“quelli che vedi dietro la spalliera di ferro della panchina sono i fiori della mahonia. Ne abbiamo 2: una a siepe e l’altra strisciante. Fa questi bellissimi fiori a grappoletto e le foglie sono lucide”
Luciana a C. B.
“quelli che vedi dietro la spalliera di ferro della panchina sono i fiori della mahonia. Ne abbiamo 2: una a siepe e l’altra strisciante. Fa questi bellissimi fiori a grappoletto e le foglie sono lucide”
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Etiliyle © -poetry and photography ™

Luca Molinari Photo
~Etiliyle~
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14 Protagonisti del fare e del pensare raccontano come collegano natura e tecnologia, noi e l’universo, sentimento e benessere, uomo e robot, scuola e innovazione e molto altro. Un nuovo sabato non consueto, una giornata articolata in due spazi, uno al mattino e uno al pomeriggio, momenti per uno spuntino, per conversare, discutere e condividere.











“Il Paese delle facce gonfie” di Paolo Bignami è una narrazione dai toni leggeri. Un uomo racconta un disastro annunciato, un disastro ambientale che avrebbe potuto essere evitato se si fosse dato ascolto a chi aveva a cuore la salute della gente. È un uomo che avrebbe voluto tornare bambino, quando le nuvole gli passavano sopra la testa ed erano desideri che aspettavano di prendere forma. Il bambino ritorna nel linguaggio e nello sguardo ingenuo e dissacrante sugli avvenimenti.
La storia, i luoghi e i personaggi sono di fantasia, ma tornano alla mente i grandi disastri che hanno danneggiato salute e ambiente, a partire dalla nube tossica di Seveso, via via fino ai nostri giorni, a testimoniare che poco si è imparato negli anni.
Paolo Bignami
Paolo Bignami nasce a Como, dopo il liceo scientifico si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano. Si avvicina alla scrittura e al teatro nei primi anni novanta, dedicandosi inizialmente al cabaret. Frequenta corsi e seminari, tra gli altri con Stefano Benni, Jacopo Fo, Ascanio Celestini, Judith Malina, Eugenio Barba e Jane Wainwright. Si dedica alla scrittura di commedie e narrazioni teatrali e sviluppa il proprio percorso di ricerca drammaturgica affrontando temi legati alla contemporaneità e alla storia recente.
Tra i riconoscimenti ricordiamo il premio Fersen nel 2003 e nel 2012, il premio Aenaria nel 2015 e il premio Dove Come Quando nel 2016. Con “Il paese delle facce gonfie” è secondo al premio Un bagaglio di idee. Vince nel 2017 il Premio Tragos, con segnalazione Vincenzo di Lalla, e il Premio Mario Fratti. Nel novembre 2017 il suo testo “Il viaggio che non ho fatto” è stato rappresentato dalla compagnia KIT al Cherry Lane Theatre di New York.
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