Noi

Luciana parla del mio “progetto di infarto” …

ma, per merito della techne medica (reparto di cardiologia dell’ospedale Valduce di Como), l’obiettivo NON è stato raggiunto

email di Luciana a Carla:

carissime, non vi telefono a quest’ora perchè è troppo tardi. Purtroppo l’intenzione era sì di andare ad amaltea (e di fatto ci siamo andati), ma sulla strada e soprattutto sul sentiero, Paolo si è sentito male. Ha iniziato ad accusare un dolore fortissimo al petto.
 Il tempo di entrare in giardino, metterlo seduto su una sedia, e aspettare per vedere cosa succedeva. Stando fermo il dolore un po’ passava. Dopo avergli chiesto se non fosse stato il caso di chiamare un’ambulanza (a nesso c’è la CRI), ha preferito riprendere la strada del ritorno, con molta fatica e molto dolore.
Guidando, quindi stando fermo, il dolore si era di nuovo attenuato per poi riprendere appena arrivati a como e scesi dalla macchina.
A questo punto, a casa, ho chiamato un taxi e siamo andati di corsa al valduce.
Per fortuna.
 L’hanno portato di corsa a fare una coronarografia, in cui hanno trovato brutte sorprese. Tutte e tre le coronarie malmesse. Sono subito intervenuti con uno stent in quella principale (occlusa al 99%) e fra un paio di mesi deve subire un altro intervento per le altre due arterie. Di fatto si è trattato di un preinfarto.
Sono state ore d’inferno ma poco fa l’ho lasciato tranquillo e fiducioso nella techne. Stanotte è in sala monotoraggio attaccato a mille fili.
Vi farò sapere nelle prossime ore come sta andando. L’unica cosa certa è che se ne deve stare calmo e iniziare una nuova vita con assunzione di farmaci per sempre.
A presto
un bacione
luciana
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grazie mie care delle vostre parole. mi sono svegliata adesso dopo una notte effettivamente non riposante.
all’ospedale hanno detto a paolo che senza il mio intervento magari non sarebbe morto, ma il risultato sarebbe stato ben più devastante. adesso la cosa più complicata sarà l’attesa del secondo intervento e il convincere paolo a “stare fermo” poichè la salita di nesso potrebbe compromettere l’assestamento dell’arteria sistemata e le altre due non sono sufficienti a compensare.
comunque come sempre bisogna vivere attimo per attimo ciò che accade. la cosa più tremenda per me ieri è stata l’attesa (in reparto era appena deceduta una signora) e la consapevolezza che avrei potuto essere io quella che riceveva la notizia.
ho chiesto ai medici se il motivo poteva essere legato agli sforzi fatti da paolo nel giardino, ma mi hanno detto che quelli sono “la ciliegina” (ieri ha trasportato un vaso mentre soffriva …), in quanto questo processo arterioso in realtà ci ha messo anni per formarsi, solo che è stato silente.
nemmeno l’ECG avrebbe mostrato questa sofferenza e del resto mica tutti possono farsi una coronarografia preventiva (è un esame invasivo fatto a occhi aperti, ma anche su questo paolo mi ha detto che è sopportabile).
non so se sia possibile tenere il cellulare in ospedale. paolo ha quello dell’università, che gli serve per registrare gli esami, ma temo che nell’unità intensiva non si possa usare. Del resto lui vorrebbe già avere il portatile perchè deve preparare un intervento formativo.
vedremo cosa diranno i medici. Riposo sì, ma questo tipo di lavoro (un’ora presso l’unione industriali di como)  potrà farlo!
non preoccupatevi per me. credo di poter continuare la mia vita senza particolari stravolgimenti visto che le visite ospedaliere sono limitate agli orari ufficiali e quindi posso anche andare a lavorare.
l’unico impegno sarà quello di andare a nesso a bagnare l’orto, se non verrà la pioggia, ma anche in questo caso nulla è così fondamentale come il fatto che paolo ce la possa fare.
per le notizie, vi tengo aggiornate, in quanto il telefono che squilla in questo momento sono sicura mi metterebbe in agitazione.
grazie, vi sento vicine.
ora provo a tornare a letto.
a presto

luciana

da Segni di Paolo del 1948 | Personalità, Cultura e Società: Biografia reticolare.

la Lenta

La Lenta: inizio stagione, 26 aprile 2014

 

cogli l'attimo · Rose

nasce una rosa: l’eternità è l’OGNI attimo

e, segnalata da Maria Giovanna Arnaboldi:

DIARIO di Amaltea

Alessandro Bortone (1933 – 2014), il direttore che fece grande la biblioteca comunale di Como, 7 marzo 2014

bort764

Chicco (1939) e Luigina (1943) · la Lenta

GRAZIE a Chicco e Luigina, domenica 23 febbraio 2014

lenta

L aggiù

A ppare 

L EI:

E legante,

N obile,

T eneramente

A mata

Acrostico di Luciana

Qui la storia della Lenta, narrata da Chicco nella Baia di Piona il 22 agosto  2011

la confortevole tana

Ascoltando Nat King Cole assieme ad Haruki Murakami nella stanza sul centro storico di Como, 8 dicembre 2013

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

South Of The Border (Down Mexico Way)

La canzone preferita nei pomeriggi da Shimamoto, che i due ragazzi ascoltano senza comprendere le parole, immaginandole più interessanti di quanto non siano. Si tratta del classico brano country reso celebre da Frank Sinatra e interpretato da moltissimi altri cantanti, e del quale esiste anche una nota versione italiana (Stella d’argento). Non risulta però una versione interpretata da Nat King Cole, si tratta infatti di un errato ricordo di Murakami, da lui stesso ammesso nel libro “Portrait of Jazz”

Murakami dice nel libro Portraits of Jazz:

“Someone pointed out to me that Nat Cole had never sung(at least recorded) the song. I couldn’t believe him and looked into Cole’s discography. To my surprise he never ever sang it. He made several albums of Latin songs, but it is not included in them. Then it follows that I wrote a book based on a recording…

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la confortevole tana

Casa: la confortevole tana che dà sul centro storico di Como

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davvero.

Si è «a casa»

Emanuele Severino

la confortevole tana · via Cinque Giornate · via Vitani · Vie: Cesare Cantù, A. del Pero, P. Tatti, Vitani

il centro storico di Como, Via Cinque Giornate, Via Vitani, Via Primo Tatti

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5 giornate

 

 

Cerchio dell'Apparire · GENIUS LOCI · Lago

Paolo Ferrario, riflessione notturna dopo: IL LAGO MAESTRO, monologo di Giuseppe Guin, orchestra ensemble Marco Fusi, al Teatro Sociale, giovedì 16 gennaio 2014 fra le 20 e 30 e le 22 e 30

Sono di ritorno da:
guin601

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E’ bello vedere e trovare qualcuno che ha ben compreso la “potenza” di luogo del Lago di Como.

Le due torrette della ex cava di Faggeto assomigliano tanto al meditabondo ponte della Civera:

In questi angoli di mondo, dove si arriva solo a piedi o in barca, si può essere presi dallo “spleen”, quella specie di malinconia che assomiglia ad un tango. Occorre lasciarsi andare però. Occorre provare a perdere il controllo sulla situazione di vita.

In  questi anfratti, dove conta lo sciabordio delle onde, o le notti di stelle, o gli occhi degli uccelli notturni, si trova, se lo si vuole trovare,  quello che gli antichi chiamavano Genius Loci.

Lo spazio ed il tempo sono le categorie essenziali per la stessa nozione di esistenza: ogni percezione di sé e del mondo si realizza nello spazio ed anche le rappresentazione mentali e culturali si realizzano in uno spazio. Il tempo è la curva inesorabile che struttura ogni gesto della nostra vita, ma noi lo viviamo in uno spazio. E’ il nostro linguaggio a rivelarci che sempre  pensiamo noi stessi collocandoci in un luogo. Infatti diciamo “sentirsi a casa” o “sentirsi spaesati” o ancora “sentirsi in trincea” o “stare a casa di Dio”. Dunque la spazialità permea il pensiero e il linguaggio.

Per cominciare a costellare il tema del luogo ricorro alla  energia del pensiero di James Hillman (2001), quando ci avvisa che: “se è vero che l’anima ha a che fare con l’approfondirsi degli eventi, questi eventi non sono solo dentro di noi ma possono essere dentro il mondo. Questa è l’anima mundi, l’anima nel mondo, o del mondo”. E’ davvero forte questa suggestione che orienta a cercare l’anima nei luoghi. Non è la Psiche ad essere in noi, noi siamo nella Psiche. Mettere in relazione il proprio sé con il  mondo esterno è come un “fare anima” anche con il gesto semplice di stare in un posto, alla ricerca lieve, curiosa ed interessata di quel qualcosa di difficilmente afferrabile (se non vi si presta amorosa attenzione) che va a costituire il nucleo essenziale di in luogo. Lo si cattura con una intuizione o con una percezione sintetica.

Lo si è chiamato “Genius Loci”, per rappresentare l’essenza, l’anima, la forza di un luogo. Qualche architetto, in evidente riflessione autocritica, dice: “Il luogo rappresenta quella parte di verità che appartiene all’architettura: esso è la manifestazione concreta dell’abitare dell’uomo, la cui identità dipende dall’appartenenza ai luoghi” (Christian Norberg-Schultz, citato da Francesco Bevilacqua, 2010).

Uno spazio diventa luogo se si manifestano relazioni affettive, economiche e simboliche. Ci deve essere un investimento psicologico e culturale affinché ci sia questa trasformazione.

Giuseppe Guin ha ben capito  (e ce lo ha detto con intensità, accompagnato dai musicisti)  che “luogo” e “persone ” assieme producono emozione.

In questa relazione fra la persona ed il luogo c’è un sapore di eterno. E così coloro che lui ha incontrato sulle rive sono ancorà lì. Perchè è impossibile che le cose vengano dal nulla e finiscano nel nulla,  quando “sentiamo”  il senso che da lì viene fuori. Ma se viene fuori, vul dire che c’era già da prima.

Ma, certo, occorre essere disponibli a questo ascolto.

Cesare Guin lo ha provato nella sua esperienza diretta e ce lo ha raccontato con la sua voce e con i suoi compagni di scena

Ci si sente bene, poi, quando dal teatro sociale, si passa per piazza del Duomo e ci si saddentra nella città murata, percorrendo i passi di via Cinque Giornate.

Abbiamo il privilegio di vivere in un pezzo della terra davvero straordinario.

la confortevole tana · via Cinque Giornate

dal primo pomeriggio alla sera da una stanza del centro storico di Como, 1 dicembre 2013

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Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davveroSi è «a casa»

Emanuele Severino

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la confortevole tana · via Cinque Giornate

La stanza che dà sul centro storico di Como, dicembre 2013

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davveroSi è «a casa»

Emanuele Severino

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Centro Storico di Como · la confortevole tana · via Cinque Giornate · via Vitani

centro storico di Como: angolo via 5 giornate – via Vitani

giornate 46