Berra Pietro · Politeama

Riaprire il POLITEAMA, editoriale di Pietro Berra, La Provincia, 23 febbraio 2017

un’esigenza di spazi adeguati è continuamente manifestata, e non sempre soddisfatta, da parte di associazioni, gruppi e anche di alcuni dei principali festival culturali cittadini, costretti nel tempo ad errare da una sede all’altra (ParoLario passata da piazza Cavour a Villa Olmo, quindi a Villa Gallia e di nuovo all’Olmo; Europa in versi che alla settima edizione lascia il Grumello per la Gallia; il Lake Como Film Festival in procinto di lasciare l’arena del Sociale, troppo onerosa, per girare nelle piazze, cedendo il passo proprio alle automobili che stanno tornando ad abitare per la stragrande maggioranza dell’anno il “lato b” della massima sala cittadina, anche dopo il “lifting” milionario).

Se non ci riusciremo noi, a riscattare il Politeama e la sua storia, un’altra vocazione che Como sta riscoprendo, quella ad essere “porta d’Europa”, città capace di attrarre turisti e investitori, potrebbe venirci in soccorso: cerchiamo, allora, di giocarci bene l’accoglienza e di non far scappare il gruppo russo che si è fatto avanti nei giorni scorsi,

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Mostra, il TEATRO FAMILIARE DEI ROSSI e Libro: Donata e Enrica Rossi, Il teatro di casa. Filodrammatiche comasche fra le due guerre. La scena a tutto campo dei fratelli Rossi, Edizioni della Famiglia Comasca, 2016

IL  TEATRO  FAMIGLIARE  DEI  FRATELLI  ROSSI

Tutto cominciò sul finire del secolo scorso, nel periodo compreso tra il 1880 e il 1915 detto Belle Epoque, quando in Europa s’andavano imponendo nuovi miti e modelli di vita più spregiudicati e la Donna si batteva con sempre maggior successo per la sua emancipazione.

Erano anni di grande trasformazione economica e culturale, politicamente e socialmente molto inquieti, a cavallo tra le guerre coloniali e il conflitto che si approssimava all’orizzonte, ancor più devastante perché si sarebbe mutato per la prima volta in guerra mondiale.

Durante questo periodo i costumi e le esigenze cambiarono. Con “vergognose” condotte si cercava di sedurre, additando lo scandalo come modello da imitare. Erano da noi i tempi del criminologo Ombroso, dell’Oriani scrittore di passioni oscure, dei pittori Cominetti e Mariani e delle loro inquietudini.

Si aprivano i salotti della buona società per accogliere amici, artisti, letterati e politici. A Como anche la casa di Clemente Rossi spalancava le sue modeste porte per accogliere amici e forestieri che recavano progetti per i nuovi lavori. Oltre ai fregi decorativi per le ville nel nuovo stile definito Liberty e al restauro delle chiese, bisognava creare scenografie per i teatri, imitando l’atmosfera frizzante e disinibita del cabaret parigino.

I quattro figli di Clemente, uomo estroso, pittore e decoratore, amante dell’arte e della musica, assorbivano come spugne l’incandescenza di quel periodo. Insieme al pane masticavano le battute del “Tecoppa”, famoso personaggio del noto attore dialettale milanese Ferravilla. La sera non si andava a dormire se prima non si aveva nelle orecchie un’aria della Tosca o della Boheme.

Eugenio e Giovanni lavoravano nella bottega paterna, Lisetta manifestava un certo talento per il teatro e il bel canto. Il piccolo Lodovico Virgilio era l’orgoglio di tutta la famiglia per le sue sorprendenti doti nella recitazione.

Nel frattempo stava mutando lo scenario politico. L’eredità funesta del conflitto 1915-18 e la morte improvvisa di Clemente, avvenuta pochi anni più tardi dalla fine della guerra, ridimensionarono tanti sogni e tante speranze. Bisognava cominciare da capo.

Con l’avvento del Fascismo, nel 1925 si instaurò l’Opera Nazionale Dopolavoro (OND), per “ l’organizzazione del tempo libero” dei lavoratori. Per definizione statutaria curava “ l’elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale”.    Anche il tempo libero doveva essere organizzato e monitorato dal regime, che vigilava in ogni campo. A tal proposito il teatro delle compagnie filodrammatiche, come lo spettacolo in genere, era considerato uno degli ambiti culturali da incentivare e sostenere con particolare impegno.

Nel 1938 i Rossi conobbero la famiglia Maraja. La figura del giornalista drammaturgo Francesco Maraja iniziò ad esercitare un’importante influenza sulla loro vita. Nei quattro fratelli Rossi egli individuò quel talento che stava cercando, trovò in loro una voce nuova che si elevava con originalità sopra il conformismo culturale.

Nel 1939 cominciarono le prime avvisaglie del nuovo conflitto: il 10 Giugno 1940 l’Italia entrò ufficialmente in guerra. Doveva essere una “guerra-lampo”, invece durò cinque anni.

Il Teatro diventò per i Rossi il luogo di libero dialogo con la gente.

I Rossi, l’abbiamo già detto, erano soprattutto decoratori e pittori formatisi alla bottega del padre. Le vicende dolorose imposte dalla guerra precedente avevano

contribuito a sviluppare in loro una straordinaria propensione alla fantasia, unita all’ironia e all’ansia d’uscire dalla mediocrità.

Ripensando alle parole di Ferravilla: “ Siete fatti per il teatro”, cominciarono a voler porre in atto l’idea di sviluppare questo sogno antico, riposto per necessità nel cassetto.

Era il momento adatto! Ma bisognava accontentarsi dei piccoli teatri spesso allestiti con mezzi di fortuna, ed era già molto! Le scenografie di Giovanni, futuristiche per l’audacia dei disegni, dei colori, delle luci, supplivano alla mancanza di un grande palcoscenico, anche se in seguito la Compagnia sarebbe approdata al Sociale di Como.

Virgilio si sentì attratto dalle opere di Pirandello e di Ugo Betti. Tra Virgilio e Betti nacque un’amicizia epistolare. Lo scrittore, in lotta contro i pregiudizi del suo tempo, confidò le sue amarezze   e le sue paure, trovando conforto nelle parole del giovane interprete.

Anche la sorella Lisetta calcava la scena con la maestria di una vera attrice; sapeva immedesimarsi totalmente nelle vicende e nei caratteri dei personaggi, e la sua passione per il teatro era per lei così vitale che l’accompagnò sempre nella sua lunga esistenza.

Uniti sulla scena i quattro fratelli erano una forza, ciascuno con un ruolo ben definito: Eugenio il regista, Giovanni lo scenografo, Lisetta e Virgilio gli attori.

In pochi anni poterono vantare una cinquantina di applaudite rappresentazioni, quasi tutte di grande successo.

Quando nel 1945 finì quest’altra guerra, i sipari calarono sui palcoscenici e si spensero le luci, decretando anche la fine delle recite. Tuttavia la Compagnia “Italia”- così si chiamava- non fu mai dimenticata: l’amicizia tra i suoi componenti restò sempre solida, uniti com’erano nel ricordo degli entusiasmi, delle fatiche e degli applausi. Ciascuno andò per la propria strada a interpretare la parte che la nuova vita imponeva. E bisognò ricominciare ancora!

I Rossi ricominciarono.

( D. E. Rossi )

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Politeama

teatro POLITEAMA, bella sorpresa: si riaccende la speranza. C’è una cordata straniera – da Como città Como

Per il Politeama, chiuso da 12 anni, si riaccende la speranza. Presto per cantare vittoria, ma una buona notizia c’è: un gruppo straniero è seriamente interessato a un’operazione per far rinascere lo storico teatro di piazza Cacciatori delle Alpi.

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POLITEAMA, il progetto “Como entertainment city” articolo di Andrea Quadroni in La Provincia 24 gennaio 2017

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COME FARFALLE, quando la vita diventa un volo, storia teatrale di e con MIRI RONCHETTI, al TEATRO SAN TEODORO di Cantù (Como), 18 febbraio 2017, ore 21. Organizzato dalla cooperativa sociale PROGETTO SOCIALE, www.progettosociale.it

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QUANDO L’ALZHEIMER DIVENTA TEATRO

DI LUCIANA QUAIA

Molto spesso l’attenzione rivolta a una persona malata di demenza è più focalizzata sul comportamento, piuttosto che sulla sua soggettività.

Si parla così di mutazioni che riguardano le funzioni cognitive, la memoria, il sonno e che innescano aggressività, apatia, manifestazioni imprevedibili e insensate, stravaganze di pensiero.

Sono molte le persone che imparano sulla propria pelle cosa significa stare accanto a chi pian piano sbiadisce nel tempo, trascinando nell’oblio l’essenza di sé. Molte di queste persone trovano la forza di raccontarsi attraverso diari, storie, romanzi, poesie, perché succede che le parole scritte restituiscano un significato profondo a qualcosa che pare scivoloso come un piano inclinato.

E’ tutt’altro che semplice ricercare un senso in una malattia che procede per sottrazione: il familiare che se ne prende cura difficilmente resta esente da sgomento, smarrimento, senso di colpa, disorientamento.

Sul palcoscenico, nello spettacolo “Come farfalle” la regista e interprete Miriana Ronchetti tenta, in una rapida e coinvolgente successione di scene, di rappresentare gli altalenanti vissuti che contraddistinguono ogni famiglia che si trovi improvvisamente in contatto con la malattia che causa la progressiva perdita dell’identità.

Le due attrici e la rappresentazione scenica arrivano a noi attraverso la dimensione poetica.

Lo fa apposta, non darle retta, è sempre stata un’eccentrica” sono le parole del padre che, distante, trasmetterà alla figlia dall’altro capo del telefono.

Una figlia (interpretata da Anna Lucati) che tenta, nella più totale solitudine, di dare retta ai suggerimenti paterni e di correggere quella bizzarra madre che strappa in minuscoli pezzi i giornali, indossa la sottoveste sopra la gonna, chiede un catino chissà perché ….

I risultati non sono quelli attesi. Nella rinuncia al progetto matrimoniale per non abbandonare a se stessa l’anziana donna, la figlia si accorge che le parole smarrite non vanno respinte, ma accolte e amate insieme a quei sguardi, baci, carezze che lei per prima dalla madre ha ricevuto e che ora è giunto il tempo di restituire.

Non è contrastando la volontà del malato che se ne può migliorare l’esistenza, ma è esattamente l’opposto che creerà una nuova relazione tra le due donne.

Certo un po’ stramba, come quelle farfalle indicate dalla donna che però non si riescono a vedere.

Ma perché ostinarsi a credere che non esistano?

Il male non ha mai l’ultima parola, se lo sguardo va oltre ciò che appare.

Per la donna malata, sognatrice smemorata ma madre attenta e premurosa, l’orologio si è fermato a quel tempo in cui, per soddisfare i desideri della sua bambina, un catino pieno d’acqua diventa il mare in cui pescare.

E anche adesso, quando il tempo non ha più importanza, quel gioco può ritornare a essere un dono prezioso, perché l’amore non svanisce mai e, nel buio che avanza, madre e figlia lo possono illuminare gettando nell’acqua canne luminose e cullando i loro sogni in un abbraccio senza fine.


 

dal sito: Teatro arte orizzonti inclinati

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LA STORIA, RACCONTATA DA MIRIANA

Una donna, a un certo punto della sua esistenza, inizia a tralasciare tutte le sue abitudini, il lavoro, gli affetti, le giornaliere faccende per occuparsi solo di farfalle. Non riesce a fare altro. Le farfalle non sono impegnative, non richiedono pensiero…le segui e basta. Qui inizia la sua nuova vita fatta di assenze e di “apparenti vuoti”. Il marito e la figlia inizialmente non capiscono e non accettano quel suo “stare” così diverso sebbene i medici abbiano spiegato loro che si tratta di una malattia. Decidono così, di non seguire esempi e consigli, ma di fare a modo loro applicando regole rigide e rimproveri. Il risultato è un grande insuccesso. La figlia decide di affrontare quella strada così difficile che la porterà a creare, dopo anni di incomprensioni, un vero rapporto di intesa con la madre ammalata. Fra errori e tentativi, scatti di rabbia e sconforti, arriva a scoprire un mondo di sensazioni create non dalle parole bensì da sguardi, giochi, affinità, azioni quasi assurde, ritorni all’infanzia, merende consumate alla luce del sole, con le dita nei vasetti di marmellata. Quella è la strada…scopre l’amicizia in colei che da madre, un tempo le dettava solo regole. Ore, giornate intere a guardare le farfalle sulla riva di un fiume che altro non è che un catino colmo d’acqua. Aspettare la luna e veder sorgere il sole. Saltare le regole della vita per vivere fino all’ultimo e intensamente quel rapporto che è fonte di grande gioia e pienezza. Il tempo degli altri non esiste più. Esiste solo il loro tempo. I ruoli si invertono; la mamma diventa la bambina e la bambina, a volte diventa la mamma e altre volte ancora l’amica, la sorella…a secondo del ruolo che serve.Non c’è una fine alla storia.Di proposito non esiste la fine perché in realtà ci sono le trasformazioni. Ogni spettatore avrà il piacere di crearsi la fine che desidera. Non esiste fine all’amore.

“Dedico questa storia a mia madre Vincenzina che ha frequentato il Caffè Alzheimer della Cooperativa Progetto Sociale di Cantù, trovando sollievo e allegria nello stare insieme a tante altre persone un po’ speciali, come lei.

Attori: Miriana Ronchetti, Anna Lucati

Voci :Alessandro Quasimodo – Anna Scialoja

Allestimento scenico di Pietro Introzzi

Testo e regia di Miriana Ronchetti

Musiche dal repertorio di musica classica e moderna  

Tecniche usate: teatro d’attore, danza.   Durata: 60 ‘- Indispensabile luogo oscurabile

Teatri

Pino & Giamba le contano (e le cantano) in radio e in scena, dicembre 2016

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Quest’anno le caselle del calendario di Natale si aprono sui bislacchi aforismi, gli sproloqui verbali, i dialoghi surreali di Giuseppe Adduci, Pino, fondatore e direttore artistico di TeatroGruppo Popolare, e Gian Battista Galli, Giamba, cantante dei Sulutumana. Da giovedì 1 dicembre fino a Natale, ogni giorno alle 7.40 (replica alle 9.20), su CiaoComo Radio 89.4 Pino e Giamba, alla guida del pulmino che li porta in tournée, discettano di niente (e di tutto) mentre gli altri dormono.

Sorgente: BiBazz | Pino & Giamba le contano (e le cantano) in radio e in scena

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I FISICI, di FRIEDRICH DURRENMATT, al Teatro Sociale di Como, 30 novembre 2016

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Teatri

Il risveglio delle parole. Spettacolo teatrale della compagnia Ubriachi di Parole, regia di Marco Ballerini. Teatro San Francesco, via Manzoni 4, Appiano Gentile, ore 21

IL RISVEGLIO DELLE PAROLE
Teatro San Francesco, via Manzoni 4, Appiano Gentile, ore 21

Il risveglio delle parole. Spettacolo teatrale della compagnia Ubriachi di Parole, regia di Marco Ballerini. Cinque sono le vocali, cinque sono gli attori sul palco. Le vocali prendono vita e danno inizio a una sorta di replica della vita dell’uomo. I testi utilizzati nello spettacolo sono svariati: dalla poesia alla prosa, dal monologo teatrale al discorso becero, il tutto all’insegna della leggerezza e del sorriso.

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Teatri

TEATRO AL PRESENTE (quando le notizie fanno teatro): Vorrei essere farfalla di e con Paolo Bignami e con Mariaester Cassinelli; Io non voglio più essere io di Fernando Coratelli con Viola Vento; Questa storia deve finire di e con Mario Migliucci; Tre coppie di e con Riccardo Mini e con Roberta Goeta, Como, Sabato 12 novembre 2016, ore 21 Via Castellini 7

TEATRO AL PRESENTE ALLA PICCOLA ACCADEMIA
Via Castellini 7, ore 21, ingresso a offerta libera
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Teatro al presente (quando le notizie fanno spettacolo): una forma del tutto particolare di teatro in cui quattro autori contemporanei presenteranno al pubblico in forma di corti teatrali altrettante notizie di attualità pubblicate sui giornali nell’ultimo mese. Il quarto potere (quello dei giornali, quello della televisione o dei social), con gli endorsement degli ultimi giorni e la raccolta di sondaggi d’opinione risultati poi evidentemente fallaci, non sta vivendo un periodo particolarmente felice dal punto di vista dell’influenza che ha sull’opinione pubblica. Proprio per questo risulta particolarmente interessante il progetto di commentare le notizie, sottoforma di teatro, e non esserne commentati. Quattro corti teatrali scritti in tempo reale per il tempo reale, presentati al pubblico in forma di lettura scenica, freschi di stampa, per riflettere e giocare su quello che accade nel mondo oggi, attraverso emozioni e parole del teatro.
Vorrei essere farfalla di e con Paolo Bignami e con Mariaester Cassinelli
Io non voglio più essere io di Fernando Coratelli con Viola Vento
Questa storia deve finire di e con Mario Migliucci
Tre coppie di e con Riccardo Mini e con Roberta Goeta
http://www.teatrogruppopopolare.it

Sorgente: BiBazz | Sabato 12 novembre

Teatri

“TRADIMENTI” DI CHRISTIAN POGGIONI, Sabato 12 novembre, ore 21 Sala E. Musa, Associazione Giosuè Carducci – Como, a cura di Accanto-Onlus

“TRADIMENTI” DI CHRISTIAN POGGIONI

SERATA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLE CURE PALLIATIVE:

IN SCENA LO SPETTACOLO TEATRALE “TRADIMENTI” DI CHRISTIAN POGGIONI

 

Sabato 12 novembre, ore 21

 Sala E. Musa, Associazione Giosuè Carducci – Como

 

 

In occasione della ricorrenza di San Martino, anche quest’anno l’Associazione ACCANTO onlus – Amici dell’Hospice San Martino di Como ha creato un’occasione per richiamare l’attenzione sulle Cure Palliative e sul diritto del malato ad accedere a questo trattamento ovunque si trovi, a casa o in ospedale, e lo fa invitando la cittadinanza a partecipare a uno spettacolo teatrale sabato 12 novembre alle ore 21 nella sala E. Musa dell’Associazione Giosuè Carducci di Como

Dopo “Apologia di Socrate” e “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, Christian Poggioni torna a collaborare con Accanto proponendo “Tradimenti”, uno spettacolo “che condurrà il pubblico in un viaggio attraverso le emozioni più forti che accompagnano l’arco della vita dell’uomo”.

Poggioni sarà accompagnato da Amleto Pace e Antonio Gorgoglione che eseguiranno dal vivo brani originali composti appositamente per lo spettacolo.

Sorgente: Accanto-Onlus

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In occasione della ricorrenza di San Martino, anche quest’anno l’associazione Accanto onlus – Amici dell’Hospice San Martino di Como ha creato un’occasione per richiamare l’attenzione sulle cure palliative e sul diritto del malato ad accedere a questo trattamento ovunque si trovi, a casa o in ospedale e lo fa invitando la cittadinanza a partecipare a uno spettacolo teatrale. Christian Poggioni torna a collaborare con Accanto proponendo Tradimenti, uno spettacolo che condurrà il pubblico in un viaggio attraverso le emozioni più forti che accompagnano l’arco della vita dell’uomo. Poggioni sarà accompagnato da Amleto Pace e Antonio Gorgoglione che eseguiranno dal vivo brani originali composti appositamente per lo spettacolo. Per amore o per invidia, per bramosia di potere o per avidità, per viltà o per un ideale, il tradimento è un’esperienza a cui raramente la vita di un uomo può sottrarsi. Da Caino a Bruto, da Cristo a Gandhi, dagli spartani delle Termopili ai combattenti di Stalingrado, eroi traditi e odiosi traditori costellano i secoli e la letteratura. Lo spettacolo prende vita dalla fusione di testi scritti da Poggioni con monologhi, canzoni, poesie e racconti di autori tra cui Erodoto, Catullo, Boccaccio, Manzoni, Totò, Gandhi, Cechov, Karen Blixen. Le loro parole (e in alcuni casi le loro biografie) sono rielaborate e ricomposte all’interno di una drammaturgia incalzante, dai toni ora tragici ora comici, ora poetici ora realistici per guidare il pubblico in un inaspettato viaggio alla scoperta del tradimento nella storia, nella letteratura e nella vita di ognuno di noi.
http://www.accanto-onlus.it

a: da classificare · Luoni Basilio (1941-2024) · Teatro Sociale

BASILIO LUONI, Và per tre, fiaba farsesca in tre atti, al Teatro Sociale di Como, articolo di Sara Cerrato in La Provincia, 8 novembre 2016

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a: da classificare · Teatro Sociale

THANKS FOR VASELINA, di Gabriele Di Luca, al TEATRO SOCIALE, il 3 novembre 2016

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