Per Gianna Manzini, la lucertola non è solo un animale, ma un simbolo fondamentale della sua poetica che rappresenta l’alterità assoluta e il tentativo di superare i confini dell’umano. [1, 2]
In particolare, il riferimento allo “sguardo” della lucertola emerge in diverse sfumature della sua opera:
- L’animale come specchio: Manzini usa la lucertola per descrivere un essere vivente lontanissimo dall’uomo, verso cui è difficile provare empatia immediata. Attraverso questo sguardo “estraneo”, la scrittrice indaga il mistero della vita e la violenza insita nella natura.
- Bestiario Manziniano: All’interno del suo “bestiario”, la lucertola funge da figura araldica o specchio opaco dell’avventura umana, carica di malinconia e intelligenza sottile.
- Stile e osservazione: Lo sguardo della lucertola riflette lo stile della Manzini stessa: una scrittura calligrafica ed elzeviristica (raffinata e minuziosa), capace di fissare dettagli minimi con una precisione quasi scientifica e allo stesso tempo visionaria.
- Connessioni letterarie: Questo tema si inserisce in un filone del Novecento italiano (che include anche autori come Gadda o Tozzi) dove l’osservazione naturale serve a raggiungere una “cognizione vera delle cose” o a raccontare i varchi del pensiero divino e diabolico. [1, 2, 3, 4, 5, 6]
fonti informative:
[1] https://www.doppiozero.com
[2] https://www.osservatoriocattedrale.com
[3] https://journals.openedition.org
[6] https://www.gadda.ed.ac.uk

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