in quella tarda primavera ci eravamo subito precipitati alla sua ricerca. Il testardo rettile stava salendo di gran voga i gradini di sasso lasciando dietro sé piccole gocce di sangue: il piastrone ventrale era letteralmente spaccato in due.

Contattato d’urgenza il veterinario, trafelati in città dopo mezz’ora, direttamente all’ambulatorio, lì lasciamo il malcapitato, dopo essere stati rassicurati che un intervento di riparazione sarebbe stato possibile.

Tornati al giardino, un’accurata indagine ci fa scoprire un buco nella rete di protezione sufficiente al passaggio di Giove e al suo capitombolare da tre metri di altezza (reperti sanguinolenti testimoniavano il punto di atterraggio).

Da quel giorno TartaRugoso ha steso almeno una cinquantina di metri di rete lungo la balaustra di pietra del lungo terrazzo e ogni anno, prima del risveglio di Giove, verifichiamo che tutto tenga.

Che cosa poteva essere successo venerdì?

Tra l’altro, l’ottuso fratello era stato ricoverato nell’appartamento di città per quasi due settimane a protezione dal grande freddo e dalle insistenti precipitazioni piovose che hanno classificato lo scorso aprile come prosecuzione invernale. Devo dire che in quelle giornate, l’occupazione principale di Giove era quello di andare avanti e indietro con gran dovizia lungo la porta finestra del soggiorno, identificato come l’unico punto luce pavimento-soffitta e, nella suo preistorico cervello, probabilmente identificato come possibile via di fuga.

Io e TartaRugoso ascoltavamo il suo cozzare contro l’alluminio per ore, finchè, colto da fatica, si ritirava a dormire sotto l’armadio per iniziare la mattina dopo, al primo bagliore di chiaro.

Quindi cocciuto è.

Dicevo appunto di venerdì. Archiviata la vacanzina, corriamo al giardino per tentare di capire il suo percorso.

Trovo Giove sotto un cespuglio di rose. Lo prelevo per condurlo più lontano, verso il pino. Sta bene e il piastrone questa volta non è rotto.

Procedo con TartaRugoso a una minuziosa ricerca di punti di strappo della protezione metallica, ma non troviamo assolutamente nulla.

L’unica plausibile ipotesi (e due, dopo la scomparsa di Noelle) è che al termine della rete parzialmente sovrapposta alla colonnina di cemento, non essendo fissata alla stessa per via della durezza del materiale, la parte verticale della rete medesima offrisse, alla spinta testarda del guscio, la possibilità di essere piegata ed allargata per il suo oltrepassamento. Nel vuoto che sotto si apre.

TartaRugoso ha subito allineato una serie di sassoni nel punto verosimilmente critico, nella speranza che fosse quello il pertugio individuato dallo stupidone.

Certo che passato lo spavento si impone una riflessione sul destino e sulla casualità.

Casualità 1: Lorenzo avvista Giove su un piccolo promontorio vicino alla Cappelletta (così ci dice lui stesso venerdì sera quando lo incrociamo sul sentiero e lo ringraziamo immensamente per la segnalazione)

Casualità 2: qualcuno ha visto Giove camminare e lo ha messo lì sopra, anziché portarselo via o lasciarlo al suo procedere.

Casualità 3: Lorenzo ci dice che è stata la bambina prossima ad abbandonare il paese a dirgli che Giove era nostro.

Casualità 4: Enrico era presente per motivi del tutto fortuiti (un guasto nella sua casa lo ha stimolato a compiere un viaggio altrimenti evitato)

Casualità 5: TartaRugoso ha preso la telefonata per un soffio di dieci secondi, altrimenti non sarebbe stato più in casa. Giove a quel punto era già al sicuro, ma a noi ha tranquillizzato il poter andare quella sera stessa a verificare la presenza di buchi. Conoscendo Giove e la sua testardaggine, poteva benissimo essere che il mattino dopo ritentasse l’impresa.

Se non ci fosse stata questa concomitanza di casualità, io avrei perso Giove per sempre.

E che sarà mai una tartaruga! potrebbe obiettare chiunque.

Per me è una bestia sacra, è il mio alter-ego e ciò che meglio mi rappresenta nel mondo animale.

Quando è morta Celesta qualche anno fa, per probabile polmonite dovuta anche in quel caso a un mese di pioggia interrotta, ho passato momenti d’inferno, essendo scioccamente convinta della robustezza di questi rettili e delle fantomatiche dicerie sulla loro longevità e capacità di pre-sentire con ampio anticipo le variabilità del tempo.

Non è vero. Le tartarughe sono molto sensibili agli sbalzi di temperatura improvvisi e all’elevato tasso di umidità. Se fa freddo si bloccano e non è così scontato che riescano a ripararsi con le dovute accortezze. Anche loro si ammalano e non sono eterne.

Diversamente da altri animali oggi è assai difficile procurarsi le tartarughe, visto che le poverette non sono bestie d’affezione e vengono sterminate per farsene pranzi o accessori di vario genere e tipo.

Giove è l’unico che è riuscito a resistere in tutti questi anni e quando lo abbiamo acquistato dal nostro veterinario, il suo carapace portava già i segni di un passato burrascoso.

Che sia il nome Giove che lo protegge?

Chissà, le casualità forse sono il destino che si compie, e questa volta il destino ha decretato che Giove restasse nel cerchio dell’apparire.

Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato affinché questo destino si realizzasse.

Da TartaRugosa, da TartaRugoso e naturalmente da Giove.

scritto da TartaRugosa

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