PERSONE e DESTINI · Porta Musa Carla

Omaggio alla scrittrice Carla Porta Musa, 4 novembre, ore 18.00, Mostra Mercato dell’Artigianato presso Lariofiere, Erba

Mercoledì 4 novembre alle ore 18.00, nell’ambito della 36^ Mostra Mercato dell’Artigianato presso Lariofiere a Erba, si terrà un omaggio alla scrittrice e poetessa Carla Porta Musa attraverso la mostra fotografica Le Stanze di Carla, realizzata dal fotoreporter Carlo Pozzoni, e la testimonianza della figlia Livia Porta Musa.

La mostra Le Stanze di Carla è composta da venti fotografie a colori che raccontano la vita quotidiana della scrittrice e poetessa comasca nella sua casa. Ogni immagine è accompagnata da un commento personale dell’autrice.

“Sono entrato per la prima volta nella casa di via Pessina nel 1994, invitato da Arturo Della Torre, enogastronomo e giornalista, che stava preparando il libro “A tavola con Carla Porta Musa”. Un volume che avrebbe raccontato le ricette di cucina della scrittrice. Ricordo di essere stato colpito, fin da allora, dall’aspetto della sua casa. Una casa delle fate stretta tra i nuovi palazzi della città. Luogo capace di sconfiggere il tempo. Era una sensazione che si percepiva bene anche all’interno, con gli ambienti e gli oggetti che raccontavano la storia incredibile di questa donna che ha attraversato oltre un secolo della nostra storia. Da allora, in via Pessina sono tornato più volte. Il fatto di avere visitato le stanze di Carla tanto spesso ha alimentato il desiderio di mostrare ad altri questo suo piccolo mondo antico. Spero di essere riuscito a farlo con le immagini di questa mostra che sono anche omaggio a una donna a mio giudizio eccezionale”.

Carla Porta Musa – Silenzi d’aria 1980-1990 (NodoLibri)
Carla Porta Musa – Il tuo cuore e il mio (NodoLibri)

COMO città · Mi ricordo · PERSONE e DESTINI

Raoul Merzario: Franco Gerosa sul libro NON CAMMINERAI MAI SOLO, 16 ottobre 2009

Venerdì 16 ottobre alle 21 presso la Biblioteca comunale di Lipomo (via Don Ramiro Bianchi – stabile della Scuola materna), si presenta al pubblico il volume Non camminerai mai solo. Raccolta di opinioni e interventi di Raul Merzario sul territorio comasco, con l’intervento del curatore Franco Gerosa e l’introduzione di Giuseppe Rigamonti.

L’incontro, che fa parte del ciclo “Lipomo Lectures” organizzato dalla Biblioteca di Lipomo, ha al centro la figura di Raul Merzario, storico e ricercatore prematuramente scomparso nel 2006. L’amico Franco Gerosa gli ha dedicato un affettuoso e articolato ricordo, nel quale, grazie a una frequentazione durata 43 anni, sono messi in luce i molti aspetti della sua vicenda umana e professionale: l’importanza della famiglia, il suo percorso scolastico, le prospettive di ricerca, i suoi interessi di lettore, fino alle sue abilità di giocatore di calciobalilla («vinceva “quasi” sempre lui»).

Oltre al racconto di Franco Gerosa, sulle pagine si alternano i contributi di Bruno Profazio, Alberto Ambrosoli, Massimo Clerici, Angelo Onnis e Mauro Magatti, e una ricca raccolta degli interventi che Raul Merzario dedicò negli anni a Como: articoli scritti per quotidiani e settimanali, interviste concesse a numerosi giornalisti sui temi delle sue ricerche, polemiche e divertissements.

Il volume, già presentato con molto successo durante l’ultima edizione di Parolario, è stato realizzato grazie alla collaborazione dell’Associazione Raul Merzario e dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Giobatta Quaia · Mi ricordo · PERSONE e DESTINI

In ricordo di Giobatta (1921-2005)


disegno ad acquarello di A.C., 1991

Giobatta Quaia · PERSONE e DESTINI · Tempo

“Quel Nesso lì …”, Giobatta Quaia (6 luglio 1921 – 26 febbraio 2005)

PERSONE e DESTINI

Giuseppe Pontiggia

«La mia famiglia è di Erba – precisa lo scrittore – ed io sono nato a Como nel 1934. Mio padre era funzionario del Banco Ambrosiano, ma morì giovane. Così, appena terminata la guerra, ci trasferimmo prima a Santa Margherita Ligure, poi a Varese, infine, nel 1948, a Milano. Del bambino che ero ricordo le corse a piedi nudi, i giochi nell’orto, le bombe che devastarono Erba, causando quarantaquattro morti, mentre noi eravamo in campagna per la vendemmia. E poi mi sembra ancora di sentire l’odore degli zoccoli dei cavalli quando venivano ferrati».Che Giuseppe Pontiggia fosse destinato a scrivere libri non era difficile immaginarlo.

Intervista a Giuseppe Pontiggia Corriere di Como

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COMO città · PERSONE e DESTINI

don Bruno Maggioni

È scritto: “Non di solo pane vive l’uomo”. Da che mondo è mondo, una verità per tutti. Non c’è epoca e luogo in cui il senso dell’eterno e dell’infinito non abbia interrogato le coscienze. Del rapporto con le altre religioni, don Bruno si è occupato soprattutto in passato.
«In genere si leggono i vari testi sacri per trovare delle similitudini. Io invece ho cercato di analizzare le differenze che esistono proprio nei punti comuni. Sottolineare la propria originalità è la sfida che il cristianesimo è chiamato a compiere per non arrendersi al relativismo. Ciò non toglie che da tutti ci sia da imparare e che i cristiani per primi debbano promuovere la tolleranza e libertà di religione anche verso chi non la concede».
Esistono sapienti a cui importa più di ogni altra cosa sezionare, sviscerare, comprendere il testo. Per altri, invece, la stella polare è lo studio dell’uomo moderno. Don Bruno non appartiene né alla prima corrente di pensiero, né alla seconda. Semplicemente, egli le riassume.
«Ho imparato a servirmi dell’uno e dell’altro aspetto per cercare una congiunzione tra il testo e la vita. La Scrittura e l’uomo d’oggi devono incontrarsi. Mi sono sempre occupato di questo nodo».
Lo ha fatto senza risparmiarsi.
Seduto nello scompartimento di un treno («i vagoni delle Ferrovie Nord sono terribili. Qualche volta sono tentato di scrivere a Formigoni per chiedergli di lasciar perdere le stazioni e di cominciare a mettere mano ai treni») oppure dietro la minuta scrivania del suo studio («quando mi chiedono come è possibile usare una scrivania così piccola per studiare, rispondo che non è il tavolo che conta, ma il cervello»), don Bruno riscopre ogni volta il gusto della riflessione. «Un uomo è vivo fino a che si pone domande. Mi piacerebbe morire con qualche dubbio».

Intervista a don Bruno Maggioni

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COMO città · PERSONE e DESTINI

don Aldo Fortunato. 4 ottobre 1998

Quando diventò parroco?
«Nel 1964 c’erano da costruire tre parrocchie periferiche. La più conciata era Muggiò. Non c’era niente, neanche un pezzo di terreno. Chiesi di andare lì perché era una situazione tanto disperata che nessuno mi avrebbe rotto l’anima. Un’esperienza durissima. Dicevo messa nei garage. Fui sull’orlo di una crisi di nervi».
A Muggiò cambiò la sua vita.
«Il 4 febbraio 1975 bussò alla mia porta il primo drogato. Trovò l’uscio aperto. Nove mesi dopo erano in ottanta. Imparai a compiere i primi passi. Tutti sbagliati. Mi illudevo di tirarli insieme e migliorarli. Storie. Erano diventati loro i padroni e dovevo chiamare i carabinieri per farmi piantonare. Col tossicodipendente bisogna essere sì disponibili, ma con un polso molto fermo. Contrattare con molta chiarezza, prendere o lasciare».
Com’erano i rapporti con la gerarchia ecclesiale?
«Non cordiali. Per raccogliere fondi facevo concerti in chiesa, con grave disappunto del vescovo Ferraroni. Mi scrisse che la chiesa era diventata un auditorium. Risposi che siccome serviva ad aiutare gente emarginata, per me era ancora più chiesa. Punto. Mi trovo assai meglio col Vescovo attuale».
In che senso?
«Maggiolini ha il merito di capire la nostra missione e ci trasmette calore e stima. Il suo primo Natale a Como chiese di celebrar messa in comunità. Un segno di profonda attenzione».

Intervisa don Aldo Fortunato Corriere di Como – Approfondimento

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COMO città · PERSONE e DESTINI

Pia Pullici

La sua lingua taglia almeno quanto il suo braccio costruisce. Senza mai smarrire il sorriso. Forse proprio questo atteggiamento irrita e la rende insopportabile a chi non le è amico. Lei incassa e ricambia con egual moneta.
«La maggioranza che ha governato Como negli ultimi quattro anni non conosceva i problemi dell’handicap. Quando ne parlavo, nei rari momenti in cui non si trattava di edilizia privata, davo fastidio. Li importunava anche il fatto di vedermi il sabato pomeriggio mentre accompagnavo uno in carrozzina e alla sera a cena con il Questore e il Prefetto. Eppure, per difendere i più deboli bisogna stare dalla parte dei forti».

Intervista a Pia Pullici, Corriere di Como

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