ANTONIO RATTI: costruire con la SETA, Venerdì 15 dicembre 2017 alle ore 18 presso la Fondazione Antonio Ratti Villa Sucota, via per Cernobbio 19, Como. Aperta fino al 15 aprile 2018 con ingresso libero  da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14,30 alle 17,30

L’esposizione racconta – tramite disegni, reperti della collezione tessile, fotografie, filmati e documenti – alcuni passaggi della vita di Antonio Ratti portando alla luce una dimensione personale, a tratti intima. Non a caso questo racconto avviene a Villa Sucota che, per molti anni, è stata il cuore della Ratti S.p.A. e oggi è il quartier generale della Fondazione che porta il suo nome.
La mostra è organizzata in continuità con la grande esposizione Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate in corso presso Palazzo Te a Mantova (Info).
Info mostra
Aperta fino al 15 aprile 2018 con ingresso libero
da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14,30 alle 17,30
Chiusura Festiva
La Fondazione Antonio Ratti rimarrà chiusa durante il periodo natalizio dal pomeriggio di venerdì 22 dicembre 2017 fino a domenica 7 gennaio 2017.
Fondazione Antonio Ratti
Via per Cernobbio, 19
22100 COMO
p.: +39 031 3384976

Negozi, uffici e camere d’albergo nell’ex San Gottardo di Como: il progetto – in Espansione TV, 31 ottobre 2017

Negozi e superfici di vendita per 1.500 metri quadrati, 34 camere d’albergo, uffici, una autorimessa interrata e una manciata d’appartamenti: sono i contenuti del progetto di recupero del San Gottardo, enorme edificio nel centro storico di Como tra piazza Cavour, via Fontana e piazza Volta.Lo scorso dicembre, la società Beatrice d’Este Spa di Milano ha presentato una richiesta di variante la piano di recupero circa le modalità di intervento e le destinazioni degli spazi interni.Oggi, il progetto al netto di varianti e richieste di modifica è approdato nella commissione consiliare competente. Dall’esterno, il cambiamento più visibile sarebbe nella parte alta dello stabile, con una copertura di forma diversa (curvilinea) rispetto all’esistente.All’interno, il progetto della società meneghina prevede 1.500 metri quadrati di destinazione commerciale, nei quali sono compresi un negozio di vicinato e tre medie superfici di vendita.Altri 2.700 metri quadrati verrebbero poi destinati alla ricettività (34 stanze d’albergo). Uffici e spazi direzionali occuperebbero invece 326 metri quadrati, e gli appartamenti (cinque, ma il numero potrebbe cambiare) poco più di 600 metri quadrati.A questi spazi, come detto, si aggiungerebbe un’autorimessa interrata tra le vie Cairoli e Fontana per 15 posti auto

Sorgente: Negozi, uffici e camere d’albergo nell’ex San Gottardo di Como: il progetto – Espansione TV

Il centro storico di Como: Dai Romani all’Altomedioevo: la storia raccontata dalla mura, di Elena Gerolimetto; La lunga linea difensiva esterna da Castel al nuovo Baradello, di Mimosa Ravaglia. Serie di articoli pubblicati in Como terza età mensile della università della terza età “Alessandro Volta”, novembre e dicembre 2014, gennaio, febbraio, aprile, maggio 2015. Fonte: utevolta.com

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“Come farfalle…quando la vita diventa un volo” di Miriana Ronchetti, 21 ottobre 2017

Alle 21 di sabato 21 ottobre 2017, Teatroarte Orizzonti Inclinati al Teatro nuovo di Rebbio (via A. Lissi, 9, Como) lo spettacolo di Miriana Ronchetti Come farfalle… quando la vita diventa un volo

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Alle 21 di sabato 21 ottobre, Teatroarte Orizzonti Inclinati al Teatro nuovo di Rebbio (via A. Lissi, 9) lo spettacolo di Miriana Ronchetti Come farfalle… quando la vita diventa un volo. Di seguito il comunicato stampa:

Come farfalle …quando la vita diventa un volo (60′)
Teatro Nuovo di Rebbio, sabato 21 ottobre, ore 21

Storia teatrale di Miriana Ronchetti che racconta le vicissitudini di una figlia alle prese con la cura quotidiana alla madre affetta da demenza. L’evento è finalizzato a sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche relative alla demenza senile e la malattia di Alzheimer, organizzato da Progetto Sociale onlus Cantù in collaborazione con Associazione Asylum Camerlata.

Il costo del biglietto è 10 euro.
Per informazioni : tel. Progetto Sociale  031 715310  oppure  teatroarte: cell 329.3817686

Qui un video di presentazione dello spettacolo.

La storia
Una donna, a un certo punto della sua esistenza, inizia a tralasciare tutte le sue abitudini, il…

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IL TESSUTO COME ARTE: ANTONIO RATTI IMPRENDITORE E MECENATE, a cura di Lorenzo Benedetti, Annie Ratti e Maddalena Terragni Palazzo Te, Mantova 01.10.2017-07.01.2018

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IL TESSUTO COME ARTE: ANTONIO RATTI

IMPRENDITORE E MECENATE

a cura di Lorenzo Benedetti, Annie Ratti e Maddalena Terragni

 

Palazzo Te, Mantova
01.10.2017-07.01.2018

 

Palazzo Te a Mantova, dal 1 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018, ospita la mostra “Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate”. L’esposizione è prodotta e realizzata dal Comune di Mantova, dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te, dal Museo Civico di Palazzo Te e dalla Fondazione Antonio Ratti.

 

La vita di Antonio Ratti è un intreccio tra impresa e arte, creatività e promozione culturale, pubblico e privato. Il suo pensiero nasce dall’idea che la cultura, la conoscenza e l’arte siano strumenti fondamentali per interpretare il proprio tempo.
Sperimentazione e innovazione sono le caratteristiche che distinguono l’operare di Antonio Ratti, raccontate trasversalmente in un percorso che prevede un dialogo con le sale monumentali per poi svilupparsi negli spazi espositivi delle Fruttiere. La mostra intende restituire il ritratto di un personaggio raffinato ed elegante, poliedrico ed eclettico, che, investendo nella formazione delle risorse umane e nella valorizzazione del tessuto come arte, ha saputo dare risalto alla qualità dei prodotti tessili.

Grazie al contributo dell’architetto Philippe Rahm, l’esposizione racconta il tessuto nelle sue varie forme: dalla ricca collezione di reperti antichi della Fondazione Antonio Ratti ai grandi archivi dell’azienda Ratti; sarà possibile fare un’esperienza tattile delle diverse stoffe messe a disposizione del visitatore su una pedana centrale che attraversa lo spazio delle Fruttiere, restituendo un’idea sinestetica del tessuto.

 

L’arte contemporanea è presente con opere di artisti coinvolti nelle numerose attività della FAR, tra questi alcuni artisti invitati a condurre e a partecipare alle ventitrè edizioni del workshop

CSAV-Artists Research Laboratory, tra cui: John Armleder, Julia Brown, Jimmie Durham, Mario Garcia Torres, Melanie Gilligan, Renée Green, Joan Jonas, Giulio Paolini, Diego Perrone, Yvonne Rainer e Gerhard Richter.  Negli spazi esterni di Palazzo Te sono presenti importanti installazioni di Yona Friedman, Hans Haacke, Richard Nonas, Matt Mullican e Liliana Moro.

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Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate
Palazzo Te, Mantova
01.10.2017-07.01.2018

 

ORARI
lunedì 13.00 – 19.30
da martedì a domenica
9.00 – 19.30
(ultimo ingresso 18.30)

A partire da domenica
29 ottobre 2017:
lunedì 13.00 – 18.30
da martedì a domenica
9.00 – 18.30
(ultimo ingresso 17.30)

 

BIGLIETTERIA
T +39 0376 323266

INFO

centropalazzote.it

Prevendita (link)

La mostra è realizzata con il patrocinio di Regione Lombardia, con il contributo di Ratti S.p.A, della Fondazione Banca Agricola Mantovana e di Unindustria Como, sponsorizzata da Banca Monte dei Paschi di Siena e da La Serenissima, con il supporto degli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, e dello sponsor tecnico Apam.

Sorgente: “Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore mecenate” | 1.10.2017 – 7.1.2018 | Palazzo Te, Mantova

ANTONIO SPALLINO (1925 – 2017), il sindaco e cittadino di Como che ha lasciato traccia

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ADDII. ANTONIO SPALLINO POLITICO DI “PUNTA”

 ANTONIO SPALLINO: AVVOCATO, POLITICO, SINDACO. SPORTIVO E UOMO DI CULTURA È MORTO A 92 ANNI

Un mito. Una di quelle persone che ancora in vita sanno fissarsi in uno spazio e in una posizione riconosciuta da tutti: amici e nemici. Antonio SpallinoNino per gli amici, è campione olimpico agli inizi degli anni Cinquanta, ma la notorietà gli arriva una decina d’anni dopo. Prima è assessore all’Urbanistica (con sindaco Lino Gelpi) poi è sindaco dal 1970 al 1985. Dopo Spallino ve ne sono una mezza dozzina, ma il “sindaco” rimane lui: a dispetto della sua riservatezza, del fastidio – non nascosto – che prova quando lo si vorrebbe coinvolgere, dell’ironia con la quale commenta scelte amministrative lontane anni luce dalle sue idee.

È dunque a capo dell’amministrazione comunale comasca negli anni che separano la “politica” delle persone (il fare, l’inventare, il discutere, il rischiare, lo sbagliare…) da quella delle regole che la burocrazia impone e che – magari – “genera mediocri” (parole Sue).

Preciso fino all’esasperazione (dei compagni di squadra e dei collaboratori), raffinato nei modi (tira di scherma, con armi “leggere” benché “letali” e vince!), elegante nel portamento, nel vestire, nel porsi all’interlocutore Antonio Spallino ha una fissazione: la cultura.

In Comune, a Como, ne tiene l’assessorato (1965-1970) quando i modelli (e i riferimenti) sono ancora indefiniti, ma imponendosi (e richiedendo) una preparazione che non può prescindere dalla ricerca, dal controllo, dall’esperienza insomma dalla cultura in generale.

Ama i libri ed è bibliofilo curioso e bibliomane esperto. Ne possiede di antichi e moderni e li conserva, li cura. È una passione che lo porta a sostenere con passione lo sviluppo della nuova Biblioteca comunale (diretta dall’amico Sandro Bortone) aperta – anzi: più aperta – alle giovani generazioni.

È capace di sognare, forse troppo, e immagina una città perfetta, pulita e regolare, sgombra dalle auto (già invadenti) e perciò dispone la chiusura (di una parte) del Centro storico alle auto anche opponendosi all’opinione fortemente negativa dei commercianti.

È un democristiano (come il padre Lorenzo, deputato e ministro), ma resta sempre anomalo, un po’ lontano, spesso distaccato da quella caratteristica bigotta, servile, approfittatrice che si cela dietro molte buone maniere di alcuni democristiani del tempo.

La città ideale che sogna e che tenta di realizzare comprende diverse acquisizioni edilizie e numerosi (e costosi) restauri: non tutto e tutti portati a buon fine, ma il tempo è tiranno e il denaro mai sufficiente. Delle strutture strappate al degrado, alla rovina e al disastro restano comunque esempi importanti: Santa Chiara, San Francesco, San Pietro in Atrio, i Musei civici, la Pinacoteca e soprattutto Palazzo Natta

Discussa, discutibile e ancora di valutazione incerta l’operazione Ticosa acquistata (1982) dal Comune anche per sostenere il buon esito dei licenziamenti (di maestranze ormai esasperate dal tracollo economico dell’azienda). Sono decisioni e investimenti che hanno lasciato un’eredità culturale e allo stesso tempo morale: che cosa si pensa e cosa si fa in una città.

Certo, in quasi venti anni di responsabilità, Antonio Spallino ha preso anche decisioni politicamente e urbanisticamente criticate che hanno prodotto un’espansione edilizia non sempre sotto controllo; esperienze sofferte e cariche di tensione come i tre anni di responsabilità quale Commissario speciale a Seveso, dopo il disastro ICMESA.

Nella sua lunga vita, Spallino, sportivo, avvocato e politico, non è mai stato un “uomo per tutte le stagioni” bensì un “uomo che ha creato una irripetibile stagione” per la città che ha prediletto e per le persone che lo hanno molto amato.

Profilo [da www.studiospallino.it ]

Avvocato civilista e amministrativista (specializzato in diritto urbanistico), cassazionista, iscritto nell’Albo degli Esperti per la Pianificazione Urbanistica.
Autore di: Lineamenti del territorio (Como, 1968); Ragioni e obiettivi dello studio sulla Città Murata di Como (in “La Città Murata di Como”, Como, 1970); Città antiche e programmazione (Milano, 1976); Beni culturali ecclesiali a Como (in Archivio Storico Diocesi Comense, 1987); Una frase d’armi (Milano, 1997).

Amministratore pubblico: Assessore all’Urbanistica del Comune di Como (1965/1970); Sindaco del Comune di Como (1970/1985); Commissario Speciale della Regione Lombardia per l’incidente di Seveso – ICMESA (1977/1979); Presidente del Centro di Cultura Scientifica “A. Volta” dalla fondazione (1981); Membro Consiglio Direttivo I.A.S.L. (Associazione Internazionale di Diritto Sportivo); già Presidente Centro Studi di Diritto Penale Europeo.


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Nei giorni scorsi se n’è andato Antonio Spallino, già rimpianto sindaco di Como e valoroso atleta comasco.
In consiglio comunale il capogruppo di Svolta Civica, Vittorio Nessi, ha voluto dipingerne un ricordo e l’ha fatto con le parole che riportiamo qua sotto:

Nei primi anni Settanta entrai nello studio legale Spallino – Fagetti per svolgere la pratica di procuratore legale.
A quei tempi Antonio Spallino era sindaco di Como, era considerato uno dei migliori avvocati della città e, soprattutto per me che da giovane subivo il fascino delle grandi imprese sportive, godeva della fama di essere stato un campione di scherma.
Col tempo avrei scoperto direttamente le sue grandi qualità: il rigore scientifico nella professione, la cultura profonda ed elegante, la passione per i libri e la poesia, il fascino personale, l’eloquenza sobria e raffinata, la straordinaria intelligenza. Doni, questi, che la natura gli aveva elargito a piene mani e che Antonio Spallino ha onorato arricchendoli e mettendoli a disposizione di tutti coloro che ne volevano fruire. Ma io ero interessato a conoscere l’uomo che a Melbourne 1956 aveva messo a segno l’ultima stoccata, quella che avrebbe assegnato all’Italia la medaglia olimpica del fioretto a squadre.
Ricordavo di avere letto in un libro la cronaca sportiva di quell’evento scritta da Gianni Brera, epico cantore delle imprese sportive degli italiani. Scrisse Brera, raccontando lo storico episodio: “Spallino è di nervi delicatissimi: hai l’impressione che gli debbano ardere e consumare gli occhi come stoppini di candela … Fu un momento terribile e io tenevo la mano sul cuore che perdeva colpi”.
L’Italia era in vantaggio 8 a 7 sui Francesi, tradizionali e fieri avversari degli azzurri. Per l’ultimo assalto salirono in pedana Antonio Spallino ed il coriaceo transalpino Netter. Spallino mise a segno quattro botte stupende e l’avversario parve spacciato. Ne piazzò una quinta, la decisiva, ma il presidente di giuria, il magiaro Tilly, non la ritenne valida. Il colpo era semplice: dopo aver battuto il ferro avversario in posizione di “terza” Spallino lo aveva aggirato toccando di “cavazione” in allungo. Il giudizio del giudice lo offese grandemente perché ritenuto ingiusto e, a quel punto, per lui l’obiettivo non fu più la medaglia: era stata tale la sensazione di avere subito un’ingiustizia che Spallino iniziò a replicare l’attacco per dimostrare al giudice di avere sbagliato. Sempre la stessa azione, contro ogni logica e buon senso; nella sua mente “la pedana si era trasformata in una sorta di bilancia della giustizia”. Inutilmente i compagni si sbracciavano dalla pedana perché lui cambiasse l’azione. “La riparazione dell’errore non sopportava indugio” – scrisse Brera.
Netter si portò così sul 4 a 4.
Infine, la quinta botta, la decisiva. “Il filo d’acciaio cercò l’attrito del filo opposto parando di terza e toccando di cavazione in allungo. Ancora la stessa mossa. Fatto.”
E fu medaglia d’oro.
Vidi in quell’episodio l’essenza dell’uomo, la sublime follia di rischiare l’impresa memorabile per riaffermare il rigore morale, il senso dell’etica e l’idea di stringere quella mano mi affascinava grandemente.
Ma, “la sfida più bella è quella che non vinsi”, come dice il poeta.
Nel 1960 Spallino era ancora una delle lame più brillanti d’Italia e le Olimpiadi di Roma erano in via di preparazione. Una congiura di Palazzo esautorò i commissari tecnici che furono sostituiti da commissari straordinari del Coni. La reazione degli atleti fu immediata: diciannove olimpionici, fiorettisti e fiorettiste dichiararono la loro fedeltà al presidente della Federazione, pena la rinuncia alla partecipazione ai Giochi. Nell’agosto 1960 solo Spallino e Bergamini rimasero fedeli ai loro principi e rinunciarono alle gare. Da allora Antonio Spallino non calcò più la pedana e lasciò le competizioni.
Si può comprendere quindi la mia trepidazione, quel giorno in cui mi presentai nel suo studio per iniziare la pratica legale. Davanti a me stava un uomo affascinante, dalla voce vibrante, lievemente distaccato ma attento alla sensibilità del suo interlocutore. Col tempo divenne affettuoso indirizzandomi parole gentili nella dedica al libro da lui scritto, “Una frase d’armi”.
Capii negli anni successivi il significato di quella prima stretta di mano. La spada, dice Spallino nel suo libro, “è come la rondine. La stringi troppo? La soffochi. Troppo poco? Ti vola via”. Parlava della spada ma, per me, intendeva la vita.
Antonio Spallino è stato anche un eccellente uomo politico e un grande sindaco di Como.
Parlerò di soli due episodi.
Negli anni Sessanta si andava affermando la visione della nuova città. Nella sua qualità di assessore all’Urbanistica della giunta Gelpi egli aveva radunato attorno a sé i più sensibili studiosi di urbanistica e portò a maturazione il recupero del centro storico. La partita politica si svolgeva sul terreno della pedonalizzazione della città murata.
In quei tempi frequentavo con curiosità i lavori del consiglio comunale.
Ricordo un’assemblea alla Camera di Commercio dove Spallino si trovò a fronteggiare una folla di negozianti in subbuglio, preoccupati che dalla chiusura al traffico delle vie derivasse un pregiudizio ai loro affari. Mentre stava illustrando con estrema eleganza intellettuale i problemi e le soluzioni drastiche che l’amministrazione andava proponendo, la titolare di un negozio del centro lo interruppe dicendo ad alta voce che anche la moglie dell’assessore usava recarsi in piazza san Fedele in automobile a fare le compere. Le parole furono seguite da una fragorosa risata dell’intera sala.
Chiunque sarebbe stato sopraffatto, ma non Antonio Spallino che, riprendendo il filo del discorso, insegnò all’intera città come l’azione politica debba essere attenta alla soluzione dei problemi senza farsi condizionare da bassi calcoli elettorali.
Un giorno, parlando, mi disse qualcosa del genere: “Se avrai l’occasione, governa come se tu volessi perdere le elezioni. Il tempo è galantuomo e sa riconoscere le visioni di chi guarda alle generazioni future. Se no, non non ne vale la pena”.
Il sindaco.
Antonio Spallino fu eletto sindaco di Como dal 1970 al 1985 nelle file della Democrazia Cristiana.
Erano quelli i tempi in cui i fascisti erano veramente fascisti; i comunisti, comunisti e i liberali, liberali. In molti ricorderanno la forte contrapposizione in consiglio comunale e gli eletti combattevano un’aspra battaglia politica che spesso era anche ideologica. Io appartenevo alla schiera di coloro che non volevano morire democristiani.
Venne la strage di Natale. Il 23 dicembre 1984 un ordigno esplosivo fece deragliare il rapido Roma – Milano n. 904 in località San Benedetto Val di Sambro. Il triste bilancio fu di 16 morti e 267 feriti.
L’angoscia scese sull’intero Paese. Era come se un mantello nero fosse calato sulla nostra città e i giorni del solstizio d’inverno acuivano la forte sensazione di paura e di morte come se al buio delle ore si aggiungesse l’oscurità del male.
Fu convocato a sera un consiglio comunale straordinario. L’intera cittadinanza si ritrovò in Municipio affollando l’aula di Palazzo Cernezzi, lo scalone e perfino il cortile antico. Era come se un gregge disperso si fosse riunito per cercare sicurezza e protezione, calore e speranza. E Antonio Spallino parlò assumendo la posizione delle braccia che gli era congeniale – il gesto di colui che ha appena deposto la spada ed è pronto ad impugnarla – con la voce rassicurante e sicura, con la forza che taluni tengono nascosta non si sa dove e che riemerge nei momenti decisivi della vita. Spallino parlava e ciascuno iniziò a sentire il calore della persona che gli stava accanto; scendeva la notte sulla città e le tenebre si allontanavano dal cuore. Furono parole di lutto e di riscossa, di pietà e di passione. Capimmo che avevamo il dovere del coraggio.
Di quei momenti ricordo la straordinaria sensazione del sangue che tornava a scorrere nelle vene, ricordo il calore dei corpi di chi mi stava accanto, ricordo di essermi sentito parte pulsante di una città, la mia città.
E furono in molti che, tornando nelle loro case, sentirono riaffiorare sulle loro labbra le parole immortali di Walt Whitmann: “Capitano, mio capitano…”.
VITTORIO NESSI

Le vie della seta: Il Museo della seta sarà punto di partenza e di arrivo di un percorso ad anello lungo le due sponde del Cosia, Voce narrante Pietro Berra, con la collaborazione degli operatori del Museo della seta. Accompagna all’organetto Andrea Pizzamiglio | 24 settembre 2017

 

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Le vie della seta sono infinite e Como, punto di riferimento mondiale del tessile, ne è ricchissima.

Cominciamo a riscoprire quella che corre lungo il torrente che ha alimentato tante aziende del settore e su cui si affacciano anche il Museo della Seta e il Setificio.

Il Museo della seta sarà punto di partenza e di arrivo di un percorso ad anello lungo le due sponde del Cosia, che seguirà le suggestioni di tre colori primari (giallo, rosso e blu) per intrecciare le storie di tre personaggi altrettanto primari per Como e non solo (Plinio il Vecchio, Alessandro Volta e Ambrogio Pessina) lontani nei secoli eppure legati da sottili, ma indistruttibili fili… di seta.

Arricchiscono la trama tante comparse, che hanno contribuito a fare la storia della città lariana, e frammenti della grande storia tessuti a Como, come la Tenda Rossa della spedizione Nobile. Lungo il cammino si scopriranno alcune fabbriche riconvertite a nuovi usi e altre ancora in funzione, un torrente che un tempo era colorato dagli scarichi delle tintostamperie e oggi sta riacquistando un forte valore ambientale.

Voce narrante Pietro Berra, con la collaborazione degli operatori del Museo della seta.
Accompagna all’organetto Andrea Pizzamiglio.

Nel finale performance che cuce arte, musica e poesia: mentre Berra, accompagnato da Pizzamiglio, leggerà testi dalla silloge “Fiumi sotterrati”, ispirata proprio al Cosia e ai suoi fratelli minori (il Valduce e il Fiume Aperto), Gaetano Orazio, che su quelle poesie aveva realizzato una serie di quadri, farà provare a chi vorrà tra i partecipanti l’esperienza di essere dipinti come tessuti e come il torrente che “cambiava colore secondo la moda”. Ciascuno, poi, potrà portare a casa in ricordo la propria “stampa”.

per iscriversi

Info

dove: ritrovo Museo della Seta, via Castelnuovo 9

Disponibiltà limitata. Iscrizione obbligatoria https://www.eventbrite.it/e/biglietti-le-vie-della-seta-un-torrente-alla-moda-37393289335

Orari

Ore 14.30

Sorgente: Le vie della seta: un torrente alla moda | Como Italia

Cinema Astra di Como: si riparte con Silvio Soldini, Il colore nascosto delle cose, in BiBazz, 21 settembre 2017

per fortuna, il monosala cittadino ha di fronte a sé un futuro con rinnovate speranze e, soprattutto, meno a tinte fosche rispetto ad alcuni mesi fa. «I problemi restano, ma il pericolo della chiusura è meno incombente. Sarà fondamentale avere un importante segnale da parte degli affezionati ma anche di chi, semplicemente, ama il cinema di qualità vissuto insieme con sguardo consapevole», spiega il regista Paolo Lipari, nuovo direttore dell’Acecc, l’associazione che gestisce la struttura per conto dell’Ufficio cinema della Diocesi. L’obiettivo è diventare sempre più la “sala della comunità”, punto di riferimento culturale e sociale per tutto il territorio.

La stagione comincia giovedì, alle 21, con Il colore nascosto delle cose, alla presenza del regista e amico dell’Astra Silvio Soldini che conosce la nostra sala perché è stato ospite del festival tre anni fa con un altro bellissimo film, Per altri occhi, dedicato ai non vedenti.

per l’intero articolo vai a:

Sorgente: BiBazz | Il calore nascosto dell’Astra: si riparte con Soldini

De Comm Design, tre generazioni di donne e un sogno comune: disegni a mano con matita e pennello, Via Giovio, 18, Como. www.decommdesign.it

Oggetti disegnati da Maddalena Colombo

http://www.decommdesign.it

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Como e il lago: Sullo sfondo la collina della moderna Spina Verde (come sarà chiamata la zona occidentale della Convalle negli anni Novanta) e all’orizzonte il Baradello, la conca del Respaù e il monte di Sant’ Eutichio. Manca la “croce” (poi realizzata nel 1934) … in ICOM_255. ICOMOGRAFIE: Panoramiche. 

Sullo sfondo la collina della moderna Spina Verde (come sarà chiamata la zona occidentale della Convalle negli anni Novanta) e all’orizzonte il Baradello, la conca del Respaù e il monte di Sant’ Eutichio. Manca la “croce” (poi realizzata nel 1934). Quasi al centro della linea, sullo sfondo della città, si leggono appena i due campanili di Sant’Abbondio e – poco distante – quello del Crocefisso.È la fine dell’Ottocento e Como si prepara a forti mutamenti che ne segneranno l’immagine e la porteranno verso la modernità

VAI ALLA INTERA SCHEDA:

Sorgente: ICOM_255. ICOMOGRAFIE: Panoramiche. Como e il lago; quel che non c’è

Dal castrum militare alla città romana – in Studia Rapido

Gran parte delle città fondate dai Romani nel loro processo di conquista deriva dal castrum, l’accampamento militare romano: una volta conclusa la campagna militare, questo veniva gradualmente abitato, iniziando dai legionari veterani.

I Romani sceglievano con cura i luoghi, in genere zone pianeggianti e vicine alle grandi vie di comunicazione per facilitare spostamenti di uomini e merci.

La città romana aveva forma quadrata o rettangolare e, al suo interno, due strade perpendicolari collegavano le quattro porte: la via Praetoria, con direzione da est a ovest, era il decumano, e la via Principalis, da nord a sud, era il cardo.

All’incrocio tra cardo e decumano, là dove durante la campagna militare si trovavano le residenze dei comandanti, si apriva l’area dei Fori. Nei Fori si svolgevano le principali attività pubbliche

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…  segue

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Sorgente: Dal castrum militare alla città romana – Studia Rapido

La storia di Ettore Maria Peron: dopo vent’anni di carriera ai massimi livelli per la società di gestione degli aeroporti milanesi, ora si dedica a tempo pieno a raccontare le bellezze del lago di Como: come guida turistica, scrittore e albergatore – VareseNews, 25 agosto 2016

La storia di Ettore Maria Peron che ha deciso di lasciarsi alle spalle 20 anni di carriera in Sea e dedicarsi a tempo pieno a raccontare le bellezze del lago di Como: come guida turistica, scrittore e albergatore

vai all’articolo:

Sorgente: Giacca e cravatta addio, il manager si reinventa guida turistica – VareseNews

LIBRI SU COMO E IL LAGO DI COMO, dalla biblioteca di Paolo Ferrario, aggiornamento al 2 settembre 2017

LIBRI SU COMO E IL LAGO DI COMO, dalla biblioteca di Paolo Ferrario,

aggiornamento al 2 settembre 2017

* AA. VV., Meravigliosi laghi della Lombardia. 12 fantastiche mete per la gita di una giornata, Hiker’s

World, 2015, p. 142

* AA. VV., Il TEMPO VOLTIANO a Como. Guida con una scheda sul Faro Voltiano, New Press edizioni,

2015, p. 94

* AA. VV., Più non sai dove il lago finisca. I poeti di Europa in versi e il lago di Como, la Casa della Poesia,

Como, 2015, p. 78

* AA. VV., Storia di Como. Volume I, Dalle origini alla romanità. Tomo secondo: DALLA

ROMANIZZAZIONE ALLA CADUTA DELL’IMPERO ((196 a.c. – 476 d.c,), Storia di Como srl, 2013, p. 330

* AA. VV., COMO IN PRIMA PAGINA. La Provincia 1892-2012, LA PROVINCIA DI COMO, 2012, p. 270

* AA. VV., IL NOVECENTO A COMO, fotografie d’epoca, ENZO PIFFERI EDITORE, 2011, p. 158

* AA. VV., SANTA CASA LAURETANA DI TREVISIO, , 2010, p.

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