Teatri · Teatro Sociale

LA COOPERATIVA trasposizione teatrale e regia di Fulvio Schiano, opera tratta dal film SI PUO’ FARE , soggetto di Fabio Bonifacci, al Teatro Sociale, 10 maggio 2012

da un carteggio email

cara g.b.l.

di ritorno dal teatro sociale volevi ancora ringraziarti per l’invito.
la rappresentazione teatrale mi è piaciuta molto. sono riusciti a rendere bene le dinamiche delle cooperative di lavoro e bene (anche se necessariamente in modo semplificato )  i problemi psicologici e familiari (come la madre “suicidante”)

mi è venuta una grande “tristezza politico sociale” ai vani accenni alla “difficile situazione economica”. è vero: nelle nostre economie europee si va restringendo sempre più l’area del “lavoro di mercato”. la nostra è una crisi da eccesso di produzione e il lavoro si riduce
questo ha effetti molto problematici sugli inserimenti dei disabili
temo che stia finendo un ciclo della politica dei servizi, così come l’abbiamo conosciuta a partire dagli anni ’70. 
sono sicuro che una via d’uscita ci sarà . ma in questa fase andiamo a tentoni e si sta intervenendo per evitare un baratro ben più pesante

insomma: il racconto teatrale mi ha commosso e divertito. ma il contesto mi mette alquanto in depressione

comunque gli attori sono stati davero bravissimi e spero abbiato percepito il calore dell’applauso

un caro saluto e buoni giorni
Ho percepito anch’io la tua stessa sensazione. Non ti ho visto altrimenti ti avrei salutato volentieri.Partrecipo fin dall’inizio al tavolo di “lavoro e psiche”,quando Cariplo ha finanziato il progetto erano tempi diversi, le aziende ora si sottraggono per evidenti motivi, le cooperative fanno fatica, non so nemmeno io cosa pensare per il futuro. Speriamo in un modello produttivo che non poggi soltanto sulla competizione, se no per i disabili non c’è spazio. Un caro saluto anche a Luciana.  G.B.L.
oggi ero a coatesa di nesso

di ritorno (sotto un sole estivo che mi cuoceva) ho sentito uno che parlava al telefonino (era un giardiniere/manutentore) 
diceva: “non riusciamo a stare dietro al lavoro … siamo in ritardo su tutto … sento che non c’è lavoro … e noi ne abbiamo troppo”
ero consolato e nello stesso tempo spaesato
mi dicevo : ma allora il problema non è “il lavoro” in quanto tale (il “lavoro di mercato di cui parlava la rappresentazione teatrale) , ma sono i tipi di lavoro , è l’incontro fra domanda e offerta …
d’altra parte c’è questo dato macroeconomico altamente indicativo: negli ultimi 10 anni mentre decresceva il nostro lavoro (per le persone attorno ai 40 e 50 anni e soprattutto per i giovani) cresceva a dismisura il lavoro immigrato.
nello stesso decennio: e si parla di milioni di posti di lavoro
c’è da riaggiustare un po’ tutto
“pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà” diceva antonio gramsci
un caro saluto
paolo
Duomo di Como · Pittura · Teatro Sociale

La cattedrale e il teatro di Como, acquerello di Rudolf von Alt, 1848

Centro Storico di Como · Teatro Sociale

Storia del TEATRO SOCIALE di Como

Il Teatro Sociale di Como è uno dei teatri più antichi e prestigiosi del Nord Italia, inaugurato il 28 agosto 1813. La sua costruzione iniziò nel 1811, voluta dalla Società dei Palchettisti e progettata dall’architetto Giuseppe Cusi. L’area scelta per il teatro era quella del Castello della Torre Rotonda, un sito storico di Como[1][3].

Storia e Sviluppo

  • Inaugurazione e Prime Rappresentazioni: Il teatro aprì le sue porte con la rappresentazione di Adriano in Siria di Antonio Fonseca Portugal e I Pretendenti delusi di Giuseppe Mosca. Sin dall’inizio, il Teatro Sociale ha ospitato artisti di fama, tra cui Franz Liszt, che si esibì nel 1837[1][2].
  • Architettura e Restauri: La sala ha una forma a cassa di violoncello e dispone di cinque ordini di posti, inclusi 72 palchi privati. Nel corso degli anni, il teatro ha subito numerosi interventi di restauro, tra cui un importante ampliamento nel 1855, che ha aggiunto nuovi palchi e modificato la struttura originale[1][3]. Nel 1938, l’Arena del Teatro fu trasformata in un teatro all’aperto, aumentando la sua capienza fino a 4000 persone[1][2].
  • Il Ruolo durante la Seconda Guerra Mondiale: Dopo il bombardamento del Teatro alla Scala nel 1943, il Sociale accolse la compagnia della Scala per la stagione lirica, diventando un importante centro culturale durante quel periodo difficile[3][4].

Il Teatro Oggi

Oggi, il Teatro Sociale è gestito dall’AsLiCo (Associazione Lirico Concertistica Italiana) ed è aperto oltre 300 giorni all’anno. Ospita una varietà di eventi, tra cui spettacoli di prosa, danza e concerti. Ha celebrato il suo bicentenario nel 2013 con un progetto partecipativo che ha coinvolto oltre 450 artisti[1][4].

Importanza Culturale

Il Teatro Sociale è conosciuto anche come la “Piccola Scala” per la sua storica connessione con il Teatro alla Scala. La sua programmazione continua a essere un punto di riferimento per la cultura musicale e teatrale in Italia[1][2].


[1] https://teatrosocialecomo.it/chi-siamo/storia/
[2] https://www.brianzapiu.it/il-teatro-sociale-di-como/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Sociale_(Como)
[4] https://lombardiasegreta.com/como-e-il-teatro-sociale-una-storia-di-eleganza-e-passione/
[5] https://teatrosocialecomo.it/chi-siamo/
[6] https://www.nodolibri.com/fotografia-cinema-spettacolo/103-il-teatro-sociale-di-como-1813-2013.html
[7] https://teatrosocialecomo.it/arena/
[8] https://teatrosocialecomo.it/spettacoli/langelo-della-storia/