Docente alla British Columbia ed ecologista di fama mondiale, Suzanne Simard è una pioniera nel campo della comunicazione e dell’intelligenza delle piante.
Quando nel 1997 «Nature» pubblicò un suo articolo nel quale dimostrava come gli alberi comunicassero tra loro attraverso un’immensa rete di funghi sottoterra, nessuno poteva immaginare che questa scoperta avrebbe riscritto uno dei paradigmi della teoria evoluzionistica, quello secondo cui è la competizione tra le piante a modellare le foreste.
Simard suggeriva infatti che fossero la vicinanza e la collaborazione, la diversità e l’inclusione a garantire la vita, l’ecologia e il benessere dei grandi boschi. Un’intuizione che le indagini condotte nei vent’anni successivi hanno ampiamente confermato.
Ora, in queste pagine, commoventi e profondamente personali, l’autrice condivide il suo mondo. Svela i segreti che accompagnano la vita degli alberi come creature sociali, mostrando da vicino come questi modellino il loro comportamento ai bisogni della comunità cui appartengono, come si prendono cura gli uni degli altri.
Perché la foresta è un ecosistema dove tutto è connesso, dove le specie si adattano, si sviluppano, crescono, completano il loro ciclo vitale mettendo in comune risorse e informazioni, diffondendo energia, saggezza, protezione. Come un’orchestra impegnata nell’esecuzione di una sinfonia, o come una famiglia che cresce attraverso il dialogo, l’aiuto reciproco, la condivisione di saperi e ricordi.
Ma soprattutto Simard racconta come questo intreccio apparentemente miracoloso ruoti attorno a entità potenti e meravigliose, gli Alberi Madre, esemplari più anziani che non solo provvedono al nutrimento degli alberi più giovani, ma come dei veri genitori forniscono loro le «ricette migliori» per mantenersi in salute, contribuendo così, generazione dopo generazione, alla salvaguardia dell’ecosistema.
L’Albero Madre ci accompagna nel complesso ciclo della vita nella foresta, ricordandoci che la scienza non è un regno separato dalla vita ordinaria, ma profondamente connesso con la nostra umanità.
Si può raccontare un dramma ecologico e sociale come se fosse un incalzante romanzo a più voci?
È quello che fa Daniele Rielli in questo libro in cui, cercando di capire cosa sta uccidendo gli ulivi della sua famiglia, ricostruisce le vicende legate all’arrivo in Puglia di Xylella, un batterio che ha causato la più grave epidemia delle piante al mondo.
Tutto inizia a Gallipoli, quando gli ulivi cominciano a seccare e morire in un modo mai visto prima. Si mette in moto un vortice di avvenimenti che prende velocità fino a diventare inarrestabile. L’ulivo è l’albero simbolo della civiltà mediterranea ed è ritenuto immortale, le piazze si riempiono di manifestanti che protestano contro le misure di contenimento e la magistratura mette sotto accusa gli scienziati che hanno scoperto la malattia: è la tempesta perfetta.
Oggi almeno 21 milioni di ulivi – tra cui molti alberi secolari e millenari, un patrimonio insostituibile – sono morti, è come se l’intera provincia di Lecce fosse stata bruciata da un gigantesco fuoco invisibile.
L’epidemia si muove inesorabile verso Nord e rimane aperta una domanda: come è stato possibile?
Daniele Rielli segue questa vicenda sin dall’inizio, per anni parla con gli scienziati che studiano il batterio, incontra i negazionisti che non credono alla malattia, ascolta gli agricoltori e i frantoiani che cercano di salvare le loro aziende, studia i documenti, interroga le persone, percorre migliaia di chilometri dentro un territorio che da paradiso terrestre si sta trasformando in un gigantesco cimitero vegetale, perdendo così la sua identità più profonda.
Durante questo lungo viaggio Rielli indaga l’antico legame con gli ulivi della sua famiglia, scopre i segreti dell’industria dell’olio, riflette sugli aspetti più paradossali del nostro rapporto con la natura e sull’enorme potere delle storie. Il fuoco invisibile è assieme un romanzo famigliare e il resoconto di un processo alle streghe di Salem nell’era dei social.
Forte come una quercia, flessibile come un bambù, dritto come un pino… Da sempre gli alberi sono usati dall’uomo come metro di paragone di qualità particolari. D’altra parte, abitano il nostro pianeta da circa quattrocento milioni di anni e per sopravvivere hanno dovuto imparare a coesistere con altre specie e sviluppare un modo più saggio del nostro per vivere pacificamente. È giunto il momento di avere un progetto per noi stessi e per questo mondo, di definirlo e rimodellarlo. Dobbiamo solo decidere di farlo e, attraverso le nostre azioni quotidiane, dare un senso al nostro cammino. Cosa vogliamo trasmettere alle generazioni future? Cosa vogliamo fare di questo nostro tempo sulla Terra? Immaginiamo la nostra impronta individuale e moltiplichiamola per otto miliardi. Forse può essere utile ripensare al nostro posto nella natura, prendere spunto dagli alberi, che tanto donano senza chiedere nulla in cambio. Attraverso consigli pratici, questo libro insegna a superare diversi problemi e a coltivare virtù quali la semplicità, la solidarietà e la benevolenza. Le nostre abitudini negative sono dure a morire, ma il cambiamento è dietro l’angolo e conduce a una vita più serena. Con un test per scoprire che albero sei!
Può la natura aiutarti ad affrontare le tue sfide quotidiane? Prendi ispirazione dagli alberi, allunga le tue radici nel terreno fertile, ergiti fiero e stiracchia i tuoi rami verso il cielo. Gli alberi ci insegnano tanto: pazienza, determinazione, carisma, resilienza… La pace e il silenzio di una foresta sono utili anche nello stress di una giornata lavorativa e un approccio ecologico e meno consumista ci fa riscoprire la ricchezza della vita.
“Saldo e forte è solo l’albero che subisce il frequente assalto del vento, è il continuo scuotimento a dargli più robustezza, più tenaci radici”. – Seneca
“Fate come l’albero, che cambia le foglie e conserva le radici. Cambiate le vostre idee e conservate i princìpi”. – Anonimo
Introduzione La vita di un albero L’albero ci insegna la pazienza L’albero ci insegna la resilienza L’albero ci insegna la benevolenza L’albero ci insegna l’intelligenza del cuore L’albero ci insegna la capacità di comunicazione L’albero ci insegna il silenzio L’albero ci insegna la semplicità L’albero ci insegna la solidarietà L’albero ci insegna il carisma L’albero ci insegna il potere della guarigione Un po’ di poesia nella nostra vita Come un albero I consigli di un albero Quale albero sei? Mappa dei 10 comportamenti Piano d’azione Conclusione
«Per la tribù che da secoli viveva e cacciava in quei territori, l’enorme sempreverde, che si ergeva come una sentinella ai piedi delle montagne da così tanto tempo che nessuno sapeva dire quando fosse spuntato esattamente, divenne il loro simbolo. E così era stato, da tempi ormai immemori, un monumento naturale sacro e inviolabile, come tutti i luoghi cari agli Indiani. Un’antica leggenda recitava che il giorno in cui l’albero fosse perito i Piedi Neri sarebbero stati cacciati dalle pianure per riparare verso le montagne, mentre se gli Indiani fossero caduti in disgrazia per primi, anche il pino sarebbe andato incontro a una simile sorte. Per questo motivo un grande rispetto lo circondava.»
La storia di terre selvagge incontaminate raccontate dalla prospettiva di un pino canadese, prima giovane arbusto e poi albero dal robusto tronco che accoglie sotto la sua ampia chioma animali ed esseri umani. Eletto dalla tribù dei Piedi Neri monumento naturale sacro, come tale verrà venerato e rispettato per generazioni.
Nel corso dei secoli, questa imperterrita sentinella conoscerà il piacere della compagnia di altre creature viventi e il dolore per la loro inevitabile perdita, ma soprattutto sarà testimone dell’arrivo dei Visi Pallidi, che con la loro sete di conquista infliggeranno una ferita insanabile a quei luoghi di comunione con la natura, ai popoli che li abitano e all’albero stesso.