Il mondo delle piante è pieno di storie straordinarie: alberi più vecchi delle piramidi, mondi sotterranei da esplorare, fiori che si travestono da vespe, supereroi vegetali senza cuore e senza cervello, pozioni per catturare la luce. Sembra una fiaba, invece è tutto vero, e ci riguarda da vicino. Forse non lo sapevate, ma senza le piante non ci saremmo nemmeno noi. Le piante ci donano ossigeno per respirare, ma anche cibo, sostanze per curarci, legno, fibre tessili per vestirci… e tanta bellezza. Dalle piante, infine, dipende il nostro futuro. Eppure ne sappiamo pochissimo… Entriamo allora in punta di piedi nel mondo vegetale e lasciamoci avvolgere dalla sua magia. Sarà un viaggio sorprendente, ricco di scoperte incredibili. Una grande avventura, verde di clorofilla e gialla di polline.
Stefano Mancuso è professore ordinario presso l’Università di Firenze e dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale. È stato incluso dal “New Yorker” tra coloro che sono ‘destinati a cambiarci la vita’. Autore di numerosi libri, tradotti in più di venti lingue, per Aboca Edizioni ha pubblicato Botanica. Viaggio nell’universo vegetale (2017, nuova edizione 2021) e Discorso sulle erbe. Dalla botanica di Leonardo alle reti vegetali (2019, con Fritjof Capra).
Philip Giordano, nato in Liguria da madre filippina e padre svizzero, è un illustratore e autore italiano che vive tra il Giappone e l’Italia. I suoi libri, pubblicati in oltre 20 paesi, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il “Premio Internazionale d’Illustrazione” della Bologna Children’s Book Fair – Fundación SM, il “Garden Book of the Year” della Garden Media Guild e il “Premio Andersen” per il miglior albo. È stato inoltre finalista al prestigioso premio “The Young People’s Book Prize” della Royal Society di Londra.
le molte benefiche proprietà di quest’erba screanzata in superficie, affidandoci a un passo dei Miserabili di Victor Hugo (1862, parte I, libro V), quando Jean Valjean, sotto le mentite spoglie di Monsieur Madeleine, di fronte a un mucchio di ortiche estirpate dai contadini, dice:
«È morta: eppure, sarebbe una buona cosa che si sapesse servirsene. Quando l’ortica è giovane, la foglia è un ortaggio eccellente; quando invecchia, ha fili e fibre come la canapa e il lino, e la tela d’ortica vale quella di canapa. Tritata, l’ortica è buona per le galline e, triturata, per il bestiame; il grano dell’ortica, misto al foraggio, dà lucentezza al pelo degli animali, mentre la radice mescolata col sale, dà un bel colore giallo. Del resto, è un fieno eccellente, che può essere falciato due volte. E che cosa occorre all’ortica? Poca terra, nessuna cura e nessuna coltivazione; solo, il grano cade a mano a mano ch’essa matura ed è difficile da raccogliere. Ecco quanto, con lieve briga, l’ortica sarebbe utile, mentre, se la si trascura, diventa nociva, ed allora la si uccide. Quanti uomini somigliano all’ortica!» E soggiunse, dopo una pausa: «Tenete presente, amici miei, che non vi sono né cattive erbe né cattivi uomini: vi sono soltanto cattivi coltivatori».