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MURO COMO: INIZIATO ABBATTIMENTO PARATIA SUL LUNGOLAGO, AGI News On

E’ iniziato questa mattina sul lungolago di Como, l’abbattimento del ‘muro antiesondazione’ che tante polemiche aveva suscitato nei mesi scorsi, al punto da portare alle dimissioni dell’Assessore ai Lavori Pubblici Fulvio Caradonna. Gli operai della Sacaim, l’azienda che ha vinto l’appalto per la realizzazione delle paratie, hanno iniziato a ‘tagliare’ il manufatto con una gigantesca sega circolare. La prima parte destinata a sparire e’ quella a ridosso di piazza Cavour per poi proseguire verso i Giardini Mafalda. Per tagliare tutto il muraglione, che sara’ suddiviso in mega-blocchi di circa 5 metri di lunghezza, saranno necessari circa cinque giorni di lavori. Le operazioni vengono seguite con particolare interesse da un flusso continuo di curiosi che, attraverso gli ‘oblo” che consentono la vista all’interno del cantiere, si soffermano a dare un’occhiata. Al posto del muro sara’ installato un sistema di ‘panconi’ mobili in alluminio che s’innesteranno direttamente sul parapetto della passeggiata a lago. Sovrapponibili, saranno alti 30 centimetri e lunghi 3 metri l’uno e saranno posizionati solo in caso di necessita’

AGI News On – MURO COMO: INIZIATO ABBATTIMENTO PARATIA SUL LUNGOLAGO

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"Stare": «In» è, senza dubbio, la parola dell’anima, James Hillman

… «In» è, senza dubbio, la parola dell’anima.

«In» è sicuramente presente nella psicologia del profondo: in analisi, in terapia, nel tran­sfert, in amore, in una relazione, nel cordoglio, nella tua testa e non nel tuo corpo, nel travaglio e, una volta, in modo familiare.

Poi «in» è diventato più profondo, è andato oltre diventando – nei Paesi anglofoni – into (dentro a/nel), il termine chiave per esprimere l’es­sere completamente assorbito, preso (da qualcosa, da una passione, da ciò che amiamo fare). Per esempio, si dice (essere) into/nell“/l’osservazione degli uccelli, (esse­re) into/nella musica rap, (essere) into/nella, cucina messicana …

da: James Hillman, L’anima dei luoghi. Conversazione con Carlo Truppi, Rizzoli, 2004

Vai all’intero Album Stare “In”

 

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RACCONTI POETICI DI LUOGHI INTERIORI SEMINARIO DI AUTOBIOGRAFIA POETICA, 15 – 17 ottobre 2010 seminario a cura di Leonora Cupane | Tracce e Sentieri

15 – 17 ottobre 2010 seminario a cura di Leonora Cupane 

RACCONTI POETICI DI LUOGHI INTERIORI
SEMINARIO DI AUTOBIOGRAFIA POETICA

Questo laboratorio parte dal presupposto che, scrivendo di sé, non sia importante soltanto che cosa si racconta, ma anche come. 
Nell’infanzia, scrive Walter Benjamin, “le parole sono vive, piene, ricche, perché portano tutte traccia delle percezioni sensoriali forti del bambino, portano traccia del tatto, del colore, dell’odorato, del suono, di tutte le esperienze; la lingua del bambino è una lingua della domenica, cioè una festa”. Crescendo, la parola perde l’aderenza alle cose, al mondo, all’esperienza, e diventa più arida, perché slegata da quel piacere fisico di creare nominando: allora si opacizza, si logora, diventa automatica e vuota. Non c’è più una lingua della domenica, ma spesso una grigia lingua del lunedì mattina. Il pensiero diventa astratto e totalmente distaccato dalla fisicità che ci costituisce. Per raccontare se stessi in modo completo e non scisso, è necessario fare pratica d’una forma espressiva che permetta di recuperare quel piacere originario di gustare le parole con tutto il corpo. 
Questa forma è la poesia, che ha la capacità di alimentarsi di parole vive perché nate dal ritmo del respiro, del battito del cuore, del passo, parole profondamente radicate nel corpo, che conservano le preziose qualità sensoriali della lingua allo stato nascente, capace di esprimere la totalità dell’esperienza senza scissioni; essa è uno strumento autobiografico completo, perché non separa il significato dalla forma-suono e dalla originaria matrice ritmica della parola, e permette di riunire in un unico atto narrativo il gioco creativo liberatorio e la rievocazione emotiva profonda e illuminante. 
Proveremo quindi a raccontarci in forma poetica, facendo esperienza degli strumenti specifici attraverso cui la poesia può diventare una pratica autobiografica trasformativa, una forma di attenzione al linguaggio e di cura di sé e degli altri. 

Lo spazio, insieme al tempo, è la dimensione costitutiva dell’esistenza. Non possiamo pensare a noi stessi senza collocarci in un luogo. Metafore comuni come “sentirsi a casa” “sentirsi spaesati” “trovare rifugio fra le braccia di qualcuno”, “stare dentro una torre d’avorio”, “avere un sogno dentro il cassetto”, “sentirsi in trincea”, sono solo alcuni esempi di come la spazialità permei il linguaggio e il pensiero. Nell’essere umano i luoghi, da concreti e materiali, diventano immaginari, simbolici: quindi, oltre ad abitarli, possiamo dire che ne siamo abitati. Conoscere i nostri luoghi/spazi interiori, avere accesso a queste immagini, significa quindi accrescere la conoscenza di noi stessi. 

Il seminario è ispirato da un libro di Gaston Bachelard, “La poetica dello spazio” (Dedalo, Bari, 2006 nuova edizione) che ragiona e discorre sulla valenza evocativa, poetica e profondamente coinvolgente di alcune immagini spaziali – come la casa, la stanza, lo scrigno, il nido, il guscio- che Bachelard chiama “dello spazio felice”, il cui valore presenta ricchissime sfumature di intimità. 
Durante il seminario andremo oltre: attraverso la scrittura non ci limiteremo a esplorare le immagini dello spazio felice, intimo e rassicurante, bensì ci addentreremo in una multiforme varietà di spazi, sia luminosi sia oscuri, preziosi per noi da evocare perché popolano il nostro mondo interiore. Torri e roccaforti, pozzi e miniere, soffitte e cantine, rifugi e tane, capanne e giacigli, sentieri e passaggi segreti, abissi e giardini, così come balaustre, ponti, soglie, crocevia, finestre, porte: ogni immagine spaziale che abbia una risonanza interiore profonda potrà diventare oggetto delle nostre scritture autobiografiche, rivisitazioni poetiche, immaginazioni trasformative. 
Ragioneremo sui fertili intrecci fra memorie concrete di luoghi realmente esistiti e abitati, memorie fittizie di luoghi che qualcuno ci ha narrato (magari appartenenti a una memoria familiare) luoghi sognati e mitici, luoghi simbolici la cui realtà è solo interiore, spazi che ci accolgono e spazi che accogliamo in noi. La contaminazione fra memoria e immaginazione è vitale per nutrire il nostro spirito, se è vero, come dice Bachelard, che

L’immagine poetica non è l’eco di un passato ma è piuttosto il contrario: attraverso una folgorante immagine il passato lontano risuona di echi, e non si riesce a cogliere fino a quale profondità tali echi si ripercuoteranno e si estenderanno.
Le grandi immagini sono sempre allo stesso tempo ricordo e leggenda. Ogni grande immagine ha un fondo onirico insondabile, sul quale il passato personale dipinge immagini particolari. 
Ogni memoria deve essere reimmaginata: nella memoria noi conserviamo microfilms che non possono essere letti se non ricevono la luce viva dell’immaginazione. Bisogna spingersi fino alle profondità dei sogni, al di là dei ricordi, in una pre –memoria. 

Leggeremo anche poeti, italiani e stranieri, che si sono avvalsi d’immagini spaziali dal forte valore evocativo, cercando nelle loro parole, come in una miniera, frammenti preziosi da “scalpellare” poi dentro la nostra personale scrittura. 
Il gruppo di lavoro intreccerà le voci e le immagini in un percorso di arricchimento reciproco, elaborazione creativa di nuovi testi condivisi, scoperta di altri punti di vista e apertura di nuovi spazi interiori.

Le metodologie di narrazione autobiografica e poetica che saranno utilizzate nel laboratorio attingono in parte anche alla poetry therapy (poesia-terapia) statunitense, e, opportunamente approfondite e declinate, possono costituire strumenti efficaci e preziosi per chi lavora in ambito didattico, educativo, formativo o terapeutico con qualunque tipologia di utenza: adulti, bambini, adolescenti, anziani, persone che vivono condizioni di crisi, malattia fisica e mentale, lutto, detenzione, possono trovare nella narrazione autobiografica poetica uno straordinario mezzo espressivo in grado di restituire loro una voce autentica, non vincolata rigidamente dalla logica e dal primato del concetto, generando una scrittura nuova e viva, “corporea”, profondamente radicata nella sensibilità personale.

fonte: LUA Libera Università dell’autobiografia

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Libera Universita’ Autobiografia – 2010-10-15 – L. Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori

Libera Universita’ Autobiografia – 2010-10-15 – L. Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori:

“Lo spazio, insieme al tempo, �la dimensione costitutiva dell’esistenza. Non possiamo pensare a noi stessi senza collocarci in un luogo. Metafore comuni come “sentirsi a casa” “sentirsi spaesati” “trovare rifugio fra le braccia di qualcuno”, “stare dentro una torre d’avorio”, “avere un sogno dentro il cassetto”, “sentirsi in trincea”, sono solo alcuni esempi di come la spazialit�permei il linguaggio e il pensiero. Nell’essere umano i luoghi, da concreti e materiali, diventano immaginari, simbolici: quindi, oltre ad abitarli, possiamo dire che ne siamo abitati. Conoscere i nostri luoghi/spazi interiori, avere accesso a queste immagini, significa quindi accrescere la conoscenza di noi stessi.”
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Ero stato attratto da un titolo: Lettere dal lago di Como (1923-1926) L’autore è Romano Guardini

Per vie traverse, oblique e casuali intercetto un autore che corrisponde ad uno dei temi esistenziali che sto inseguendo.
Ero stato attratto da un titolo: Lettere dal lago di Como (1923-1926) L’autore è Romano Guardini, saggista, filosofo e teologo nato a Verona nel 1885, docente nelle Università di Berlino e Monaco lungo tutto il secolo breve e morto nel 1968. Proprio quando entravo nella transizione all’età adulta.
Le sue opere singole , in attesa che l’editrice Morcelliana pubblichi l’Opera Omnia sono difficili da reperire, perfino in epoca internettiana. E qui avviene il piccolo miracolo casalingo: alla biblioteca comunale sotto casa trovo tre libri che ora sto ansiosamente (so che non si dovrebbe fare) e febbrilmente sfogliando, alla ricerca di una traccia che faccia guizzare la mente, i pensieri, le sinapsi cervicali, le libere associazioni freudiane, le archeologie archetipiche junghiane. Mentre elogio le biblioteche cartacee mi accingo a camminare sulle sue tracce.
In Le età della vita, loro significato educativo (Vita e Pensiero, 1986) e morale leggo: un punto di vista da cui considerare l’esistenza umana “sta nella tensione particolare tra l’identità della persona e il mutamento dei tratti che la qualificano … la diversità delle situazioni non annulla l’unità, anzi, proprio l’unità si afferma nella diversità … (in Le età della vita, pag 11)
in Lettere dal lago di Como, scritte a Varenna fra 1l 1923 e il 1926) leggo: “La bellezza di queste località è indescrivibile, ma non me ne deriva gioia alcuna. Non comprendo, anzi, come un uomo avveduto possa essere felice, qui” (edizioni Viennepierre p. 17) frase che io rovescio nel suo esatto contrario: La bellezza di queste località è indescrivibile e me ne deriva in ogni attimo stupore e gioia. Non comprendo come questo sentimento possa non attraversare il corpo e la mente di qualsiasi persona 
A testimonianza di come, a parità di situazione, le soggettività tendano alll’infinito. Infine un incipit di metodo scritturale davvero tutto da apprendere: “Il primo verso dell’Elegia arriva repentino: Chi, se io gridassi, mi udirebbe poi dagli ordini degli angeli”
Il verso sembra l’esito estremo d’una lotta interiore, o di una lunga meditazione”. (in Romano Guardini, Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza, Morcelliana 1974, p. 27)

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Parmenideo, tendenza Severino

Parmenideo, tendenza Severino:

ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito – per andare alla ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo

Emanuele Severino, L’essenza del nichilismo, Adelphi, 1982, p. 23

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Fragranze, 5 luglio 2008

 

 

… correvamo a testa bassa senza perdere il controllo col terreno

aiutandoci con le mani e col naso a trovare la strada,

e tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi,

il mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia

sono per prima cosa odori che si staccano dagli altri odori,

il cibo il non cibo il nostro il nemico la caverna il pericolo,

tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso,

il mondo è il naso …

 

Il nome, il naso in: Italo Calvino,1986, Sotto il sole giaguaro, Garzanti

 

 

Lungo il margine del sentiero che conduce all’orto, quello stesso dove la primavera si annuncia col colore giallo , ora che i bulbi nel buio tepore della terra riposano in silenziosa attesa, tutto, ora, è nel naso, quasi prima che negli occhi.

L’umido della terra che evapora sotto i raggi del sole trascina con sé zefiri profumati, distillati di fragranze densi e robusti.

In quello stretto lembo di terra hanno infatti trovato collocazione, senza una precisa intenzionalità, gli unici tipi di arbusto che prediligono lo sviluppo ricadente, piuttosto che l’allargamento a cespuglio.

L’esposizione solare, inoltre, lo ha designato come luogo propizio per la crescita delle rose, quelle ad alberello, scelte affinchè l’ingombro non fosse d’intralcio al passante.

Nella stagione estiva, dunque, lì nei dintorni, le nari si impregnano di intensi aromi e gli occhi si riempiono dei variegati colori.

Salvie, rosmarini, lavande si affacciano al bordo del pietroso muretto, abbandonando i lunghi bracci verso il sentiero sottostante, mentre le rose si slanciano verso il cielo, schiudendo pigramente i carnosi petali.

Di nuovo torna il colore viola, cui si accompagnano il rosso, il giallo, il bianco, l’arancio, il rosa dell’omonimo fiore.

Il profumo è sospeso nell’aria, ma per esso l’etere ancora non ci aiuta …

 

—> Fragranze in foto <—

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Fare un orto

a: da classificare · Andrea C. (1945-2023) e i suoi disegni · Arbusti · Mi ricordo

Mi ricordo che me lo regalò Andrea. Era una estate dei primi anni ’90: Piante medicinali. Come riconoscerle, raccoglierle, utilizzarle, Marietti editore

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CARENO, chiesa di S. Martino, da Italia Nostra – sezione di Como

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