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Chi ama i gatti ne è ammaliato e si sottopone consenziente all’aristocratico quattrozampe. «Il gatto è animale letterario per eccellenza» dice Alberto Mattioli, giornalista esperto di musica e autore di Il gattolico praticante (Garzanti).
«Nell’800 fa il suo ingresso nelle case della borghesia come animale da compagnia. Ma, paradossalmente, è l’antiborghese per eccellenza: è anarchico e vagabondo. E fonte di ispirazione di grandi scrittori alternativi come Baudelaire».
Ma perché ha fama di amico degli intellettuali? «Per il silenzio che emana, l’assenza piena di presenza, perché ama la carta, si sdraia sui libri. È misterioso e profondo. Il cane è limpido, cerca un padrone, il gatto cerca un servitore. Negli occhi di un cane c’è la bontà pura, negli occhi di un gatto ci sono laghi infiniti. E se ti disapprova lo fa da monarca: il suo distacco è feroce, mina l’autostima».
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Gli scrittori e i loro animali: cani e gatti aiutano la creatività
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