… e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude …


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

GIACOMO LEOPARDI (1798-1837)


mi scrive Vincenzo:

E’ bello in siffatte giornate iniziare il giorno con prospettive lariare così belle accompagnate dai versi infiniti dell’Infinito leopardiano. Grazie Paolo!

Rispondo

ieri ero nel giardino di Coatesa e ho “colto l’attimo” di quel paesaggio. e mi è venuto in mente di collegarlo alla “siepe” di Leopardi. Avevo qualche dubbio di oltraggiare la memoria di un classico. Ma tu che sei un grandissimo studioso di Leopardi mi sostieni in questa mia connessione. TI RINGRAZIO TANTISSIMO. Ciao Vincenzo !!!

CARLO RIVOLTA interpreta GIUSEPPE PONTIGGIA, Erba 14 giugno 2006

Grandi scrittori
I grandi scrittori sono in continuo aumento
Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.
Giuseppe Pontiggia, Prima persona, Mondadori2002

Domani saranno due settimane dalla morte di Carlo rivolta, attore (1943-2008, 65 anni).

Nel corso degli ultimi anni (purtroppo solo dal 2004) ho registrato alcune sue interpretazioni e letture.

Il 14 giugno 2006, a Erba (Como), lesse alcune pagine di Giuseppe Pontiggia (1934-2003, 69 anni).
Il luogo era suggestivo: Il Castello di Pomerio.
La situazione di memoria era particolarmente emozionante: Pontiggia era morto nel 2003
 e in sala c’erano la moglie ed il figlio da lui raccontato nel libro Nati due volte.
Lo stile letterario di Pontiggia e la sua  nitida e precisa scrittura che tratteggia due biografie locali vengono fatti risuonare dalla voce di Rivolta in questo modo:

  1. Corridoni Alfredo viene alla luce alle due di notte a Erba il 5 aprile 1988. E’ secondogenito …
  2. Ghioni Ludovico nato in una notte di pioggia il 19 novembre 1905 nella campagna di Pontelambro …

Michele Serra, illustrazioni di Alessandro Sanna, OSSO. Anche i cani sognano, Feltrinelli, 2021

vai alla scheda dell’editore:

https://www.lafeltrinelli.it/osso-anche-cani-sognano-ediz-libro-michele-serra/e/9788807923432

Questa storia inizia con l’apparizione di un cane. Un cane sbucato da chissà dove, magro ed emaciato che a malapena riesce a reggersi sulle zampe. A notarlo è un vecchio che abita al limitare del bosco, anche se nemmeno lui ricorda da quanto tempo non vi si inoltri. L’uomo vorrebbe avvicinarlo ma l’animale, spaventato, sparisce rapidamente tra gli alberi. Non sa se l’animale tornerà ma sa che se riuscirà a farlo fermare con sé, potrà salvarsi. Comincia col dargli un nome: Osso. Poi si mette ad aspettare, con una ciotola di cibo appoggiata sul prato. E di lunghe attese sarà fatto l’avvicinarsi e il conoscersi del vecchio e del cane. A fargli compagnia è la piccola Lucilla, a cui il nonno racconta i propri sogni. Sogni che permettono ai due di tornare indietro di migliaia di anni, al primo incontro non cruento tra uomo e lupo, e di riscoprire di che cosa sia fatto il nostro stare sulla Terra come uomini.

“Premio Città di Como” I vincitori al Teatro Sociale – 17 ottobre 2021

“Premio Città di Como” I vincitori al Teatro Sociale

da:

“Premio Città di Como” I vincitori al Teatro Sociale – Bibazz, Como

Per la categoria “A tema” è Licia Colò con “Il pianeta. Istruzioni per l’uso” (Solferino);

per l’Autobiografia il primo classificato è Nicola Alemanno con “Doppia zona rossa” (Rubettino)

e per la sezione “Bambini e ragazzi” primi classificati ex aequo sono “Virus all’attacco del corpo umano!” (Mondadori) di Maria Pia Pisoni e “Il magico viaggio” (Ethos Fabulae) di Clara Salafia e Cristiana Toletti.

Per la “Narrativa edita” prima classificata Ilaria Tuti con “Fiore di roccia” (Longanesi), secondo Andrea Salonia con “Odiodio” (La Nave di Teseo) e terzo Marco Balzano con “Quando tornerò” (Einaudi); a loro si aggiungono “La morte dimenticata” (Leone Editore) di Ida Sassi,

premiato nel Genere thriller, Giancarlo e Alberto Mazzuca con “Indro Montanelli. Dove eravamo rimasti?” (Baldini+Castoldi)

per il Genere biografia, Antonio Gentile con “La terra degli uomini integri”(La Corte ed.)

per il Genere Storico e Giorgia Brusco con “Teatro drammatico” (Edizioni Zem)

per il Genere teatro.

La categoria “Narrativa inedita” ha visto “L’upupa “ di Alessia Bronico primo classificato, “Viva Danton“ di Ugo Grottoli secondo classificato e Vittorio Nessi con “L’inverosimile verità” al terzo posto.

Molti i premi per le sezioni speciali: a “Melancholy and depression” (L’Harmanattan) di Emanuela Burini per le Opere in inglese,

a Daniela Simonetti con “Impunità di gregge” (Chiarelettere) come Opera prima,

a Giovanni Mangarelli con “Viola” – primo classificato per la sezione Racconto inedito – e ad “Agosto 21” di Cesare Baj come Racconto inedito a “Tema lago”.

Ricchissima anche la sezione Poesia:

Carmelo Pistillo con “Poesia da Camera” (Stampa200),

Claudio Pagelli con “Campo 87” (Puntoacapo Ed.),

Gisella Genna con “Quarta stella” (Interno Poesia) sono – rispettivamente – al primo, secondo e terzo classificato per le poesie edite;

Tiziana De Novellis con “Paralleli solitari” (5 poesie) vince la sezione Poesie inedite.

Per la Saggistica: prima classificata Alessandra Necci con “Al cuore dell’Impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere” (Marsilio),

secondo Vittorio Lingiardi con “Arcipelago N” (Einaudi)

e terzi Giovanna Caldara e Mauro Colombo con “Tanto tu torni sempre” (Melampo Editore). “Rinascita americana” (Sem Editore) di Giovanna Pancheri vince per il Genere viaggio, Alessandro Milan con “Un giorno lo dirò al mondo” (Mondadori)

per il Genere inchiesta e Angelo Tartabini con “La coscienza degli animali” (Mimesis) per il Genere divulgazione scientifica; a Ferdinando Borroni con “Malattia come opera d’arte”la targa come Vincitore Altro Inedito di Saggistica.

Previste anche la sezione Multimediale, che quest’anno ha visto il reportage “Etiopia di volti e di strade” di Asmae Dachan come primo classificato ex aequo con la raccolta di fotografie di Luisa Mizzoni “Qui con me”, e la targa per la sezione Detenuti a Suor Rita Del Grosso e M. Teresa Caccavalle (curatrici) con “Pensieri reclusi”. 

alcuni libri di FRANCO ARMINIO

*  ARMINIO Franco, (2021),  Lettera a chi non c’era. Parole dalle terre mosse,

Bompiani

*  ARMINIO Franco, (2020), La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica,

Bompiani

*  ARMINIO Franco, L, (2019), L’ infinito senza farci caso. Poesie d’amore,

Bompiani

*  ARMINIO FRANCO, (2018),  Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di

paesologia, Laterza

*  ARMINIO FRANCO, (2017),  Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di

terra, Chiarelettere

*  ARMINIO FRANCO, (2011),  TERRACARNE viaggio nei paesi invisibili e nei paesi

giganti del Sud Italia, MONDADORI

LAGO DI COMO GRAND TOUR. Il Lario in venti racconti d’autore da Lassels (1670) a Hesse (1913), a cura di Pietro Berra. Edizioni Sentiero dei sogni, 2021. Indice del libro

vai alla scheda dell’editore: https://sentierodeisogni.it/project/lago-di-como-grand-tour/

a cura di:

Morishita NORIKO (traduzione di Laura Testaverde), La mia vita con i gatti , Einaudi, 2021

La mia vita con i gatti è il diario delle giornate che Noriko trascorre in compagnia dei suoi ospiti felini, ma non solo: grazie a loro, infatti, Noriko farà incontri speciali e scoperte sorprendenti su se stessa, la vita e, soprattutto, la felicità e la sua ricerca.
La delicatezza e la bellezza dei libri di Morishita Noriko stanno proprio in questo: attraverso i piccoli e grandi cambiamenti quotidiani, la scrittrice giapponese, già apprezzata e celebrata per il longseller Ogni giorno è un buon giorno, riesce a intessere un racconto fatto di cose semplici e familiari, che diventa un racconto universale in grado di conquistare centinaia di migliaia di lettori in tutto il mondo.

«Nei giorni in cui il freddo è pungente, Mimí sale sulle mie ginocchia e si acciambella come una volpe addormentata. Quando la stringo a me, lei si arrotola ancor piú stretta, in modo da adattarsi perfettamente al mio abbraccio. In quei momenti penso: “La felicità non è lontana, ma qui, ora”».

vai alla scheda dell’editore:

Come i monaci, il gatto sa che c’è un altro rimedio contro la noia: la contemplazione, in Pietro Citati, L’armonia del mondo. Miti d’oggi, Rizzoli/Super Pocket, 1998, pagina 13

Come i monaci, il gatto sa che c’è un altro rimedio contro la noia: la contemplazione.

E se c’è un momento che mi affascina nella sua vita, è quando sta davanti alla finestra. Guarda nella strada.

Come vorrei scorgere quello che vede ! Credo che veda più grande di noi …

in Pietro Citati, L’armonia del mondo. Miti d’oggi, Rizzoli/Super Pocket, 1998, pagina 13

LAGO DI COMO E GRAND TOUR, Il Lario in venti racconti d’autore da Lassels (1670) a Hesse (1913), a cura di Pietro Berra, Edizioni Sentiero dei sogni, 2021. Recensione: Il Lario che faceva rima con Gran Tour, di Marina Toppi, in La Provincia 16 settembre 2021

Penčo Slavejkov e Hotel Bellavista di Brunate, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

la fontana al cui fianco è posta la breve scalinata che conduce al giardino pubblico Alessandro Volta. All’interno del giardino è presente il busto bronzeo del poeta bulgaro Penčo Slavejkov, ivi collocato nel 2007 dal governo bulgaro in occasione del 95° anniversario della morte del poeta che aveva scelto Brunate come dimora per gli ultimi anni della propria vita. Il poeta morì il 10 giugno del 1912, all’età di 46 anni, nella stanza numero 4 dell’Hotel Bellavista, l’edificio dal vivace colore giallo che si può notare dal parco stesso. In ricordo della presenza dell’illustre ospite è stata apposta sulla parete dell’edificio una targa con questi suoi versi: «Qui terminare i giorni a me conceda Iddio Solo e lontano dal caro suol natio.».

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

la Mulattiera Como/Brunate e Alda Merini, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

una scalinata che segna l’inizio della mulattiera per Brunate. In prossimità delle scalette è posta una Little Free Library del percorso. La mulattiera si arrampica in una rapida sucessione di tornanti verso l’eremo di San Donato. Prima di giungervi vi sono due bivi, al primo teniamo la sinistra al secondo la destra proseguendo sempre in salita. L’eremo costruito nel XV secolo sul luogo di una precedente torre di avvistamento che divenne il campanile della chiesa, perse la sua funzionale originale di convento nel 1772. Pochi anni dopo fu venduto a privati e trasformato in abitazione: ancora oggi adibisce a tale uso. Dall’eremo la mulattiera prosegue tagliando dapprima una strada asfaltata e giungendo poi nell’abitato di Brunate dove, poche decine di metri dopo esser diventata asfaltata, troviamo la Cappelletta della Sacra Famiglia. La mulattiera, costruita nel 1817, è dedicata dal 2019 alla poetessa Alda Merini. I legami della letterata con il territorio sono da ricercarsi nelle sue origine. Il padre di Alda era un Brunatese figlio di conte disereditato per aver scelto di sposare una contadina del borgo, Maddalena Baserga, come la poetessa ricorda nell’incipit dell’autobiografia Reato di vita (1994): «Mio padre, un intellettuale molto raffinato figlio di un conte di Como e di una modesta contadina di Brunate, aveva tratti nobilissimi. Taciturno e modesto, […] fu il primo maestro» In onore della poetessa Brunate ospita dal 2011 un premio letterario a lei intitolato. La Merini era affezionata al suo paese d’origine, e amava raccontare un aneddoto collegato alla funicolare: a una sua lamentazione ipocondriaca «Il mio cuore è attaccato a un filo» un parente aveva risposto così: «Ma va’ là, ché il tuo cuore è attaccato al cavo della funicolare!».

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

il Museo Civico e Giacomo Leopardi, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

in piazza Medaglie d’Oro su cui si affaccia il Museo Civico. Tra i tanti beni custoditi nel museo, vi è un manoscritto giovanile di Giacomo Leopardi del 1816, Appressamento della morte, rinvenuto da Zanino Volta, nipote di Alessandro, in un’ala dismessa del palazzo di famiglia al n. 62 di via Volta, nel 1862. Si presume che il manoscritto fosse stato dato in lettura a Pietro Giordani, poi passato a Vincenzo Monti per poi finire nelle mani di Volta. Nel 1825 Leopardi venne a Como tentando, senza successo, di recuperarlo.

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

August Strindberg, Villa Geno e il Crotto del Nino, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Proseguendo sul lungolago, arriviamo al belvedere di punta Geno dove ora sorge l’omonima villa ma un tempo luogo del lazzaeretto cittadino di San Clemente come ricordato dallo scrittore svedese August Strindberg nel racconto del suo viaggio in Italia (Dall’Italia). In un aneddoto scrive del tragitto in barca da Como a Blevio: «Passiamo sotto alcuni salici piangenti in germoglio, nei pressi di una villa inglese. C’è un piccolo padiglione su una lingua di terra. Attraverso una finestra con un’inferriata un mucchio di volti curiosi guarda fuori, ma mi stupisce che abbiano tutti il capo bianco.» Per forza, sono teschi: memoria «della grande peste», gli dice il barcaiolo.

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Teatro Sociale e Mary Shelley, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

arriviamo in piazza Verdi dominata alla nostra destra dall’imponente mole del Teatro Sociale. Il teatro costruito tra il 1813 e il 1821 ha avuto l’onore di ospitare una stagione della Scala di Milano quando questa fu gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il Teatro è anche ricordato negli aneddoti di Mary Shelley nel suo libro A zonzo per la Germania e per l’Italia quando vi si reca per assistere alla Lucia di Lammermoor e può ammirare il velario con il ritratto di Plinio il Vecchio dipinto da Alessandro Sanquirico. La frequentazione dei territori lariani aveva offerto alla scrittrice il sottofondo culturale per la più famosa delle sue opere, Frankenstein o il moderno Prometeo. I rimandi a Volta e ai Plinii, si trovano già nel primo capitolo quando il dottore Frankenstein resta colpito dagli studi sull’elettricità al punto da abbandonare le letture dei naturalisti del passato, eccetto «Plinio e Buffon, tanto utili quanto interessanti». Inoltre, nella seconda edizione del romanzo, Mary Shelley, cambia la storia della moglie-sorellastra dello scienziato, facendola diventare la figlia di un patriota italiano incarcerato dagli asstriaci e adottata durante un soggiorno a Como.

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Piazza Cavour e Hermann Hesse, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Piazza Cavour -, alla scoperta di Hermann Hesse, Premio Nobel per la letteratura del 1946, e del suo testo del 1913 Passeggiata sul lago di Como, parte della raccolta di poesie, saggi e racconti Dall’Italia:

«Diversamente da Lugano e da tutte le celebri cittadine lacustri, Como volge le spalle al lago e anche nel grazioso piazzale del porto non si prova la tediosa e inquietante sensazione di sedere in prima fila davanti a un paesaggio creato ad arte»

Più avanti nel testo Hesse critica invece il monte, ultima tappa di questo percorso letterario; le ville liberty che caratterizzano il Comune di Brunate apparivano infatti all’autore:

«squallidi edifici pretenziosi»

ma se fosse salito a piedi da Como a Brunate, lungo la mulattiera immersa nei boschi, come suggerito dalla Lake Como Poetry Way, forse si sarebbe ricreduto di questo suo giudizio.

Nello stesso libro diario narra come il giorno successivo al suo arrivo a Como, preso il battello per una gita lacustre, egli non resiste al fascino del

«romanticismo rupestre dei villaggi scoscesi»

da  https://it.wikivoyage.org/wiki/Lake_Como_Poetry_Way#8_-_Piazza_Cavour,_Hermann_Hesse

Alessandro Volta e il Tempio Voltiano, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Tempio Voltiano, edificio che ospita un museo scientifico dedicato al fisico comasco Alessandro Volta. La costruzione in stile palladiano, fu progettata dall’architetto Federico Frigerio, su richiesta e finanziamento dell’industriale Francesco Somaini, in occasione del centeneraio della morte di Volta, e delle relative celebrazioni del 1927. Il mausoleo ospita una raccolta di strumenti scientifici appartenuti a Volta che oltre ad avere inventato nel 1799 la pila (da cui l’unità di misura del potenziale elettrico il Volt), nel 1776 aveva anche scoperto il metano, utlizzato nella lampada di Volta e nella pistola elettroflogopneumatica, antenati dell’illuminazione a gas e degli accendini. Oltre che scienziato anche poeta, in un testo giovanile Volta descrive l’area dove oggi è stato costruito il tempio a lui dedicato e dove allora i giovani flirtavano con le loro belle: «Giran costor d’attorno a questa e a quella massime poi in un certo distretto che Prato d’Orchi oggi da noi s’appella»

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Filippo Tommaso Marinetti e il Monumento ai Caduti, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Monumento ai caduti: un’iconica forma di candida pietra altra 30 metri affacciata sul lago, simbolo inconfondibile dello skyline della città di Como. Tale monumento non esisterebbe – in questa sua forma – se non fosse per il poeta ed autore del Manifesto del Futurismo (1909), Filippo Tommaso Marinetti. Marinetti venne a Como nel 1930 per celebrare Antonio Sant’Elia, architetto e padre del manifesto L’Architettura futurista (1914). Durante la sua visita Marinetti impose come modello per questo monumento un disegno rappresentante una torre a faro realizzato in matite colorate ed acquarello di Sant’Elia. Il progetto fu poi sviluppato ed ultimato dal maestro del Razionalismo italiano, il comasco Giuseppe Terragni.

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Villa Gallia e Paolo Giovio, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Villa Gallia. Risalente agli inizi del XVII secolo, è l’edificio più antico fra tutti quelli che si affacciano sulla passeggiata delle Ville.

Paolo Giovio (1483-1552), cardinale, ma anche medico ed umanista, ivi costruì la sua villa nel 1539 su quelle che lui ritiene fossero le rovine di una dimora appartenuta a Plinio il Giovane. Al suo interno vi creò il primo museo del mondo: la dimora ospitiva infatti una collezione di ritratti di uomini illustri che si può ammirare in copia anche alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Fra i numerosi pezzi, spicca il ritratto più antico e diffuso di Cristoforo Colombo, oggi conservato presso la Pinacoteca di Como

Vincenzo Monti e Cernobbio, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Proprio in questo contesto paesaggistico, che tra il XVIII e il XIX secolo si presentava più selvaggio e verdeggiante, Vincenzo Monti ambienta una trentina di versi del poema Feroniade, iniziato nel 1784 e pubblicato postumo nel 1832, dedicati alle figlie del letterato ed uomo politico Carlo Giuseppe Londonio, allora proprietario della Villa Besana-Ciani. Nei versi Monti immagina le figlie di Londonio intente a raccogliere viole mammole: «Nunzia d’april, deh!, quando per le siepi Dell’ameno Cernobbio in sul mattino Isabella ed Emilia, alme fanciulle, Di te fan preda e festa, e tu beata Vai tra la neve de’ virginei petti Nuove fragranze ad acquistar, deh! movi, Mammoletta gentil, queste parole: Di primavera il primo fior saluta Di Cernobbio le rose…»

Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Ugo Foscolo e la Villa del Grumello, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio

A marcare l’arrivo alla terza tappa c’è il busto di Ugo Foscolo (1778-1827), sporto sul lago di Como, come a scrutarne e sorvegliarne il primo bacino. Il busto si trova nel parco della Villa del Grumello, una delle più antiche ville del Lago di Como oggi visitabili. Il nucleo originario, posto ad una certa altezza rispetto alla riva, risale al XVI secolo.

LAKE COMO POETRY WAY. Sulle orme dei grandi, in Sentiero dei Sogni

vai a:

https://sentierodeisogni.it/project/lake-como-poetry-way/

https://it.wikivoyage.org/wiki/Lake_Como_Poetry_Way

Dalla fondazione di Como romana al Novecento, sono numerosi i personaggi letterari che hanno legato la loro vita e/o la loro opera a Como. Ne abbiamo scelti dodici che rappresentano al meglio le diverse epoche: Cecilio, Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, Paolo Giovio, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Alessandro Volta (che fu anche poeta), Pencho Slaveikov, Filippo Tommaso Marinetti, Hermann Hesse e Alda Merini.

Ogni autore ha raccontato o incarnato nella sua opera o nella sua vita un pezzetto del percorso proposto. Attraverso la Lake Como Poetry Way i grandi del passato narrano ai cittadini e ai turisti di oggi luoghi e monumenti di grande interesse: dalla riva di Cernobbio al Faro Voltiano di Brunate, dalla villa museo di Paolo Giovio (prima nel suo genere al mondo) al Duomo di Como, dal Monumento di Caduti di Sant’Elia e Terragni all’eremo di San Donato.

Pietro Berra, NESSO, in Larioinversi

Scrive Pietro Berra:

Su La Provincia di Como di oggi ho inaugurato una rubrica, “LarioInVersi”, che non vuole essere personale, bensì partecipata. L’obiettivo è di creare, settimana dopo settimana, un itinerario, o un atlante, poetico del lago di Como, il più possibile capillare. Tutti gli autori interessati, sono invitati a contribuire con uno o più testi, in cui una località delle province di Como e Lecco sia più o meno chiaramente riconoscibile. Il viaggio parte dal basso Lario, per la precisione da Nesso. Mandate le poesie a p.berra@laprovincia.it

L’Antonia. Poesie , lettere e fotografie scelte e raccontate da Paolo Cognetti (Ponte alle Grazie editore). Articolo di Katia Trinca Colonel, in Corriere di Como 24 agosto 2021

Articolo di Katia Trinca Colonel letto in edizione cartacea. Cerca in:

https://www.corrieredicomo.it/antonia-pozzi-paolo-cognetti-e-le-montagne-sopra-il-lario/

Lake Como Poetry Way – rimando al sito Sentiero dei Sogni

vai a:

Pensaci bene prima di prendere un gatto. Ti farà credere che sia stato tu ad averlo trovato in mezzo alla strada in un cassonetto …, di Andrew Faber

Pensaci bene
prima di prendere un gatto.
Ti farà credere che sia stato tu
ad averlo trovato
in mezzo alla strada
in un cassonetto
dentro un gattile.
Ti farà credere che sia stato tu
ad averlo salvato
che incontrarvi sia stata fortuna
pura casualità
quando invece era lì ad aspettarti
quando invece era il vostro appuntamento
fin da sempre.
Pensaci bene prima di prendere un gatto.
In quegli occhi si entra una volta
per poi non uscire mai più.
Sappi che di quell’amore
puro
infinito
e randagio
non potrai mai più liberarti.
I gatti amano per volontà
non per bisogno, non per istinto
i gatti amano per essere liberi.
Pensaci bene prima di prendere un gatto
che prendere poi, è un termine inadeguato, sciatto.
Sbagliato.
Un gatto non si prende né si adotta
un gatto si custodisce.
E ricordarti che dovrai accettare il suo caos
la sua elegante arroganza
i suoi attimi di smisurata dolcezza
prenderti cura della sua solitudine
dei suoi momenti di incantevole assenza.
Pensati come a un primo appuntamento
che ogni istante si ripete.
Circondalo di attenzioni, sempre
come un amante corteggia la sua dama
con dolci parole
e infinite carezze.
Sappi che ogni istante lui sa dove ti trovi
come ti senti
e di cosa hai bisogno per essere felice.
Pensaci bene prima di prendere un gatto
perché nessuno più di lui
sa di cosa è fatto l’amore.
Parlo del rispetto dei propri spazi
e dei propri umori.
Parlo del bisogno di nascondersi
a volte
da tutto e da tutti.
Parlo di saper riconoscere
quando è inutile insistere
perché avvicinandosi a volte ci si perde
e di quando insistere, invece
è l’unico modo per tornare a stare vicini.
Parlo dell’arte
di sapersi osservare da lontano
dove ogni cosa acquista la sua forma.
Parlo di saper riconoscere la meraviglia
di volersi entrambi
in quei momenti di rara bellezza
che rimangono impressi per sempre.
Parlo di quando all’improvviso
dal nulla più assoluto
si accende la follia
e si inizia a correre come pazzi
a giocare come ragazzini
buffi e ridicoli
come rendersi conto
che la felicità va abbracciata
graffiata, protetta.
Perché può durare un attimo.
Ma soprattutto
pensaci bene prima di prendere un gatto
perché arriverà il giorno in cui dovrai dirgli addio.
E saprà stupirti di nuovo
come ha fatto per tutta la sua vita.
Mentre non riesce più a reggersi in piedi.
Mentre è sdraiato da giorni lì
nello stesso punto di casa
dove ha scelto di morire.
Mentre non vuole nessuno vicino, tranne te.
E con le ultime forze ancora ti urla il suo amore.
Le fusa che gli escono strane e spente, stonate.
Ma che tu ricorderai
come il canto più dolce
che ti sia stato concesso ascoltare.
Non cercare di dimenticarlo quel dolore, di vincerlo.
Non si può.
Una parte di te si è spenta con lui.
Una parte di te, si è perduta, per sempre.
Andrew Faber

COMO Ciuffi di case tra macchie di alberi. Girotondo di monti e colline … di Margherita Giglio, 27 agosto 2021

COMO
Ciuffi di case 
tra macchie di alberi.
Girotondo di monti e colline
che si specchiano
in una pozza di acqua dolce.
Sentieri che s’ insinuano
nel verde.
Rotoli di strade.
Sagome umane 
ferme, in movimento,
sicure smarrite pensanti.
Per ultimo un cielo
vestito di nuvole ed astri.
Una città raccolta in sé stessa
che ti osserva 
e ti dice sommessa:
“Guardami, 
non sono forse bella?”
 

ANDREA VITALI , Odisseo vs. Ulisse, Sesto appuntamento di Zelbio CULT,  sabato 14 agosto – ore 21 . necessario prenotare sul sito www.zelbiocult.it

Testo alternativo

sito: http://www.zelbiocult.it

ANDREA VITALI 

Odisseo vs. Ulisse 

Nel settimo centenario della morte di Dante uno spettacolo inedito di teatro canzone letteratura scritto e interpretato da Andrea Vitali, trasposizione teatrale di Francesco Pellicini, con la partecipazione di  Matteo Carassini e dei musicisti Max Peroni (chitarra e voce)

e Fazio Armellini (fisarmonica)

 

Sesto appuntamento di Zelbio CULT,

ideato e diretto da Armando Besio 

 sabato 14 agosto – ore 21 

Teatro di Zelbio, Piazza della Rimembranza 

ingresso libero, prenotazione obbligatoria

Como, 10 agosto 2021 – Prosegue Zelbio Cult con la sua formula ormai collaudata: in presenza, su prenotazione, anche quest’anno sul palcoscenico salgono otto protagonisti della letteratura, dell’arte, dell’architettura, del giornalismo e della geopolitica, tutti invitati a dialogare con il curatore e con il pubblico nel teatro comunale di Zelbio, un suggestivo paese di 200 abitanti a 800 metri di altezza tra i monti e i boschi che guardano il lago di Como.

Armando Besio, con gli amici del Comitato cultura di Zelbio, e con il sostegno della Pro Loco e della Biblioteca comunale, superando le difficoltà del momento, ha costruito un ricco calendario per la XIV edizione in arrivo: gli incontri saranno tutti dal vivo, come da tradizione, con l’accortezza del distanziamento delle sedute all’interno del teatro e in ottemperanza alle disposizioni governative vigenti, sarà necessario prenotare sul sito www.zelbiocult.it per ciascun appuntamento.

Sabato 14 agosto Andrea Vitali è sul palco per la prima assoluta di “Odisseo vs. Ulisse”, un viaggio letteral-musicale in cui si confrontano in uno stile talk show – con ritmate botta e risposta – le figure dello scaltro Odisseo e dell’infernale Ulisse dantesco.

Sono due nomi e una sola persona?, chiede a inizio spettacolo il re dei paradossi Zenone, il filosofo greco inventore della dialettica. Ulisse, protagonista del XXVI canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, inserito appositamente dal poeta fiorentino nell’ottava bolgia dei consiglieri fraudolenti a causa, tra gli altri, dello storico inganno del cavallo di Troia. E Odisseo, epico protagonista dell’Odissea del poeta Omero: sono due differenti figure od una soltanto?

Da tale paradosso “zenoniano” nasce il pretesto per uno spassoso viaggio tra parole e musica, scritto da Andrea Vitali ed intervallato dall’esecuzione di canzoni a tema con la partecipazione di Matteo Carassini (Odisseo), Francesco Pellicini (Zenone) e dei musicisti Max Peroni (chitarra e voce) e Fazio Armellini (fisarmonica). Regia di Francesco Pellicini.

Il curatore del festival: Armando Besio

Genovese di nascita (1957), giornalista, si è laureato in Storia dell’Arte con il professor Corrado Maltese presso l’Università di Genova, è stato cronista del Secolo XIX, inviato speciale del Lavoro, caposervizio del Venerdì di Repubblica e delle pagine culturali milanesi di Repubblica. Collabora con la Milanesiana, la manifestazione culturale ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, e con il Circolo dei Lettori di Milano diretto da Laura Lepri. Oltre a Zelbio Cult, cura il festival “Il bello dell’Orrido. Spavento, stupore, meraviglia” a Bellano, sulla sponda lecchese del lago di Como.

Elegia per Satana, di NAZIM HIKMET

Satana era il nome del mio cane

“era” non ha niente a che fare col suo nome

al suo nome non è successo nulla

i satani sono dei tiranni

i tiranni sono furbi e bugiardi

ma intelligenti mai

il mio cane era intelligente

 

S’è morto un po’ per colpa mia

non ho saputo averne cura

e se non sai averne cura

non bisogna nemmeno piantare un albero

perché è un grande dolore per l’uomo

che l’albero secchi tra le sue mani

 

Mi dirai che bisogna buttarsi in acqua

per imparare a nuotare

è vero

ma se anneghi

sei il solo ad annegare

 

Sono molte mattine che mi sveglio

e ascolto intorno a me

nessuno gratta alla mia porta

mi vien voglia di piangere

e vergogna di non poter piangere

 

Era come l’uomo

molti animali sono come l’uomo

perché hanno la bontà dell’uomo

inchinava il suo collo forte

davanti all’amicizia

la sua libertà era racchiusa

nelle zanne e nelle zampe

e la sua cortesia

nella grande coda pelosa

 

Ogni tanto avevamo voglia di vederci

mi parlava dei grandi problemi

della fame della sazietà dell’amore

ma non ha mai provato

nostalgia per il suo paese

quello era affar mio

 

Hanno messo il poeta in paradiso

e ha gridato: ah! il mio paese

è morto

come muoiono qui

l’uomo l’animale la pianta

nel letto sulla terra nell’aria nell’acqua

all’improvviso

nell’attesa

nel sonno

come si muore in questo modo

come dovrò morire

come dovremo morire

 

Oggi son trentotto gradi all’ombra

guardo il balcone verso il bosco

i pini si drizzano

tutti snelli tutti lunghi tutti rossi

il cielo è celeste-acciaio

gli uomini sudano

i cani ansano

vanno al lago per bagnarsi

lasciano sulla riva la pesantezza del corpo

condividono la felicità dei pesci.

PAROLA DI CANE, in Franco Marcoaldi, Animali in versi, Einaudi, 2006

Hai solo cinque anni, ma penso
di continuo alla tua morte.
Incapace di godere del momento,
lo brucio nell’angustia
di tua futura, definitiva sorte.
Tu, con la tua anima di cane,
proprio non mi capisci. Mi guardi
ebbro d’amore, inclini la tua testa
e ti smarrisci. «Padrone, mio, che dici?
Con tutto quello che possiamo fare:
rincorrerci, annusarci, baciarci
con la lingua, giocare con i gatti,
cacciare le lucertole, mangiare.
Dai retta a me, padrone mio,
pensa di meno a te
e asseconda il vento.
Svuotato l’io, sarai pieno di vita:
importa poco se per un anno, dieci o cento.

(Franco Marcoaldi,  Animali in versi, Einaudi, 2006)

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. … di GHIANNIS RITSOS, Rinascita

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

Ghiannis Ritsos

3 giugno 1969
Karlòvasi- Samo

da “Pietre Ripetizioni Sbarre”, Crocetti Editore, 2004

Dell’innaffiare il giardino – B. Brecht, Poesie e canzoni, trad. Ruth Leiser e Franco Fortini, Einaudi 1967

Oh, bello innaffiare il giardino,

per far coraggio al verde!

Dar acqua agli alberi assetati!

Dai più che basti

e non dimenticare i cespugli delle siepi,

perfino quelli che non dan frutto,

quelli esausti e avari.

E non perdermi di vista

in mezzo ai fiori,

le male erbe, che hanno sete anche loro.

Non bagnare solo il prato fresco

o solo quello arido:

anche la terra nuda tu rinfrescala.

.B. Brecht, Poesie e canzoni, trad. Ruth Leiser e Franco Fortini, Einaudi 1967

Dell’innaffiare il giardino – L’Erba Canta

Se aveste mai dormito con un gatto … di Franco Marcoaldi, in Animali in versi, Einaudi, 2006

Se aveste mai dormito con un gatto

o un cane adagiato sopra al grembo,

ora conoscereste un altro sonno –

anch’esso animato da sogni

e da fantasmi, ma indenne da mentali

avvenimenti e conseguenti crucci e vacui spasmi –

proteso al cuore originario della vita:

l’uno da cui siamo venuti tutti

e a cui tutti torneremo.

Se aveste mai dormito con un gatto

o un cane adagiato sopra al grembo,

ora sapreste cos’è la vera pace:

la felicità di assentarsi

dal frastuono e assieme

la prontezza di non mancare

mai all’appuntamento buono.

Se aveste mai dormito con un gatto

o un cane adagiato sopra al grembo,

ora sapreste che la metamorfosi è possibile –

che uomo e gatto e cane sono

entità volatili e cangianti: nel sonno

condiviso scompaiono le stinte

gerarchie tra cavalieri e fanti.

Eugenio Montale , Nell’ombra della magnolia …

Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

Nell’ombra della magnolia

che sempre più si restringe,

a un soffio di cerbottana

la freccia mi sfiora e si perde.

Pareva una foglia caduta

dal pioppo che a un colpo di vento

si stinge – e fors’era una mano

scorrente da lungi tra il verde.

Un riso che non m’appartiene

trapassa da fronde canute

fino al mio petto, lo scuote

un trillo che punge le vene,

e rido con te sulla ruota

deforme dell’ombra, mi allungo

disfatto di me sulle ossute

radici che sporgono e pungo

con fili di paglia il tuo viso…

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“Ode al GATTO”, di Pablo Neruda

Gli animali furono imperfetti,
lunghi di coda,
plumbei di testa.
Piano piano si misero in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.

Non c’è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto,
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto è immondo
per l’immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente della casa,
arrogante vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un irreperibile velluto,
probabilmente non c’è enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni, colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d’accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl’imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l’atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d’oro stanno nei suoi occhi.

Pablo Neruda

I GATTI di Charles Baudelaire

I GATTI

I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
della casa, come loro freddolosi e sedentari
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di
frammenti aurei; come sabbia fine scintillano vagamente
le loro pupille mistiche.

 

IL GATTO

Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso;
trattieni i tuoi artigli
ch’io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d’agata e metallo.
Quando a bell’agio le mie dita a lungo
ti carezzan la testa e il dorso elastico,
e gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico,
vedo in spirito la mia donna:
profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile,
penetra tagliente come fosse una freccia,
e dai piedi alla testa
una sottile aria, rischioso effluvio,
tutt’intorno gira al suo corpo bruno.

Il Gatto
I
Un bel gatto forte, dolce e vezzoso
Passeggia nel mio cervello
Come a casa sua.
Si sente appena quando miagola,
Per quanto il tono è tenero e discreto;
Ma la voce è sempre profonda e ricca,
Sia che brontoli o s’acqueti.
Questo il suo incanto e il suo segreto.
Come penetra e filtra questa voce
Nell’intimo mio più tenebroso!
Mi riempie come un verso numeroso
E mi rallegra come un filtro!
Che quiete per i mali più crudeli!
Racchiude in sè tutte le estasi!
Non le servono parole
Per dire le più lunghe frasi.
L’unico archetto che morde
Sul perfetto strumento del mio cuore
E fa cantare più regalmente
La più vibrante corda
È la tua voce, gatto misterioso,
Gatto serafico, gatto strano!
Tutto in te, come in un angelo,
è sottile ed armonioso!

II
Che dolce profumo esala da quel pelo
Biondo e bruno!
Com’ero tutto profumato
Una sera che l’accarezzai
Una volta, una soltanto!
è lui il mio genio tutelare!
Giudica, governa e ispira
Ogni cosa nel suo impero;
È una fata?
O forse un dio?
Quando i miei occhi, attratti
Come da calamita, dolci si volgono
A quel gatto che amo
E guardo poi in me stesso,
Che meraviglia il fuoco
Di quelle pallide pupille,
Di quei chiari fanali,
Di quei viventi opali
Che fissi mi contemplano!

Emily Dickinson: ‘Le nostre vite sono svizzere’

Le nostre vite sono svizzere –

così calme – così fredde –

fin quando un pomeriggio strano

le Alpi tralasciano i sipari

e noi guardiamo più lontano!

C’è l’Italia dall’altra parte!

Intanto come un custode in mezzo –

le Alpi solenni –

le Alpi sirene

s’alzano in eterno!

(da ‘Centoquattro poesie’, Einaudi – Traduzione di Silvia Bre)

Emily Dickinson: ‘Le nostre vite sono svizzere’