Moravia racconta di arrivare in un albergo di Bukavo, pulito, ma vecchio e triste e di trovare una sorpresa nell’aprire la finestra della stanza:
«Sono stanchissimo, coperto di polvere rossa e schizzi di fango; vado direttamente alla finestra, la spalanco e vedo…il lago di Como. Stesse alte colline che cadono a piombo sul lago; stesse acque sognanti, ombrose, immobili, nelle quali tremano e si confondono le nuvole bianche del cielo, le colline dalla cupa verdura, le case arrampicate sui pendii».
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Passeggiate africane – Moravia
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